30 giugno – Angela Merkel

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foto via Abc.net.au (AP/Michael Sohn)

«Per me, il matrimonio così come è previsto dalla Costituzione è il matrimonio tra un uomo e una donna, ed è per questo che oggi non ho votato a favore del progetto di legge. È stata una discussione lunga ed intensa, anche dal punto di vista emotivo. Questo vale anche per me in prima persona e quindi spero che il voto di oggi non solo promuova il rispetto delle diverse opinioni, ma porti anche più coesione sociale e pace»

Angela Merkel

Venerdì la camera bassa del Parlamento tedesco (il Bundestag) ha approvato un progetto di legge che istituisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La riforma, che dovrà essere confermata anche dalla camera alta, prevede che le coppie omosessuali possano contrarre matrimonio e godere dei pieni diritti delle coppie sposate, tra cui la possibilità di adozione.

«Il matrimonio è stipulato a vita tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso» reciterà il codice civile tedesco quando la legge entrerà in vigore, verosimilmente entro la fine dell’anno. I voti favorevoli nel Bundestag sono stati 393, i contrari 226, mentre quattro deputati si sono astenuti: il progetto di legge era sostenuto dai deputati del Partito Socialdemocratico (SPD), della Sinistra (Linke), dei Verdi e del Partito Democratico Libero. Anche 70 deputati dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) avrebbero votato a favore.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che è anche presidente della CDU, ha invece votato contro la proposta, spiegando di considerare il matrimonio come un’unione «tra un uomo e una donna». Merkel ha però anche sottolineato gli effetti positivi che la decisione del Parlamento potrà avere sulla società: «Spero che il voto di oggi non solo promuova il rispetto delle diverse opinioni, ma porti anche più coesione sociale e pace», ha detto alla stampa la cancelliera. La sua dichiarazione è stata anche riportata sulla sua pagina Facebook.

Ad ogni modo, del voto di oggi Merkel è un artefice importante, seppure indiretto. Come riporta il Post, lunedì scorso, durante un evento organizzato dalla rivista femminile tedesca Brigitte, la cancelliera si era detta favorevole a lasciare libertà di coscienza ai parlamentari del suo partito se la proposta di legge per legalizzare i matrimoni gay fosse arrivata al voto nel Bundestag. L’apertura di Merkel aveva sorpreso molti commentatori e le sue parole erano state definite “un’inversione a U” rispetto alla posizione di relativa chiusura mantenuta fino ad allora dalla CDU e da Merkel stessa, in particolare riguardo al tema dell’adozione per coppie dello stesso stesso.

Dopo queste dichiarazioni, sui social network era nata e si era rapidamente sviluppata la campagna #EheFuerAlle (“Matrimonio per tutti”) per chiedere che il Parlamento votasse al più presto una legge sui matrimoni gay. Il tema gode di un ampio sostegno in Germania: secondo una ricerca recentemente condotta dall’agenzia del governo contro le discriminazioni, l’83% dei cittadini tedeschi sarebbe a favore dell’estensione del diritto di sposarsi anche alle coppie omosessuali. I Socialdemocratici e i partiti di opposizione avevano dunque deciso di accelerare i tempi e di chiedere un voto immediato, a cui si è giunti questa mattina.

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Alcuni parlamentari dei Verdi festeggiano l’approvazione del progetto di legge sui matrimoni gay nel Bundestag, venerdì 30 giugno (foto via Cnbc.com / Tobias Schwarz/Getty Images)

29 giugno – Dimitris Avramopoulos

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foto via Lapresse.it

«L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi delle Ong per ragioni di sicurezza nazionale»

Dimitris Avramopoulos

I Paesi europei membri del G20 si sono riuniti in questi giorni a Berlino, con lo scopo di prepararsi per l’imminente vertice di Amburgo del 7 e 8 luglio. Tra i temi principali sul tavolo delle discussioni, oltre alla questione del clima e del crescente protezionismo economico degli Stati Uniti, c’è sicuramente la questione migratoria.

L’Italia, per via della sua posizione geografica, ricopre un ruolo di primissimo piano. La gestione dell’emergenza migratoria si sta rivelando un compito troppo gravoso da sostenere senza l’ausilio degli altri partner europei. I porti siciliani sono ormai allo stremo e, solo nella giornata di oggi, circa 2.500 persone sono sbarcate in Calabria e altre 1.200 in Campania.

