27 settembre – Emmanuel Macron

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foto via Huffingtonpost.it (AFP/Getty Images)

«Su Stx e sulla Lione-Torino Italia e Francia hanno vinto insieme… È un accordo win-win, e a chi dice che è un accordo terribile voglio ricordare che fino a pochi mesi fa l’azionista di maggioranza dei cantieri era coreano»

Emmanuel Macron

Italia e Francia hanno trovato un accordo sulla questione Stx-Fincantieri, che da alcuni mesi era motivo di polemiche fra i due stati. Mercoledì si è tenuto un incontro bilaterale tra il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron, durante il quale è stato annunciato che Stx France (la società che gestisce i cantieri del porto francese di Saint-Nazaire) sarà per 50% di proprietà francese e per 50% di proprietà di Fincantieri, la principale società di costruzioni navale europea, controllata dal ministero dell’Economia italiano.

Alla quota di Fincantieri, tuttavia, si aggiungerà un ulteriore 1%, che verrà concesso in prestito dallo stato francese a Fincantieri per un periodo di 12 anni (il quotidiano La Repubblica parla a questo proposito di una «maggioranza in prestito»). Inoltre, sia il presidente che l’amministratore delegato di Stx saranno italiani. In cambio Fincantieri sarà tenuta a rispettare una serie di impegni e obiettivi industriali da concordare con la controparte francese: se questi non verranno mantenuti, lo stato francese potrà ritirare il proprio prestito. Una situazione che, tuttavia, non sarebbe di facile gestione per la Francia, dal momento che a questo punto Fincantieri avrebbe il diritto di trasferire alla controparte tutto il suo 50%, con notevole dispendio da parte delle casse francesi.

«Italia e Francia hanno vinto insieme… È un accordo win-win» ha affermato Macron. Anche il presidente del Consiglio Gentiloni ha espresso la propria soddisfazione per l’intesa trovata, e ha parlato di «un accordo molto positivo, ottimo».

Tra gli argomenti di cui si è discusso durante il vertice italo-francese c’è stato anche il progetto di ferrovia ad alta velocità Torino-Lione, la cosiddetta TAV. «Siamo entrambi impegnati affinché il troncone transfrontaliero della Torino-Lione sia portato a buon fine. Il tunnel di base deve essere concluso» ha commentato Macron.

23 settembre – Jean-Luc Mélenchon

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foto via Liberation.fr (Boris Allain)

«Giovani, partecipate alla lotta, perché voi siete le prime vittime di questi decreti. La battaglia non è finita, è appena cominciata. Dobbiamo impiegare le forze di tutto il popolo, in battaglia e nelle strade. Mai arrendersi»

Jean-Luc Mélenchon

Migliaia di persone si sono radunate sabato in Place de la République a Parigi insieme al leader di sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon per protestare contro la riforma del lavoro approvata dal governo francese.

Secondo Mélenchon, leader del movimento La France Insoumise (alla lettera “La Francia non sottomessa, indomita”) ed ex candidato alle ultime elezioni presidenziali francesi, sono stati 150 mila i manifestanti scesi in piazza. Mélenchon si è rivolto loro dicendo: «Voi siete l’orgoglio e l’onore di un paese che non rimarrà a farsi insultare… È stato il popolo che ha sconfitto i re, i nazisti… Siamo qui per difendere la Repubblica».

Come spiega il Guardian, in Francia i sindacati e i lavoratori si stanno opponendo alle modifiche al “Code du Travail” (le leggi sul lavoro) volute dal presidente Emmanuel Macron, modifiche che secondo loro renderebbero la posizione dei lavoratori più precaria garantendo ai datori di lavoro una flessibilità maggiore per assumere e licenziare. La riforma del lavoro è criticata anche per il modo in cui è stata approvata, cioè per decreto del presidente, un espediente legislativo che serve ad aggirare il voto parlamentare. Giovedì Macron ha firmato cinque decreti che modificheranno le leggi sul lavoro; sabato sono stati pubblicati e sono entrati in vigore.

