23 ottobre – Luca Zaia

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foto via Ilpost.it ( LaPresse – Andrea Gilardi)

«Chiediamo anche la modifica costituzionale affinché il Veneto sia annoverato come regione a statuto speciale»

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha annunciato le modifiche istituzionali che intende richiedere al Parlamento italiano per garantire alla regione una maggiore autonomia nella gestione delle proprie risorse.

Domenica in Veneto e in Lombardia si è tenuto un referendum per chiedere ai cittadini delle due regioni se volessero che le loro giunte regionali facessero richiesta allo Stato di avere maggiore autonomia tramite una procedura prevista dalla Costituzione.

In Veneto hanno votato il 57,2 per cento degli aventi diritto, superando così il quorum del 50 per cento necessario per considerare valida la votazione. Si è espresso a favore del Sì il 98,1 per cento dei votanti. In Lombardia invece, dove si è sperimentato il voto elettronico, non sono ancora noti i risultati definiti: secondo stime parziali sarebbe andato a votare il 38 per cento degli elettori, il 95 per cento del quale avrebbe scelto il Sì. In Lombardia non era richiesto il raggiungimento di un quorum.

Come spiega il Post, in entrambe le regioni il referendum aveva un valore consultivo, e quindi non avrà esiti vincolanti né per le regioni né per il governo centrale.

Zaia ha definito l’esito del voto un «Big bang delle riforme istituzionali» e ha dichiarato che il Veneto farà richiesta per ottenere la gestione esclusiva di tutte le 23 competenze previste dalla Costituzione (venti attualmente concorrenti tra stato e regioni, più tre che attualmente sono esclusive dello stato). Il governatore veneto ha inoltre annunciato che lunedì mattina la giunta regionale, forte del risultato del referendum, ha approvato un disegno di legge per includere il Veneto tra le regioni a statuto speciale.

«Chiediamo … la modifica costituzionale affinché il Veneto sia annoverato come regione a statuto speciale» ha detto Zaia. «[Quello approvato dalla giunta regionale] è un disegno di legge che completa il pacchetto delle richieste di autonomia … È il disegno di legge più breve della storia della regione del Veneto … Ha solo un articolo: nel primo comma dell’articolo 116 della Costituzione, dopo le parole “Valle d’Aosta” siano aggiunte le seguenti “e il Veneto”».

27 settembre – Emmanuel Macron

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foto via Huffingtonpost.it (AFP/Getty Images)

«Su Stx e sulla Lione-Torino Italia e Francia hanno vinto insieme… È un accordo win-win, e a chi dice che è un accordo terribile voglio ricordare che fino a pochi mesi fa l’azionista di maggioranza dei cantieri era coreano»

Emmanuel Macron

Italia e Francia hanno trovato un accordo sulla questione Stx-Fincantieri, che da alcuni mesi era motivo di polemiche fra i due stati. Mercoledì si è tenuto un incontro bilaterale tra il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron, durante il quale è stato annunciato che Stx France (la società che gestisce i cantieri del porto francese di Saint-Nazaire) sarà per 50% di proprietà francese e per 50% di proprietà di Fincantieri, la principale società di costruzioni navale europea, controllata dal ministero dell’Economia italiano.

Alla quota di Fincantieri, tuttavia, si aggiungerà un ulteriore 1%, che verrà concesso in prestito dallo stato francese a Fincantieri per un periodo di 12 anni (il quotidiano La Repubblica parla a questo proposito di una «maggioranza in prestito»). Inoltre, sia il presidente che l’amministratore delegato di Stx saranno italiani. In cambio Fincantieri sarà tenuta a rispettare una serie di impegni e obiettivi industriali da concordare con la controparte francese: se questi non verranno mantenuti, lo stato francese potrà ritirare il proprio prestito. Una situazione che, tuttavia, non sarebbe di facile gestione per la Francia, dal momento che a questo punto Fincantieri avrebbe il diritto di trasferire alla controparte tutto il suo 50%, con notevole dispendio da parte delle casse francesi.

