31 maggio – Ashraf Ghani

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foto via Dailymail.co.uk (AP Photo/Massoud Hossaini)

«I terroristi, persino nel mese sacro del Ramadan, il mese della purezza, della benedizione e della preghiera, non interrompono le uccisioni della nostra gente innocente»

Ashraf Ghani

Con queste parole il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha condannato l’attentato terroristico avvenuto mercoledì mattina a Kabul. Almeno 83 persone sono state uccise (e più di 460 sono rimaste ferite) a seguito di una esplosione nell’area delle ambasciate della capitale afghana.

Lo scoppio ha avuto luogo vicino alle ambasciate di Stati Uniti e Germania, e non distante dal quartier generale della Nato. Stando a quanto riporta il Guardian, non è ancora chiaro quale fosse l’obiettivo dell’attentato.

La bomba, contenuta in un’autocisterna, è detonata durante l’ora di punta della capitale, quando le strade di Kabul erano affollate di pendolari. Si ritiene che la maggior parte delle vittime siano civili.

Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, sebbene sia Isis che i talebani abbiano già compiuto nella capitale afghana attacchi su larga scala. L’estate scorsa un attacco suicida organizzato dallo Stato Islamico aveva causato circa cento morti durante una protesta a Kabul.

foto via Apnews.com

In serata, i servizi di intelligence afghani hanno attribuito la responsabilità della strage alla Rete Haqqani, un gruppo di insurrezionalisti islamici attivo in Afghanistan e Pakistan e molto vicino ai talebani.

30 maggio – Michael Dubke

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foto via Nytimes.com

«Le ragioni delle mie dimissioni sono personali, ma è stato un grande onore servire il Presidente Trump e la sua amministrazione. È stato anche mio distinto piacere lavorare fianco a fianco, giorno dopo giorno con i  membri degli uffici di comunicazione e di stampa. Questa Casa Bianca è occupata da alcuni dei più intelligenti e laboriosi uomini e donne del governo americano»

Michael Dubke

Questa mattina è stata diffusa e confermata la notizia delle dimissioni di un altro dei collaboratori del presidente americano Donald Trump. Questa volta si tratta di Michael Dubke, il direttore delle comunicazioni. Il suo ruolo «dietro le quinte», scrive il Financial Times, era di allestire le strategie comunicative per gestire l’immagine della Casa Bianca in casi come quello di James B. Comey. A metà febbraio, Trump lo aveva scelto per aiutare il suo segretario stampa, Sean Spicer, che sino ad allora si occupava anche delle comunicazioni. Al suo posto potrebbero essere chiamati Corey Lewandosky, capo per un periodo della campagna presidenziale di Trump, o David Bossie, già vice-direttore della stessa.

Sembra che le dimissioni di Dubke siano l’inizio dell’atteso “scossone” di Trump alla Casa Bianca. Viene riferito, infatti, che l’incarico di Spicer stia vacillando e che potrebbe essere cambiata la politica comunicativa della presidenza. Soprattutto, poi, sembra che i più stretti collaboratori di Trump stiano organizzando un piano che porterebbe diversi cambiamenti all’interno della Casa Bianca, per gestire le presenti e future indagini sul presidente, in particolare sul suo rapporto con la Russia.

Ad ogni modo, Trump sembra aver evitato di consultare la sua squadra per le comunicazioni, quando questa mattina ha lanciato due tweet che hanno agitato l’intera giornata. Il primo tweet («I funzionari russi staranno ridendo degli Usa e che magra scusa le Fake News per la sconfitta dei Democratici alle elezioni») si riferisce al nuovo caso del rapporto tra Trump e la Russia: secondo un’inchiesta aperta dal Washington Post il genero di Trump, Jared Kushner, avrebbe cercato di creare un collegamento segreto tra l’entourage del presidente e la Russia. Il secondo tweet, invece, è rivolto alla Germania: «Abbiamo un ENORME deficit commerciale con la Germania, in più loro pagano MOLTO MENO di quanto dovrebbero alla NATO e ai militari. Molto male per gli USA. Questo cambierà». Come titola il The Guardian, «la tensione transatlantica ribolle», a conferma dei difficili rapporti che si erano manifestati nel corso del G7, a conclusione del quale proprio Angela Merkel, la cancelliera tedesca aveva invitato l’Europa a «prendere in mano il proprio destino» e non contare sugli Stati Uniti.