La France Insoumise conta solo 17 deputati su 577 all’Assemblée Nationale, ma sta portando avanti una dura opposizione all’amministrazione di Macron. Sabato ha organizzato 130 pullman per portare i manifestanti a Parigi. «Il nostro paese ha il record in Europa per numero di milionari… Macron è un’ottima notizia per i ricchi» ha detto Mélenchon alla folla. «Mettiamoci in moto… Giovani, partecipate alla lotta, perché voi siete le prime vittime di questi decreti. La battaglia non è finita, è appena cominciata. Dobbiamo impiegare le forze di tutto il popolo, in battaglia e nelle strade. Mai arrendersi».

29 luglio – Carlo Calenda

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foto via Eunews.it

«Non c’è verso che noi accettiamo il 50%, ovvero meno di quello che avevano i coreani. È una questione di rispetto e dignità, non ci muoviamo di un millimetro e non lo faremo martedì. E questo farà bene alla Francia perché deve capire che nazionalizzare è sbagliato»

Carlo Calenda

Il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda, ha dichiarato che il governo non arretrerà «di un millimetro» sulla questione Stx-Fincantieri e che la proposta francese di una divisione al 50 per cento del capitale di Stx verrà respinta.

Intervenendo sabato all’iniziativa di “Forza Europa” a Roma, Calenda ha spiegato: «Prima [i francesi] ci hanno chiesto di intervenire con Fincantieri su un’azienda che era al 66% coreana, poi ci hanno chiesto di rinunciare alla maggioranza. Noi abbiamo risposto che non abbiamo nessuna intenzione di farlo: i rapporti tra due grandi Paesi europei non possono essere improntati al nazionalismo e al protezionismo, noi non lo accettiamo».

Giovedì scorso il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, aveva annunciato la (temporanea) nazionalizzazione di STX France, la società che gestisce i cantieri nel porto di Saint Nazaire. La società italiana Fincantieri, controllata dal ministero dell’Economia, aveva concluso lo scorso gennaio un accordo per acquistare il 66,6% della compagnia, accordo che sarebbe entrato in vigore proprio questo sabato. La mossa francese, invece, ha fatto saltare la vendita.

Martedì prossimo Le Maire si recherà a Roma, dove incontrerà Calenda e il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan. «Ascolteremo attentamente la proposta del ministro Le Maire» ha detto Calenda «ma ovviamente la posizione è quella che il governo ha espresso, non si muove di un millimetro. Riteniamo che ci sia un progetto serio che è quello di Fincantieri, un progetto che prevede il 51%».

«Bisogna rispondere con fermezza, respingendo la richiesta di cambiare un accordo preso, e dicendo che a quelle condizioni Fincantieri, che è una grande azienda leader, […] quell’operazione non la fa» ha aggiunto il ministro.

27 luglio – Bruno Le Maire

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foto via Lefigaro.fr

«La decisione di esercitare il diritto di prelazione che abbiamo appena adottato è una decisione temporanea, che ci darà il tempo per una migliore negoziazione e per un buon accordo. I cantieri navali di Saint-Nazaire non sono destinati a rimanere sotto il controllo dello stato»

Bruno Le Maire

Il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha annunciato oggi la nazionalizzazione di STX France, la società che gestisce i cantieri nel porto di Saint Nazaire. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dal quotidiano transalpino Le Monde, la svolta assunta dal governo francese sarebbe imputabile direttamente al Presidente Emmanuel Macron.

La decisione è giunta a poche ore dalla scadenza per lo Stato francese, fissata per sabato, per esercitare il diritto di prelazione sull’azienda. La Francia, che al momento possedeva il 33,3% delle azioni della società, può così acquistare l’intero pacchetto azionario. La società italiana Fincantieri, controllata dal Ministero dell’Economia, aveva concluso lo scorso gennaio un accordo per acquistare il 66,6% della compagnia, che sarebbe entrato in vigore proprio questo sabato. La mossa di Macron e Le Maire, tuttavia, ha fatto saltare la vendita.

