9 maggio – Carmelo Zuccaro

Migranti: da Csm ogni sostegno a indagini Zuccaro
 foto via Ansa.it

“C’è una massa di denaro destinata all’accoglienza dei migranti che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose e dico questo sulla base di alcune risultanze investigative”

Carmelo Zuccaro

Questa mattina, davanti alla Commissione Antimafia, che lo aveva convocato in merito alle indagini sulla gestione e sull’accoglienza dei flussi migratori da parte della criminalità organizzata, il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha parlato di “rilevanze investigative” che proverebbero un interessamento concreto delle organizzazioni mafiose nell’attività di accoglienza e di trasporto dei migranti.

Per contrastare il fenomeno, il magistrato catanese ha proposto nuove regole d’ingaggio per le navi umanitarie che operano nel Canale di Sicilia: “Se a bordo delle navi delle Ong ci fossero delle unità di polizia giudiziaria sarebbe stato ad esempio possibile assicurare subito alla giustizia i trafficanti che nei giorni scorsi hanno ucciso un giovane migrante”. Ha poi spiegato: “Sabato scorso è arrivata a Catania una nave con 498 migranti soccorsi ed il cadavere di un giovane ucciso a freddo su un barcone da un trafficante perché non si era tolto il cappello. Se sulla nave della Ong che ha fatto l’intervento vi fossero state unità della nostra polizia giudiziaria avremmo già preso i trafficanti e li avremmo già nelle nostre galere.”

Il Procuratore ha fatto riferimento alla nave Phoenix di Moas (Migrant Offshore Aid Station) attraccata nel porto di Catania sabato 6 maggio. A bordo dell’imbarcazione era stato trovato il corpo di un ragazzo di 21 anni proveniente dal Sierra Leone, ucciso con un colpo di pistola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, basata sulle testimonianze dei migranti e dei volontari della ong, il ragazzo sarebbe stato ucciso da uno degli scafisti, dopo essersi rifiutato di consegnare loro il suo cappellino da baseball.

Zuccaro ha infine concluso ribadendo che “l’obiettivo delle indagini non sono le Ong ma i trafficanti”. Domani il magistrato catanese dovrà rispondere alle domande della Commissione d’Inchiesta sui Migranti. Nel frattempo, le Ong tedesche, che fino a ora avevano ignorato la convocazione davanti alla commissione Difesa del Senato, hanno finalmente risposto alla richiesta inviata dal presidente Nicola La Torre. Oggi alle 14 saranno ascoltati quelli Jugend Rettet, mentre domani sera toccherà a Sea Watch.

Il portavoce di quest’ultima, Ruben Neugebauer, ha accusato Zuccaro di muovere false accuse, nascondendo obiettivi politici: “È un magistrato che si è dimenticato come funziona la divisione dei poteri e fa politica. Non ha alcuna prova contro di noi e siamo sereni che non le troverà mai. Ci aspettiamo le sue scuse”. Anche riguardo alla proposta di imbarcare polizia giudiziaria sulle navi di soccorso, Neugebauer si è dimostrato tutt’altro che favorevole: “La polizia italiana non è un osservatore neutrale come lo siamo noi, è una differenza fondamentale. Vorrei ricordare a Zuccaro che le nostre sono navi private che svolgono una missione umanitaria. […] Vorrei anche ricordare che noi non portiamo i migranti in Italia. Li affidiamo a Ong come Save the Children o alla Guardia costiera italiana, con la quale, peraltro, la collaborazione è perfetta. Invece siamo molto preoccupati per l’atteggiamento della Ue”.

Domattina alle 08:30, la Commissione Difesa del Senato terrà l’audizione del Procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio e del pm Andrea Tarondo, titolari di un’inchiesta che, a differenza di quella catanese, sembra essere in fase avanzata. Nel mirino della procura trapanese ci sarebbe una Ong tedesca che sarebbe entrata in azione trasbordando migranti senza un Sos dei potenziali naufraghi o una richiesta di intervento delle autorità italiane.

