31 gennaio – Peter Navarro

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foto via Hongkongfp.com

“La Germania […] continua a sfruttare gli altri paesi nell’Unione europea e anche gli Stati Uniti grazie a un “marco tedesco implicito” che è grossolanamente sottovalutato”

Peter Navarro

In un’intervista al Financial Times, il capo del Consiglio nazionale del commercio della Casa bianca, Peter Navarro, ha accusato la Germania di sfruttare il basso valore dell’euro per gonfiare le proprie esportazioni a discapito dei partner commerciali, in particolare gli Stati Uniti e gli altri paesi dell’Unione europea. Navarro ha di fatto tacciato il governo di Berlino di fare dumping valutario, e ha aggiunto che la scorretta politica commerciale dei tedeschi è il motivo principale per cui gli Stati Uniti avrebbero deciso di abbandonare il TTIP (un accordo commerciale di libero scambio tra Usa e Unione europea in corso di negoziato dal 2013, ma ormai sostanzialmente fallito).

“Non esercitiamo alcuna influenza sulla Banca centrale europea” ha replicato la cancelliera tedesca Angela Merkel. ”Non posso e non voglio cambiare la situazione attuale. Le aspettative sui tassi di interesse e il conseguente impatto sul cambio sono qualcosa che il governo tedesco non può influenzare”.

 

30 gennaio – Bruce Springsteen

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foto via Independent.co.uk

“Questa sera vogliamo sommare le nostre voci a quelle di migliaia di americani che negli aeroporti di tutto il paese stanno protestando contro il divieto per i musulmani e il fermo imposto a stranieri e rifugiati. L’America è una nazione di immigrati, e pensiamo che questo divieto sia antidemocratico e radicalmente non-americano. Questa è una canzone che parla di immigrati: American Land!”

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen, celebre cantautore americano, ha introdotto così, durante il concerto che ha tenuto ieri sera ad Adelaide, in Australia, la performance della canzone American Land. Come molti altri personaggi pubblici in questi ultimi giorni, anche Springsteen ha quindi criticato pubblicamente il “muslim ban” voluto dal presidente statunitense Donald Trump, cioè il provvedimento sull’immigrazione che, tra le altre cose, prevede il rifiuto temporaneo di tutte le domande di asilo da parte di cittadini stranieri e vieta l’ingresso negli Stati Uniti a persone provenienti da alcuni paesi a maggioranza islamica con problemi di terrorismo (Siria, Libia, Sudan, Somalia, Iran, Iraq e Yemen).

Nel comporre American Land (canzone contenuta nell’album Wrecking Ball, del 2012), Springsteen si è ispirato alla poesia He Lies In The American Land, scritta dall’operaio immigrato Andrew Kovaly e successivamente messa in musica da Pete Seeger. Una parte della canzone recita:

The McNicholas, the Posalskis, the Smiths, Zerillis too*
The Blacks, the Irish, Italians, the Germans and the Jews
They come across the water a thousand miles from home
With nothing in their bellies but the fire down below

They died building the railroads, they worked to bones and skin
They died in the fields and factories, names scattered in the wind
They died to get here a hundred years ago, they’re still dying now
Their hands that built the country we’re always trying to keep out

[*Zerilli era il cognome da nubile della madre di Springsteen, Adele, di origini italiane]

 

 

29 gennaio – Donald Trump

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foto via Zeenews.india.com

“Il nostro paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ORA. Guardate cosa sta accadendo in tutta Europa e, di fatto, nel mondo: un caos terribile!”

Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a commentare il provvedimento sull’immigrazione da lui firmato lo scorso venerdì, e ha ribadito la necessità di stringere le maglie dei flussi migratori verso gli USA per motivi di ordine e sicurezza. La decisione di sospendere temporaneamente l’accesso agli Stati Uniti di rifugiati politici e di cittadini provenienti da alcuni paesi a maggioranza islamica (creando così una sorta di black list composta da Siria, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Libia e Yemen) ha suscitato le reazioni di condanna di numerosi personaggi pubblici, americani e non.

Tra questi vi sono i leader politici di Canada, Francia, Germania, Regno Unito e Italia, oltre che del partito democratico statunitense. Anche esponenti di spicco della letteratura, della musica e dell’impresa hanno apertamente preso le distanze dal cosiddetto muslim ban, il “divieto per i musulmani”.