 

29 maggio – Mario Draghi

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foto via Corriere.it

«La ripresa economica sta diventando sempre più solida e continua ad ampliarsi attraverso diversi settori e diversi Paesi»

Mario Draghi

Queste le parole con cui ha esordito oggi Mario Draghi, il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un’audizione davanti alla Commissione per gli Affari Economici e Monetari (ECON) del Parlamento Europeo.

«Il Pil in termini reali nella zona euro si è ampliato per 16 trimestri consecutivi, crescendo dell’1,7% anno su anno nel primo trimestre del 2017», contemporaneamente »la disoccupazione è scesa al livello più basso dal 2009» ha detto Draghi, che ha poi aggiunto: «Il fatto che il consumo interno e gli investimenti siano i principali motori della ripresa, la rendono più robusta e resistente» rispetto ad eventuali shock esterni, ossia alle instabilità geopolitiche che stanno recentemente agitando il mondo.

Di fronte alle pressioni esterne a cui è sottoposto, in particolare dalla Bundesbank, la Banca Centrale Tedesca, che ha più volte richiesto alla Bce di interrompe o comunque di rallentare il quantitative easing, Draghi ha messo le mani avanti. L’obiettivo di fondo della Bce rimane l’inflazione al 2%, come prevedono i trattati: «Nonostante una ripresa più solida, le pressioni inflazionistiche sottostanti sono rimaste contenute».

«Le pressioni domestiche da parte dei costi, in particolare dai salari, sono ancora insufficienti per sostenere una convergenza durevole e autosufficiente dell’inflazione verso il nostro obiettivo a medio termine (il 2%). Per rafforzare le pressioni interne sui prezzi, abbiamo ancora bisogno di condizioni finanziarie (politiche monetarie) molto accomodanti».

«Se i bassi tassi nominali riflettono in parte la politica monetaria, tra gli altri fattori, il declino nei rendimenti reali è guidato da fattori strutturali che coinvolgono l’equilibro tra l’offerta di risparmio e la domanda di investimenti» ha detto Draghi, parlando dei bassi rendimenti che penalizzano risparmiatori e pensionati. «Se i bassi tassi nominali riflettono in parte la politica monetaria, tra gli altri fattori, il declino nei rendimenti reali è guidato da fattori strutturali che coinvolgono l’equilibro tra l’offerta di risparmio e la domanda di investimenti – aggiungendo poi – questi fattori includono in particolare i crescenti risparmi netti, da parte di una popolazione che invecchia e si prepara alla pensione, spese pubbliche per beni capitali relativamente più basse in un contesto di alti debiti pubblici, e un rallentamento della crescita della produttività che riduce la redditività degli investimenti».

Oltre alle cause, però, il Presidente della Bce ha parlato anche dei possibili rimedi: «Se i tassi di interesse reali a lungo terminedovranno aumentare di nuovo, è quelle cause che devono essere affrontate. E questo richiede un’azione strutturale a livello nazionale ed europeo».

Draghi ha infine concluso riaffermando che «le prospettive economiche della zona euro stanno migliorando e i rischi al ribasso sono moderati», ma che «questi segni positivi non devono distrarre dalla necessità di un crescita economica strutturale più ferma e ed elevata». Il bisogno di riforme strutturali apre la porta anche a una possibile e auspicabile revisione dei trattati: «Se vogliamo fare in modo che la nostra Unione Economica e Monetaria (UEM) prosperi, abbiamo bisogno di aggiornare il quadro istituzionale». Non solo, ma l’obiettivo finale, nelle parole di Draghi, europeista convinto, rimane un’Unione sempre più coesa: «In questo spirito, non vedo l’ora del dibattito che sarà aperto dal prossimo documento di riflessione della Commissione Europea riguardante l’approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria».

Al termine del discorso, i parlamentari europei hanno potuto rivolgere al Presidente della Bce alcune domande. Dopo aver glissato sulla questioni più propriamente politiche, tra cui le elezioni italiane, Draghi ha però ribadito che «l’euro è irreversibile». Invece, riguardo alla Brexit, ha voluto rassicurare che «siamo pronti a sostenere le banche a riorganizzare le loro attività nella zona euro», a patto che queste si preparino in tempo. Ha poi aggiunto: «Molti dei rischi del processo di Brexit hanno a che fare con come il processo viene gestito, se viene gestito bene i rischi potrebbero non materializzarsi».