«Italia e Francia hanno vinto insieme… È un accordo win-win» ha affermato Macron. Anche il presidente del Consiglio Gentiloni ha espresso la propria soddisfazione per l’intesa trovata, e ha parlato di «un accordo molto positivo, ottimo».

Tra gli argomenti di cui si è discusso durante il vertice italo-francese c’è stato anche il progetto di ferrovia ad alta velocità Torino-Lione, la cosiddetta TAV. «Siamo entrambi impegnati affinché il troncone transfrontaliero della Torino-Lione sia portato a buon fine. Il tunnel di base deve essere concluso» ha commentato Macron.

2 settembre – Paolo Gentiloni

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foto via Lastampa.it

«In questo contesto favorevole, anche se non privo di rischi, l’Italia arriva lasciando alle spalle la crisi più acuta che abbiamo avuto nel dopoguerra. Possiamo finalmente dire di aver lasciato dietro le spalle il periodo più difficile del dopoguerra»

Paolo Gentiloni

E’ dal 1975 che, durante la prima settimana di settembre, a Cernobbio, sul Lago di Como, si tiene il Forum Ambrosetti, un appuntamento a cui tradizionalmente partecipano Capi di Stato e di Governo, massimi rappresentanti delle istituzioni internazionali, ministri, premi Nobel, imprenditori, manager ed esperti di tutto il mondo, per confrontarsi sui temi di maggiore impatto per l’economia globale e la società nel suo complesso.

Oggi, nel secondo dei tre giorni del Forum, è intervenuto il Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni, che ha parlato soprattutto della situazione economica dell’Italia, facendo particolare riferimento al delicato e sofferto passaggio dalla crisi alla ripresa che è tuttora in atto. «L’Italia non è certamente fuori dalle sue difficoltà, non ha risolto il problema del debito pubblico e del ritardo del Mezzogiorno. Tuttavia, andando all’essenziale ci sono almeno tre punti evidenti, e il primo è il ritorno della crescita», ha detto Gentiloni subito all’inizio del suo discorso.

«In questo contesto favorevole, anche se non privo di rischi, l’Italia arriva lasciando alle spalle la crisi più acuta che abbiamo avuto nel dopoguerra. Possiamo finalmente dire di aver lasciato dietro le spalle il periodo più difficile del dopoguerra», ha affermato Gentiloni. «Tra i tanti indici, per me il più importante è l’indice di fiducia, che è l’indice più impalpabile. Ma se cresce, nonostante le ansie comprensibili e anche le paure seminate ad arte, è uno degli elementi più incoraggianti per chi governa» ha continuato il Presidente del Consiglio, evidenziando i principali motivi per essere ottimisti sul prossimo fututo.

Tra le principali note dolenti dell’Italia, sicuramente c’è l’ancora scarsa ripresa dell’occupazione. «23 milioni di occupati per l’Italia sono un record. C’è una ripresa del lavoro, ancora insufficiente, direi scandalosamente insufficiente se parliamo dei dati sul lavoro nel Mezzogiorno, tra i giovani, tra le donne e tuttavia una ripresa del lavoro significativa, grazie alle riforme fatte in questi anni, che bisogna dire hanno funzionato» ha detto Gentiloni, citando anche due dati al riguardo: «Abbiamo lavorato sodo a partire dagli anni della crisi più dura e negli anni successivi, dal 2014 al 2017 abbiamo recuperato oltre 900mila degli 1,09 milioni di posti di lavoro persi».

Le politiche economiche di controllo del bilancio, il “sentiero stretto”, secondo il Presidente del Consiglio hanno funzionato: «Si recupera credibilità nei conti pubblici senza uccidere la crescita e conservando un avanzo primario che ormai da 20 anni non ha eguali nelle grandi economie europee».

