5 novembre – Donald Trump

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foto via Stripes.com

«Nessuno, nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione, dovrebbe mai sottostimare la risolutezza americana. Ogni volta che, in passato, ci hanno sottostimato, poi non è stato piacevole per loro»

E’ ufficialmente iniziato la lunga visita del Presidente americano Donald Trump in Asia. Un tour che toccherà alcuni dei principali Paesi della regione, tra cui Cina, Giappone e Corea del Sud, e in cui verrano discussi alcuni dei temi più scottanti della politica regionale e mondiale, non da ultimo i test missilistici della Corea del Nord.

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Le tappe del tour asiatico di Donald Trump (foto via Ft.com)

Proprio oggi, dopo essere atterrato alla base giapponese di Yokota, Trump ha subito tenuto un discorso di fronte alla truppe americane ivi stanziate. Pur non nominando mai direttamente Pyongyang, Trump ha adoperato un tono marcatamente militaristico, per segnalare la volontà di ferro e l’incredidile potenza del suo Paese nell’affrontare le sfide mondiali e nel proteggere i propri alleati.

«Nessuno- nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione- dovrebbe mai sottostimare la risolutezza americana. Ogni volta che, in passato, ci hanno sottostimato, poi non è stato piacevole per loro», ha affermato il Presidente e poi, rivolgendosi alle migliaia di soldati a stelle e strisce presenti, ha detto: «Voi siete la più grande minaccia per quei dittatori e per quei tiranni che cercano di tormentare gli innocenti».

Durante il viaggio verso il Giappone, sull’Air Force One, Trump ha raccontato ai giornalisti che avrebbe in programma di incontrare Vladimir Putin la prossima settimana, per discutere della Corea del Nord. «Speriamo di incontrarci con Vladimir Putin. Vogliamo che ci aiuti con la Corea del Nord», ha affermato Trump, il cui incontro con il Presidente russo dovrebbe tenersi a margine del prossimo vertice dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), in programma il 10 e 11 novembre a Da Nang, in Vietnam.

Dal momento che, oltre all’incontro odierno con Shinzo Abe, è previsto un faccia a faccia pure con il leader sud-coreano Moon Jae-in e con il Presidente cinese Xi Jinping, questa lunga visita in Asia rappresenta per Donald Trump un importante test per dimostrare le sue abilità comunicative e diplomatiche. Un campo, questo, in cui il Presidente americano ha finora mostraro gravi lacune, alternando gaffes grossolane a uscite aggressive e irrispettose nei confronti di altri Paesi o leader.

Alla domanda di alcuni giornalisti sul fatto se Trump abbia intenzione di moderare i toni durante questa visita ufficiale, il Consigliere della Sicurezza Nazionale è stato piuttosto franco. «Il Presidente utilizzerà ovviamente qualunque linguaggio voglia. Non penso che il Presidente mitigherà davvero il suo linguaggio, glielo avete mai visto fare?», ha risposto il generale McMaster.

28 ottobre – James Mattis

Secretary of Defense James Mattis testifies before Congress
foto via Cnbc.com

«Non si sbaglino: qualsiasi attacco contro gli Stati Uniti o contro i nostri alleati verrà sconfitto. Qualsiasi utilizzo di un’arma nucleare da parte della Corea del Nord riceverà una risposta militare massiccia, efficace e travolgente»

Mentre crescono le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, contemporaneamente all’incertezza su quali siano i veri obiettivi di Kim Jong-un e del suo programma missilistico nucleare, il Segretario americano alla Difesa, Generale James Mattis è volato a Seul, capitale della Corea del Sud, per sostenere e rassicurare i suoi più stretti alleati nella regione dell’Asia-Pacifico.

Mattis, con a fianco il ministro della Difesa sudcoreano Song Young-moo, in una conferenza stampa congiunta dopo l’annuale Meeting consultivo sulla sicurezza tra i due Paesi, ha definito «illegale» il comportamento internazionale della Corea del Nord, ribadendo come gli Usa non accetteranno mai Pyongyang come uno Stato nucleare.