28 maggio – Angela Merkel

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foto via Politico.com (Sebastian Widmann/Getty Images)

“I tempi in cui potevamo dipendere completamente gli uni dagli altri sono finiti da un pezzo. L’ho sperimentato nei giorni scorsi. Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”

Angela Merkel

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che le nazioni europee dovranno essere più autonome nei confronti di Regno Unito e Usa. Parlando a un evento elettorale a Monaco di Baviera, Merkel ha affermato che gli Stati membri dell’Unione europea non potranno più fare completo affidamento sui tradizionali alleati occidentali, l’uno alle prese con Brexit e l’altro con l’imprevedibile presidenza Trump.

Anche se l’Europa e la Germania faranno di tutto per rimanere in buoni rapporti con Regno Unito e Usa, “dovremo lottare in prima persona per il nostro destino” ha detto la cancelliera.

Merkel è tornata ieri da Taormina, dove si è appena svolto un summit di due giorni con i rappresentanti dei paesi del cosiddetto G7, il gruppo che riunisce le sette democrazie con le economie più sviluppate al mondo (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Italia e Canada).

Sebbene sulla maggior parte delle questioni all’ordine del giorno (la lotta al terrorismo, le politiche da adottare nei confronti della Russia, gli accordi di libero scambio) i leader del G7 abbiano trovato una certa unanimità di intenti, il comunicato finale del summit di Taormina riporta che tra Stati Uniti e le altre sei nazioni non è stato possibile raggiungere un’intesa per quanto riguarda l’adesione all’accordo sul clima di Parigi. Infatti, mentre Germania, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Canada hanno riaffermato il loro “forte impegno” nella messa in pratica degli accordi sulla riduzione del cambiamento climatico, gli Stati Uniti – che pure nel 2015 avevano sottoscritto gli accordi sotto la presidenza di Barack Obama – hanno preferito smarcarsi.

“Sull’accordo di Parigi prenderò la mia decisione la prossima settimana!” ha twittato ieri Donald Trump.

Merkel ha affermato che la discussione sulle politiche climatiche si è svolta in un clima da “sei contro uno”, e che è stata “molto difficile, per non dire molto insoddisfacente”.

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Theresa May, Donald Trump e Angela Merkel a Taormina, in Sicilia – foto via Politico.com (Stephane de Sakutin/AFP)

27 maggio – papa Francesco

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foto via IlsecoloXIX.it

“Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico del lavoro, e per questo non è facile riconoscerlo come nemico, perché si presenta come una persona di casa, anche quando ci colpisce e ci ferisce. Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono «unti di dignità». Per questa ragione, attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale. Questo è il nocciolo del problema. Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale. È anche questo il senso dell’articolo 1 della Costituzione italiana, che è molto bello: «L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro». In base a questo possiamo dire che togliere il lavoro alla gente o sfruttare la gente con lavoro indegno o malpagato o come sia, è anticostituzionale”

Papa Francesco

Quest’oggi Papa Francesco si è recato in visita, per la prima volta, a Genova. Il primo incontro previsto per la giornata, alle 8,30 del mattino, è stato con “il mondo del lavoro”, allo stabilimento Ilva Cormigliano. Tremilacinquecento operai hanno ascoltato il suo discorso.

Papa Francesco ha definito il lavoro “una priorità umana”, citando il passo biblico in cui Dio comanda ad Abramo di lavorare e ricordando la figura di Gesù come lavoratore. Secondo la concezione cristiano-cattolica esposta dal papa, “il lavoro è travaglio, sono doglie per poter generare poi gioia per quello che si è generato insieme”.

Il papa ha distinto, quindi, tra l’imprenditore che conosce la fatica del lavoro, e lo “speculatore”, senza esperienza della “dignità del lavoro”. “La malattia dell’economia moderna” consiste proprio nel primato di chi specula, che, denuncia il pontefice, la stessa politica favorisce. Infatti, afferma, il sistema politico “crea burocrazia e controlli partendo dall’ipotesi che gli attori dell’economia siano speculatori”, ma “con lo speculatore, l’economia perde volto e perde i volti”.

Papa Francesco ha messo in luce anche la valenza ideologica e perversa della “meritocrazia”, che è “una legittimazione etica della diseguaglianza”. Ha spiegato infatti che, quando il talento viene considerato un merito e non un dono, si delinea un sistema di vantaggi e svantaggi, tale per cui alla diseguaglianza viene assegna una “veste morale”. Da ciò, ha avvertito il papa, consegue anche “il cambiamento della cultura della povertà: il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole”.