Molto importante è stato, infine, l’accenno alla questione dei migranti, la cui emergenza è tutt’altro che conclusa. «Noi stiamo continuando e continueremo a difendere l’onore dell’Europa e contemporaneamente abbiamo ottenuto risultati notevoli nel numero di sbarchi affidati a trafficanti e nella riduzione delle vittime che si producono con queste grandi ondate migratorie irregolari», ha affermato Gentiloni. «Abbiamo gestito flussi migratori irregolari di dimensioni bibliche dimostrando che è possibile ridurre questi flussi senza rinunciare ai principi di umanità e civiltà», ha continuato poi, ricordando anche gli altri partner europei i loro obblighi, «Certo è un lavoro che continua e che deve essere europeo. Sono certo che gli impegni presi con Merkel e Macron saranno  mantenuti».

29 luglio – Carlo Calenda

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foto via Eunews.it

«Non c’è verso che noi accettiamo il 50%, ovvero meno di quello che avevano i coreani. È una questione di rispetto e dignità, non ci muoviamo di un millimetro e non lo faremo martedì. E questo farà bene alla Francia perché deve capire che nazionalizzare è sbagliato»

Carlo Calenda

Il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda, ha dichiarato che il governo non arretrerà «di un millimetro» sulla questione Stx-Fincantieri e che la proposta francese di una divisione al 50 per cento del capitale di Stx verrà respinta.

Intervenendo sabato all’iniziativa di “Forza Europa” a Roma, Calenda ha spiegato: «Prima [i francesi] ci hanno chiesto di intervenire con Fincantieri su un’azienda che era al 66% coreana, poi ci hanno chiesto di rinunciare alla maggioranza. Noi abbiamo risposto che non abbiamo nessuna intenzione di farlo: i rapporti tra due grandi Paesi europei non possono essere improntati al nazionalismo e al protezionismo, noi non lo accettiamo».

Giovedì scorso il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, aveva annunciato la (temporanea) nazionalizzazione di STX France, la società che gestisce i cantieri nel porto di Saint Nazaire. La società italiana Fincantieri, controllata dal ministero dell’Economia, aveva concluso lo scorso gennaio un accordo per acquistare il 66,6% della compagnia, accordo che sarebbe entrato in vigore proprio questo sabato. La mossa francese, invece, ha fatto saltare la vendita.

Martedì prossimo Le Maire si recherà a Roma, dove incontrerà Calenda e il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan. «Ascolteremo attentamente la proposta del ministro Le Maire» ha detto Calenda «ma ovviamente la posizione è quella che il governo ha espresso, non si muove di un millimetro. Riteniamo che ci sia un progetto serio che è quello di Fincantieri, un progetto che prevede il 51%».

«Bisogna rispondere con fermezza, respingendo la richiesta di cambiare un accordo preso, e dicendo che a quelle condizioni Fincantieri, che è una grande azienda leader, […] quell’operazione non la fa» ha aggiunto il ministro.

27 luglio – Bruno Le Maire

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foto via Lefigaro.fr

«La decisione di esercitare il diritto di prelazione che abbiamo appena adottato è una decisione temporanea, che ci darà il tempo per una migliore negoziazione e per un buon accordo. I cantieri navali di Saint-Nazaire non sono destinati a rimanere sotto il controllo dello stato»

Bruno Le Maire

Il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha annunciato oggi la nazionalizzazione di STX France, la società che gestisce i cantieri nel porto di Saint Nazaire. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dal quotidiano transalpino Le Monde, la svolta assunta dal governo francese sarebbe imputabile direttamente al Presidente Emmanuel Macron.