«Vi annuncio che abbiamo preso la decisione di esercitare il diritto di prelazione dello Stato su STX», sono state le prime parole di Bruno Le Maire in conferenza stampa, rilanciate poi anche su Twitter.

Il Ministro dell’Economia francese ha voluto spiegare che la nazionalizzazione è avvenuta per ragioni strategiche: è molto più consono agli interessi francesi acquistare Stx piuttosto che lasciarla gestire a Fincantieri. «Noi vogliamo garantire che le competenze straordinarie dei cantieri navali di Saint-Nazaire e i loro lavoratori restino in Francia» ha detto Le Maire.

Il Ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e quello dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, hanno risposto all’inaspettata decisione francese con un comunicato molto duro. «Riteniamo grave e incomprensibile la decisione del Governo francese di non dare seguito ad accordi già conclusi», hanno scritto i due ministri, «Riceveremo il ministro Le Maire martedì prossimo a Roma e ascolteremo la proposta del Governo francese partendo da questo punto saldo. Nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei. Per realizzare progetti condivisi servono fiducia e rispetto reciproco».

In precedenza, aveva parlato anche il Ministro degli Esteri, Angelino Alfano: «Sul caso Fincantieri-Stx vedremo quale sarà, dal punto di vista giuridico, la decisione finale del governo francese, poi noi assumeremo le nostre decisioni». Riguardo all’accordo precedentemente firmato, Alfano ha anche aggiunto: «Noi abbiamo negoziato condizioni che adesso sembra vengano meno. Certamente quando si parla di libertà economiche e si passa dalla teoria alla pratica, questo non mi pare che sia un fulgido esempio di consequenzialità».

Le Maire ha cercato di smorzare la tensione creatasi tra il governo francese e quello italiano, ribadendo che «i cantieri navali di Saint-Nazaire non sono destinati a rimanere sotto il controllo dello stato» e poi, ancora, affermando che «la decisione di esercitare il diritto di prelazione che abbiamo appena adottato è una decisione temporanea».

Se, come dice Le Maire, la nazionalizzazione è solo una misura temporanea, è probabile che il governo francese non intenda mantenere un controllo del 100 per cento sulla società. Secondo quanto riportano i giornali d’Oltralpe, il governo francese intende continuare a trattare con quello italiano, per fargli accettare una divisione al 50 per cento del capitale della società.

Lo stesso Ministro dell’Economia ha, del resto, affermato che «noi continueremo a negoziare con i nostri amici italiani nei prossimi giorni», confermando così la prossima visita in Italia: «Settimana prossima mi recherò a Roma per discutere col Ministro Padoan e col Ministro Calenda».

14 luglio – Emmanuel Macron

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foto via News.sky.com

«Abbiamo trovato alleati affidabili, amici che sono venuti in nostro soccorso: tra questi, ci sono gli Stati Uniti d’America. Questo è il motivo per cui nulla ci potrà mai separare. La presenza di oggi del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e di sua moglie è il segno di un’amicizia che dura nel tempo. E io voglio ringraziarli, ringraziare gli Stati Uniti d’America per la scelta che hanno fatto cento anni fa»

Emmanuel Macron

Il 14 luglio è festa nazionale in Francia. Si ricorda, infatti, uno degli avvenimenti più importanti della storia francese: la presa della Bastiglia durante la Rivoluzione del 1789. La ricorrenza, che lo scorso anno è stata macchiata dall’attacco terroristico sul lungomare di Nizza, si è svolta quest’anno alla presenza di un ospite speciale: Donald Trump.

Il Presidente americano e la moglie Melania sono atterrati ieri a Parigi, dove sono stati accolti con tutti gli onori da Emmanuel Macron e dalla moglie Brigitte. Insieme hanno cenato al Jules Verne, il ristorante di lusso situato sulla Tour Eiffel; una cena che, a quanto pare, è stata molto apprezzata da Trump, che ha tweettato: «Le relazioni con la Francia sono più forti che mai».