Tra gli altri impegni della giornata odierna, il papa ha incontrato i bambini dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini e ha celebrato l’eucarestia nel piazzale Kennedy.

26 maggio – Paolo Gentiloni

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foto via Ilpost.it

«Sappiamo che non sarà un confronto semplice. Lo spirito di Taormina ci può aiutare nella giusta direzione»

Paolo Gentiloni

In una Taormina blindata e affollata come mai nella sua storia, si è conclusa oggi la prima sessione del G7, tenuto sotto la presidenza italiana. Quattro sono i principali temi all’ordine del giorno: l’immigrazione, il clima, il terrorismo e il commercio internazionale.

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Foto di gruppo per il G7 di Taormina, con Donald Tusk, Justin Trudeau, Angela Merkel, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Shinzo Abe, Theresa May e Jean-Claude Juncker (foto via Ilpost.it)

Un vertice che sarà assolutamente impegnativo, data le differenti posizioni che hanno i sette Paesi sulle questioni più salienti. I primi a esserne consapevoli sono proprio i leader chiamati a discuterne oggi e domani, in particolare Paolo Gentiloni. «La straordinaria storia e bellezza che ci circonda, la realtà di Taormina, della Sicilia e dell’Italia credo che può dare un contributo molto importante ai leader del G7 che si riuniscono oggi qui» ha affermato il Primo Ministro italiano.

Apprensione condivisa anche dal Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, che ha affermato: «Non c’è dubbio che questo sarà il vertice più impegnativo tra i G7 degli ultimi anni. E non è un segreto che i leader che si riuniscono qui hanno qualche volta posizioni molto diverse su temi come il clima ed il commercio».

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La riunione dei leader del G7 (foto via Ilpost.it)

Gentiloni ha aperto il vertice, parlando dell’immigrazione: «Siamo molto felici di avere questa opportunità: la Sicilia ha una posizione geografica particolare, rappresenta un ponte tra le due sponde del Mediterraneo». La bozza sottoscritta dai leader del G7, non ancora definitiva e tuttora sottoposta a un negoziato aperto, recita: «Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico».

Molto più delicato e più lontano è, invece, il consenso unanime sulla questione del commercio internazionale e del clima. Nessuna bozza è stata, infatti, prodotta durante la prima sessione di oggi. Riguardo al tema della globalizzazione, il portavoce del premier britannico Theresa May ha detto: «Il presidente Donald Trump e il primo ministro Theresa May hanno ribadito il loro impegno per aumentare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Gran Bretagna». Nessuna dichiarazione, però, da parte degli altri Paesi.

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Donald Trump e Theresa May (foto via Ilpost.it)

Similmente, riguardo al clima, la discussione è momentaneamente sospesa. Trump, in particolare, dovrà elaborare con il suo entourage una decisione sull’accordo di Parigi del 2015. «L’amministrazione Usa ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto confermando il loro impegno totale – ha detto Gentiloni – l’accordo di Parigi è un pezzo del nostro futuro, siamo fiduciosi che dopo una riflessione interna, anche gli Stati Uniti, che hanno un ruolo fondamentale, vorranno partecipare».

L’unico tema su cui oggi si è giunti a una posizione definitiva e ufficiale è il terrorismo. Del resto, dopo i fatti di Manchester, era abbastanza prevedibile che i leader del G7 considerassero la questione della sicurezza come prioritaria. Commentando la dichiarazione congiunta oggi elaborata, Paolo Gentiloni ha assicurato che essa porterà «al rafforzamento della cooperazione tra le 7 maggiori economie del mondo occidentale su diverse questioni, dalla collaborazione informativa all’impegno dei leader per far promuovere dai grandi internet service dei provider un impegno nei confronti di quello che circola in rete che spesso amplifica gli atti di terrorismo».