«La Corea del Nord ha accelerato la minaccia che pone verso i suoi vicini nel mondo, attraverso il suo programma nucleare missilistico illegale e non necessario», ha detto Mattis, «Sta portando avanti un comportamento minaccioso e fuorilegge, condannato unanimemente da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

La strada maestra rimane la diplomazia e il dialogo, senza però dimenticare le molteplici opzioni militari a disposizione di Washington. «Non si sbaglino: qualsiasi attacco contro gli Stati Uniti o contro i nostri alleati verrà sconfitto», ha dichiarato il Segretario alla Difesa, «Qualsiasi utilizzo di un’arma nucleare da parte del Nord ricevera’ una risposta militare massiccia, efficace e travolgente».

Del resto, mentre Mattis pronunciava il suo discorso, il Dipartimento della Difesa Usa rendeva noto il dispiegamento nell’Oceano Pacifico di tre portaerei; secondo un comunicato dell’esercito, si tratta delle portaerei Uss Nimitz, Uss Reagan e Uss Theodore Roosevelt, scortate ciascuno dai rispettivi gruppi di combattimento. La visita in Corea del Segretario alla Difesa anticipa il tour asiatico di Donald Trump, che inizierà tra pochi giorni.

25 ottobre – James Clapper

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foto via Cnn.com

«Kim Jong-un è una divinità e così i suoi predecessori, suo nonno e suo padre. Quando insulti il ​​capo di stato della Corea del Nord, stai offendendo anche la loro divinità e, naturalmente, il regime utilizza quest’arma per mobilitare la propria opinione pubblica»

L’approccio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti della Corea del Nord e del suo dittatore, Kim Jong-un, è stato spesso criticato e bollato come troppo aggressivo e intimidatorio. Il timore diffuso, a livello internazionale, è che l’escalation dei toni e delle minacce incrociate possa condurre a una guerra nucleare su scala regionale.

Questo timore è stato sollevato nuovamente ieri da James Clapper, ex numero uno dell’Intelligence Nazionale americana, un personaggio quindi fino a poco tempo fa parecchio addentro nelle questioni riguardanti la sicurezza nazionale, che ha parlato della situazione in Corea del Nord in un’intervista alla Cnn.

Clapper crede che nella penisola coreana esistano tutti i presupposti per lo scoppio di una nuova guerra mondiale. «È certamente una possibilità e questo è ciò che mi preoccupa di alcune delle dichiarazioni sconsiderate del Presidente in relazione alla Corea del Nord», ha risposto inizialmente Clapper alla domanda del conduttore, Anderson Cooper, proprio sulle reali possibilità di un conflitto su larga scala.

«Nessuno sa quale sia il punto di ebollizione di Kim Jong-un e Kim Jong-un non è circondato da un gruppo di consulenti esperti, capaci e temperati come il presidente Trump», ha continuato l’ex-capo dell’intelligence, «Quello che vedete intorno a Kim Jong-un è un sacco di generali sicofanti, ornati di medaglie che lo seguono fedelmente con i loro notebook aperti, prendendo appunti su ogni sua espressione».

Nonostante ciò, tuttavia, Clapper teme soprattutto i tweet provocatori del Presidente americano, che spesso sono sfociati in insulti e derisioni nei confronti di Kim Jong-un. «Vale la pena ricordare il livello di religiosità presente in Corea del Nord. Kim Jong-un è una divinità e così i suoi predecessori, suo nonno e suo padre», ha affermato, «Quando insulti il ​​capo di stato della Corea del Nord, stai offendendo anche la loro divinità e, naturalmente, il regime utilizza quest’arma per mobilitare la propria opinione pubblica».