La decisione è giunta a poche ore dalla scadenza per lo Stato francese, fissata per sabato, per esercitare il diritto di prelazione sull’azienda. La Francia, che al momento possedeva il 33,3% delle azioni della società, può così acquistare l’intero pacchetto azionario. La società italiana Fincantieri, controllata dal Ministero dell’Economia, aveva concluso lo scorso gennaio un accordo per acquistare il 66,6% della compagnia, che sarebbe entrato in vigore proprio questo sabato. La mossa di Macron e Le Maire, tuttavia, ha fatto saltare la vendita.

«Vi annuncio che abbiamo preso la decisione di esercitare il diritto di prelazione dello Stato su STX», sono state le prime parole di Bruno Le Maire in conferenza stampa, rilanciate poi anche su Twitter.

Il Ministro dell’Economia francese ha voluto spiegare che la nazionalizzazione è avvenuta per ragioni strategiche: è molto più consono agli interessi francesi acquistare Stx piuttosto che lasciarla gestire a Fincantieri. «Noi vogliamo garantire che le competenze straordinarie dei cantieri navali di Saint-Nazaire e i loro lavoratori restino in Francia» ha detto Le Maire.

Il Ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e quello dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, hanno risposto all’inaspettata decisione francese con un comunicato molto duro. «Riteniamo grave e incomprensibile la decisione del Governo francese di non dare seguito ad accordi già conclusi», hanno scritto i due ministri, «Riceveremo il ministro Le Maire martedì prossimo a Roma e ascolteremo la proposta del Governo francese partendo da questo punto saldo. Nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei. Per realizzare progetti condivisi servono fiducia e rispetto reciproco».

In precedenza, aveva parlato anche il Ministro degli Esteri, Angelino Alfano: «Sul caso Fincantieri-Stx vedremo quale sarà, dal punto di vista giuridico, la decisione finale del governo francese, poi noi assumeremo le nostre decisioni». Riguardo all’accordo precedentemente firmato, Alfano ha anche aggiunto: «Noi abbiamo negoziato condizioni che adesso sembra vengano meno. Certamente quando si parla di libertà economiche e si passa dalla teoria alla pratica, questo non mi pare che sia un fulgido esempio di consequenzialità».

Le Maire ha cercato di smorzare la tensione creatasi tra il governo francese e quello italiano, ribadendo che «i cantieri navali di Saint-Nazaire non sono destinati a rimanere sotto il controllo dello stato» e poi, ancora, affermando che «la decisione di esercitare il diritto di prelazione che abbiamo appena adottato è una decisione temporanea».

Se, come dice Le Maire, la nazionalizzazione è solo una misura temporanea, è probabile che il governo francese non intenda mantenere un controllo del 100 per cento sulla società. Secondo quanto riportano i giornali d’Oltralpe, il governo francese intende continuare a trattare con quello italiano, per fargli accettare una divisione al 50 per cento del capitale della società.

Lo stesso Ministro dell’Economia ha, del resto, affermato che «noi continueremo a negoziare con i nostri amici italiani nei prossimi giorni», confermando così la prossima visita in Italia: «Settimana prossima mi recherò a Roma per discutere col Ministro Padoan e col Ministro Calenda».

22 luglio – Christian Kern

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foto via Reuters.com

«Dobbiamo stare attenti a non finire in un gruppo con Viktor Orban e con la Lega Nord. Chi è contro tutti, resta solo. La reputazione dell’Austria non va messa a rischio per una campagna elettorale»

Christian Kern

Il Cancelliere austriaco, il socialdemocratico Christian Kern, si è oggi pubblicamente discostato dalle recenti dichiarazioni del suo Ministro degli Esteri, il popolare Sebastian Kurz, sulla questione dei migranti. Il tema dell’immigrazione e dell’apertura-chiusura delle frontiere, infatti, rimane la questione più scottante per i leader dell’Unione Europea, con l’Italia che sembra sempre più isolata nell’affrontare l’emergenza.

«Pretendiamo che venga interrotto il traghettamento di migranti illegali dalle isole italiane, come Lampedusa, verso la terraferma», aveva affermato il Ministro degli Esteri austriaco nella giornata di giovedì, dopo un incontro a Vienna con il suo omologo italiano Angelino Alfano.