Infine, giovedì mattina sarà la volta dell’ammiraglio Vincenzo Melone, comandante generale delle Capitanerie di Porto, che pochi giorni fa aveva rimarcato  l’importanza del lavoro ausiliario svolto dalle Ong nell’affrontare un problema tanto critico quanto il soccorso umanitario in mare aperto. “La Libia non ha mai dichiarato l’area Sar (Search and Rescue), quando finisce l’area di responsabilità italiana c’è solo un enorme buco nero. E chi ha la responsabilità di intervenire? Chiunque abbia notizia di una situazione di pericolo […] Ecco allora che l’area Sar di competenza italiana si amplia dai 500 mila chilometri quadrati previsti dagli accordi a un milione e centomila chilometro quadrati, praticamente la metà del Mediterraneo. È ovvio che da sole le unità navali a nostra disposizione non ce la fanno e dunque dobbiamo chiamare a raccolta chiunque navighi in vicinanza di un evento Sar, mercantili e navi delle Ong.”

Sul versante opposto, non solo dal punto di vista geografico, il Capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, lancia accuse dirette proprio alle Ong: “le organizzazioni presenti nel Mar Mediterraneo con la missione di salvare i migranti hanno dato loro ad intendere che saranno inevitabilmente soccorsi e questo ha aggravato la crisi, aumentando il numero di migranti”. Ha poi aggiunto: “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”.

L’inchiesta di Zuccaro ha iniziato ad assumere una certa rilevanza mediatica lo scorso 27 aprile quando, negli studi di Agorà sui Rai Tre, lo stesso Procuratore di Catania aveva dichiarato: “A mio avviso alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi. Se l’informazione è corretta, questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione”.

Le dichiarazioni avevano subito sucitato molto scalpore. A sostegno del magistrato catanese e in favore di un’inchiesta più approfondita sul ruolo delle Ong era intervenuto, prima, il Vice-Presidente della Camera, on. Luigi Di Maio sul suo profilo Twitter, e poi il Segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, sempre su Twitter, citando anche un suo intervento pubblicato precedentemente sulla propria pagina Facebook.

Fortemente critico verso Zuccaro era stato Roberto Saviano in un suo articolo su Repubblica. Lo scrittore, dopo aver lungamente smentito alcune delle riflessioni pronunciate dall’onorevole Di Maio nei giorni precedenti ed espresso il suo scetticismo su alcune delle accuse mosse dallo stesso Zuccaro, aveva concluso elogiando l’operato delle Ong: “Se le Ong fossero spazzate via da diffidenza e sospetti, se si interrompesse il sostegno economico privato, calcolate quanti migranti in meno arriverebbero in Italia, e non perché ne partirebbero di meno, ma perché morirebbero in mare, seppelliti dalle acque, e noi saremmo circondati da un cimitero più cimitero di quanto non lo sia già.”

Ancor più piccate le repliche dei diretti interessati, ossia delle Ong citate da Zuccaro. “Fino a quando non saranno definite eventuali responsabilità, continuare a generalizzare non solo non è utile a fare chiarezza ma contribuisce a creare un generale clima di sfiducia di cui rischiano di farne le spese bambini, donne e uomini in fuga” aveva affermato Valerio Neri, direttore generale di Save The Children. Il Presidente di Medici Senza Frontiere, Loris De Filippi, aveva persino minacciato di “portare avanti azioni legali contro chi ci diffama”.

Un documento molto importante per fare chiarezza sull’argomento è il rapporto pubblicato nel febbraio 2017 da Frontex, l’agenza dell’Unione Europea che si occupa del pattugliamento delle frontiere esterne terrestri, aeree e marittime degli Stati membri. A pagina 32 del “Risk Analysis 2017“, si legge che “a partire dal giugno 2016, un numero significativo di imbarcazioni sono state intercettate o recuperate dalle navi delle Ong senza che queste avessero fatto alcuna chiamata di emergenza e senza che fosse comunicato ufficialmente il luogo esatto del recupero. La presenza e l’attività delle Ong nei pressi e, in alcuni casi all’interno, del limite delle acque territoriali libiche è quasi raddoppiato rispetto agli anni precedenti […] Parallelamente, il numero complessivo di incidenti è drammaticamente aumentato”. E ancora: “In questo contesto, risulta che sia la sorveglianza di frontiera che le missioni “search and rescue” (Sar) vicino o entro le acque territoriali libiche hanno conseguenze impreviste.”