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I leader del G7 guardano le Frecce Tricolori (foto via Ilpost.it)

25 maggio – Barack Obama

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foto via Politico.com (AP)

“Quando portiamo aiuti per favorire lo sviluppo dell’Africa o quando siamo coinvolti nella risoluzione di un conflitto in aree dove è in corso una guerra [o] portiamo avanti degli investimenti per provare ad affrontare il cambiamento climatico […] tutte queste cose non le facciamo solo per beneficenza, non solo perché è la cosa giusta da fare o per gentilezza, ma anche perché se in quei paesi ci sono dei disagi, se ci sono conflitti, se c’è del malgoverno, se c’è la guerra, se c’è la povertà, in questo mondo nuovo in cui viviamo non possiamo isolarci, non possiamo nasconderci dietro un muro”

Barack Obama

Decine di migliaia di persone si sono radunate oggi a Berlino di fronte alla Porta di Brandeburgo, dove Barack Obama ha incontrato pubblicamente la cancelliera tedesca Angela Merkel. L’ex presidente degli Stati Uniti ha ricevuto “un’accoglienza da eroe”, scrive il quotidiano The Guardian, e ha esortato le circa 70mila persone presenti a “respingere quelle tendenze che portano a violare i diritti umani o a soffocare la democrazia o a limitare le libertà individuali”, e le ha invitate a “lottare contro coloro che ci dividono”.

Obama ha elogiato Merkel definendola “uno dei miei alleati preferiti nel corso delle mia presidenza”, e ha difeso le politiche sull’immigrazione attuate dal governo tedesco. Durante l’evento, la cancelliera è stata duramente criticata dal vescovo Heinrich Bedford-Strohm, capo della Chiesa protestante della Germania, per aver deciso di rimpatriare molti dei circa 900mila richiedenti asilo arrivati in Germania nel 2015.

“So che ciò non mi ha reso molto popolare”, ha affermato Merkel, che ha sottolineato la necessità di rendere più rapido il sistema di gestione delle richieste di asilo in modo da poter rimpatriare più velocemente coloro che non soddisfano i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato. “Dobbiamo avere cura di prestare soccorso a coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, e di queste persone il mondo è pieno”, ha detto la cancelliera.

Obama ha affermato di comprendere la difficoltà delle scelte che Merkel ha dovuto compiere nel tentativo di aiutare coloro in cerca di aiuto, garantendo al tempo stesso la sicurezza dei cittadini tedeschi: “Siamo capi di Stato […] Parte del lavoro dei governi consiste nell’esprimere umanità, compassione e solidarietà verso coloro che sono nel bisogno, ma anche nel riconoscere che ci troviamo a dover agire all’interno di vincoli legali e istituzionali e degli obblighi che abbiamo nei confronti dei cittadini dei paesi che serviamo. E questo non è sempre facile. Tuttavia, un modo per fare un lavoro migliore consiste nel creare più opportunità per le popolazioni nei loro paesi nativi”.

24 maggio – Donald Trump

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foto via Nytimes.com (Evan Vucci)

“È l’onore di una vita incontrare Sua Santità papa Francesco. Lascio il Vaticano più determinato che mai a perseguire la PACE nel nostro mondo”

Donald Trump

Il presidente Usa Donald Trump, al quarto giorno del suo primo viaggio ufficiale all’estero da Capo di Stato, è stato ospite di papa Francesco nella Città del Vaticano.

Poco più di un anno fa, fra Trump e il pontefice c’era stato un duro confronto a distanza sul tema dei migranti e dei confini: nel febbraio 2016, l’allora candidato repubblicano, dopo avere proposto la costruzione di un muro a spese del governo messicano sulla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, aveva accusato il papa di essere “una persona politica”. Il papa aveva risposto che “una persona che pensa soltanto di fare muri […] e non fare ponti non è cristiano”.

Il clima del loro primo incontro ufficiale non era quindi dei più distesi. Solo ieri il cardinale Peter K. Turkson, uno dei più stretti collaboratori del papa, aveva scritto su Twitter che Francesco “offre la pace del dialogo”, mentre il presidente Trump “la sicurezza delle armi”, in riferimento al “mondo islamico”.

Nondimeno, come scrive il The New York Times, in Vaticano oggi “non ci sono stati fuochi d’artificio”. L’incontro tra i due è durato mezz’ora: Trump ha ricevuto da papa Francesco un medaglione in bronzo con il bassorilievo di un ulivo che tiene assieme due lembi di terra divisi. Il papa ha spiegato il significato irenico dell’opera e si è augurato che Trump possa essere “strumento di pace”. A questo dono ha aggiunto il messaggio per la Giornata mondiale della pace, le esortazioni Evangelii gaudium Amoris laetitia, e l’enciclica Laudato si’, scritta dal pontefice nel 2015 e avente come argomento principale l’ecologia e il rispetto dell’ambiente.

Trump ha ringraziato, rispondendo che leggerà i testi e ha ricambiato con un cofanetto di libri di Martin Luther King.

