8 novembre – Hassan Rouhani

Iranian President Rouhani addresses the 72nd United Nations General Assembly at U.N. headquarters in New York
foto via Reuters.com

«Perché state mostrando ostilità verso i popoli della Siria e dell’Iraq? Perché state rafforzando l’Isis e lasciando i popoli della regione nelle sue mani? Perché interferite con gli affari interni del Libano e con la sua governance?»

Il Presidente iraniano, Hassan Rouhani, è intervenuto oggi nella disputa in corso tra il suo Paese e l’Arabia Saudita e lo ha fatto lanciando a Riyad accuse molto pesanti: di esacerbare le ostilità in corso in Yemen; di sostenere finanziariamente lo Stato Islamico; di aver orchestrato e programmato le dimissioni, fatto senza precedenti, del Primo Ministro libanese Saad Hariri.

La risposta di Rouhani giunge a un giorno solo di distanza dalle dichiarazioni del Principe saudita Mohammad bin Salman, che aveva accusato Teheran di aver lanciato un attacco militare diretto all’Arabia Saudita, rifornendo i ribelli Houti in Yemen di diverse batterie di missili; accusa che Teheran ha rispedito immediatamente al mittente. Proprio domenica, infatti, Riyad aveva fatto sapere di aver intercettato uno di questi missili partito dallo Yemen e diretto proprio sulla capitale saudita.

Rouhani ha descritto l’attacco missilistico da parte degli Houthi come una legittima risposta all’aggressione saudita dello Yemen. «Come dovrebbe reagire il popolo yemenita al bombardamento del proprio Paese? Quindi non è loro permesso di usare le proprie armi? Se voi per primi fermaste i bombardamenti, vedreste se gli yemeniti non farebbero lo stesso», ha detto il Presidente iraniano.

Lo stesso Presidente ha poi difeso il ruolo che l’Iran sta svolgendo sia in Iraq che in Siria, nello sconfiggere militarmente lo Stato Islamico e nell’impedire la diffusione del terrorismo. «L’Iran è accusato di interferire nella regione, mentre sta aiutando l’Iraq e la Siria a combattere il terrorismo su richiesta di questi ultimi e siamo orgogliosi di poter fermare l’Isis dal raggiungiere i suoi obiettivi», ha affermato Rouhani.

«L’Arabia Saudita conosce la nostra forza, che è maggiore della sua, e non può fare niente contro l’Iran», ha poi dichiarato stamattina il Presidente iraniano, come riportato dalla tv libanese filo-iraniana al Mayadin. Successivamente, di fronte al Consiglio dei Ministri, Rouhani ha definito l’obiettivo primario del Paese: «Noi vogliamo la stabilità e la sicurezza della regione».

In particolare, Rouhani ha accusato l’Arabia Saudita di aver pilotato le dimissioni del Primo Ministro libanese Saad Hariri. «Non c’è alcun caso nella storia di un Paese che imponga alle autorità di un altro di dimettersi solo per interferire con i suoi affari interni. Questo è un evento senza precedenti nella storia. Dove andrete di questo passo?», ha detto il leader iraniano, che ha poi rincarato la dose nei confronti di Riyad, «Perché state mostrando ostilità verso i popoli della Siria e dell’Iraq? Perché state rafforzando l’Isis e lasciando i popoli della regione nelle sue mani? Perché interferite con gli affari interni del Libano e la sua governance?».

3 novembre – Benjamin Netanyahu

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foto via Ilgiornale.it

«Vogliono lasciare il loro esercito, le loro basi aeree e i loro aerei da caccia a pochi secondi di distanza da Israele, e non lasceremo che ciò accada. Non lo diciamo con leggerezza. Le nostre intenzioni sono serie e saranno supportate dalle nostre azioni»

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha detto che non consentirà all’Iran di guadagnare potere in Siria mediante il rafforzamento della sua presenza militare sul territorio.