Davanti agli altri leader europei, il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, ha sollevato per primo la questione migratoria, nella speranza che nel vertice dei ministri europei a Tallin si possa giungere a una svolta in chiave comunitaria. «Ho utilizzato anche questa occasione per rappresentare ai colleghi europei l’estrema preoccupazione per il rischio dell’accentuarsi dei flussi migratori negli ultimi giorni» ha detto Gentiloni, che ha poi aggiunto «l’Italia non si è mai sottratta ai propri impegni per soccorso in mare e accoglienza umanitaria e non intende farlo ma chiede di discutere del ruolo delle ong, della missione di Frontex, delle risorse a disposizione per lavorare in Libia e negli altri Paesi africani, della possibilità di allargare i nostri programmi».

«Siamo di fronte a numeri crescenti che alla lunga potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Abbiamo internazionalizzato le operazioni di salvataggio ma l’accoglienza resta di un Paese solo. Questo mette il nostro Paese sotto pressione ma noi abbiamo un aspetto umanitario, di rispetto delle leggi e lo confermeremo. Non violiamo le regole o vogliamo rinunciare a un atteggiamento umanitario: siamo sotto pressione e chiediamo il contributo concreto degli europei», ha proseguito il Presidente del Consiglio.

Durante la conferenza stampa, ha parlato di eroismo di Italia e Grecia nella gestione dei flussi migratori il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker: «Da molto tempo come Commissione siamo convinti che non possiamo abbandonare né l’Italia né la Grecia. Insieme dobbiamo compiere sforzi per sostenere queste due nazioni che sono eroiche».

Puntuale la risposta del cancelliere tedesco Angela Merkel: «Aiuteremo l’italia, ci sta a cuore. Ma dobbiamo lavorare per una soluzione politica in Libia, non possiamo accettare che in quel Paese regni l’illegalità». Il presidente francese Emmanuel Macron, invece, ha tenuto a fare un distinguo tra i rifugiati e i migranti economici: «Noi sosteniamo l’Italia e la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema di rifugiati economici, e questo non è un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere».

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Il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il Cancelliere tedesco Angela Merkel (foto via Ilmessaggero.it)

Infine, il Commissario Ue agli Affari Interni, il greco Dimitris Avramopoulos, ha aperto alla possibilità per l’Italia di chiudere i porti alle navi di Ong straniere. «L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi delle Ong per ragioni di sicurezza nazionale» ha detto Avramopoulos, riconoscendo che «la situazione dell’Italia è insostenibile. Non si può lasciare una manciata di Paesi a gestire l’emergenza».

«Sono in contatto permanente con il governo italiano, oggi e domani ci sentiremo ancora» ha detto il commissario a margine della presentazione delle prospettive migratorie Ocse, «la cosa più importante è che l’Unione europea non lasci l’Italia da sola, siamo al fianco dell’Italia, capiamo perfettamente la situazione sul terreno e sono sicuro che la risolveremo».

28 giugno – Jeremy Corbyn

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foto via Reuters.com

«Ciò che la tragedia della Grenfell Tower ha mostrato sono i disastrosi effetti della politica di austerità, il disinteresse verso le comunità della classe lavoratrice, le terribili conseguenze della deregolamentazione e dei tagli. Chiedo alla Prima Ministra di fornire le risorse necessarie per testare e rimuovere i rivestimenti [degli edifici], ammodernare gli impianti anti-incendio e sostenere adeguatamente i vigili del fuoco e la polizia, perché tutte le nostre comunità possano sentirsi davvero al sicuro nelle loro case. Questo disastro, dev’essere un segnale d’allarme»

Jeremy Corbyn

Quest’oggi, nel Regno Unito, nella Camera dei Comuni, si è tenuta la sessione di interrogazione da parte dei membri del Parlamento a Theresa May. È stata la prima sessione di Prime Minister’s Questions del nuovo governo, eletto lo scorso 8 giugno. L’argomento su cui si è dibattito maggiormente è stato il taglio della spesa del settore pubblico, all’ordine del giorno, in Inghilterra, dopo la tragedia della Grenfell Tower.