Per quanto riguarda i temi dell’incontro, il comunicato stampa della Casa Bianca riporta che il presidente Trump “si è concentrato su come gli Stati Uniti, la Santa Sede, e la comunità internazionale possono collaborare assieme per combattere il terrorismo” e che ha sottolineato “la condivisione di valori fondamentali e del desiderio di impegnarsi su scala globale per promuovere i diritti umani, combattere la sofferenza umana e proteggere la libertà religiosa”. È stato annunciato inoltre che gli Stati Uniti devolveranno più di 300 milioni di dollari per combattere la carestia, nelle zone dello Yemen, del Sud Sudan e della Nigeria.

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foto via Ilpost.it (AP Photo/Evan Vucci)

Il comunicato stampa della Santa Sede, invece, ha definito “cordiali” i colloqui odierni e, in linea con “le buone relazioni bilaterali” tra i due Stati: viene auspicata “una serena collaborazione […] volta al servizio delle popolazioni nei campi della salute, dell’educazione e dell’assistenza ai migranti”. Si legge, infine, che l’incontro ha permesso “uno scambio di vedute su alcuni temi attinenti all’attualità internazionale e alla promozione della pace nel mondo tramite il negoziato politico e il dialogo interreligioso, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente e alla tutela delle comunità cristiane”.

23 maggio – Theresa May

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foto via Metro.co.uk

“Queste sono le immagini che incarnano lo spirito di Manchester e lo spirito della Gran Bretagna, uno spirito che, pur attraverso anni di conflitto e di terrorismo, non si è mai spezzato e non si spezzerà mai”

Theresa May

Dal palco appositamente allestito fuori dal numero 11 di Downing Street, il Premier britannico Theresa May ha tenuto il suo discorso alla nazione, dopo l’attentato sanguinario di questa notte avvenuto a Manchester.

“I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per le vittime, e per le famiglie e gli amici e per tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti” ha detto il Premier May, “Questo è stato uno tra i peggiori incidenti terroristici mai avveuti nel Regno Unito. E nonostante non sia la prima volta che Manchester soffra in questo modo, è il peggiore attacco che la città abbia mai subito e il peggiore ad aver mai colpito l’Inghilterra del Nord”.

“Tutti gli atti di terrorismo sono degli attachi codardi contro persone innocenti, ma questo attacco risalta per la codardia tanto evidente quando nauseante; prendere di mira intenzionalmente dei bambini innocenti e indifesi e ragazzi giovani che avrebbero dovuto godersi una delle notti più memorabili della loro vita”; è stato il passaggio più toccante di tutto il discorso.

Alle ore 22.30 circa (23.30 ora italiana) un ordigno è esploso alla Manchester Arena, mentre stava per terminare il concerto della popstar americana Ariana Grande. La polizia è intervenuta quasi subito, avendo ricevuto decine di segnalazioni da parte di persone che si trovavano al concerto. Sul posto sono arrivate decine di mezzi di soccorso e tutta l’area dell’Arena, che comprende anche la stazione dei treni di Victoria, è stata chiusa al pubblico. Gli artificieri hanno esaminato la zona e fatto esplodere in modo controllato un oggetto sospetto, che si è però rivelato innocuo.

L’ordigno, che secondo quanto riportano alcuni media potrebbe trattarsi di una bomba con dentro anche dei chiodi, avrebbe ucciso 22 persone, ferendone altre 59. L’esplosione, secondo la ricostruzione del New York Times, sarebbe avvenuta nei pressi di una delle uscite del palazzetto. Più precisamente, nello spazio compreso tra l’Arena e l’adiacente Victoria Station. Anche il momento non sarebbe stato casuale: la fine del concerto, quando gli spettatori stavano cominciando lentamente a muoversi verso le uscite.

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Manchester Arena e Victoria Station (foto via Newyorktimes.com)

La Polizia di Manchester ha rilasciato una breve nota in cui comunica ufficialmente il numero delle vittime e dei feriti, rendendo noto che “stiamo considerando questo come un attacco terroristico e che crediamo, a questo punto, che l’attacco della scorsa notte fosse condotto da un uomo solo”.

Proprio riguardo alle indagini in corso, Theresa May ha ribadito quanto già affermato dalla polizia di Manchester: “La polizia e i servizi di sicurezza credono che l’attacco sia stato condotto da un uomo solo. Ma adesso devono verificare se stava agendo da solo o come membro di un gruppo più numeroso”. Aggiungendo, poi, che la polizia e i servizi di sicurezza “credono di conoscere l’identità dell’attentatore, ma a questo punto dell’indagine non possiamo ancora confermare il suo nome”.