Venerdì, parlando alla Chatham House di Londra, Netanyahu ha accusato l’Iran di essere intervenuto nella guerra siriana «per “Libanizzare” la Siria economicamente e militarmente». «Vogliono lasciare il loro esercito, le loro basi aeree e i loro aerei da caccia a pochi secondi di distanza da Israele, e non lasceremo che ciò accada» ha detto il primo ministro.

Citando l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, Netanyahu ha affermato che l’Iran «è una causa, non un paese» e che «sta divorando una nazione dopo l’altra, direttamente o per procura». L’ultima sarebbe proprio la Siria, da anni teatro di una sanguinosa guerra civile, dove l’Iran avrebbe introdotto decine di migliaia di guerriglieri sciiti.

In passato Israele ha già bombardato ciò che riteneva essere basi militari di Hezbollah in Siria potenzialmente pericolose per la propria sicurezza. A questo proposito, giovedì scorso dei jet israeliani hanno attaccato un deposito di armi situato nelle aree rurali nei pressi di Hisya, a sud della città siriana di Homs. Secondo Patrick Wintour del Guardian, tuttavia, le ultime dichiarazioni di Netanyahu sulle intenzioni iraniane in Siria suggeriscono che Israele si starebbe preparando a uno scontro più frontale con l’Iran, per impedire che lo stato sciita ottenga dei benefici dal suo impegno nella guerra siriana.

15 ottobre – Rex Tillerson

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foto via Bbc.com

«Vediamo se riusciamo ad affrontare i difetti restando nell’accordo, lavorando con gli altri firmatari, lavorando con gli amici e gli alleati europei dentro l’accordo»

Rex Tillerson

Nel corso di un’intervista alla Cnn, nel programma domenicale “State of the Union” condotto dal giornalista Jake Tapper, il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha rilasciato alcune dichiarazioni che sembrano distanziarsi, in parte, da quelle rilasciate solo pochi giorni fa dal Presidente Trump sull’accordo nucleare iraniano.

Alla domanda diretta di Tapper se gli Usa debbano rimanere all’interno dell’accordo con l’Iran e se questo sia nell’interesse americano, Tillerson ha risposto chiaramente: «Noi rimarremo dentro l’accordo». Una posizione chiara e decisa, che stride con l’annuncio del Presidente di voler ripudiare l’accordo negoziato dall’amministrazione Obama, a causa delle ripetute violazioni dei termini da parte del regime di Teheran.

«Quello che il Presidente vuole è una strategia più comprensiva nella sua totalità», ha detto Tillerson, «Questo accordo nucleare ha una serie di difetti e di debolezze e il Presidente, nel corso della campagna elettorale, ha detto che avrebbe rivisto l’accordo o l’avrebbe rinegoziato per correggere questi difetti oppure che avrebbe cercato di ottenere un accordo completamente diverso».

«Noi vogliamo affrontare le debolezze contenute nell’accordo nucleare», ha continuato il Segretario di Stato, «ma dobbiamo anche affrontare una più ampia serie di minacce che l’Iran pone alla regione, ai nostri amici ed alleati e alla nostra sicurezza nazionale». Tra le accuse rivolte al regime di Teheran, Tillerson ha citato il legame stretto con le milizie libanesi di Hezbollah, il tentativo di destabilizzare lo Yemen appoggiando i ribelli Houthi e il sostegno finanziario offerto ad alcuni gruppi terroristici di matrice islamica.

Del resto, secondo Tillerson, l’Iran sta rispettando l’accordo negoziato nel 2015, a differenza di quanto sostenuto da Trump. Il regime di Teheran avrebbe commesso delle «violazioni tecniche» di alcune norme negoziate, ma «hanno rimediato a queste violazioni, il che li riporta nella conformità tecnica».

La necessità di rinegoziare l’accordo, sempre secondo il Segretario di Stato, non nasce dalla minaccia nucleare rappresentata dall’Iran, ma dalla complessa rete di alleanze e di influenze che Teheran sta consolidando ed espandendo in Medio Oriente. Il dialogo, tuttavia, non deve essere riaperto unilateralmente, ma con l’appoggio degli altri firmatari dell’accordo. «Vediamo se riusciamo ad affrontare i difetti restando nell’accordo, lavorando con gli altri firmatari, lavorando con gli amici e gli alleati europei dentro l’accordo», ha detto Tillerson.

