16 marzo – Charles Grant

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foto via Twitter

“Il fattore Trump ha fatto sì che ora le persone pensano due volte prima di votare un populista, perché hanno visto che se eleggi un populista ti puoi trovare con scelte politiche del tutto stravaganti. Allo stesso tempo, dopo la Brexit, abbiamo visto una flessione del populismo in Europa, dato che i cittadini hanno compreso che un voto di protesta, sebbene possa sembrare divertente, può anche portare alle incertezze della Brexit, che non sono affatto divertenti. Ciò ha favorito il cambiamento d’umore in Olanda”

Charles Grant

Charles Grant, direttore del Center for European Reform, ha commentato con queste parole il risultato delle elezioni olandesi, che si sono tenute ieri e che hanno sancito (lo spoglio delle schede è quasi ultimato) la vittoria del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia del premier uscente Mark Rutte. Il partito di centro-destra ha ottenuto 32 dei 150 seggi del Parlamento e ha sconfitto Geert Wilders, il populista, razzista e islamofobo candidato per il Partito per la Libertà, che qualche settimana fa era dato vincitore ma che ha ottenuto 19 seggi. Altrettanti ne hanno vinti il partito democristiano e i liberali di sinistra; di rilievo è il risultato di Jesse Klaver, leader del partito ecologista che ha conquistato 16 seggi (nelle ultime elezioni, ne aveva presi 4), diventando il più importante partito di sinistra, considerati i risultati dei socialisti radicali (14 seggi) e dei  laburisti (9). Un altro dato importante è l’affluenza alle urne, giunta all’82%, dopo il 65% del 2012 e il 75% del 2006.

Se la Turchia, visti i pessimi rapporti con l’Olanda, non poteva che proseguire con dichiarazioni ostili, Gentiloni, Merkel e gli altri capi di Stato europei si sono congratulati per l’esito delle elezioni, che hanno sancito un rallentamento dell’ascesa del populismo in Europa, confermando i risultati anti-popolusti di quelle austriache del dicembre scorso. Lo stesso Mark Rutte aveva presentato queste elezioni, le prime che si tengono in Europa nel 2017, come “i quarti di finale per evitare che il tipo sbagliato di populismo vinca; le semifinali saranno in Francia, tra aprile e maggio, a settebre in Germania ci sarà la finale”.

14 marzo – Recep Tayyip Erdoğan

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foto via Parstoday.com

“Conosciamo i Paesi Bassi e gli Olandesi per il massacro di Srebrenica. In quell’occasione abbiamo conosciuto la loro natura e il loro carattere, quando hanno lasciato che 8.000 musulmani bosniaci venissero massacrati senza muovere un dito”

Recep Tayyip Erdoğan

Durante un discorso televisivo, il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha attaccato duramente i Paesi Bassi accusandoli di essere responsabili del peggior genocidio avvenuto in Europa dalla seconda guerra mondiale. L’attacco di Erdoğan è giunto dopo che nei giorni scorsi il governo olandese aveva deciso, per motivi di ordine pubblico, di non autorizzare la partecipazione di due ministri della Turchia a dei comizi politici organizzati nei Paesi Bassi a sostegno della riforma costituzionale promossa dal partito di Erdoğan. Il presidente turco aveva allora definito “nazista” il governo olandese e ieri ha deciso di sospendere le relazioni diplomatiche della Turchia con i Paesi Bassi.

Il primo ministro olandese, Mark Rutte, ha commentato: “Il tono delle parole di Erdoğan sta diventando sempre più isterico, non solo contro i Paesi Bassi, ma anche contro la Germania. Non scenderemo allo stesso livello”. Ieri è intervenuto sull’argomento anche l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, Federica Mogherini, che ha chiesto al governo turco di trattenersi “da dichiarazioni eccessive e da azioni che potrebbero esacerbare ulteriormente la situazione”.

11 marzo – Mark Rutte

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foto via Wikipedia.it

“Il governo olandese non è contrario ai comizi sul referendum turco nel nostro paese. Tuttavia, questi eventi non devono contribuire a generare tensione nella nostra società e chiunque voglia organizzare incontri pubblici deve seguire le istruzioni fornite dalle autorità competenti, perché l’ordine pubblico e la sicurezza siano garantiti. Sottolineiamo che il governo turco non ha voluto rispettare queste condizioni”

Mark Rutte

Il governo olandese, guidato dal primo ministro Mark Rutte, ha deciso di impedire l’atterraggio dell’aereo di Mevlet Cavusoglu, Ministro degli esteri turco. Questi avrebbe dovuto tenere un comizio pubblico a Rotterdam, per la comunità turca, a sostegno del referendum costituzionale previsto per il prossimo 16 aprile. Dal comunicato olandese si evince che, per motivi di ordine pubblico e di sicurezza, l’Olanda aveva chiesto alle autorità turche di spostare l’evento nell’ambasciata turca e limitare così l’affluenza di pubblico. La Turchia, però, non ha accettato le condizioni, anzi ha pubblicamente minacciato di sanzioni politiche ed economiche l’Olanda. Questo è ciò che ha reso impossibile trovare una “soluzione ragionevole” perché potesse svolgersi il viaggio di Cavusoglu, già osteggiato nei giorni scorsi dal governo olandese.

Il contrasto diplomatico tra Olanda e Turchia segue quelli già avvenuti tra alcuni paesi dell’Unione Europea (ad esempio la Germania e l’Austria) e la Turchia del presidente Erdogan, impegnato nella campagna referendaria per passare dalla democrazia parlamentare al presidenzialismo.