28 ottobre – James Mattis

Secretary of Defense James Mattis testifies before Congress
foto via Cnbc.com

«Non si sbaglino: qualsiasi attacco contro gli Stati Uniti o contro i nostri alleati verrà sconfitto. Qualsiasi utilizzo di un’arma nucleare da parte della Corea del Nord riceverà una risposta militare massiccia, efficace e travolgente»

Mentre crescono le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, contemporaneamente all’incertezza su quali siano i veri obiettivi di Kim Jong-un e del suo programma missilistico nucleare, il Segretario americano alla Difesa, Generale James Mattis è volato a Seul, capitale della Corea del Sud, per sostenere e rassicurare i suoi più stretti alleati nella regione dell’Asia-Pacifico.

Mattis, con a fianco il ministro della Difesa sudcoreano Song Young-moo, in una conferenza stampa congiunta dopo l’annuale Meeting consultivo sulla sicurezza tra i due Paesi, ha definito «illegale» il comportamento internazionale della Corea del Nord, ribadendo come gli Usa non accetteranno mai Pyongyang come uno Stato nucleare.

«La Corea del Nord ha accelerato la minaccia che pone verso i suoi vicini nel mondo, attraverso il suo programma nucleare missilistico illegale e non necessario», ha detto Mattis, «Sta portando avanti un comportamento minaccioso e fuorilegge, condannato unanimemente da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

La strada maestra rimane la diplomazia e il dialogo, senza però dimenticare le molteplici opzioni militari a disposizione di Washington. «Non si sbaglino: qualsiasi attacco contro gli Stati Uniti o contro i nostri alleati verrà sconfitto», ha dichiarato il Segretario alla Difesa, «Qualsiasi utilizzo di un’arma nucleare da parte del Nord ricevera’ una risposta militare massiccia, efficace e travolgente».

Del resto, mentre Mattis pronunciava il suo discorso, il Dipartimento della Difesa Usa rendeva noto il dispiegamento nell’Oceano Pacifico di tre portaerei; secondo un comunicato dell’esercito, si tratta delle portaerei Uss Nimitz, Uss Reagan e Uss Theodore Roosevelt, scortate ciascuno dai rispettivi gruppi di combattimento. La visita in Corea del Segretario alla Difesa anticipa il tour asiatico di Donald Trump, che inizierà tra pochi giorni.

10 maggio – Moon Jae-in

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foto via Nytimes.com

“Cercherò di risolvere la questione della sicurezza nazionale il più in fretta possibile. Farò del mio meglio, in tutti i modi, per la pace della penisola coreana. Se necessario volerò subito a Washington. Visiterò Pechino e Tokyo e, se ci saranno le condizioni, andrò anche a Pyongyang”

Moon Jae-in

Moon Jae-in ha prestato giuramento questa mattina ed è diventato il nuovo presidente della Corea Del Sud. Leader del partito democratico progressista, è stato eletto con il 40,2% dei voti (11 milioni di voti), battendo Hong Jun-pyo del partito conservatore (25,2%) e Ahn Cheol-soo del Peoples Party (21,5%).

Moon, avvocato che si occupa di diritti umani, prende il posto di Park Geun-hye, figlia del dittatore Park Chung-hee, rimossa dall’incarico, a inizio marzo, dalla Corte costituzionale per corruzione. Viene così interrotto il lungo governo conservatore durato nove anni. Si tratta, dunque, di una “svolta” importante per il Paese il cui “disperato desiderio di cambiamento di governo” – per usare le parole del discorso di insediamento di Moon – è stata “la spinta primaria” per la vittoria dei progressisti-democratici.

L’elezione di Moon è significativa anche sul piano internazionale, come egli stesso ha fatto intendere con le sue prime parole da presidente: “La Corea Del Sud deve abbracciare il popolo nord-coreano per riuscire, un giorno, in una pacifica riunificazione. Per farlo, dobbiamo riconoscere Kim Jong-un come il loro comandante e come nostro interlocutore”.

La sua prima scelta va nella stessa direzione: ha assegnato la direzione dell’intelligence sudcoreana a Suh Hoon, uomo di lunga e proficua esperienza nelle relazioni con la Corea Del Nord. A lui si devono, ad esempio, l’organizzazione degli storici incontri tra i leader delle due Coree nel 2000 e nel 2007, ma già tra il 1997 e il 1999 aveva svolto la funzione di mediatore nelle trattative tra i due Paesi sull’energia nucleare.

L’apertura verso la Corea Del Nord è confermata dall’ostilità di Moon e del suo partito per il THAAD, il sistema protettivo-missilistico americano, di cui dal marzo scorso è iniziata l’installazione in Corea del Sud e il cui scopo è schermare possibili attacchi da Pyongyang. Moon sostiene che spetta al suo governo l’ultima parola sulla THAAD.

Le sue parole sono state lette positivamente anche in Cina, che è il principale alleato economico della Corea Del Sud e che, risentitasi per il THAAD, aveva promosso un’azione di sabotaggio commerciale. Non è un caso, quindi, che il presidente cinese, Xi Jinping, si sia dichiarato disposto a collaborare con Moon, sulla base “della comprensione reciproca e del rispetto reciproco”.

Come scrive The New York Times, riportando le parole di David Straub, ex-direttore degli affari coreani del Dipartimento di Stato, bisognerà prestare attenzione alle divergenze tra Moon e Trump proprio sulla questione nord-coreana.