Oggi, in Place de la Concorde, era prevista la grande parata militare a cui hanno assistito entrambi i Presidenti dal loro palco d’onore. L’evento, oltre a ricordare la presa della Bastiglia, era anche un’occasione straordinaria per celebrare un altro evento molto importante: esattamente 100 anni fa i soldati americani sbarcavano in Europa per partecipare alla Prima guerra mondiale.

Nel suo discorso ufficiale, Emmanuel Macron ha voluto, per prima cosa, omaggiare la storica amicizia e alleanza che lega la Francia agli Stati Uniti. «Abbiamo trovato alleati affidabili, amici che sono venuti in nostro soccorso: tra questi, ci sono gli Stati Uniti d’America. Questo è il motivo per cui nulla ci potrà mai separare» ha detto il Presidente francese, prima di ringraziare il suo omologo americano per la visita e il Paese che lui rappresenta, «La presenza di oggi del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e di sua moglie è il segno di un’amicizia che dura nel tempo. E io voglio ringraziarli, ringraziare gli Stati Uniti d’America per la scelta che hanno fatto cento anni fa».

I grandi segnali di amicizia tra i due leader sembrano aver appianato la spaccatura che si era creata sulla questione del clima. Nei giorni successivi al G20 di Taormina, Donald Trump aveva ritirato il proprio Paese dagli Accordi di Parigi; decisione che non era stata ben accolta dai partner europei dell’America, Francia in primis.

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Il Presidente francese Emmanuel Macron assieme al Presidente americano Donald Trump (foto via Theguardian.com/Afp)

Al termine dell’incontro bilaterale all’Eliseo, Macron ha parlato di possibili progressi sul clima, pur senza nascondere le diverse posizioni esistenti tra Francia e Stati Uniti. «Rispetto la decisione del presidente Trump, fa parte di un suo impegno preso in campagna elettorale e queste promesse vanno mantenute. Ma è irrimediabile? Il mio auspicio è continuare a discutere con gli Stati Uniti», ha detto il Presidente francese a cui Trump ha risposto in maniera meno perentoria del solito: «Vedremo quel che succede, ne parleremo ancora nei prossimi mesi. Sul clima qualcosa potrebbe accadere».

All’Eliseo si è parlato anche dell’impegno comune nella lotta al terrorismo. «Gli Stati Uniti sono molto impegnati nella guerra in Iraq e vorrei ringraziare il presidente per tutto ciò che hanno fatto gli americani in quell’area» ha affermato Macron, «Abbiamo concordato sulla necessità di continuare il nostro comune lavoro, soprattutto costruendo una roadmap per il dopoguerra», accennando anche all’altro dossier caldo sul tavolo dei due Presidenti, ossia la guerra civile in Siria.

Al termine dell’incontro, il Presidente Trump si è recato con la moglie all’aeroporto di Orly, dove li attendeva l’aereo che li riporterà negli Usa. Il Presidente Macron, invece, si è recato a Nizza, dove era atteso per la commemorazione delle vittime dell’attentato di un anno fa.

3 luglio – Emmanuel Macron

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foto via Theguardian.com (Reuters)

«Troppi dei miei predecessori sono stati criticati per un difetto di pedagogia, per non aver mostrato il senso e l’obiettivo dei nostri mandati. Si sono prese troppe iniziative mentre il Parlamento non era informato; perciò io non voglio continuare con questo metodo»

Emmanuel Macron

Quest’oggi, il presidente francese Emmanuel Macron ha riunito i deputati e i senatori a Versailles e ha pronunciato un discorso sul programma politico che intende svolgere nel suo mandato. Il diritto di riunire i parlamentari in congresso è stato sancito nel 2008 dalla riforma costituzionale voluta da Sarkozy. Sia quest’ultimo sia Hollande ne hanno fatto uso ma entrambi già nel pieno dei loro mandati e non, come Macron, a due mesi dall’insediamento.