Il passaggio più importante, però, è quello in cui si afferma che “tutte le parti coinvolte nelle operazioni Sar nel Mediterraneo Centrale, seppur non intenzionalmente, aiutano i criminali a perseguire i propri scopi al minimo costo e a rafforzare questo modo di fare affari aumentandone le probabilità di successo”.

I dati ufficiali resi noti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Iom), un’organizzazione legata all’Agenzia per le Migrazioni delle Nazioni Unite, parlano di circa 43.357 persone giunte in Europa via mare nel periodo dall’1 gennaio al 26 aprile 2017, di cui 4.964 approdate in Grecia, 1.510 in Spagna e 36.883 in Italia. Nello stesso periodo del 2016, il numero complessivo di migranti era stato di 205.613, per la maggior parte proveniente dalla Siria, dall’Eritrea e dalla Nigeria.

Sempre secondo l’Iom, nel 2016, a fronte di 363.401 arrivi complessivi erano state accertate 5.083 morti di migranti durante la treversata, pari all’1,4% del totale. Nel 2017, considerando ancora il periodo dall’1 gennaio al 26 aprile, a fronte di 43.357 arrivi, il numero dei morti accertato è 1.089, pari al 2,5% del totale; un incremento magari non significativo in percentuale, ma comunque drammatico dal punto di vista umano.

2 febbraio – Donald Tusk

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foto via Rainews.it (GettyImages)

“L’Unione europea ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nella rotta del mediterraneo orientale. Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia. Ho parlato a lungo col premier Gentiloni ieri e posso assicurare che possiamo riuscirci. Quello che serve è la piena determinazione a farlo. Lo dobbiamo prima di tutto a chi soffre e rischia la vita, ma lo dobbiamo anche agli italiani e a tutti gli europei”

Donald Tusk

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si è dichiarato ottimista sulle possibilità di fermare i traffici di esseri umani nel mediterraneo centrale. Tusk ha incontrato oggi a Bruxelles Fayez al-Sarraj, primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, il paese da cui solo l’anno scorso sono partiti 181 mila migranti diretti verso l’Italia.

“La Libia ha svolto il suo ruolo e continuerà a farlo, malgrado il prezzo che stiamo pagando” ha affermato a sua volta al-Sarraj. “Abbiamo molti morti, molte persone ferite e disabili a causa della battaglia contro il terrorismo. Speriamo che il meccanismo Ue per aiutare la Libia sarà più pratico: non parliamo dell’ammontare di denaro, si tratta di cifre molto piccole. Bisogna essere seri a sufficienza, in modo da poter stabilizzare la situazione, insieme”. Domani a La Valletta (Malta) si terrà un vertice informale tra i capi di Stato e di governo dell’Unione europea per discutere proprio della gestione delle rotte migratorie.

25 gennaio – Federica Mogherini

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foto via Nena-news.it

“Le due situazioni sono completamente diverse, i due paesi, i migranti sono completamente diversi, la composizione dei flussi [migratori] è completamente diversa, le dimensioni sono completamente diverse, non può essere fatto alcun paragone”

Federica Mogherini

L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, Federica Mogherini, ha respinto la proposta di sancire con la Libia un accordo sull’immigrazione simile a quello firmato con la Turchia. L’idea era stata avanzata dal primo ministro di Malta, Joseph Muscat, il quale la scorsa settimana aveva affermato al Parlamento europeo: “a meno che la filosofia del trattato con la Turchia venga replicata nel Mediterraneo centrale, l’Europa si troverà ad affrontare una crisi migratoria ancora più grande”.

L’accordo tra Unione europea e Turchia, in vigore dal marzo 2016, prevede il versamento di somme di denaro allo stato turco per la gestione dei rifugiati siriani (oltre al libero accesso all’UE per un numero proporzionale di cittadini turchi) in cambio del contenimento delle attività dei trafficanti di esseri umani che operano in Turchia. Secondo i funzionari dell’Unione europea, l’accordo ha contribuito a ridurre notevolmente il numero di arrivi sulle coste della Grecia. Al contrario, il numero di persone che dalla Libia tentano di attraversare il mare per giungere in Italia è in continuo aumento: l’anno scorso i migranti che hanno intrapreso questa rotta sono stati 181.000 (e 5.ooo sono morti durante il viaggio), mentre nel 2015 erano stati 154.000.