29 aprile – papa Francesco

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foto via Labuonaparola.it

“Questa faccenda dei missili in Corea [del Nord] è cresciuta per più di un anno ma ora sembra che la situazione sia diventata troppo calda. Stiamo parlando del futuro dell’umanità. […] Guardiamo ai tanti Paesi che soffrono una guerra al loro interno, in Medio Oriente ma anche in Africa e nello Yemen. Fermiamoci! E cerchiamo una soluzione diplomatica. Credo che le Nazioni Unite abbiamo il dovere di riprendere la loro leadership perché si è un po’ annacquata”

papa Francesco

Parlando alla stampa sul volo che lo riportava a Roma dopo il suo viaggio in Egitto, papa Francesco ha commentato alcuni temi importanti dell’attualità. A proposito delle tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, il pontefice ha auspicato il raggiungimento di “una soluzione diplomatica”, che dovrebbe vedere come parte mediatrice le Nazioni Unite (“la loro leadership si è un po’ annacquata”), o uno stato terzo: “Ci sono così tanti facilitatori nel mondo, tanti mediatori che si offrono, come la Norvegia ad esempio. È sempre pronta ad aiutare. È solo un esempio ma ce ne sono molti”. Nei primi anni 90, la Norvegia aveva negoziato segretamente una mediazione tra Israele e Palestina, nota come gli “Accordi di Oslo”.

Francesco, che ieri ha avuto un colloquio col generale Abd al-Fattah al-Sisi, presidente dell’Egitto, ha parlato anche del caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo un anno fa. “Sono preoccupato” ha detto il papa. “Dalla Santa Sede mi sono mosso su quel tema, perché anche i genitori lo hanno chiesto. La Santa Sede si è mossa. Non dirò come ma ci siamo mossi”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il papa ha affrontato anche il tema delle elezioni presidenziali francesi e delle prospettive future che si schiudono all’Unione europea: “Ogni Paese è libero di fare le scelte che crede convenienti, io non posso giudicare se una scelta la si fa per un motivo o per un altro motivo, perché non conosco la politica interna… È vero comunque che l’Europa è in pericolo di sciogliersi. Dobbiamo meditare. C’è un problema che spaventa e forse alimenta questi fenomeni, ed è il problema dell’immigrazione. […] È un problema che si deve studiare bene, rispettando le opinioni”.

9 aprile – papa Francesco

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foto via Quotidiano.net

“Al mio caro fratello papa Tawadros II, alla Chiesa copta e a tutta la cara nazione egiziana esprimo il mio profondo cordoglio, prego per i defunti e i feriti e sono vicino ai famigliari e all’intera comunità”

papa Francesco

Due attentati terroristici hanno causato almeno 47 vittime in due chiese cristiane in Egitto. Verso le 10 di questa mattina una bomba è esplosa nella chiesa copta di Mar Girgis nella città di Tanta (90 km a nord del Cairo), mentre i fedeli erano riuniti per le celebrazioni della Domenica delle Palme, la festività cristiana che precede la Domenica di Pasqua. Tre ore dopo c’è stata una seconda esplosione ad Alessandria, poco fuori dalla chiesa di san Marco dove papa Tawardos (Teodoro) II, l’attuale papa della Chiesa copta ortodossa, aveva appena celebrato una messa. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis, attraverso la propria agenzia di notizie Amaq.

I copti sono i membri della comunità cristiana egiziana, divisa al suo interno tra cristiani ortodossi (maggioritari), cattolici e protestanti: in Egitto rappresentano circa il 10 percento della popolazione nazionale e sono la comunità cristiana più numerosa del Medioriente.

Durante la recita dell’Angelus di oggi, in piazza San Pietro a Roma, papa Francesco ha espresso la propria vicinanza alla comunità egiziana. “Il Signore converta i cuori delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi”, ha detto il pontefice.

28 dicembre – Mohamed Abdallah

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foto via Espresso.repubblica.it

“Sì, l’ho denunciato e l’ho consegnato agli Interni e ogni buon egiziano, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso”

Mohamed Abdallah

In un intervista all’edizione araba dell’Huffington Post, il capo del sindacato egiziano degli ambulanti, Mohamed Abdallah, ha confermato di aver segnalato Giulio Regeni ai servizi di sicurezza egiziani. “Faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardano la sicurezza nazionale”, ha affermato Abdallah. L’intervista è stata ripresa dall’Espresso, in un articolo firmato dal giornalista Brahim Maarad.

Regeni era un dottorando dell’Università di Cambridge che si trovava al Cairo per svolgere delle ricerche sui sindacati autonomi dei venditori di strada. È stato ucciso all’inizio di febbraio 2016, dopo essere stato rapito il 25 gennaio. Nonostante numerose evidenze indichino un coinvolgimento della polizia egiziana, gli investigatori italiani non sono ancora riusciti a identificare i colpevoli dell’omicidio.