28 gennaio – Mark Zuckerberg

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foto via Politico.com

“I miei bisnonni venivano da Germania, Austria e Polonia. I genitori di Priscilla erano rifugiati provenienti da Cina e Vietnam. Gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati, e dovremmo esserne orgogliosi. Come molti di voi, sono preoccupato degli effetti dei recenti ordini esecutivi firmati dal presidente Trump. Abbiamo bisogno di tenere al sicuro questo paese, ma dovremmo farlo concentrandoci sulle persone che realmente costituiscono una minaccia. Estendere l’applicazione della legge al di là di coloro che rappresentano una vera minaccia renderebbe gli americani meno protetti perché dirotterebbe le risorse, mentre milioni di persone senza documenti ma che non costituiscono alcun pericolo vivrebbero nella paura della deportazione. […]

Siamo una nazione di immigrati, e tutti noi traiamo beneficio quando le persone migliori e più brillanti del mondo possono vivere, lavorare e dare il loro contributo qui. Spero che troveremo il coraggio e la compassione di tenere unite le persone e di rendere questo mondo un posto migliore per ognuno di noi”

Mark Zuckerberg

Con un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, Mark Zuckerberg, fondatore del popolare social network e quarto uomo più ricco del mondo, ha criticato il provvedimento sull’immigrazione disposto ieri dal governo statunitense.

Il presidente Donald Trump ha infatti firmato un ordine esecutivo che prevede la sospensione del trasferimento negli Stati Uniti dei richiedenti asilo per 120 giorni. Il provvedimento specifica anche che le richieste di asilo provenienti da cittadini siriani saranno respinte per un periodo di tempo indeterminato e impone un divieto di ingresso temporaneo (90 giorni) per gli immigrati provenienti da sette paesi con problemi di terrorismo. Questi paesi, tutti a maggioranza musulmana, sono: Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen.

27 gennaio – Jason Cone

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foto via Prweek.com

“I governi non dovrebbero comportarsi da politicanti con le vite delle donne e delle ragazze. Non importa quali siano i rischi o gli ostacoli, le donne continueranno a cercare modi per interrompere le gravidanze e continueranno a morire invano se l’assistenza per abortire in sicurezza non è accessibile. L’amministrazione Trump deve fare i conti con questi fatti e porre fine alle politiche che mettono a repentaglio le vite di donne e ragazze”

Jason Cone

Jason Cone, direttore esecutivo di Medici senza frontiere negli Stati Uniti, ha duramente criticato la scelta del governo americano di ripristinare la cosiddetta “Mexico City Policy” sull’aborto. Lunedì scorso, infatti, il neo-presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende l’erogazione di fondi federali a tutte le Ong che all’estero promuovono o fanno informazione sull’interruzione volontaria di gravidanza.

“Le conseguenze mediche di un aborto non sicuro sono tragiche e devono essere trattate come tali” ha affermato Cone. Le complicanze che seguono gli aborti non sicuri sono una delle cinque cause di morte più frequenti per le donne in gravidanza. Medici senza frontiere non sarà direttamente toccata dal blocco dei fondi federali, in quanto le proprie attività sono finanziate soprattutto da donazioni volontarie.

26 gennaio – Michelle Bachelet

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foto via Si24.it

“Non abbiamo mai visto niente di questa portata, mai nella storia del Cile. Le forze dello Stato stanno facendo tutto ciò che è umanamente possibile, e continueranno finché non riusciranno a contenere e a controllare gli incendi”

Michelle Bachelet

La presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha commentato così lo stato di emergenza in cui da giorni si trova il paese. Più di 90 incendi hanno bruciato 180,000 ettari di territorio: centinaia di case sono state incenerite, e numerosissimi campi agricoli, vigneti, mandrie di bestiame e altri mezzi di sostentamento sono andati distrutti.

Quattro pompieri hanno perso la vita nel tentativo di domare le fiamme. Francia, Perù, Messico e Stati Uniti hanno offerto il proprio aiuto al governo cileno per fronteggiare l’emergenza. Il corpo forestale ha dichiarato che ancora 35 focolai sono fuori controllo.

25 gennaio – Federica Mogherini

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foto via Nena-news.it

“Le due situazioni sono completamente diverse, i due paesi, i migranti sono completamente diversi, la composizione dei flussi [migratori] è completamente diversa, le dimensioni sono completamente diverse, non può essere fatto alcun paragone”

Federica Mogherini

L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, Federica Mogherini, ha respinto la proposta di sancire con la Libia un accordo sull’immigrazione simile a quello firmato con la Turchia. L’idea era stata avanzata dal primo ministro di Malta, Joseph Muscat, il quale la scorsa settimana aveva affermato al Parlamento europeo: “a meno che la filosofia del trattato con la Turchia venga replicata nel Mediterraneo centrale, l’Europa si troverà ad affrontare una crisi migratoria ancora più grande”.

