30 giugno – Angela Merkel

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foto via Abc.net.au (AP/Michael Sohn)

«Per me, il matrimonio così come è previsto dalla Costituzione è il matrimonio tra un uomo e una donna, ed è per questo che oggi non ho votato a favore del progetto di legge. È stata una discussione lunga ed intensa, anche dal punto di vista emotivo. Questo vale anche per me in prima persona e quindi spero che il voto di oggi non solo promuova il rispetto delle diverse opinioni, ma porti anche più coesione sociale e pace»

Angela Merkel

Venerdì la camera bassa del Parlamento tedesco (il Bundestag) ha approvato un progetto di legge che istituisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La riforma, che dovrà essere confermata anche dalla camera alta, prevede che le coppie omosessuali possano contrarre matrimonio e godere dei pieni diritti delle coppie sposate, tra cui la possibilità di adozione.

«Il matrimonio è stipulato a vita tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso» reciterà il codice civile tedesco quando la legge entrerà in vigore, verosimilmente entro la fine dell’anno. I voti favorevoli nel Bundestag sono stati 393, i contrari 226, mentre quattro deputati si sono astenuti: il progetto di legge era sostenuto dai deputati del Partito Socialdemocratico (SPD), della Sinistra (Linke), dei Verdi e del Partito Democratico Libero. Anche 70 deputati dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) avrebbero votato a favore.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che è anche presidente della CDU, ha invece votato contro la proposta, spiegando di considerare il matrimonio come un’unione «tra un uomo e una donna». Merkel ha però anche sottolineato gli effetti positivi che la decisione del Parlamento potrà avere sulla società: «Spero che il voto di oggi non solo promuova il rispetto delle diverse opinioni, ma porti anche più coesione sociale e pace», ha detto alla stampa la cancelliera. La sua dichiarazione è stata anche riportata sulla sua pagina Facebook.

Ad ogni modo, del voto di oggi Merkel è un artefice importante, seppure indiretto. Come riporta il Post, lunedì scorso, durante un evento organizzato dalla rivista femminile tedesca Brigitte, la cancelliera si era detta favorevole a lasciare libertà di coscienza ai parlamentari del suo partito se la proposta di legge per legalizzare i matrimoni gay fosse arrivata al voto nel Bundestag. L’apertura di Merkel aveva sorpreso molti commentatori e le sue parole erano state definite “un’inversione a U” rispetto alla posizione di relativa chiusura mantenuta fino ad allora dalla CDU e da Merkel stessa, in particolare riguardo al tema dell’adozione per coppie dello stesso stesso.

Dopo queste dichiarazioni, sui social network era nata e si era rapidamente sviluppata la campagna #EheFuerAlle (“Matrimonio per tutti”) per chiedere che il Parlamento votasse al più presto una legge sui matrimoni gay. Il tema gode di un ampio sostegno in Germania: secondo una ricerca recentemente condotta dall’agenzia del governo contro le discriminazioni, l’83% dei cittadini tedeschi sarebbe a favore dell’estensione del diritto di sposarsi anche alle coppie omosessuali. I Socialdemocratici e i partiti di opposizione avevano dunque deciso di accelerare i tempi e di chiedere un voto immediato, a cui si è giunti questa mattina.

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Alcuni parlamentari dei Verdi festeggiano l’approvazione del progetto di legge sui matrimoni gay nel Bundestag, venerdì 30 giugno (foto via Cnbc.com / Tobias Schwarz/Getty Images)

28 maggio – Angela Merkel

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foto via Politico.com (Sebastian Widmann/Getty Images)

“I tempi in cui potevamo dipendere completamente gli uni dagli altri sono finiti da un pezzo. L’ho sperimentato nei giorni scorsi. Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”

Angela Merkel

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che le nazioni europee dovranno essere più autonome nei confronti di Regno Unito e Usa. Parlando a un evento elettorale a Monaco di Baviera, Merkel ha affermato che gli Stati membri dell’Unione europea non potranno più fare completo affidamento sui tradizionali alleati occidentali, l’uno alle prese con Brexit e l’altro con l’imprevedibile presidenza Trump.

Anche se l’Europa e la Germania faranno di tutto per rimanere in buoni rapporti con Regno Unito e Usa, “dovremo lottare in prima persona per il nostro destino” ha detto la cancelliera.

Merkel è tornata ieri da Taormina, dove si è appena svolto un summit di due giorni con i rappresentanti dei paesi del cosiddetto G7, il gruppo che riunisce le sette democrazie con le economie più sviluppate al mondo (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Italia e Canada).