Nonostante i buoni rapporti di facciata tra Italia e Austria, Kurz si era spinto fino a minacciare la chiusura della frontiera del Brennero. «Con il ministro degli Esteri Alfano è sempre un piacere incontrarci e io sono un amico della chiarezza», aveva detto in quell’occasione, «Gli ho detto: basta ingressi di migranti illegali sulla terraferma italiana da Lampedusa. Attualmente al Brennero c’è una cooperazione tra le forze di polizia, ma se l’Italia continuerà a far arrivare migranti verso nord allora chiuderemo i nostri confini».

Dichiarazione che avevano trovato una sponda favorevole tra i Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria). In particolar modo, il premier ungherese Viktor Orban ha fatto pervenire, non più tardi di ieri pomeriggio, al Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni la richiesta di chiudere i porti all’arrivo dei migranti. «Tutti i migranti che arrivano da Sud resteranno in Italia. Per questo l’Italia dovrebbe smettere di far sbarcare i migranti nei suoi porti», ha detto Orban, che ha poi aggiunto: «Non abbiamo bisogno di una politica comune europea sui migranti, e non abbiamo bisogno di un’agenzia comune europea per i migranti, perché porteranno soltanto caos, difficoltà e sofferenza».

Oggi, in un’intervista al quotidiano viennese “Presse am Sonntag”, il Cancelliere Kern ha voluto esprimere la solidarietà propria e dell’Austria nei confronti dell’Italia. Dopo una telefonata avuta con Gentiloni, Kern ha affermato che «serve più sensibilità nei confronti dell’Italia», aggiungendo che «così non va, non possiamo posizionarci contro l’Italia», ammonendo così il Ministro Kurz.

Sulla questione del Brennero e della probabile chiusura unilaterale del lato austriaco, Kern ha parlato di un finto problema. «Al Brennero viene messa in scena un’emergenza che non esiste», ha detto il Cancelliere, «Ancora oggi, dai Balcani arrivano più richiedenti asilo che dal Brennero. Una chiusura del Brennero colpirebbe soprattutto l’Alto Adige». Chiaramente, Vienna non può trascurare l’Alto Adige italiano, per via dei legami politici, economici e culturali che intrattiene da sempre con il Tirolo austriaco.

Kern ritiene che la linea dura espressa da Kurz e da altri membri del suo governo nei confronti dell’Italia sia dovuta unicamente a ragioni elettorali. Infatti, il 15 ottobre si terranno le elezioni per il Parlamento di Vienna, in cui i socialdemocratici di Kern sfideranno proprio i popolari di Kurz. «Dobbiamo stare attenti a non finire in un gruppo con Viktor Orban e la Lega Nord. Chi è contro tutti, resta solo. La reputazione dell’Austria non va messa a rischio per una campagna elettorale» ha detto lo stesso Cancelliere, che poi aggiunto: «La politica estera e la diplomazia vanno fatte a porte chiuse».

Se, tuttavia, Kern ha infine definito «comprensibile» il rammarico di Roma per come sta evolvendo la situazione, ha però ritenuto «inaccettabili» le parole del sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, che aveva definito il Ministro Kurz un «naziskin». «Una dichiarazione del genere me la sarei aspettata da un naziskin», aveva detto giovedì il primo cittadino dell’isola, «non certo da un rappresentante delle istituzioni di un Paese della Comunità Europea. Evidentemente Kurz non sa neppure quanto è grande Lampedusa, e dimentica che nella nostra isola vivono seimila persone che si sentono europee».

