2 novembre – Dean Baquet

 

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foto via Nytimes.com

 

«Lo sconcertante assassinio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia è un terrificante monito dei pericoli che corrono i giornalisti e i cittadini che praticano giornalismo ogni giorno, poiché cercano di smacherare la corruzione e i comportamenti criminali dei ricchi e dei potenti»

Dean Baquet, amministratore esecutivo del “The New York Times”, assieme a Katherine Viner, caporedattrice del “The Guardian”, a Wolfgang Krach, capodirettore del “Süddeutsche Zeitung”, a Lionel Barber, direttore del “The Financial Times”, a James Harding, uno dei direttori della BBC, a Mario Calabresi, capodirettore de “La Repubblica”, a Antonio Caño, capodirettore de “El País”, e a Jérôme Fenoglio, direttore de “Le Monde”, ha scritto una lettera a Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea. L’oggetto è l’assassinio di Daphne Caruana Galizia. La giornalista investigativa di Malta, uccisa lo scorso 16 ottobre da una bomba che ha colpito la sua auto, era la creatrice del blog Running Commentary e aveva collaborato ai “Panama Papers”, denunciando il coinvolgimento del primo ministro maltese, Joseph Muscat.

Baquet, Viner e gli altri hanno chiesto a Timmermans che la Commissione Europea si occupi di «una inchiesta esaustiva sullo stato di indipendenza dei media a Malta». L’indagine si è resa necessaria alla luce dell’omicidio della giornalista e della già nota ingerenza di partiti politici nei media maltesi. Inoltre, una presa di posizione decisa della Commissione sarebbe prendere le difese dei giornalisti e sostenerli. «L’assassinio di Caruana Galizia», scrivono i redattori, «dimostra il pericolo che i giornlisti affrontano per cercare la verità. Dimostra altresì la paura che gli uomini di potere corrotti hanno di essere scoperti».

Ancora oggi la polizia maltese non ha indicato possibili sospettati per l’attentato alla giornalista. Sarebbe il sesto caso in due anni di auto esplose senza che i colpevoli vengano perseguiti, fa notare lo stesso “New York Times”. Lo stesso giornale, con un articolo dal titolo «Quando il prezzo è un’auto-bomba», sottolinea che «la bomba deve far rinunciare all’idea che i giornalisti che lavorano nelle più sviluppate democrazie europee siano immuni da – o addirittura protetti da – fatali ripercussioni del loro mestiere». In merito, cita l’Indice del 2017 sulla libertà di stampa nel mondo stilato da Reporter senza frontiere, nel quale si attesta che nei paesi democratici si sta abbassando il livello di trasparanza e indipendenza dei loro media.

 

17 ottobre – Margaritis Schinas

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foto via Ec.europa.eu

«Siamo costernati dal fatto che la famosa e rispettata giornalista maltese Daphne Caruana Galizia abbia perso la vita ieri, in quello che sembra essere un attacco mirato. Nella sua trentennale carriera, Caruana Galizia è stata una pionera del giornalismo investigativo in Malta, e la sua capacità di suscitare dibattito è una testimonianza delle sue indagini e della sua dedizione nella ricerca della verità. Il presidente Juncker e la Commissione Europea condanna questo attacco nei più duri termini possibili. Il diritto dei giornalisti a compiere indagini, così come a porre domande scomode e a offrire resoconti, è al cuore dei nostri valori e dev’essere garantito sempre. Confidiamo che giustizia sarà fatta anche se questo non sarà abbastanza per rimediare a questo male»

Margaritis Schinas

Margaritis Schinas, portavoce del presidente della Commissione Europea Juncker, ha usato queste parole, quest’oggi, in conferenza stampa, a proposito dell’assassinio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia. La giornalista è stata uccisa ieri, mentre viaggiava in macchina, nell’esplosione di un ordigno probabilmente controllato a distanza.

Caruana Galizia era collaboratrice del “Malta Indipendent” e del “Times” e creatrice del seguitissimo blog di giornalismo indipendente Running CommentaryPolitico la descrive come «una donna-WikiLeaks, in crociata contro l’opacità e la corruzione a Malta, un’isola famosa per entrambe». Per questo motivo, il “The Guardian” avverte che «l’assassinio di una giornalista investigativa… a Malta, uno stato dell’Unione Europea, dice molto sulla minaccia al diritto di parola in questo paese e sull’atmosfera di impunità e violenza che vi ha preso piede».

Con l’inchiesta aperta dai cosidetti “Panama Papers” Caruana Galizia aveva denunciato che il primo ministro maltese Joseph Muscat e di sua moglie avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti dall’Azerbaijan. Per via dello scandalo, Muscat ha indetto (e vinto) nuove elezioni. Ieri, dopo la notizia, Muscat ha rilasciato una dichiarazione stampa nella quale ha riconosciuto che Caruana Galizia era una delle sue «critiche più dure, politicamente e personalmente» ma che questo non può giustificare un simile «atto barbaro», un attacco «anche alla libertà d’espressione di questo paese».

Robert Mahoney, direttore esecutivo del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Commitee to Protect Journalists), ha elogiato il lavoro di Garuana Galizia, «una vera giornalista investigativa, [che] non si è fatta intimidire e a sfidato il mondo politico, affaristico e criminale di Malta», e, soprattutto, ha ammonito: «ha compiuto indagini su quelle stesse autorità che sono ora deputate di trovare il suo o i suoi assassinii. Per questo motivo, l’inchiesta sul suo brutale uccisione dev’essere condotta in modo irreprensibile. Qualcosa in meno sarebbe un terribile segnale per i giornalisti di tutto il mondo». Secondo la stima Comitato, sono 27 giornalisti uccisi nel 2017, dei quali Caruana Galizia è la pima in Europa.