28 settembre – Lu Kang

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foto via Fmprc.gov.cn

«Siamo contrari a qualsiasi guerra nella Penisola Coreana. La comunità internazionale non permetterà mai una guerra che farebbe precipitare le persone in un abisso di miseria»

Lu Kang

La tensione tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti rimane altissima, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni del Ministro Ri Yong Ho, secondo cui Washington avrebbe dichiarato guerra a Pyongyang e il suo Paese si starebbe attrezzando per infliggere «le peggiori sofferenze» al popolo americano. Chiaramente, nella contesa non poteva non far sentire la propria voce pure la Cina, che della regione è la maggiore potenza sia militare che economica.

Oggi, in un comunicato apparso sul sito internet del Ministero del Commercio, la Cina ha annunciato che attuerà presto le sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo scorso 11 settembre. Secondo il provvedimento, non saranno soltanto le compagnie nordcoreane presenti in Cina a dover chiudere, ma anche le joint-venture miste sino-nordcoreane operanti nel Paese. Il tutto dovrà essere eseguito entro 120 giorni dall’approvazione delle sanzioni, ossia entro il 1 gennaio 2018.

L’applicazione di tale provvedimento è una notizia particolarmente dura per il regime di Pyongyang, di cui Pechino è il maggior alleato nonché partner commerciale. Infatti, circa il 90% degli scambi complessivi della Corea del Nord è rivolto alla Cina. Motivo per cui gli Stati Uniti hanno insistito a lungo affinché Pechino adoperasse il proprio peso economico per ridimensionare i progetti nucleari di Kim Jong-un.

Del resto, la Cina si è sempre opposta a qualsiasi opzione militare, sia che si trattasse di un intervento americano preventivo che dell’installazione del sistema missilistico di difesa THAAD in Corea del Sud. Posizione ribadita ancora oggi dal portavoce del Ministero della Difesa, Lu Kang, che in conferenza stampa ha affermato: «Siamo contrari a qualsiasi guerra nella Penisola Coreana. La comunità internazionale non permetterà mai una guerra che farebbe precipitare le persone in un abisso di miseria».

«Le sanzioni e la promozione del dialogo sono entrambi requisiti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non dobbiamo dare troppa enfasi a un aspetto, ignorando l’altro», ha poi detto Lu Kang, sottolineando l’importanza del dialogo con la controparte nordcoreana. «La questione nucleare nella Penisola Coreana è legata alla pace e alla stabilità regionale, nonché agli interessi vitali di tutte le parti interessate», ha continuato il portavoce del Ministero della Difesa, «la rottura del blocco richiede che tutte le parti interessate mostrino la loro sincerità».

Anche il portavoce del Ministero della Difesa Nazionale, Wu Qian, ha tenuto a rimarcare gli “enormi” sforzi compiuti dalla Cina nell’affrontare la questione nucleare coreana. «Il nucleo della questione nucleare della Penisola Coreana è il conflitto tra la Repubblica Popolare Democratica di Corea e gli Stati Uniti», ha affermato Wu Qian in una conferenza stampa tenutasi oggi, «Noi speriamo che i paesi interessati possano assumere un atteggiamento responsabile e fare osservazioni volte ad alleviare le tensioni e fare qualcosa di concreto».

Di fronte alla domanda su come si comporterebbe la Cina a seguito di un intervento militare in Corea del Nord, il portavoce ha ribadito la necessità di proseguire con il dialogo. «L’intervento militare non può diventare un’opzione», ha detto Wu Qian, aggiungendo pure un monito: «L’esercito cinese farà tutti i preparativi necessari per proteggere la sovranità e la sicurezza del Paese e la pace e la stabilità regionale».

25 settembre – Robert Manning

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foto via Army.mil

«Gli Stati Uniti hanno un arsenale immenso da fornire al presidente Trump per affrontare la questione della Corea del Nord. Offriremo al presidente tutte le alternative necessarie se le provocazioni di Pyongyang continueranno»

Robert Manning

Dopo le dichiarazioni provocatorie di ieri del Ministro degli Esteri della Corea del Nord, Ri Yong Ho, pronunciate dinnanzi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, oggi è giunta la replica dai diretti interessati, gli Stati Uniti, attraverso un comunicato del portavoce del Pentagono, il colonnello Robert Manning.