Jeremy Corbyn ha incalzato di domande la premier May quando quest’ultima ha affermato che deve ancora essere delineato il quadro generale che ha portato alla tragedia della Grenfell Tower. Il leader labourista, allora, ha risposto: «Penso di poter aiutare la prima ministra in proposito. Quando si tagliano i fondi delle autorità locali del 40%, noi tutti paghiamo un prezzo in sicurezza pubblica: meno ispettori, meno ispettori di edifici, meno programmazione nei controlli, noi tutti ne paghiamo il prezzo». La May ha ribattuto che furono Blair e lo stesso Partito labourista, nel 2005, a modificare la regolamentazione contro gli incendi, perché non fossero più i vigili del fuoco a svolgere i controlli. Perciò, ha concluso May, «la questione riguarda i governi di entrambi i colori» e si è augurata che i partiti possano collaborare per risolverla.

Certo è, in effetti, che l’inchiesta nazionale indetta dalla premier sta evidenziando che nessuna delle 120 le torri con gli stessi rivestimenti della Grenfell ha superato i test di sicurezza anti-incendio, e almeno 600 altri edifici li hanno adottati. La pericolosità del materiale con cui sono costruiti i pannelli era ben nota ma i costi della versione non-infiammabile più elevati, spiega il New York Times in un lungo articolo dedicato alle cause dell’incendio della Grenfell Tower.

Nel mentre, Scotland Yard ha comunicato che ci vorrà molto tempo prima che si possa diramare l’elenco definitivo delle vittime. Oltre alla difficoltà delle operazioni di recupero e di riconoscimento, si aggiunge che i distretti di Kensington e Chelsea non abbiano una lista degli inquilini della Grenfell Tower. Inoltre, gli investigatori hanno fatto sapere che l’indagine criminale ha individuato sinora sessanta imprese che hanno partecipato all’opera di rinnovamento dell’edificio.

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foto via Nytimes.com (Neil Hall/Reuters)

27 giugno – Margrethe Vestager

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foto via Blogs.ft.com

«Google ha abusato della sua posizione di dominio nel mercato come motore di ricerca favorendo nei suoi risultati il proprio servizio di confronto prezzi, facendo scalare a posizioni inferiori quelli degli avversari. Secondo le norme antitrust dell’Unione europea, ciò che Google ha fatto è illegale. Ha negato ad altre compagnie la possibilità di gareggiare nel merito e di fare innovazione. E soprattutto, ha negato ai consumatori europei una scelta autentica dei servizi e tutti i benefici dell’innovazione»

Margrethe Vestager

L’Unione europea ha multato Google per 2,42 miliardi di euro per aver abusato della propria posizione di dominio come motore di ricerca al fine di favorire i propri servizi di shopping online. Si tratta della multa più alta mai comminata ad un’azienda in un caso di antitrust, cioè in un caso che riguarda la difesa della concorrenza sul mercato.

Secondo le autorità di controllo dell’Ue, Google avrebbe promosso in modo illecito e artificioso il proprio servizio di confronto prezzi (Google Shopping, in precedenza noto come Froogle) facendo in modo che apparisse tra i primi risultati nelle ricerche effettuate attraverso il proprio motore di ricerca (Google Search). In questo modo, l’azienda californiana avrebbe negato ai consumatori una scelta autentica e avrebbe impedito ai concorrenti di competere a parità di condizioni.

L’accusa è stata espressa dal Commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager. «Google ha portato diversi prodotti e servizi innovativi che hanno fatto la differenza nelle nostre vite, e questa è una buona cosa» ha detto Vestager alla stampa. «Tuttavia, la strategia adottata da Google per il suo servizio di confronto prezzi non consisteva solo nell’attrarre clienti rendendo i suoi prodotti migliori rispetto a quelli della concorrenza. Google ha abusato della sua posizione di dominio nel mercato come motore di ricerca favorendo nei suoi risultati il proprio servizio di confronto prezzi, facendo scalare a posizioni inferiori quelli degli avversari».

La decisione della Commissione antitrust è il risultato di un’indagine durata sette anni, durante i quali sono state analizzate circa 1,7 miliardi di ricerche online. Ora Google ha 90 giorni di tempo per interrompere le proprie attività dichiarate illegali e spiegare come intende modificare la propria strategia. In caso contrario, l’azienda potrà ricevere multe fino a 10,6 milioni di euro al giorno, somma che corrisponde a circa il 5 per cento del fatturato giornaliero di Alphabet, la holding a cui Google fa capo.