14 ottobre – Valentina Matviyenko

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foto via Sputniknews.com

«Questo è un atto internazionale, un documento, che è stato adottato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non è un accordo bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti e, pertanto, non può essere revocato unilateralmente»

Valentina Matviyenko

Dopo le dichiarazioni di ieri di Donald Trump riguardanti la sua decisione di non continuare a certificare il rispetto dell’accordo nucleare con l’Iran, il Joint Comprehensive Plan Of Action, lasciandone il destino nelle mani del Congresso americano, gli altri membri del JCPOA hanno prontamente affermato pubblicamente che la sopravvivenza dell’accordo non è a rischio.

La Federazione Russa, per bocca del Presidente del Consiglio Federale (ossia il Senato) Valentina Matviyenko ha oggi ribadito che l’iniziativa di un solo Paese, per quanto potente possa essere, non può invalidare un accordo così importante. «Questo è un atto internazionale, un documento, che è stato adottato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non è un accordo bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti e, pertanto, non può essere revocato unilateralmente», ha detto la Matviyenko ai giornalisti.

«Spero che non ci sia alcuna decisione di abrogare l’accordo, dal momento che ogni tentativo di cambiarne l’equilibrio può essere molto pericoloso», ha continuato il Presidente del Senato russo, «tutti gli accordi di non proliferazioni sottoscritti internazionalmente sarebbero a rischio».

Valentina Matviyenko ha, inoltre, difeso i risultati sin qui ottenuti: «L’accordo con l’Iran sul programma nucleare è stato difficile da raggiungere e il mondo l’ha riconosciuto come una grandiosa vittoria della diplomazia internazionale. Oggi l’Iran è sottoposto al ferreo controllo dell’IAEA sul rispetto degli impegni previsti dall’accordo». «Non c’è alcuna ragione per dubitare dell’effettività di questo accordo, di questo documento», ha concluso, infine, la Matviyenko.

13 ottobre – Donald Trump

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foto via Timesofisrael.com

«Basandomi su testimonianze fattuali, annuncio oggi che non possiamo fare questa certificazione e non la faremo. Non possiamo continuare lungo un percorso la cui prevedibile conclusione è più violenza, più terrore e la minaccia estremamente realistica della produzione di armi nucleari da parte dell’Iran»

Donald Trump

Donald Trump ha minacciato di porre fine all’accordo sul nucleare iraniano se questo non verrà modificato in modo significativo. Parlando dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti venerdì ha dichiarato di non essere intenzionato a continuare a certificare il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, anche se non si è spinto fino ad annunciare il ritiro degli Usa dal trattato.

L’accordo sul nucleare iraniano, il cui nome formale è “Piano d’azione congiunto globale” (in inglese “Joint Comprehensive Plan of Action”, JCPOA), è un accordo internazionale che impegna l’Iran, per un determinato numero di anni, a ridurre le proprie attività di arricchimento dell’uranio in cambio della sospensione delle sanzioni economiche imposte allo stato mediorientale a causa del suo programma nucleare. Il JCPOA è stato raggiunto nel 2015 a Vienna tra Iran, Unione europea e il gruppo di stati “P5+1”, composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) più la Germania.

Trump ha annunciato che la sua amministrazione è pronta a negoziare col Congresso americano e con gli alleati internazionali degli Stati Uniti dei modi per rendere permanenti e più severi gli obblighi dell’Iran, specificando che in caso di fallimento dei negoziati farà uscire gli Stati Uniti dal JCPOA.

«Non possiamo continuare lungo un percorso la cui prevedibile conclusione è più violenza, più terrore e la minaccia estremamente realistica della produzione di armi nucleari da parte dell’Iran» ha detto Trump. «Se non saremo in grado di raggiungere una soluzione lavorando col Congresso e coi nostri alleati, allora l’accordo terminerà. La nostra partecipazione può essere interrotta da me in ogni momento, in quanto presidente».

Gli altri firmatari dell’accordo hanno però affermato che una rinegoziazione dell’accordo è impossibile. Già pochi minuti dopo il discorso di Trump, la responsabile della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, ha rilasciato una dichiarazione puntualizzando che, poiché l’accordo sul nucleare è stato sancito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non potrà essere cancellato da un singolo stato. «Non mi risulta ci sia un solo paese al mondo che possa porre fine a una risoluzione che è stata adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il presidente degli Stati Uniti ha molti poteri, ma non questo» ha detto Mogherini ai giornalisti.

9 ottobre – Federica Mogherini

EU foreign policy chief Mogherini holds a news conference on the European Defence Action Plan in Brussels
foto via Reuters.com

«L’accordo con l’Iran ha concluso una delle peggiori crisi nucleari del nostro tempo. Ora, mentre ci troviamo ad affrontare una nuova minaccia nucleare, causata dalla Corea del Nord, non possiamo davvero permetterci di aprire un altro fronte. Abbiamo un interesse e una responsabilità, un dovere, di preservare l’accordo nucleare con l’Iran e di lavorare per rafforzare, non indebolire il regime globale di non proliferazione»

Federica Mogherini

E’ un periodo storico in cui la sicurezza e la proliferazione nucleare occupano un posto di assoluto rilievo nell’agenda politica globale. In un momento in cui i test missilistici di Kim Jong-un minacciano la stabilità dell’Asia-Pacifico, Donald Trump minaccia di uscire dall’accordo nucleare con l’Iran e il Premio Nobel per la Pace viene assegnato all’ICAN, ecco che ricorre anche il sessantesimo compleanno dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e del Trattato Euratom.

In un convegno di due giorni, che si terrà oggi e domani a Roma, presso l’Accademia dei Lincei, questi temi saranno dibattuti intensamente. L’Edoardo Amaldi Conference, infatti, raccoglierà relatori da 40 Paesi, provenienti da America, Medio Oriente, Asia e Africa. Ad aprire i lavori, è intervenuto il Direttore Generale dell’AIEA, Yukiya Amano, che ha difeso l’accordo nucleare con l’Iran (il JCPOA, Joint Comprehensive Plan of Action) firmato nel luglio 2015.

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Il direttore generale dell’AIEA, Yukiya Amano, parla a Roma all’Accademia dei Lincei (foto via Repubblica.it)

«L’Iran è sottoposto oggi al regime di controlli nucleari più robusto del mondo», ha detto Amano, «I nostri ispettori hanno accesso ai siti, abbiamo molte informazioni su un programma nucleare iraniano che oggi è più ridotto rispetto al periodo precedente gli accordi. E posso confermare che il paese sta mantenendo gli impegni».

Successivamente, è intervenuto anche l’Alto Rappresentante Dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, l’italiana Federica Mogherini, con un breve discorso. «Ancora una volta dobbiamo affrontare dei test e la minaccia di un attacco nucleare», ha esordito la Mogherini. «L’unica cosa saggia da fare, in un momento simile, è quella di investire tutto il nostro capitale politico nel potere della diplomazia, del multilateralismo e della cooperazione internazionale. Dobbiamo aprire nuovi canali per il dialogo e la mediazione e non dobbiamo assolutamente distruggere i canali che già abbiamo». Per il rappresentante della politica estera europea, è il tempo di «proteggere e ampliare tutti gli accordi internazionali sulla non proliferazione. Questo non è certamente il momento di smantellarli».

Federica Mogherini ha poi parlato dell’accordo nucleare con l’Iran firmato nel 2015, come il simbolo dell’importanza della cooperazione internazionale e del dialogo per garantire la pace. «L’accordo nucleare iraniano ha mostrato il potere della cooperazione internazionale. Attraverso la diplomazia e il dialogo abbiamo raggiunto una soluzione vincente per entrambi, abbiamo fissato una pietra miliare per la non proliferazione e abbiamo impedito un’escalation militare devastante e pericolosa», ha detto.

L’accordo con l’Iran va preservato, secondo la Mogherini, non soltanto perché ha risolto una minaccia importante, ma anche perché permette di concentrare gli sforzi sull’altra grande crisi, quella dei test missilistici in Corea del Nord. «L’accordo con l’Iran ha concluso una delle peggiori crisi nucleari del nostro tempo. Ora, mentre ci troviamo ad affrontare una nuova minaccia nucleare, causata dalla Corea del Nord, non possiamo davvero permetterci di aprire un altro fronte. Abbiamo un interesse e una responsabilità, un dovere, di preservare l’accordo nucleare con l’Iran e di lavorare per rafforzare, non indebolire il regime globale di non proliferazione».

Ha poi concluso ribadendo il ruolo cruciale dell’Unione Europea nel risolvere le principali crisi nucleari del nostro tempo: «Il mondo può contare su di noi. Il mondo può contare sull’Unione europea. Noi conserveremo l’accordo con l’Iran. Cercheremo di rendere la penisola coreana pacifica, sicura e non nuclearizzata».

Sempre nella giornata di oggi, dichiarazioni favorevoli al proseguimento degli accordi raggiungti con la Repubblica Islamica sono giunti anche da Cina e Russia. «Speriamo che l’accordo nucleare globale sull’Iran possa continuare ad essere attuato seriamente», ha affermato Hua Chunying, Portavoce del Ministero degli Esteri cinese. «Il Presidente Putin ha ripetutamente sottolineato l’importanza degli accordi nell’affrontare il dossier nucleare iraniano. Senza dubbio, il ritiro di qualsiasi Paese da questo accordo, e a maggior ragione degli Stati Uniti, avrà certamente delle conseguenze negative», ha detto invece Dmitry Peskov, Portavoce del Cremlino.

7 giugno – Ali Khamenei

Ali Khamenei
foto via Washingtontimes.com

“La nazione iraniana sta andando avanti, e lo scherzo di oggi con i petardi non influenzerà la forza di volontà del popolo. Tutti devono rendersi conto di questo: i terroristi sono troppo deboli per influenzare la forza di volontà del popolo iraniano e delle sue autorità”

Ali Khamenei

La Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Sayyid Ali Hosseini Khamenei, ha risposto ufficialmente al duplice attentato terroristico che oggi pomeriggio ha colpito Teheran, la capitale iraniana, provocando almeno 12 morti. Il messaggio di Khamenei, rivolto ai terroristi e al mondo intero, è chiaro e deciso: «La nazione iraniana sta andando avanti, e lo scherzo di oggi a Teheran con i petardi non influenzerà la forza di volontà del popolo».

Questo pomeriggio un commando armato ha fatto irruzione nel Parlamento, mentre era in corso una seduta, avrebbero preso in ostaggio alcuni deputati e, poco dopo, uno di loro si sarebbe fatto esplodere all’interno dell’edificio. Il gruppo sarebbe entrato indisturbato, con i terroristi travestiti da donna, col chador tradizionale, ma con anche armi ed esplosivo sotto le tuniche. Stando all’genzia di stampa iraniana Mehr News, un blitz delle forze dell’ordine avrebbe liberato il Parlamento e ucciso quattro terroristi.

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Evacuazione di civili dal Parlamento di Teheran (foto via Repubblica.it)

Contemporaneamente, nella zona sud della capitale, presso il mausoleo dell’imam Khomeini, un gruppo armato ha fatto fuoco sulla folla dei pellegrini lì presenti e uno degli attentatori, forse una donna, si sarebbe fatto esplodere. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis; è la prima volta che lo Stato Islamico colpisce in Iran.

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Esplosione al mausoleo di Khomeini a Teheran (foto via Repubblica.it)

L’ayatollah Khamenei, che stava tenendo un incontro con un gruppo di studenti e di rappresentanti di associazioni di studenti universitari provenienti da tutta la nazione, ha tenuto a far sapere che l’Iran non ha paura del terrorismo e che continuerà nella sua lotta contro lo Stato Islamico. «Loro [i terroristi] sono troppo deboli per influenzare la forza di volontà del popolo iraniano e delle sue autorità. Con il volere di Dio, saranno eliminati».

Non soltanto, la Guida Suprema ha voluto anche rimarcare la solitudine dell’Iran nella lotta sul campo contro l’Isis. «Questo rivela che, se la Repubblica islamica non avesse resistito al centro di tutti questi complotti, avremmo avuto molti più problemi di questo tipo nel paese».

Khamenei non ha voluto nemmeno tacere sulle responsabilità delle altre potenze mondiali (riferendosi implicitamente agli Stati Uniti) per la situazione attuale del Medio Oriente: «Le politiche delle potenze mondiali in Asia Occidentale sono giunte al capolinea. Loro volevano portare il disordine in Iraq e in Siria, ma la Rivoluzione Islamica è riuscita a impedirlo».

Anche il presidente iraniano Hassan Rouhani ha rivolto al suo popolo un appello all’unità e alla resistenza nella lotta contro il terrorismo sunnita. «Gli attacchi a Teheran renderanno l’Iran più unito e determinato nella lotta contro il terrorismo – ha detto all’agenzia iraniana Isna News – La nazione iraniana sconfiggerà tutti i piani nemici con l’unità e con più forza».

Dopo la recente crisi diplomatica tra le monarchie del Golfo Persico e il Qatar, l’attacco terroristico odierno accentua ulteriormente la frattura tra Iran e Arabia Saudita. Infatti, la dichiarazione rilasciata dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana accusa direttamente Riyad: «Questa azione terroristica, avvenuta una settimana dopo la riunione del Presidente degli Stati Uniti con il leader di uno dei governi reazionari della regione (l’Arabia Saudita)… mostra quanto essi siano coinvolti in questa azione selvaggia».

22 maggio – Hassan Rouhani

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foto via Katehon.com

“Chi dice che la stabilità della regione può essere ripristinata senza l’Iran? Chi dice che la regione potrà godere di una stabilità totale senza l’Iran?”

Hassan Rouhani

Nel corso della sua prima conferenza stampa dopo il voto di venerdì scorso che lo ha riconfermato presidente dell’Iran, Hassan Rouhani ha affermato che senza l’aiuto di Tehran nessun tipo di stabilità potrà mai essere raggiunta in Medio Oriente.

Le parole di Rouhani rappresentano una risposta esplicita alle accuse del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nel corso della giornata di oggi, durante la sua prima visita presidenziale a Israele, ha ripetutamente affrontato l’argomento Iran, accusando la Repubblica Islamica di finanziare e di sostenere militarmente il terrorismo internazionale.

A Gerusalemme, durante un incontro con il presidente israeliano Reuven Rivlin, Trump ha anche sostenuto che all’Iran non deve essere concesso il possesso di armi nucleari: “Gli Stati Uniti e Israele possono dichiarare con una sola voce che all’Iran non potrà mai essere permesso di possedere un’arma nucleare, mai e poi mai, e che l’Iran deve cessare il suo mortale finanziamento, addestramento ed equipaggiamento dei terroristi e delle milizie, e che deve cessarlo immediatamente”.

Già ieri, in un atteso discorso pronunciato a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, di fronte a numerose autorità del mondo arabo e musulmano sunnita, il presidente americano aveva accusato le “crescenti ambizioni dell’Iran” di provocare una violenta destabilizzazione del Medio Oriente.

Come scrivono Peter Beaumont e Saeed Kamali Dehghan sul Guardian, nel suo discorso di Riyad Trump ha però apertamente evitato di accusare anche gli Stati sunniti, Arabia Saudita inclusa, per il proprio ruolo nel sostegno dei gruppi estremisti e del terrorismo.

Sabato scorso Trump e il re saudita Salman Bin Abdulaziz Al Saud hanno firmato un accordo che impegna gli Stati Uniti, nell’arco dei prossimi dieci anni, a vendere all’Arabia Saudita armi e sistemi di difesa per un valore complessivo di 350 miliardi di dollari.

“Non puoi risolvere il problema del terrorismo dando soldi alle superpotenze”, ha commentato Rouhani. Il presidente dell’Iran ha anche tenuto ad elogiare la democrazia del sistema politico iraniano, aspetto che lo differenzierebbe dalle istituzioni della monarchia saudita. “Trump ha visitato la regione [mediorientale] proprio nel momento in cui il nostro popolo si è recato a votare”, ha detto Rouhani, la cui rielezione di venerdì scorso ha segnato, secondo molti commentatori, un rafforzamento del tentativo iraniano di raggiungere uno status di paese moderato. “Trump si è recato in un paese [l’Arabia Saudita] il cui popolo non ha mai visto delle urne elettorali e in cui le elezioni non hanno alcun valore. Spero che un giorno anche l’Arabia Saudita possa esercitare il proprio potere di nazione attraverso le elezioni. Il potere non dovrebbe essere trasmesso per eredità, ma per mezzo di elezioni”.

7 febbraio – Ali Khamenei

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foto via Nytimes.com

“Siamo contenti che sia arrivato questo signore! Lo ringraziamo, perché ha reso molto più facile per noi mostrare il vero volto degli Stati Uniti.

Da trent’anni parliamo della corruzione politica, economica, morale e sociale nel sistema che regge gli Usa, ora è arrivato quest’uomo che, sia durante la campagna elettorale sia dopo le elezioni, ha reso evidente tutto quanto”

Ali Khamenei

L’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha commentato causticamente l’avvio della presidenza Trump. Stando a quanto riportato sul proprio sito ufficiale, Khamenei ha parlato a un gruppo di alti rappresentanti delle forze armate iraniane, ringraziando ironicamente Donald Trump per avere dato prova della consistenza delle accuse che l’Iran muove ai governi americani da decenni.

Le parole dell’Ayatollah sono particolarmente significative considerato l’atteggiamento prudente che le autorità iraniane avevano mantenuto fino ad ora nei confronti del nuovo presidente americano, evitando dichiarazioni provocatorie anche in seguito alle nuove sanzioni economiche annunciate sabato scorso dall’amministrazione Trump e all’inserimento della Repubblica Islamica dell’Iran (questo il nome completo del paese) nella lista dei sette paesi colpiti dal muslim ban. “Tutto quello che [Trump] sta facendo” avrebbe detto Khamenei “come mettere le manette a un bambino di cinque anni in aeroporto, sta svelando la realtà dei diritti umani secondo gli americani”.

4 febbraio – Jim Mattis

James Mattis
foto via Freebeacon.com

“Per quanto riguarda l’Iran, abbiamo a che fare con il più grande singolo stato sponsor del terrorismo nel mondo”

Jim Mattis

Parlando da Tokyo, durante una conferenza stampa insieme al ministro della Difesa giapponese Tomomi Inada, Jim Mattis, generale del Corpo dei Marine e segretario della Difesa degli Stati Uniti, ha definito l’Iran uno “sponsor per il terrorismo”. Negli ultimi giorni le relazioni tra Iran e Usa sono deteriorate rapidamente: domenica scorsa l’Iran (il cui nome ufficiale è Repubblica Islamica dell’Iran) ha testato il lancio di un missile balistico intercontinentale, atto che è stato avvertito come una provocazione dal governo statunitense.

“L’Iran sta giocando col fuoco” ha scritto ieri il presidente Donald Trump in un tweet. Sempre ieri, in risposta al test missilistico, il dipartimento del Tesoro americano ha annunciato imminenti nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica: a circa 25 soggetti di diversa nazionalità (alcuni sono singole persone, altri sono entità commerciali), sospettati di fornire all’Iran armamenti di distruzione di massa o di coltivare relazioni col terrorismo internazionale, sarà vietato intrattenere rapporti commerciali con gli Stati Uniti o con cittadini americani.