21 luglio – Enzo Bianco

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foto via Siciliajournal.it

«A Catania, in Sicilia, una terra in cui in ogni famiglia ci sono state storie d’emigrazione, in questi anni abbiamo accolto migliaia di disperati in fuga dalla guerra e dalla fame, persone salvate dalla morte dalle navi europee nel Mediterraneo e che spesso hanno perduto uno o più familiari attraversando il mare… Parlare di “difesa dell’Europa” non è solo demagogico e strumentale, è indegno»

Enzo Bianco

Quest’oggi, il The Guardian riporta le parole del sindaco di Catania, Enzo Bianco. Questi ha chiesto alle autorità portuali della città di impedire l’approdo della nave di un gruppo populista di estrema destra, il cui scopo è «difendere l’Europa» e «dare la caccia ai suoi nemici», i migranti.

Il movimento, diffusosi dal 2002 in vari paesi europei (Francia e Germania, in primis, ma anche Austria e Inghilterra), ha affitato un’imbarcazione di 40 metri per dare risalto al proprio messaggio anti-islam, anti-immigrazione e ostile alle ONG impegnate per salvare la vita ai migranti. L’obiettivo è, soprattutto, interferire con i soccorsi umanitari scorso, rendendo più complicate le operazioni, ad esempio rallentando le navi delle ONG oppure indicando alla guardia costiera libiche dove si trovano i barconi dei migranti da intercettare e portare in Libia. Qui, com’è stato documentato, la situazione è fuori controllo, dove i migranti sono merce per il mercato di schiavi che si è sviluppato.

Come il The Guardian nota nell’articolo sopracitato, l’iniziativa del movimento razzista giunge proprio nei giorni di nuova grave crisi tra l’Italia e l’Europa per quel che riguarda la gestione dei migranti. L’Italia sta vagliando se richiedere l’applicazione della direttiva 2001/55, per il rilascio di visti umanitari; l’Austria ha già risposto  minacciando la chiusura del Brennero, i paesi del gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), invece, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Gentiloni, invitandolo a fermare il flusso migratorio proprio in Libia.

29 giugno – Dimitris Avramopoulos

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foto via Lapresse.it

«L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi delle Ong per ragioni di sicurezza nazionale»

Dimitris Avramopoulos

I Paesi europei membri del G20 si sono riuniti in questi giorni a Berlino, con lo scopo di prepararsi per l’imminente vertice di Amburgo del 7 e 8 luglio. Tra i temi principali sul tavolo delle discussioni, oltre alla questione del clima e del crescente protezionismo economico degli Stati Uniti, c’è sicuramente la questione migratoria.

L’Italia, per via della sua posizione geografica, ricopre un ruolo di primissimo piano. La gestione dell’emergenza migratoria si sta rivelando un compito troppo gravoso da sostenere senza l’ausilio degli altri partner europei. I porti siciliani sono ormai allo stremo e, solo nella giornata di oggi, circa 2.500 persone sono sbarcate in Calabria e altre 1.200 in Campania.

Davanti agli altri leader europei, il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, ha sollevato per primo la questione migratoria, nella speranza che nel vertice dei ministri europei a Tallin si possa giungere a una svolta in chiave comunitaria. «Ho utilizzato anche questa occasione per rappresentare ai colleghi europei l’estrema preoccupazione per il rischio dell’accentuarsi dei flussi migratori negli ultimi giorni» ha detto Gentiloni, che ha poi aggiunto «l’Italia non si è mai sottratta ai propri impegni per soccorso in mare e accoglienza umanitaria e non intende farlo ma chiede di discutere del ruolo delle ong, della missione di Frontex, delle risorse a disposizione per lavorare in Libia e negli altri Paesi africani, della possibilità di allargare i nostri programmi».

«Siamo di fronte a numeri crescenti che alla lunga potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Abbiamo internazionalizzato le operazioni di salvataggio ma l’accoglienza resta di un Paese solo. Questo mette il nostro Paese sotto pressione ma noi abbiamo un aspetto umanitario, di rispetto delle leggi e lo confermeremo. Non violiamo le regole o vogliamo rinunciare a un atteggiamento umanitario: siamo sotto pressione e chiediamo il contributo concreto degli europei», ha proseguito il Presidente del Consiglio.