Questo è stato uno dei motivi di critica nei confronti del presidente, ma non è il solo. Il tempismo di Macron è sembrato sospetto, dato che ha tenuto il suo discorso a meno di ventiquatt’ore da quello che Éduard Philippe, il suo primo ministro, terrà doman per insediarsi in Parlamento. Jean-Luc Mélenchon, capo della sinistra francese, ha criticato la veste «bonapartista” e «l’europeismo belante» di Macron e, assieme ad altri parlamentari, ha boicottato l’evento. Il New York Times titola “Macron ha detto ai francesi di stare zitti” e commenta che, a dispetto dello sfarzo di Versailles, il presidente è stato molto netto e deciso. Le Monde, invece, intravede nel discorso di Macron «lo spettro dell’onnipresidente».

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foto via Theguardian.com (Reuters)

Tuttavia, il discorso di Macron è stato «un inventiario piuttosto vago, senza l’annuncio a sorpresa, ma che conferma soprattutto un prossimo stravolgimento parlamentare», recita lo stesso Le Monde. La prima proposta concreta, già presentata in campagna elettorale, è “la riduzione di un terzo del numero dei membri dell’Assemblea nazionale e del Senato”. Secondo Macron, infatti, “un Parlamento meno numeroso, ma rinforzato nei suoi mezzi, è un Parlamento nel quale il lavoro diviene più fluido, nel quale i parlamentari possono circondarsi di collaboratori meglio preparati e più numerosi. È un Parlamento che lavora meglio”. Inoltre, Macron vuole introdurre “una dose di proporzionale” per l’elezione del Parlamento, “perché tutte le sensibilità vi siano giustamente rappresentate”. Quindi, ha affermato di voler porre un freno alla “proliferazione legislativa”, perché il numero di leggi prodotte dall’Assemblea e dal Senato diminuisca. Due altri organi di governo saranno rivisti: anzitutto, il Consiglio economico sociale e ambientale, che sarà riformato perché sia “il grande organo consultativo che manca oggigiorno allo Stato”; verrà abolita, invece, la Corte di giustizia della Repubblica, che è una corte straordinaria che giudica i crimini commessi dai rappresentati del governo.

Macron ha annunciato, inoltre, la sospensione dello stato d’emergenza in autunno, indetto nel novembre 2015 a seguito degli attentati: “[saranno rese] ai francesi le loro libertà, che sono le condizioni per l’esistenza di una democrazia forte”.

Per quel che riguarda l’Europa, Macron ha definito la Brexit “un sintomo di un fallimento” e ha spiegato che, sebbene creda fermamente nell’Europa, “lo scetticismo non è ingiustificato”. Infatti, “la struttura dell’Europa si è indebolita per l’aumento della burocrazia e la diffusione dello scetticismo che ne deriva”.

12 giugno – Thierry Mandon

foto via Uisine-digitale.fr

«Siamo a terra, senza un capo, scissi. È davvero difficile affrontare una sera del primo turno così violenta. È evidente che la riscrittura e la reinvenzione di un partito socialista è il primo obiettivo che ci si presenterà nei prossimi giorni»

Thierry Mandon

Intervistato dalla radio RTL France, Thierry Mandon, politico francese membro del Partito Socialista, ha commentato l’esito del voto di ieri in Francia.

«Siamo a terra, senza un capo, scissi» ha riconosciuto Mandon, che è stato ministro dell’Istruzione dal giugno 2015 al maggio 2017.