Manning ha affermato che, qualora le provocazioni di Pyongyang non cesseranno, l’esercito americano provvederà a presentare al Presidente Trump tutta una serie di opzioni militari per terminare una volta per tutte la minaccia nucleare nord-coreana. «Gli Stati Uniti hanno un arsenale immenso da fornire al presidente Trump per affrontare la questione della Corea del Nord. Offriremo al presidente tutte le alternative necessarie se le provocazioni di Pyongyang continueranno», recita il comunicato.

Intanto, sempre oggi, il Ministro Ri Yong Ho è tornato nuovamente sull’argomento, rincarando la dose. «Lo scorso fine settimana Trump ha affermato che il nostro governo non durerà ancora a lungo e quindi ha finalmente dichiarato guerra al nostro Paese. Dato che questo è venuto da qualcuno che siede sulla poltrona della presidenza statunitense, questa è chiaramente una dichiarazione di guerra», ha affermato il Ministro nord-coreano.

«La carta della Nazioni Unite», ha aggiunto poi, «sancisce il diritto all’autodifesa degli stati membri, e visto che gli Usa hanno dichiarato guerra al nostro Paese, noi abbiamo il diritto di rispondere e di abbattere i caccia americani, anche se non sono ancora all’interno dei nostri confini». «Il mondo intero deve ricordare chiaramente che sono stati gli Usa a dichiarare guerra per primi al nostro Paese», ha detto infine Ri Yong Ho.

24 settembre – Ri Yong Ho

North Korea's Foreign Minister Ri Yong-ho leaves a bilateral meeting with his China's counterpart  Wang Yi, at the sidelines of the ASEAN foreign ministers meeting in Vientiane
foto via Reuters.com (Jorge Silva)

«Facendo riferimento ai missili, [Trump] ha provato a insultare l’altissima dignità del nostro paese. Così facendo, tuttavia, ha commesso l’errore irrevocabile di rendere la visita dei nostri missili al territorio statunitense ancora più inevitabile. L’unico a essere in una missione suicida è Trump stesso»

Ri Yong Ho

Ri Yong Ho, ministro degli Esteri della Corea del Nord, ha detto che, in seguito alle ultime dichiarazioni offensive di Donald Trump, il lancio di missili sugli Stati Uniti da parte di Pyongyang è «ancora più inevitabile». Ri ha parlato domenica all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e il suo discorso ha costituito un ennesimo episodio dell’escalation di violenza verbale in corso tra Usa e Corea del Nord.

«Siamo finalmente a pochi passi dal traguardo finale del completamento delle forze nucleari di stato» ha dichiarato Ri, aggiungendo: «Pensare che ci sia qualche possibilità che la Repubblica Popolare Democratica di Corea si muova di un millimetro o cambi la propria posizione a causa delle sanzioni ancora più dure delle forze a noi ostili è solo una vana speranza».

Giovedì scorso Donald Trump ha annunciato nuove sanzioni statunitensi per colpire quelle imprese o istituzioni che finanziano o favoriscono il commercio con Pyongyang. Due giorni prima, intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente americano aveva tenuto un discorso molto duro nei confronti della Corea del Nord, definendo il suo leader Kim Jong-un «un rocket man (“uomo razzo”, parafrasando il titolo di una famosa canzone di Elton John) in missione suicida».

«L’unico a essere in una missione suicida è Trump stesso» ha replicato Ri Yong Ho davanti alla medesima assemblea.

In precedenza, anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva deciso all’unanimità di adottare un nuovo pacchetto di sanzioni (il nono) per contrastare i programmi nucleari e missilistici di Pyongyang.