Nel corso della giornata, la Great Manchester Police (GMP) ha fatto significativi passi avanti nelle indagini riguardanti l’attentato. Tramite il suo profilo Twitter, ha fatto sapere di aver arrestato un 23enne nella zona Sud di Manchester, nei pressi dell’Arndale Center, anche se le sue presunte connessioni con l’attacco sono ancora da dimostrare. Gli altri due fermi, invece, sono avvenuti a Whalley Range, nell’area metropolitana di Manchester, e Fallowfield, quartiere a circa 4 chilometri dal centro della città.

Poco fa, infine, sempre in una nota su Twitter, la polizia ha reso noto l’identikit dell’attentatore: il suo nome sarebbe Salman Abedi, di 22 anni, nato e cresciuto a Manchester, ma di probabili origini libiche.

https://twitter.com/gmpolice/status/867056194199990273/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=http%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2017%2F05%2F23%2Fstrage-manchester-notizie%2F

Lo Stato Islamico (Is) aveva rivendicato l’attentato, prima che fosse rivelato il nome di Abedi. L’agenzia di stampa fiancheggiatrice Amaq aveva pubblicato un comunicato, ripreso poi da Site, in cui si legge: “Uno dei soldati del Califfato è riuscito a posizionare ordigni esplosivi in mezzo a un raduno di crociati nella città britannica di Manchester, dove è avvenuta l’esplosione nell’edificio Arena. Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire. Sia lode al Signore”. Su molti siti jihadisti, invece, ri sipetono le medesime parole: “Le bombe dell’aviazione britannica sui bambini di Mosul e Racca sono tornate al mittente”.

“Il livello di minaccia rimane alto. Questo significa che un altro attacco risulta altamente probabile” ha affermato la May. La Gran Bretagna rimane, quindi, in stato d’allerta. Saranno almeno 400 i poliziotti e gli agenti di sicurezza impiegati e altri potrebbero essere destinati nei prossimi giorni al mantenimento della sicurezza pubblica.

In un comunicato della polizia, si legge che è stata ulteriormente rafforzata la sicurezza nella Capitale, soprattutto in coincidenza dei due grandi eventi sportivi del fine settimana. Infatti, sabato 27 si terrà sia la finale di FA Cup tra Arsenal e Chelsea allo stadio di Wembley, che la finale della Premiership di Rugby tra Wasps e Exeter Chiefs allo stadio di Twickenham.

L’attentato di Manchester ha avuto eco in tutto il mondo, con i leader di molti Paesi che non hanno fatto mancare il loro messaggio di cordoglio nei riguardi delle vittime e di vicinanza e amicizia verso il Regno Unito. Innanzitutto, il Presidente americano Donald Trump che, in una conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese Mahmoud Abbas, ha definito gli attentatori dei “losers”, ossia dei “perdenti”. “Questa ideologia perversa deve essere cancellata, e intendo completamente cancellata, e le vite innocenti devono essere protette. Tutte le nazioni civilizzate devono unirsi a noi per proteggere la vita umana e il diritto sacro di ogni cittadino di vivere in pace e in sicurezza”, ha detto Trump, riecheggiando il discorso dell’altro ieri a Riyad sul terrorismo.

Messaggi di sostegno anche dall’Italia, tramite il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, con Palazzo Chigi che ha issato le bandiere a mezz’asta. Messaggi anche dal presidente della Spagna Mariano Rajoy, dal primo ministro greco Alexis Tsipras, e dal presidente francese Emmanuel Macron.

Meno scontato, ma comunque sentito, il cordoglio del Presidente russo Vladimir Putin. Anche il Commissario europeo Jean Claude Junker, sotterrata momentaneamente l’ascia di guerra della Brexit, ha espresso la sua vicinanza al popolo britannico, con il Palazzo della Commissione Europea che ha anch’esso issato le bandiere dell’Unione a mezz’asta.

https://twitter.com/EU_Commission/status/866924552718360577/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=http%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2017%2F05%2F23%2Fstrage-manchester-notizie%2F

Importante, più per la valenza simbolica, che per le parole in se, è la condanna dell’attentato da parte del Consiglio Musulmano della Gran Bretagna (MCB). “Questo è orribile, questo è criminale” recita il comunicato pubblicato in mattinata da Harun Khan, Segretario Generale del Consiglio.