Durante la conferenza stampa, ha parlato di eroismo di Italia e Grecia nella gestione dei flussi migratori il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker: «Da molto tempo come Commissione siamo convinti che non possiamo abbandonare né l’Italia né la Grecia. Insieme dobbiamo compiere sforzi per sostenere queste due nazioni che sono eroiche».

Puntuale la risposta del cancelliere tedesco Angela Merkel: «Aiuteremo l’italia, ci sta a cuore. Ma dobbiamo lavorare per una soluzione politica in Libia, non possiamo accettare che in quel Paese regni l’illegalità». Il presidente francese Emmanuel Macron, invece, ha tenuto a fare un distinguo tra i rifugiati e i migranti economici: «Noi sosteniamo l’Italia e la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema di rifugiati economici, e questo non è un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere».

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Il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il Cancelliere tedesco Angela Merkel (foto via Ilmessaggero.it)

Infine, il Commissario Ue agli Affari Interni, il greco Dimitris Avramopoulos, ha aperto alla possibilità per l’Italia di chiudere i porti alle navi di Ong straniere. «L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi delle Ong per ragioni di sicurezza nazionale» ha detto Avramopoulos, riconoscendo che «la situazione dell’Italia è insostenibile. Non si può lasciare una manciata di Paesi a gestire l’emergenza».

«Sono in contatto permanente con il governo italiano, oggi e domani ci sentiremo ancora» ha detto il commissario a margine della presentazione delle prospettive migratorie Ocse, «la cosa più importante è che l’Unione europea non lasci l’Italia da sola, siamo al fianco dell’Italia, capiamo perfettamente la situazione sul terreno e sono sicuro che la risolveremo».

25 giugno – Paolo Gentiloni

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foto via Agora24.it

«Il Governo ha approvato il decreto legge che consente il salvataggio delle due banche, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione»

Paolo Gentiloni

Una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, convocata a Palazzo Chigi di domenica pomeriggio, doveva discutere del Decreto legge per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. Si è trattato di una vera e propria seduta lampo, durata circa venti minuti, che però ha dato il via libera ufficiale al provvedimento.

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La conferenza stampa del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi (foto via Ansa.it)

«Il Governo ha approvato il decreto legge che consente il salvataggio delle due banche, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione che riguarda questi due istituti» ha detto il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «La crisi delle banche venete risale a prima della crisi economica» ha aggiunto Gentiloni «ha raggiunto livelli che hanno reso necessario un intervento di salvataggio, per evitare i rischi evidenti a tutti di un fallimento disordinato».

«Risaniamo il sistema in un momento in cui il suo stato di salute è cruciale per la ripresa. Del nostro sistema bancario il gruppo Intesa Sanpaolo, che acquisisce queste banche venete, è un asset tra quelli di maggior valore» ha continuato poi il Presidente del Consiglio. Riguardo al voto del decreto in aula, che si terrà nei prossimi giorni, Gentiloni ha detto di confidare «che in Parlamento questa decisione abbia il sostegno che merita, cioè il sostegno più ampio possibile».

Il Presidente ha, infine, concluso dicendo: «L’intervento di salvataggio si indirizza innanzitutto a favore dei correntisti e dei risparmiatori delle due banche, a favore di chi nelle banche lavora, più in generale a favore dell’economia del territorio».

Dopo di lui, è intervenuto il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha fornito tutti i dettagli tecnici dell’operazione: «Si applica il burden sharing non il bail in, che prevede la protezione dei correntisti retail e obbligazionisti senior, che saranno ristorati per un ammontare complessivo del 100% con distinzione tra risorse messe a disposizione dal pubblico e risorse aggiuntive messe a disposizione da Intesa».