Domenica si è tenuto infatti il primo turno delle elezioni per rinnovare i membri dell’Assemblea Nazionale francese (la camera che vota la fiducia al governo), e i risultati delle votazioni rappresentano una sconfitta pesantissima per i Socialisti: il partito dell’ex presidente François Hollande ha raccolto solo il 9,5 per cento dei voti complessivi. Domenica prossima si terranno i ballottaggi (in Francia vige un sistema elettorale maggioritario a doppio turno) e, secondo le proiezioni, il Partito Socialista potrà conquistare al massimo 18 seggi sui 577 a disposizione. Un risultato deludente, soprattutto se rapportato al fatto che, nella precedente legislatura, i Socialisti potevano contare ben 288 deputati nell’Assemblea.

Tra coloro che hanno perso il proprio seggio vi è anche l’ex candidato del partito alle presidenziali, Benoît Hamon, che è arrivato terzo nel suo collegio e non potrà accedere al secondo turno.

«Siamo vittime di un mostro che abbiamo creato noi stessi» ha commentato Mandon. «Dobbiamo passare le chiavi a una nuova generazione».

L’ex ministro ha quindi continuato: «Dobbiamo iniziare a fermarci, a riflettere insieme, e soprattutto non dobbiamo ricominciare con strategie individuali per distinguersi, [dimostrare di] esserci, ricostruire attorno a se stessi. Il nuovo Partito Socialista avrà bisogno prima di tutto di un collettivo, del gusto di lavorare insieme. […] Bisogna fermare questa sindrome iper-presidenzialista che si è impossessata del Partito Socialista che fa sì che ogni persona con un po’ di carisma si veda come il prossimo presidente della Repubblica».

Il vero vincitore del voto di domenica è stato La République En Marche!, il soggetto politico, fondato solo un anno fa, che sostiene l’attuale presidente francese Emmanuel Macron. En Marche!, si è aggiudicato il 32 per cento dei voti e, secondo le proiezioni, dopo i ballottaggi otterrà tra i 400 e i 445 seggi, un risultato che consentirebbe al partito di Macron di disporre di un’ampissima maggioranza nell’Assemblea.

26 maggio – Paolo Gentiloni

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foto via Ilpost.it

«Sappiamo che non sarà un confronto semplice. Lo spirito di Taormina ci può aiutare nella giusta direzione»

Paolo Gentiloni

In una Taormina blindata e affollata come mai nella sua storia, si è conclusa oggi la prima sessione del G7, tenuto sotto la presidenza italiana. Quattro sono i principali temi all’ordine del giorno: l’immigrazione, il clima, il terrorismo e il commercio internazionale.

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Foto di gruppo per il G7 di Taormina, con Donald Tusk, Justin Trudeau, Angela Merkel, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Shinzo Abe, Theresa May e Jean-Claude Juncker (foto via Ilpost.it)

Un vertice che sarà assolutamente impegnativo, data le differenti posizioni che hanno i sette Paesi sulle questioni più salienti. I primi a esserne consapevoli sono proprio i leader chiamati a discuterne oggi e domani, in particolare Paolo Gentiloni. «La straordinaria storia e bellezza che ci circonda, la realtà di Taormina, della Sicilia e dell’Italia credo che può dare un contributo molto importante ai leader del G7 che si riuniscono oggi qui» ha affermato il Primo Ministro italiano.

Apprensione condivisa anche dal Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, che ha affermato: «Non c’è dubbio che questo sarà il vertice più impegnativo tra i G7 degli ultimi anni. E non è un segreto che i leader che si riuniscono qui hanno qualche volta posizioni molto diverse su temi come il clima ed il commercio».

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La riunione dei leader del G7 (foto via Ilpost.it)

Gentiloni ha aperto il vertice, parlando dell’immigrazione: «Siamo molto felici di avere questa opportunità: la Sicilia ha una posizione geografica particolare, rappresenta un ponte tra le due sponde del Mediterraneo». La bozza sottoscritta dai leader del G7, non ancora definitiva e tuttora sottoposta a un negoziato aperto, recita: «Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico».