Sebbene sulla maggior parte delle questioni all’ordine del giorno (la lotta al terrorismo, le politiche da adottare nei confronti della Russia, gli accordi di libero scambio) i leader del G7 abbiano trovato una certa unanimità di intenti, il comunicato finale del summit di Taormina riporta che tra Stati Uniti e le altre sei nazioni non è stato possibile raggiungere un’intesa per quanto riguarda l’adesione all’accordo sul clima di Parigi. Infatti, mentre Germania, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Canada hanno riaffermato il loro “forte impegno” nella messa in pratica degli accordi sulla riduzione del cambiamento climatico, gli Stati Uniti – che pure nel 2015 avevano sottoscritto gli accordi sotto la presidenza di Barack Obama – hanno preferito smarcarsi.

“Sull’accordo di Parigi prenderò la mia decisione la prossima settimana!” ha twittato ieri Donald Trump.

Merkel ha affermato che la discussione sulle politiche climatiche si è svolta in un clima da “sei contro uno”, e che è stata “molto difficile, per non dire molto insoddisfacente”.

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Theresa May, Donald Trump e Angela Merkel a Taormina, in Sicilia – foto via Politico.com (Stephane de Sakutin/AFP)

26 maggio – Paolo Gentiloni

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foto via Ilpost.it

«Sappiamo che non sarà un confronto semplice. Lo spirito di Taormina ci può aiutare nella giusta direzione»

Paolo Gentiloni

In una Taormina blindata e affollata come mai nella sua storia, si è conclusa oggi la prima sessione del G7, tenuto sotto la presidenza italiana. Quattro sono i principali temi all’ordine del giorno: l’immigrazione, il clima, il terrorismo e il commercio internazionale.

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Foto di gruppo per il G7 di Taormina, con Donald Tusk, Justin Trudeau, Angela Merkel, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Shinzo Abe, Theresa May e Jean-Claude Juncker (foto via Ilpost.it)

Un vertice che sarà assolutamente impegnativo, data le differenti posizioni che hanno i sette Paesi sulle questioni più salienti. I primi a esserne consapevoli sono proprio i leader chiamati a discuterne oggi e domani, in particolare Paolo Gentiloni. «La straordinaria storia e bellezza che ci circonda, la realtà di Taormina, della Sicilia e dell’Italia credo che può dare un contributo molto importante ai leader del G7 che si riuniscono oggi qui» ha affermato il Primo Ministro italiano.

Apprensione condivisa anche dal Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, che ha affermato: «Non c’è dubbio che questo sarà il vertice più impegnativo tra i G7 degli ultimi anni. E non è un segreto che i leader che si riuniscono qui hanno qualche volta posizioni molto diverse su temi come il clima ed il commercio».

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La riunione dei leader del G7 (foto via Ilpost.it)

Gentiloni ha aperto il vertice, parlando dell’immigrazione: «Siamo molto felici di avere questa opportunità: la Sicilia ha una posizione geografica particolare, rappresenta un ponte tra le due sponde del Mediterraneo». La bozza sottoscritta dai leader del G7, non ancora definitiva e tuttora sottoposta a un negoziato aperto, recita: «Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico».

Molto più delicato e più lontano è, invece, il consenso unanime sulla questione del commercio internazionale e del clima. Nessuna bozza è stata, infatti, prodotta durante la prima sessione di oggi. Riguardo al tema della globalizzazione, il portavoce del premier britannico Theresa May ha detto: «Il presidente Donald Trump e il primo ministro Theresa May hanno ribadito il loro impegno per aumentare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Gran Bretagna». Nessuna dichiarazione, però, da parte degli altri Paesi.

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Donald Trump e Theresa May (foto via Ilpost.it)

Similmente, riguardo al clima, la discussione è momentaneamente sospesa. Trump, in particolare, dovrà elaborare con il suo entourage una decisione sull’accordo di Parigi del 2015. «L’amministrazione Usa ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto confermando il loro impegno totale – ha detto Gentiloni – l’accordo di Parigi è un pezzo del nostro futuro, siamo fiduciosi che dopo una riflessione interna, anche gli Stati Uniti, che hanno un ruolo fondamentale, vorranno partecipare».

L’unico tema su cui oggi si è giunti a una posizione definitiva e ufficiale è il terrorismo. Del resto, dopo i fatti di Manchester, era abbastanza prevedibile che i leader del G7 considerassero la questione della sicurezza come prioritaria. Commentando la dichiarazione congiunta oggi elaborata, Paolo Gentiloni ha assicurato che essa porterà «al rafforzamento della cooperazione tra le 7 maggiori economie del mondo occidentale su diverse questioni, dalla collaborazione informativa all’impegno dei leader per far promuovere dai grandi internet service dei provider un impegno nei confronti di quello che circola in rete che spesso amplifica gli atti di terrorismo».