Sempre su Twitter, ha scritto un messaggio anche Ariana Grande, la 23enne cantante americana che stava concedendo il bis al suo pubblico mentre, a pochi metri da lei, avveniva il disastro. “Distrutta. Dal profondo del mio cuore, sono così dispiaciuta. Non ho parole”.

La cantante ha deciso di sospendere tutte le date in Europa del suo tour mondiale, tra cui gli appuntamenti del 15 giugno a Roma e del 17 giugno a Torino. Il suo staff l’ha descritta come “nel pieno di un crollo nervoso. Non è nelle condizioni di potersi esibire per nessuno”. Per il momento, Ariana Grande non è in grado di pianificare un ritorno sulle scene. Una valutazione per il tour mondiale sarà fatta quando lei e il suo team saranno emotivamente pronti.

Intanto, anche Theresa May ha confermato che “la campagna elettorale per le prossime elezioni generali è stata sospesa”. Parole simili per il leader dell’opposizione e principale rivale della May, il segretario del Partito Laburista Jeremy Corbyn: “Ho parlato con il Primo Ministro e abbiamo convenuto che la campagna nazionale per le elezioni generali rimarrà sospesa fino a ulteriore avviso”.

 

22 maggio – Hassan Rouhani

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foto via Katehon.com

“Chi dice che la stabilità della regione può essere ripristinata senza l’Iran? Chi dice che la regione potrà godere di una stabilità totale senza l’Iran?”

Hassan Rouhani

Nel corso della sua prima conferenza stampa dopo il voto di venerdì scorso che lo ha riconfermato presidente dell’Iran, Hassan Rouhani ha affermato che senza l’aiuto di Tehran nessun tipo di stabilità potrà mai essere raggiunta in Medio Oriente.

Le parole di Rouhani rappresentano una risposta esplicita alle accuse del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nel corso della giornata di oggi, durante la sua prima visita presidenziale a Israele, ha ripetutamente affrontato l’argomento Iran, accusando la Repubblica Islamica di finanziare e di sostenere militarmente il terrorismo internazionale.

A Gerusalemme, durante un incontro con il presidente israeliano Reuven Rivlin, Trump ha anche sostenuto che all’Iran non deve essere concesso il possesso di armi nucleari: “Gli Stati Uniti e Israele possono dichiarare con una sola voce che all’Iran non potrà mai essere permesso di possedere un’arma nucleare, mai e poi mai, e che l’Iran deve cessare il suo mortale finanziamento, addestramento ed equipaggiamento dei terroristi e delle milizie, e che deve cessarlo immediatamente”.

Già ieri, in un atteso discorso pronunciato a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, di fronte a numerose autorità del mondo arabo e musulmano sunnita, il presidente americano aveva accusato le “crescenti ambizioni dell’Iran” di provocare una violenta destabilizzazione del Medio Oriente.

Come scrivono Peter Beaumont e Saeed Kamali Dehghan sul Guardian, nel suo discorso di Riyad Trump ha però apertamente evitato di accusare anche gli Stati sunniti, Arabia Saudita inclusa, per il proprio ruolo nel sostegno dei gruppi estremisti e del terrorismo.

Sabato scorso Trump e il re saudita Salman Bin Abdulaziz Al Saud hanno firmato un accordo che impegna gli Stati Uniti, nell’arco dei prossimi dieci anni, a vendere all’Arabia Saudita armi e sistemi di difesa per un valore complessivo di 350 miliardi di dollari.

“Non puoi risolvere il problema del terrorismo dando soldi alle superpotenze”, ha commentato Rouhani. Il presidente dell’Iran ha anche tenuto ad elogiare la democrazia del sistema politico iraniano, aspetto che lo differenzierebbe dalle istituzioni della monarchia saudita. “Trump ha visitato la regione [mediorientale] proprio nel momento in cui il nostro popolo si è recato a votare”, ha detto Rouhani, la cui rielezione di venerdì scorso ha segnato, secondo molti commentatori, un rafforzamento del tentativo iraniano di raggiungere uno status di paese moderato. “Trump si è recato in un paese [l’Arabia Saudita] il cui popolo non ha mai visto delle urne elettorali e in cui le elezioni non hanno alcun valore. Spero che un giorno anche l’Arabia Saudita possa esercitare il proprio potere di nazione attraverso le elezioni. Il potere non dovrebbe essere trasmesso per eredità, ma per mezzo di elezioni”.