Molto più delicato e più lontano è, invece, il consenso unanime sulla questione del commercio internazionale e del clima. Nessuna bozza è stata, infatti, prodotta durante la prima sessione di oggi. Riguardo al tema della globalizzazione, il portavoce del premier britannico Theresa May ha detto: «Il presidente Donald Trump e il primo ministro Theresa May hanno ribadito il loro impegno per aumentare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Gran Bretagna». Nessuna dichiarazione, però, da parte degli altri Paesi.

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Donald Trump e Theresa May (foto via Ilpost.it)

Similmente, riguardo al clima, la discussione è momentaneamente sospesa. Trump, in particolare, dovrà elaborare con il suo entourage una decisione sull’accordo di Parigi del 2015. «L’amministrazione Usa ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto confermando il loro impegno totale – ha detto Gentiloni – l’accordo di Parigi è un pezzo del nostro futuro, siamo fiduciosi che dopo una riflessione interna, anche gli Stati Uniti, che hanno un ruolo fondamentale, vorranno partecipare».

L’unico tema su cui oggi si è giunti a una posizione definitiva e ufficiale è il terrorismo. Del resto, dopo i fatti di Manchester, era abbastanza prevedibile che i leader del G7 considerassero la questione della sicurezza come prioritaria. Commentando la dichiarazione congiunta oggi elaborata, Paolo Gentiloni ha assicurato che essa porterà «al rafforzamento della cooperazione tra le 7 maggiori economie del mondo occidentale su diverse questioni, dalla collaborazione informativa all’impegno dei leader per far promuovere dai grandi internet service dei provider un impegno nei confronti di quello che circola in rete che spesso amplifica gli atti di terrorismo».

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I leader del G7 guardano le Frecce Tricolori (foto via Ilpost.it)

14 maggio – Emmanuel Macron

French President Emmanuel Macron delivers a speech during his inauguration at the handover ceremony at the Elysee Palace in Paris
foto via Reuters.com (François Mori/Pool)

“Il mondo e l’Europa hanno bisogno oggi più che mai della Francia, hanno bisogno di una Francia forte e sicura del proprio destino”

Emmanuel Macron

Emmanuel Macron è divenuto il nuovo presidente della Francia con l’odierna cerimonia ufficiale di trasmissione dei poteri. Prima dell’investitura, secondo il protocollo, Macron si è intrattenuto con François Hollande in una riunione privata per ricevere i segreti di Stato, quindi è stato investito dei poteri nel Salone delle Feste dell’Eliseo.

A margine della cerimonia, Macron ha annunciato i nomi dei membri del suo gabinetto. Alexis Kohler, ex-direttore finanziario di MSC e consigliere di Macron in ambito economico durante la campagna elettorale, sarà il nuovo Segretario generale dell’Eliseo; il Presidente del gabinetto sarà Patrick Strzoda, ex-prefetto della regione Ile-de-France, mentre Consigliere diplomatico sarà l’ambasciatore Philippe Etienne. Infine, Consigliere speciale sarà Ismaël Emelien, braccio destro di Macron durante la campagna elettorale.

Nel discorso inaugurale, Macron ha insistito sull’incertezza della Francia, che “si sente minacciata nella sua cultura, nel suo modello sociale, nelle sue credenze più radicate”. Perciò, la prima linea guida del suo mandato sarà quella di restituire ai francesi la fiducia in se stessi, compito “lento, faticoso ma indispensabile”, che è finito “come per magia la sera del 7 maggio” (giorno delle elezioni presidenziali). Di qui, le promesse di fare tutto il possibile per rinvigorire la Francia: “il lavoro sarà liberato, gli imprenditori sostenuti, la libera iniziativa incoraggiata. La cultura e l’educazione, mediante le quali si costituisce l’emancipazione, la creazione e l’innovazione, saranno al cuore della mia azione”. Macron ha proseguito spiegando che la Francia, per rispettare il proprio ruolo nel mondo, deve superare le proprie divisioni interne, economiche, sociali, politiche e morali; solo così potrà “correggere gli eccessi del mondo”, rispondere “alle grandi crisi contemporanee, ovvero, l’emergenza dei migranti, del clima, delle derive autoritarie, degli eccessi del capitalismo mondiale e del terrorismo”.