L’accordo tra Unione europea e Turchia, in vigore dal marzo 2016, prevede il versamento di somme di denaro allo stato turco per la gestione dei rifugiati siriani (oltre al libero accesso all’UE per un numero proporzionale di cittadini turchi) in cambio del contenimento delle attività dei trafficanti di esseri umani che operano in Turchia. Secondo i funzionari dell’Unione europea, l’accordo ha contribuito a ridurre notevolmente il numero di arrivi sulle coste della Grecia. Al contrario, il numero di persone che dalla Libia tentano di attraversare il mare per giungere in Italia è in continuo aumento: l’anno scorso i migranti che hanno intrapreso questa rotta sono stati 181.000 (e 5.ooo sono morti durante il viaggio), mentre nel 2015 erano stati 154.000.

 

24 gennaio – Mike Pence

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foto via Salon.com (Mark Ralston/Getty)

“Sono orgoglioso di stare accanto al presidente Trump mentre firma gli ordini esecutivi: il ritiro degli Stati Uniti dal TPP, la proibizione del finanziamento internazionale all’aborto e il congelamento delle assunzioni eccetto nel settore militare”

Mike Pence

Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha confermato sul proprio profilo Twitter l’approvazione da parte del presidente Donald Trump di tre importanti provvedimenti. Essi riguardano: la revoca, da parte statunitense, del Trans-Pacific Partnership (TPP), un accordo di libero commercio tra USA e altri undici paesi affacciati sull’Oceano Pacifico che era stato voluto dall’amministrazione Obama per bilanciare il crescente peso commerciale della Cina nell’Asia Orientale; l’interruzione dei finanziamenti statali alle associazioni non governative che praticano o promuovono all’estero l’interruzione di gravidanza (la cosiddetta “Mexico City Policy“); il blocco delle assunzioni nel governo federale (ad eccezione dei lavoratori del settore militare).

Trattandosi di ordini esecutivi, questi provvedimenti hanno efficacia immediata e non dovranno perciò passare dall’approvazione del Congresso.

 

23 gennaio – Benoît Hamon

French former Education minister Benoit Hamon ahead in first round of the party primaries
foto via Ansa.it

“Facendomi vincere avete mandato un chiaro messaggio di speranza e di rinnovamento, il desiderio di scrivere una nuova pagina”

Benoît Hamon

Benoît Hamon ha vinto il primo turno delle primarie della sinistra francese. Hamon, che ha ottenuto il 36 per cento circa delle preferenze (il conteggio non è ancora ufficialmente terminato), sfiderà al ballottaggio Manuel Valls, che è arrivato secondo con il 31 per cento dei voti. Il vincitore del secondo turno, che si terrà domenica prossima, rappresenterà la sinistra alle elezioni presidenziali francesi del 23 aprile.

Benoît Hamon ha 49 anni, ed è considerato un “frondeur” del partito socialista: è cioè membro del partito ma è critico verso il governo di Valls e di Hollande. Fa parte dell’ala più “di sinistra” dei socialisti. Tra i punti più importanti del suo programma elettorale vi è l’istituzione di una sorta di reddito minimo a favore dei cittadini francesi meno abbienti.

22 gennaio – Meir Turgeman

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foto via Jpost.com (Marc Israel Sellem)

“Ora possiamo finalmente costruire […] Le regole del gioco sono cambiate con l’arrivo di Donald Trump come presidente. Non abbiamo più le mani legate come ai tempi di Barack Obama”

Meir Turgeman

L’amministrazione di Gerusalemme ha approvato la costruzione di 566 nuove abitazioni negli insediamenti israeliani nella parte est della città. Lo ha annunciato il vicesindaco Meir Turgeman in un’intervista a AFP. I quartieri interessati sono tre: Pisgat Zeev, Ramat Shlomo e Ramot. Il progetto era stato momentaneamente sospeso su richiesta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo che una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU aveva condannato la costruzione di nuovi insediamenti israeliani nei “territori occupati”, definendoli “una flagrante violazione del diritto internazionale”. La risoluzione era passata anche grazie alla decisione degli USA, tradizionalmente molto vicini ad Israele, di astenersi dal voto anziché porre il proprio veto.

La situazione sembra essere cambiata con l’insediamento alla Casa bianca del nuovo presidente statunitense Donald Trump, aperto sostenitore di Israele. Trump, che stasera avrà un colloquio telefonico con Netanyahu, aveva definito “vergognosa” la risoluzione delle Nazioni unite.