22 settembre – Kim Jong-un

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foto via Theguardian.com

«Queste parole non sono i giochi retorici amati da Trump. Mi sto proprio chiedendo quale risposta potesse sperare di ricevere quando ha permesso che tali eccentriche parole gli uscissero di bocca. Qualsiasi cosa Trump si potesse aspettare, affronterà effetti oltre le sue previsioni. Io domerò sicuramente e definitivamente il vecchio pazzo delirante americano con il fuoco»

Kim Jong-un

Venerdì, Kim Jong-un, il dittatore della Corea del Nord, ha rivolto una dichiarazone pubblica al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il messaggio, pubblicato sulle prime pagine di tutti i giornali nord-coreani e diffuso anche per televisione, è la risposta allintervento di Trump all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Due giorni fa, in occasione del suo primo discorso all’ONU, Trump aveva promesso di distruggere la Corea del Nord in caso di minaccia: «Nessuna nazione sulla terra vuole vedere questa banda di criminali che si munisce di armi e missili nucleari. Gli Stati Uniti possono sopportare molto e hanno pazienza, ma se sono costretti a difendere se stessi o i propri alleati, noi non avremo altra scelta che distruggere completamente la Corea del Nord».

Come scrivono sul New York Times, con il suo tono bellicoso e minaccioso Trump «ha servito su un piatto d’argento» a Kim Jong-un la possibilità di rispondere in termini ancora più aspri, e, soprattutto, di apparire come la parte aggredita. A leggere la risposta del presidente nord-coreano sembra che la questione sia personale: «vorrei avvertire Trump [sic] di prestare attenzione alle parole che usa e di tenere presente a chi si rivolge».

Kim Jong-un dice di essere stato sorpreso dai termini usati dal presidente americano, poiché si aspettava quelli soliti, «stereotipati e già pronti»; invece, il suo discorso è stato «un grezzo nonsenso senza precedenti». Il tenore delle parole di Trump, ha dichiarato Kim Jong-un, conferma gli epiteti assegnatigli durante la campagna elettorale, di «profano» ed «eretico» della politica. Inoltre, testimonierebbero che non è capace di tenere le redini di uno stato e che, piuttosto, è «una canaglia e un gangster che adora giocare con il fuoco». Secondo Kim, Trump ha pronuciato «la più feroce dichiarazione di guerra della storia» e, perciò «noi stiamo seriamente considerando di prendere una contromisura adeguata, la più alta contromisura della storia».

Poco dopo la pubblicazione del discorso di Kim, il ministro degli esteri nord-coreano, Ri Yong-ho, che si trova a New York, ha rilasciato alcune dichiarazioni, asserendo che la Corea del Nord potrebbe condurre «il più colossale test di una bomba all’idrogeno, nel Pacifico». La risposta di Trump è arrivata via Twitter: «Kim Jong-un della Corea del Nord, che è ovviamente un folle che non si peoccupa di far morire di fame e uccidere la sua gente, sarà messo alla prova come mai prima».

12 settembre – Steven Mnuchin

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foto via Cbsnews.com

«Se la Cina non dovesse rispettare queste sanzioni, noi metteremo nuove sanzioni e impediremo loro di accedere al mercato statunitense e internazionale in dollari, e questo è piuttosto significativo»

Steven Mnuchin

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità le nuove sanzioni contro il regime di Pyongyang. L’accordo prevede lo stop alla fornitura alla Corea del Nord di gas naturale e derivati del petrolio oltre la soglia di 500mila barili per tre mesi, dal primo ottobre al 31 dicembre, e oltre 2 milioni di barili all’anno a partire dal primo gennaio 2018. La risoluzione prevede poi il divieto dell’export di prodotti tessili, che sono la seconda maggiore esportazione del Paese, per un totale di 752 milioni di dollari, di cui quasi l’80% destinato alla Cina.

La bozza originale presentata dagli Stati Uniti per mezzo della loro ambasciatrice, Nikki Haley, era in realtà molto più dura. Tuttavia, il rischio che Russia e Cina potessero opporre il loro diritto di veto, mettendo in scacco l’intransigenza americana, ha convinto Washington a rivedere le proprie posizioni e a trovare un compromesso che fosse accettabile per tutti.