26 giugno – Arlene Foster

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foto via Mirror.co.uk

«Oggi abbiamo raggiunto un risultato che è positivo per il Regno Unito, positivo per l’Irlanda del Nord e che permette alla nostra nazione di andare avanti per affrontare le sfide future»

Arlene Foster

Le elezioni nazionali dell’8 giugno avevano lasciato la premier uscente Theresa May in grande difficoltà. Il suo Partito Conservatore, infatti, non soltanto aveva perso 13 seggi rispetto alle elezioni precedenti, ma si era ritrovato addirittura senza la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni. L’unico partito in grado di fornire l’apporto necessario alla creazione di un nuovo governo May era il Partito Unionista Democratico (DUP) dell’Irlanda del Nord.

Oggi, dopo due settimane di negoziati, al termine di una riunione svoltasi presso il numero 10 di Downing Street, l’intesa tra i due partiti è stata raggiunta. Il testo dell’accordo di governo, della lunghezza di tre pagine, firmato dal deputato conservatore Gavin Williamson e dal deputato unionista Jeffrey Donaldson, è stato successivamente pubblicato su internet.

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La premier Theresa May stringe la mano ad Arlene Foster, leader del Dup, fuori da Downing Street (foto via Theguardian.com/Carl Court)

La leader del Dup, Arlene Foster, al termine della riunione, ha parlato ai giornalisti presenti a Downing Street. «A seguito dei risultati delle elezioni generali e del mandato affidatoci dal popolo dell’Irlanda del Nord, siamo stati in trattativa con il Partito Conservatore per vedere come fosse possibile sostenere il governo conservatore di minoranza in Parlamento» ha esordito la Foster, che ha continuato: «Oggi abbiamo raggiunto un accordo con il Partito Conservatore sul sostegno al governo in Parlamento. Questo accordo opererà per fornire un governo stabile nell’interesse nazionale del Regno Unito in questo momento vitale».

Dopo questa intoduzione, la leader del Dup ha parlato dell’accordo in maniera più specifica: «Come parte del nostro accordo politico, entrambe le parti hanno convenuto che non ci sarà alcun cambiamento per le pensioni “triple lock” e la natura universale del pagamento del combustibile invernale in tutto il Regno Unito. Siamo d’accordo a rispettare l’impegno della Nato di spendere il 2% del PIL per le forze armate e siamo inoltre impegnati a rispettare il Patto delle Forze Armate e la sua implementazione in tutto il Regno Unito».

L’intesa giunge, tuttavia, a caro prezzo per Theresa May. In cambio dell’appoggio esterno al governo, il Dup ottiene un finanziamento complessivo di 1,5 miliardi di sterline (circa 1,7 miliardi di euro) a favore dell’Irlanda del Nord; soldi che dovranno essere usati per dare impulso all’economia della regione e favorire gli investimenti in nuove infrastrutture, nell’educazione e nella sanità. A darne l’annuncio è la stessa Arlene Foster: «Accogliamo con favore questo sostegno finanziario di 1 miliardo di sterline nei prossimi due anni, oltre a fornire nuova flessibilità sui quasi 500 milioni precedentemente promessi all’Irlanda del Nord».

 

«Saluto questo accordo che ci permetterà di lavorare assieme nell’interesse dell’intero Regno Unito, per darci la certezza di cui abbiamo bisogno mentre ci apprestiamo ad uscire dall’Unione Europea, e aiutarci a costruire una società più forte ed equa» è il comunicato rilasciato, invece, da Theresa May che, archiviata la trattativa per il nuovo governo, può ora concentrarsi sul negoziato ben più importante con l’Unione Europea riguardante la Brexit.

La premier britannica ha poi affermato: «L’accordo chiarisce che restiamo fermi nel nostro impegno espresso nell’accordo del Venerdì santo e nei seguenti, e nel governare negli interessi di tutte le parti della comunità in Irlanda del Nord». L’esortazione della May riguarda la necessità per le forze politiche dell’Irlanda del Nord di raggiungere un’intesa che dia a Belfast un governo locale di unità nazionale, entro la scadenza stabilita da Londra del 29 giugno.

Adesso, dopo l’accordo tra la May e la Foster, il programma politico della legislatura, pronunciato la scorsa settimana dalla Regina Elisabetta, può finalmente essere sottoposto all’esame del Parlamento. Il voto è previsto per mercoledì o giovedì.