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Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (foto via Corrierdellasera.it/LaPresse)

«C’è un primo esborso, immediato, di 4 miliardi e 475 milioni, oltre che un ulteriore esborso di 400 milioni a copertura di garanzie. Garanzie che sono attivate in prospettiva per fronteggiare eventuali rischi legati al completamento della cosiddetta “due diligence” nei confronti dello stock di sofferenze che Banca Intesa acquisisce dalle due banche venete, oltre ad altri rischi. Quindi, il totale di queste risorse ammonta a una cifra che, apparentemente, è molto sostanzioso: circa 17 miliardi» ha continuato il ministro.

«Il governo ha utilizzato le regole europee, rispettandole in pieno, nel modo migliore possibile, cioè sfruttando tutti i margini che ci sono a disposizione oggi», ha poi affermato Padoan. Infatti, la Commissione Europea, per bocca del Commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, ha pubblicato oggi una nota in cui approvava gli aiuti dello stato italiano nei confronti delle banche venete in difficoltà.

In precedenza, era arrivato anche il via libera da parte del consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo all’acquisizione delle good bank, ossia la parte sana delle banche venete. Il Cda dell’istituto, che si è riunito anch’esso domenica in tarda mattinata, aveva conferito all’amministratore delegato, Carlo Messina, il mandato per chiudere l’operazione.

22 giugno – Antonio Marchesi

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foto via Flipnews.org

«La nuova condanna da parte della Corte europea dei diritti umani nella sentenza Bartesaghi Gallo e altri contro l’Italia è una buona notizia, perché aiuta a fissare nella memoria collettiva una pagina tragica della storia italiana recente che non deve mai più ripetersi. È importante rafforzare la cultura dei diritti umani tra le forze di polizia ed è un ulteriore sollecito, semmai ce ne fosse bisogno, al nostro paese affinché si doti di una legislazione che permetta di punire adeguatamente il reato di tortura, che tuttora manca»

Antonio Marchesi

Il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, ha rilasciato una nota ufficiale in cui ha commentato la sentenza odierna con cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per i crimini avvenuti per il G8 di Genova, nel 2001.

Nella sentenza si legge che all’unanimità è stato stabilito che è stato violato l’Articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani («Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti»). Ai 42 dimostranti trattenuti dalla polizia dentro la scuola Diaz sono state inflitte «pesanti violenze psicologiche e fisiche» che sono state giudicate come atti di tortura. Infatti, contro di loro gli agenti di polizia «hanno fatto uso indiscriminato, sistematico e sproporzionato di violenza», sebbene non vi fosse «alcun pericolo imminente» per loro. Dalla disamina dei fatti risulta che gli occupanti della scuola Diaz, una volta entrata la polizia, «non hanno commesso alcun atto di violenza o di resistenza» contro quest’ultima.

La Corte, infine, osserva che la procedura della polizia è stata la medesima del caso Cestaro su cui si era espressa nel 2015. Ricordando che anche allora era stata stabilita la violazione dell’Articolo 3 da parte della polizia italiana, la Corte ha rinnovato le preoccupazioni circa «le mancanze della legislazione italiana nel merito delle pene per i reati di tortura».

A tal proposito, Nils Miuznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, ha recentemente inviato una lettera al Parlamento italiano. Pur dando il proprio benvenuto al testo di legge sulla tortura che si sta discutendo alla Camera dei deputati, Miuznieks fa notare che la definizione di tortura che viene proposta diverge da quella della Convenzione europea contro la tortura. Avverte, pertanto, che una simile legge potrebbe non bastare per certi crimini e fornire «potenziali scappatoie per l’impunità». In conclusone, Miuznieks ha ricordato che il reato di tortura non solo permette di fronteggiare gravi violazioni di diritti umani ma anche «protegge la reputazione della larga maggioranza dei membri delle forze dell’ordine e degli altri organi dello stato che non commettono crimini simili, assicurando che quelli responsabili di tali violazioni vengano processati».