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I leader del G7 guardano le Frecce Tricolori (foto via Ilpost.it)

25 maggio – Barack Obama

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foto via Politico.com (AP)

“Quando portiamo aiuti per favorire lo sviluppo dell’Africa o quando siamo coinvolti nella risoluzione di un conflitto in aree dove è in corso una guerra [o] portiamo avanti degli investimenti per provare ad affrontare il cambiamento climatico […] tutte queste cose non le facciamo solo per beneficenza, non solo perché è la cosa giusta da fare o per gentilezza, ma anche perché se in quei paesi ci sono dei disagi, se ci sono conflitti, se c’è del malgoverno, se c’è la guerra, se c’è la povertà, in questo mondo nuovo in cui viviamo non possiamo isolarci, non possiamo nasconderci dietro un muro”

Barack Obama

Decine di migliaia di persone si sono radunate oggi a Berlino di fronte alla Porta di Brandeburgo, dove Barack Obama ha incontrato pubblicamente la cancelliera tedesca Angela Merkel. L’ex presidente degli Stati Uniti ha ricevuto “un’accoglienza da eroe”, scrive il quotidiano The Guardian, e ha esortato le circa 70mila persone presenti a “respingere quelle tendenze che portano a violare i diritti umani o a soffocare la democrazia o a limitare le libertà individuali”, e le ha invitate a “lottare contro coloro che ci dividono”.

Obama ha elogiato Merkel definendola “uno dei miei alleati preferiti nel corso delle mia presidenza”, e ha difeso le politiche sull’immigrazione attuate dal governo tedesco. Durante l’evento, la cancelliera è stata duramente criticata dal vescovo Heinrich Bedford-Strohm, capo della Chiesa protestante della Germania, per aver deciso di rimpatriare molti dei circa 900mila richiedenti asilo arrivati in Germania nel 2015.

“So che ciò non mi ha reso molto popolare”, ha affermato Merkel, che ha sottolineato la necessità di rendere più rapido il sistema di gestione delle richieste di asilo in modo da poter rimpatriare più velocemente coloro che non soddisfano i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato. “Dobbiamo avere cura di prestare soccorso a coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, e di queste persone il mondo è pieno”, ha detto la cancelliera.

Obama ha affermato di comprendere la difficoltà delle scelte che Merkel ha dovuto compiere nel tentativo di aiutare coloro in cerca di aiuto, garantendo al tempo stesso la sicurezza dei cittadini tedeschi: “Siamo capi di Stato […] Parte del lavoro dei governi consiste nell’esprimere umanità, compassione e solidarietà verso coloro che sono nel bisogno, ma anche nel riconoscere che ci troviamo a dover agire all’interno di vincoli legali e istituzionali e degli obblighi che abbiamo nei confronti dei cittadini dei paesi che serviamo. E questo non è sempre facile. Tuttavia, un modo per fare un lavoro migliore consiste nel creare più opportunità per le popolazioni nei loro paesi nativi”.

18 marzo – Michel Sapin

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foto via Presstv.ir

“Sono dispiaciuto che i dibattiti di oggi non abbiano portato a una conclusione soddisfacente su due priorità [il cambiamento climatico e il libero scambio n.d.r.] che sono assolutamente essenziali nel mondo attuale”

Michel Sapin

Al termine del G20 che si è tenuto in questi giorni ad Amburgo, in Germania, il Ministro delle finanze francese, Michel Sapin, ha sottolineato l’assenza di indicazioni sulla lotta al cambiamento climatico e sul libero scambio, nel comunicato conclusivo sottoscritto da tutti i Paesi partecipanti.

Come riporta Reuters, in effetti, sembra che Stati Uniti, Arabia Saudita e alcuni altri Paesi abbiano spinto perché i riferimenti a politiche sul cambiamento climatico fossero limitati. Nel testo si legge: “Noi riaffermiamo il nostro proposito di razionalizzare ed eliminare, nel medio periodo, gli inefficienti sussidi ai combustibili fossili che incoraggiano gli sprechi”. Soltanto lo scorso anno, sotto la presidenza cinese, il G20 invitava invece a sottoscrivere e rispettare gli accordi di Parigi sul clima.

L’altro punto sottolineato da Sapin riguarda il libero scambio: il comunicato di Amburgo, a differenza di tutti gli altri, non presenta un esplicito rifiuto del protezionismo. Il Ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in conferenza stampa, ha spiegato: “Non è che non fossimo d’accordo. Non ci sono dubbi che siamo tutti contrari al protezionismo. Tuttavia, non è molto chiaro che cosa ciò significhi per ciascuno dei ministri”. Secondo “Il Sole 24 Ore”, il generico “lavoriamo per rafforzare il contributo del commercio alle nostre economie” che si trova sul comunicato conclusivo, al posto del consueto “resistere a tutte le forme di protezionismo”, sarebbe sintomo della divisione tra gli Usa e gli altri Paesi.