25 giugno – Paolo Gentiloni

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foto via Agora24.it

«Il Governo ha approvato il decreto legge che consente il salvataggio delle due banche, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione»

Paolo Gentiloni

Una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, convocata a Palazzo Chigi di domenica pomeriggio, doveva discutere del Decreto legge per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. Si è trattato di una vera e propria seduta lampo, durata circa venti minuti, che però ha dato il via libera ufficiale al provvedimento.

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La conferenza stampa del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi (foto via Ansa.it)

«Il Governo ha approvato il decreto legge che consente il salvataggio delle due banche, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione che riguarda questi due istituti» ha detto il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «La crisi delle banche venete risale a prima della crisi economica» ha aggiunto Gentiloni «ha raggiunto livelli che hanno reso necessario un intervento di salvataggio, per evitare i rischi evidenti a tutti di un fallimento disordinato».

«Risaniamo il sistema in un momento in cui il suo stato di salute è cruciale per la ripresa. Del nostro sistema bancario il gruppo Intesa Sanpaolo, che acquisisce queste banche venete, è un asset tra quelli di maggior valore» ha continuato poi il Presidente del Consiglio. Riguardo al voto del decreto in aula, che si terrà nei prossimi giorni, Gentiloni ha detto di confidare «che in Parlamento questa decisione abbia il sostegno che merita, cioè il sostegno più ampio possibile».

Il Presidente ha, infine, concluso dicendo: «L’intervento di salvataggio si indirizza innanzitutto a favore dei correntisti e dei risparmiatori delle due banche, a favore di chi nelle banche lavora, più in generale a favore dell’economia del territorio».

Dopo di lui, è intervenuto il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha fornito tutti i dettagli tecnici dell’operazione: «Si applica il burden sharing non il bail in, che prevede la protezione dei correntisti retail e obbligazionisti senior, che saranno ristorati per un ammontare complessivo del 100% con distinzione tra risorse messe a disposizione dal pubblico e risorse aggiuntive messe a disposizione da Intesa».

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Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (foto via Corrierdellasera.it/LaPresse)

«C’è un primo esborso, immediato, di 4 miliardi e 475 milioni, oltre che un ulteriore esborso di 400 milioni a copertura di garanzie. Garanzie che sono attivate in prospettiva per fronteggiare eventuali rischi legati al completamento della cosiddetta “due diligence” nei confronti dello stock di sofferenze che Banca Intesa acquisisce dalle due banche venete, oltre ad altri rischi. Quindi, il totale di queste risorse ammonta a una cifra che, apparentemente, è molto sostanzioso: circa 17 miliardi» ha continuato il ministro.

«Il governo ha utilizzato le regole europee, rispettandole in pieno, nel modo migliore possibile, cioè sfruttando tutti i margini che ci sono a disposizione oggi», ha poi affermato Padoan. Infatti, la Commissione Europea, per bocca del Commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, ha pubblicato oggi una nota in cui approvava gli aiuti dello stato italiano nei confronti delle banche venete in difficoltà.

In precedenza, era arrivato anche il via libera da parte del consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo all’acquisizione delle good bank, ossia la parte sana delle banche venete. Il Cda dell’istituto, che si è riunito anch’esso domenica in tarda mattinata, aveva conferito all’amministratore delegato, Carlo Messina, il mandato per chiudere l’operazione.

24 giugno – Mike Pompeo

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foto via Nytimes.com (Drew Angerer)

«Penso che ci sia un fenomeno: il culto di Edward Snowden, e di coloro che rubano i segreti americani per scopi di auto-celebrazione o per soldi o per qualunque motivazione possano avere, sembra essere in aumento»

Mike Pompeo

Secondo il direttore della CIA, Mike Pompeo, l’aumento della divulgazione di informazioni riservate dell’intelligence americana è un fenomeno causato dal «culto» di informatori come Edward Snowden.

Intervistato da MSNBC, Pompeo ha detto che la diffusione di segreti di stato «sta accelerando» e che è necessario fare di più per fermare le fuoriuscite di informazioni.

«È dura» ha commentato. «Adesso non hai solo degli stati che cercano di rubare le nostre cose, ma anche servizi di intelligence non statali ostili, ben finanziati. Gente come WikiLeaks, che è là fuori e cerca di rubare segreti americani per il solo scopo di indebolire gli Stati Uniti e la democrazia».

Edward Snowden è un informatico statunitense, responsabile di una delle fughe di notizie più significative della storia dell’intelligence americana. Ex impiegato della CIA ed ex consulente dell’NSA (l’Agenzia per la sicurezza nazionale), nel 2013 ha rivelato pubblicamente i dettagli di alcuni programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico.

Come scrive il Guardian, quotidiano inglese con cui Snowden collaborò fornendo una serie di documenti segretati, Snowden è considerato da alcuni come colui che ha reso pubblico un sistema di sorveglianza che si introduceva nelle vite private dei cittadini fino a un livello non più giustificato dalle esigenze di sicurezza nazionale.

Snowden oggi vive a Mosca, dove ha ottenuto un asilo politico temporaneo. In riferimento alle parole di Pompeo, ha scritto su Twitter: «Non mi sorprende che la CIA sia sconcertata dal fatto che l’opinione pubblica rispetti quelli che i crimini li rivelano più di quelli che li commettono».

23 giugno – Donald Tusk

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foto via Lefigaro.fr

«La mia prima impressione è che l’offerta del Regno Unito sia al di sotto delle nostre aspettative e che rischi di peggiorare la situazione dei cittadini. Ma sarà compito della nostra squadra che si sta occupando dei negoziati analizzare la proposta riga per riga, una volta ricevuta per iscritto»

Donald Tusk

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito la proposta della premier britannica Theresa May ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito «al di sotto delle aspettative».

Intervenendo durante la conferenza stampa a chiusura dei lavori del Consiglio europeo (che si sono svolti nelle giornate di ieri e oggi), Tusk ha dichiarato che, per i leader dei 27 paesi dell’Unione europea, la «priorità numero uno» è costituita dai diritti dei propri cittadini, e che la sua impressione è che la proposta della premier May corra il rischio di peggiorare la loro situazione.

Ieri sera, al termine di una cena tra leader europei a Bruxelles, May aveva parlato di un nuovo status che verrebbe garantito ai cittadini di paesi europei che vivono nel Regno Unito da almeno cinque anni, uno status che ha definito “settled EU”. Come spiega il Post, questo status darebbe la possibilità ai cittadini europei di avere gli stessi diritti legati al welfare, alla sanità e all’istruzione di cui godono i cittadini britannici.

Secondo la proposta, una proposta che May ha definito «giusta e seria», la condizione di “settled EU” verrà garantita anche a chi, entro un certo lasso di tempo, si trasferirà nel Regno Unito dopo l’effettiva Brexit (che indicativamente avverrà nel marzo 2019), sempre a patto che vengano prima maturati i cinque anni di permanenza. Tuttavia, come riporta il quotidiano britannico The Independent, May non ha specificato la data oltre la quale ai nuovi arrivati non verrebbe più garantito lo status di “settled EU”.

Inoltre, May ha detto di volersi opporre alla richiesta dell’Ue di riconoscere la Corte di giustizia dell’Unione europea come istituzione garante dei diritti dei cittadini non inglesi, una decisione che ha sollevato le critiche delle associazioni che rappresentano i circa 3 milioni di cittadini europei nel Regno Unito.

Il presidente del Consiglio europeo ha detto che la proposta sarà analizzata «riga per riga» quando lunedì prossimo il governo inglese ne renderà ufficiali tutti i dettagli.

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Qui si può trovare il testo completo dell’intervento di Tusk al termine del Consiglio europeo.

Questo invece è l’audio di alcuni momenti dell’intervento, pubblicato su SoundCloud dal giornalista del Guardian Matthew Weaver:

22 giugno – Antonio Marchesi

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foto via Flipnews.org

«La nuova condanna da parte della Corte europea dei diritti umani nella sentenza Bartesaghi Gallo e altri contro l’Italia è una buona notizia, perché aiuta a fissare nella memoria collettiva una pagina tragica della storia italiana recente che non deve mai più ripetersi. È importante rafforzare la cultura dei diritti umani tra le forze di polizia ed è un ulteriore sollecito, semmai ce ne fosse bisogno, al nostro paese affinché si doti di una legislazione che permetta di punire adeguatamente il reato di tortura, che tuttora manca»

Antonio Marchesi

Il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, ha rilasciato una nota ufficiale in cui ha commentato la sentenza odierna con cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per i crimini avvenuti per il G8 di Genova, nel 2001.

Nella sentenza si legge che all’unanimità è stato stabilito che è stato violato l’Articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani («Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti»). Ai 42 dimostranti trattenuti dalla polizia dentro la scuola Diaz sono state inflitte «pesanti violenze psicologiche e fisiche» che sono state giudicate come atti di tortura. Infatti, contro di loro gli agenti di polizia «hanno fatto uso indiscriminato, sistematico e sproporzionato di violenza», sebbene non vi fosse «alcun pericolo imminente» per loro. Dalla disamina dei fatti risulta che gli occupanti della scuola Diaz, una volta entrata la polizia, «non hanno commesso alcun atto di violenza o di resistenza» contro quest’ultima.

La Corte, infine, osserva che la procedura della polizia è stata la medesima del caso Cestaro su cui si era espressa nel 2015. Ricordando che anche allora era stata stabilita la violazione dell’Articolo 3 da parte della polizia italiana, la Corte ha rinnovato le preoccupazioni circa «le mancanze della legislazione italiana nel merito delle pene per i reati di tortura».

A tal proposito, Nils Miuznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, ha recentemente inviato una lettera al Parlamento italiano. Pur dando il proprio benvenuto al testo di legge sulla tortura che si sta discutendo alla Camera dei deputati, Miuznieks fa notare che la definizione di tortura che viene proposta diverge da quella della Convenzione europea contro la tortura. Avverte, pertanto, che una simile legge potrebbe non bastare per certi crimini e fornire «potenziali scappatoie per l’impunità». In conclusone, Miuznieks ha ricordato che il reato di tortura non solo permette di fronteggiare gravi violazioni di diritti umani ma anche «protegge la reputazione della larga maggioranza dei membri delle forze dell’ordine e degli altri organi dello stato che non commettono crimini simili, assicurando che quelli responsabili di tali violazioni vengano processati».

21 giugno – Theresa May

foto via Buzzfeed.com

«I soccorsi alle famiglie nelle prime ore [dopo l’incendio] non sono stati sufficienti […] È stata una mancanza dello Stato, a livello locale e nazionale, nell’aiutare le persone quando ne avevano più bisogno. Come primo ministro, chiedo perdono per questa mancanza e, come primo ministro, mi sono assunta la responsabilità di fare il possibile per sistemare le cose»

Theresa May

Theresa May, primo ministro del Regno Unito, si è scusata per l’inefficienza dimostrata dallo Stato nei primi soccorsi agli inquilini della Grenfell Tower, il palazzo di Londra bruciato in un incendio nella notte dello scorso 14 giugno.

May, durante un discorso al Parlamento (oggi è stato il giorno della Cerimonia di apertura del Parlamento del Regno Unito), ha detto che gli aiuti nelle prime ore dopo la tragedia «non sono stati sufficienti» e ha promesso che a coloro che hanno perso la propria abitazione nell’incendio sarà fornito più sostegno.

Il primo ministro ha inoltre aggiunto che ai sopravvissuti sarà versata una somma di denaro grazie a un fondo per le emergenze, e ha ribadito l’impegno del governo di fornire nuove abitazioni entro tre settimane.

Intanto la polizia ha dichiarato che le vittime dell’incendio sono 79 (tra questi molti sono dispersi, ma dichiarati morti).

Da giorni May e il governo vengono criticati per la cattiva gestione dei primi soccorsi e per la poca empatia dimostrata dal primo ministro nei confronti delle persone colpite dall’incendio. Numerosi manifestanti hanno dato vita a una serie di “giornate della rabbia”, manifestazioni di protesta con cortei per le strade della capitale inglese. L’ultima di queste manifestazioni si è tenuta oggi: 500 persone hanno marciato dalla zona ovest di Londra fino a Downing Street, dove risiede la premier May.

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Alcuni partecipanti alla manifestazione di oggi (foto via Theguardian.com / Teri Pengilley)

I manifestanti hanno chiesto che agli ex inquilini della Grenfell Tower vengano assegnate nuove case nello stesso quartiere e che vengano concesse la piena amnistia e la residenza inglese permanente agli sfollati stranieri che non dispongono dei documenti di immigrazione.