Nonostante la Corea del Nord potesse trovarsi in guai ben peggiori, oggi le sue autorità hanno reagito con furore alla notizia, minacciando nuovamente gli Stati Uniti. «Pagherete con le peggiori sofferenze», è stata la prima dichiarazione giunta da Pyongyang, a cui ha fatto poi eco un funzionario del governo nordcoreano che, parlando alla Cnn, ha detto: «Finché avremo il nostro arsenale nucleare, potremo garantire la sicurezza e la pace per il nostro Paese».

Gli Stati Uniti, che hanno dovuto fare un passo indietro di fronte alla ferma opposizione di Pechino e, in parte, anche di Mosca, si sono limitati a lanciare dei moniti verso gli altri membri del Consiglio di Sicurezza. In particolare, il Segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, ha avvertito la Cina che, qualora le sanzioni non venissero rispettate, potrebbero anche arrivare delle nuove sanzioni, tali da escludere Pechino dal sistema finanziario americano. «Se la Cina non dovesse rispettare queste sanzioni, noi metteremo nuove sanzioni e impediremo loro di accedere al mercato statunitense e internazionale in dollari, e questo è piuttosto significativo», ha detto Mnuchin.

Secondo quanto scrive l’agenzia americana Bloomberg, il prossimo novembre Donald Trump, nel corso del viaggio per partecipare ai vertici dell’ASEAN (Association of South East Asia Nations) e dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), si recherà anche in Cina. La Corea del Nord sarà sicuramente uno dei temi caldi di cui il Presidente americano dovrà discutere con Xi Jinping.

8 settembre – Jens Stoltenberg

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foto via Norwaytoday.info

«[Il mondo oggi] è più imprevedibile, ed è più complesso perché ci sono così tante sfide allo stesso tempo. C’è la moltiplicazione di armi di distruzione di massa in Corea del Nord, ci sono i terroristi, l’instabilità, e c’è una Russia più risoluta. È un mondo più pericoloso»

Jens Stoltenberg

Il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha detto che la situazione mondiale attuale, a causa dell’elevato numero di minacce congiunte, è la più pericolosa che si sia mai verificata da una generazione a questa parte. Intervistato dal quotidiano inglese The Guardian, alla domanda se avesse mai vissuto dei tempi più pericolosi nei suoi trent’anni di carriera, Stoltenberg ha risposto: «È più imprevedibile, ed è più complesso perché ci sono così tante sfide allo stesso tempo… È un mondo più pericoloso».

Il Segretario della NATO si trovava in visita in Estonia, nella base militare di Tapa, a circa 120 km dal confine con la Russia. La visita di Stoltenberg nel Paese baltico non è stata casuale: a partire da giovedì prossimo, per i sei giorni successivi, è previsto che gli eserciti di Russia e Bielorussia prendano parte a quella che probabilmente costituirà la più grande esercitazione militare dalla guerra fredda. Circa 100mila unità, tra soldati, personale di sicurezza e funzionari civili, nei prossimi giorni saranno attivi ai confini dell’Unione europea intorno al Mar Baltico, nella Russia occidentale, in Bielorussia e nell’exclave russa di Kaliningrad, senza la supervisione richiesta dai trattati internazionali.

Il tutto mentre dall’altra parte del pianeta, spiega il Guardian, nonostante le proteste locali, il governo della Corea del Sud ha installato il controverso sistema di difesa missilistica THAAD, in dotazione all’esercito statunitense, per contrastare potenziali attacchi che in futuro potrebbero provenire dalla Corea del Nord, che di recente ha lanciato dei missili balistici sopra il Giappone, ha minacciato di colpire l’isola di Guam, nel Pacifico occidentale, e ha testato una presunta testata termonucleare.