Come Macron stesso ha detto, dovrà mettersi al lavoro già da questa sera: mancano solo quattro settimane alle elezioni legislative per l’Assemblea Nazionale. Nella camera bassa del Parlamento francese, però, “En Marche!”, il partito di Macron, attualmente non ha alcun membro e deve riuscire a ottenere una maggioranza in grado di operare. Le elezioni legislative del prossimo 11 giugno saranno dunque decisive per confermare “lo sconvolgimento del panorama politico francese: come ha scritto il The New York Times, saranno “il terzo round” del percorso politico di Macron, poiché decideranno se avrà o meno una maggioranza parlamentare in grado di lavorare.

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foto via LeMonde.fr (Jean-Claude Coutasse)

7 maggio – Emmanuel Macron

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foto via Ilpost.it (David Ramos/Getty Images)

“Mi batterò con tutte le mie forze contro la divisione che ci indebolisce e ci fa cadere. È in questo modo che potremo riconsegnare al popolo francese, a ciascuna e ciascuno di voi, nella propria vita professionale, personale e familiare, le opportunità che la Francia gli deve. A partire da questa sera, e per i cinque anni che verranno, servirò la Francia a nome vostro con umiltà, devozione e determinazione. Viva la Repubblica, viva la Francia!”

Emmanuel Macron

Emmanuel Macron ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali ed è stato eletto presidente della Repubblica Francese. Al momento della pubblicazione di questo post lo scrutinio delle schede non è ancora stato completato, ma il vantaggio di cui gode Macron nei confronti della sfidante Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Front National, è ormai incolmabile: con l’85% dei voti scrutinati, Macron si è aggiudicato il 64% delle preferenze, Le Pen il 36%. Entrambi i candidati hanno rivolto un discorso pubblico al popolo francese riconoscendo come definitivi i risultati che stanno giungendo dai seggi elettorali.

Poco dopo le nove di sera, Macron ha pronunciato un primo discorso da un ufficio nella sede del suo movimento En Marche!, a Parigi. “Dopo un lungo confronto avete scelto di accordarmi la vostra fiducia e vorrei esprimervi tutta la mia gratitudine”, ha esordito Macron. “Niente era già scritto, dunque grazie a tutti coloro che mi hanno dato il loro voto e sostegno: non vi dimenticherò”. Macron ha quindi rivolto un saluto a Le Pen e ha ringraziato il suo predecessore, François Hollande, per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni.

In seguito Macron ha raggiunto il Louvre, e da un palco ha rivolto un secondo discorso ai circa 15mila sostenitori che si erano radunati per festeggiarlo. “Abbiamo fatto una cosa senza precedenti”, ha detto il neo-presidente. “Ci dicevano tutti che era impossibile, ma non conoscevano la Francia. Grazie per la vostra fiducia, per tutto il tempo dedicato e l’impegno, grazie per i rischi che alcuni di voi hanno corso. Questa fiducia mi onora: non vi deluderò, voglio essere alla sua altezza. Nei prossimi 5 anni voglio portare avanti il vostro slancio”.

Da Bois de Vincennes, a est di Parigi, Le Pen ha pronunciato un discorso in cui ha riconosciuto la sconfitta, spiegando che “i francesi hanno scelto la continuità”. La leader del Front National ha tuttavia definito “storico” il risultato ottenuto, e ha annunciato la nascita di un nuovo soggetto politico: “Proporrò di dare vita a una trasformazione del nostro movimento per costituire una nuova forza politica. Mi appello a tutti i patrioti, perché si uniscano a noi per partecipare alla battaglia politica decisiva che inizia questa sera”.

Numerosi capi di stato e di governo hanno già espresso le proprie congratulazioni al neo-presidente francese. Tra questi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro inglese Theresa May, e il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni.