9 luglio – Lise Grande

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foto via Un.org

«La battaglia si ferma, la crisi umanitaria continua»

Lise Grande

Quest’oggi Haider al-Abadi, il primo ministro iracheno, si è recato a Mosul e ha annunciato che lo Stato Islamico ha perso la battaglia per il possesso della città. La città, sotto il controllo dell’ISIS dal 2014, era la sua sede più importante in Iraq; proprio dalla moschea medievale di Grand al-Nuri, di recente rasa al suolo, il leader del gruppo terroristico aveva proclamato il califfato. Per l’ISIS la sconfitta significa che l’ultima grande città di cui dispone è Raqqa, in Siria, dove la pressione americana è già forte; l’Iraq, invece, ha riconquistato Mosul senza però aver raggiunto un accordo tra i gruppi sciiti e sunniti e ciò non faciliterà il processo di ricostruzione.

A Mosul il conflitto tra le forze armate irachene, supportate dagli USA, e l’ISIS è iniziato nell’ottobre scorso. Come riporta il corrispondente del The New York Times, Michael R. Gordon, nelle ultime settimane lo scontro è stato prettamente strada per strada, con le truppe dell’ISIS che si sono chiuse nella zona antica della città, dove ancora risiedevano circa 15 mila abitanti. Il governo iracheno non ha ancora dichiarato il numero dei soldati uccisi.

Per quel che riguarda i civili, l’ultimo rapporto dell’ONU, aggiornato a giugno, ritiene che siano 897 mila le persone evacuate dalla città. Al The New York Times, Lise Grande, deputata speciale per l’Iraq al segretariato generale delle Nazioni Unite, dice che soltanto nella zona antica della città, dove l’ISIS ha resistito di più, sono 32 mila le abitazioni distrutte, e che i costi per le più urgenti ricostruzioni, perciò, ammontano a 700 milioni di dollari.

Di certo, l’ISIS non può dirsi definitivamente sconfitta; il generale americano Nagata, in una recente intervista, citata dal Times, ha sottolineato che la sua forza si può capire dal fatto che nonostante gli ingenti danni inflitti dalla coalizione, l’ISIS riesca ancora ad operare. Le parole di un abitante di Mosul raccolte dal sopracitato M. R. Gordon, invece, restituiscono l’idea che l’ISIS sia ancora un nemico in forze e di quanto la ricostruzione umanitaria sia importante per concludere la guerra: «L’ISIS ha distrutto la mentalità della gente, e la guerra ha distrutto le infrastrutture, e noi paghiamo dazio. Non ci sarà una fase post-ISIS. L’ISIS è una mentalità, e a questa mentalità non si pone fine soltanto con le armi».

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foto via NyTimes.com (Ahmad Al-Rubaye/Agence France-Presse)

 

28 marzo – Donatella Rovera

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foto via Twitter.com

“Le prove che abbiamo raccolto a Mosul Est evidenziano una ripetizione di attacchi aerei da parte della coalizione a guida Usa che hanno raso al suolo abitazioni con intere famiglie all’interno. L’elevato numero di vittime civili lascia supporre che le forze della coalizione non abbiano preso precauzioni adeguate per evitarle, in evidente violazione del diritto internazionale umanitario… Dato che le autorità irachene avevano ripetutamente invitato la popolazione civile a rimanere in casa anziché a fuggire, le forze della coalizione avrebbero dovuto sapere che i loro attacchi avrebbero probabilmente causato un alto numero di vittime. Gli attacchi sproporzionati e gli attacchi indiscriminati violano il diritto internazionale umanitario e costituiscono crimini di guerra. Il governo iracheno e la coalizione a guida Usa devono immediatamente avviare un’indagine indipendente e imparziale sul devastante numero di vittime causato dall’operazione Mosul”

Donatella Rovera

Quest’oggi, un nuovo attacco aereo della coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, ha distrutto un edificio a Mosul, in Iraq, e fatto strage di civili. Da febbraio, la città, dove nel 2014 è stato fondato lo “Stato islamico”, è al centro dell’offensiva della coalizione che sta strappando territori a Daesh e che, come registra il “New York Times”, ha assunto un atteggiamento più aggressivo, benvenuto dalle forze irachene. Inoltre, ciò che caratterizza la battaglia di Mosul è che, secondo le stime delle Nazioni Unite, nella città sono presenti ancora 400 mila civili i quali, a differenza degli abitanti di Fallujah e Ramadi e di altre città dove si è combattutto, non fuggono poiché “più volte, hanno ricevuto, dalle autorità irachene, l’istruzione di rimanere nelle loro case”.

Questo è uno dei fatti denunciati da Donatella Rovera, Alta consulente per le risposte alle crisi di Amnesty International, che ha raccolto sul campo numerose testimonianze di civili. Sebbene tutti gli eserciti impegnati in un conflitto debbano prendere ogni misura necessaria per ridurre al minimo i danni ai civili, dal reportage emerge invece che gli attacchi aerei e i combattimenti a terra avvengono con continue e gravi violazioni dei diritti internazionali umanitari, anche da parte della coalizione. Infatti, non solo i civili non stati evacuati e subiscono i bombardamenti, che sono già stati posti sotto indagine, ma in più i militari dello Stato islamico fanno uso di scudi umani e le forze di terra della coalizione internazionale attaccano con mortai e armi esplosive imprecise, destinati più a scontri in campo aperto che in centri urbani.

19 febbraio – Haider al-Abadi

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foto via Ibtimes.com

“Le nostre forze armate stanno dando inizio alla liberazione dei cittadini dal terrore di Daesh.

Annunciamo l’inizio di una nuova fase dell’operazione. Ninive, stiamo arrivando a liberare la parte ovest di Mosul”

Haider al-Abadi

Con un breve discorso televisivo, il primo ministro dell’Iraq Haider al-Abadi ha annunciato l’avvio di una nuova offensiva militare per liberare completamente la città di Mosul dall’occupazione dei militanti dello Stato Islamico. Mosul si trova nel nord dell’Iraq, nel governatorato di Ninive, di cui è capitale.

La città costituisce la più importante roccaforte dell’Isis (“Daesh”, nell’acronimo arabo), che la conquistò nel giugno 2014. Proprio da Mosul, nel 2014, il leader dello Stato Islamico Abu al-Baghdadi proclamò la nascita del cosiddetto “califfato”. La battaglia per la liberazione di Mosul (Operazione “We Are Coming, Niniveh”) è stata lanciata dal governo iracheno il 16 ottobre 2016: attualmente rimane sotto il controllo dell’Isis solo la parte ovest della città, dove è situato il suo centro storico. Secondo l’Onu, sono ancora circa 700mila i civili che vivono nei quartieri di Mosul occupati dallo Stato Islamico.