Alla domanda se le recenti dichiarazioni bellicose del presidente americano Donald Trump abbiano rischiato di esacerbare la già tesa situazione nel sud-est asiatico, come sostenuto da alcuni, Stoltenberg si è limitato a rispondere: «Se iniziassi a fare speculazioni sulle opzioni militari possibili non farei altro che aggiungere incertezza e difficoltà alla situazione attuale, quindi ritengo che il mio compito sia di esimermi dal farlo… Penso che la cosa importante oggi sia cercare di capire come creare una situazione in cui trovare una soluzione politica alla crisi».

7 settembre – Wang Yi

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foto via Cnn.com

«Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie»

Wang Yi

La crisi coreana prosegue, tra parole dure, minacce più o meno velate e tentativi diplomatici. La situazione generale rimane molto grave, con il regime di Pyongyng che, sebbene risulti sempre più isolato dal resto della comunità internazionale, continua a fare la voce grossa e a progettare nuovi test missilistici. «Risponderemo ai barbarici tentativi di esercitare pressioni da parte degli Stati Uniti con le nostre forti contromisure», ha detto il Ministro delle Relazioni Economiche Esterne della Corea del Nord, Kim Yong-jae.

Dopo che nei giorni scorsi erano intervenuti sia Donald Trump che l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato a discutere di un embargo totale del petrolio nei confronti della Corea del Nord, assieme ad altre misure, quali il blocco delle esportazioni di tessuti e delle assunzioni di cittadini nord-coreani all’estero e il congelamento dei beni personali di Kim Jong-un.

Nonostante sia considerato il Paese più vicino a Pyongyang, la Cina ha confermato che sosterrà le sanzioni proposte dall’Onu. «Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie», ha detto il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Lo stesso Wang ha poi affermato che la posizione della Cina non è cambiata, ma rimane fedele alla soluzione diplomatica della crisi. «Ogni nuova azione intrapresa dalla comunità internazionale contro la RPDC (Repubblica Democratica Popolare di Corea) dovrebbe servire a frenare i programmi nucleari e missilistici della RPDC, mentre allo stesso tempo favorisce il riavvio del dialogo e della consultazione», ha detto il Ministro.

Intanto, proprio nella giornata di oggi, è stata completata l’installazione del sistema di difesa anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud, uno dei Paesi maggiormente minacciati dal comportamento e della propaganda del regime di Pyongyang. «Il governo ha dispiegato provvisoriamente i lanciarazzi aggiuntivi del sistema Thaad delle forze degli Stati Uniti in Corea del Sud per proteggere la vita e la sicurezza della gente dalle sempre più intense minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord», ha affermato il Ministero della Difesa sudcoreano in un comunicato.

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L’installazione del Thaad presso Seongju, Corea del Sud (foto via Reuters.com)

La Cina, pur aprendo diplomaticamente alla risuoluzione dell’Onu, non ha affatto cambiato opinione sul sistema di difesa anti-missile in questione, che Pechino percepisce come una minaccia diretta alla propria sicurezza nella propria sfera di influenza. «Una volta ancora, domandiamo alla Corea del Sud e agli Stati Uniti di prendere in considerazione le inquietudini di sicurezza e gli interessi della Cina, di cessare il dispiegamento in corso e di ritirare le apparecchiature in questione», ha dichiarato Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

Ramoscelli d’ulivo, invece, sono giunti dall’Eastern Economic Forum di Vladivostok. Prima, infatti, il Presidente sud-coreano Moon Jae-in ha affermato: «Nella penisola coreana, come in tutta la regione, non ci sarà  una guerra. Questo posso dirlo con certezza». Allo stesso modo, il padrone di casa, il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato: «Come il mio collega della Corea del Sud, sono certo che non si arriverà a un conflitto su larga scala, soprattutto con le armi di distruzione di massa», e ha poi continuato: «Le parti in conflitto avranno abbastanza buon senso e consapevolezza delle loro responsabilità verso i popoli della regione, e saremo in grado di risolvere la questione con i mezzi diplomatici».