26 settembre – Avigdor Lieberman

Israel's Foreign Minister Avigdor Lieberman gives a statement to the media at his Jerusalem office
foto via Salon.com

«L’Autorità Palestinese continua a incoraggiare l’omicidio degli ebrei e a glorificare e lodare gli assassini, e questo è il motivo principale dell’atmosfera di incitamento nei media e nei social network che porta ad attacchi terroristici contro i cittadini di Israele»

Avigdor Lieberman

Torna la violenza in Cisgiordania. Oggi tre israeliani sono stati uccisi da un assalitore palestinese nell’insediamento di Har Adar, nei pressi di Gerusalemme. «Un terrorista che aveva raggiunto dall’ingresso posteriore Har Adar ha aperto il fuoco contro le forze di sicurezza presenti sul posto, tre israeliani sono morti nell’attacco, un altro è rimasto ferito e il terrorista è stato neutralizzato», è stato il comunicato rilasciato da Miki Rosenfeld, il portavoce della polizia israeliana.

Le tre vittime sono il ventenne sergente della polizia Solomon Gavriya e le due guardie della sicurezza addette alla sorveglianza del checkpoint, Youssef Ottman e Or Arish, entrambi venticinquenni. Le autorità hanno identificato Nimr Mahmoud Ahmed Jamal, un palestinese di 37 anni residente nel vicino villaggio di Beit Surik, come colui che ha aperto il fuoco e ucciso gli israeliani.

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La mappa della regione (foto via Haaretz.com)

Come rileva il quotidiano isrealiano Haaretz, il fatto che l’assalitore avesse un regolare permesso di lavoro e potesse quindi superare con successo le forze di sicurezza isrealiane presenti al checkpoint è un caso del tutto inusuale; a partire dall’ottobre 2015, infatti, nonostante i ripetuti attentati, si è verificato soltanto un episodio simile.

«È un nuovo capitolo dell”Intifada di Al-Quds (Gerusalemme)», ha affermato il portavoce di Hamas, Hazzan Qassam, nella sua dichiarazione riportata dai media locali, che ha aggiunto, «Significa che ogni tentativo di ‘giudaizzare’ la città non cambia il fatto che Gerusalemme è arabo-musulmana: i suoi cittadini e la gioventù non risparmieranno alcun sforzo per redimerla con il loro spirito e sangue».

Il Ministro della Difesa di Israele, Avigdor Lieberman, ha annunciato che le forze speciali stanno svolgendo alcune operazioni presso il villaggio di residenza dell’assalitore. «Continueremo ad agire con forza e determinazione contro questo terrorismo. Perseguiremo i terroristi, quelli che li mandano e coloro che li incitano in ogni momento e in ogni luogo, e li colpiremo a nostra volta, come avviene quasi ogni notte», ha affermato Lieberman.

«L’Autorità Palestinese continua a incoraggiare l’omicidio degli ebrei e a glorificare e lodare gli assassini, e questo è il motivo principale dell’atmosfera di incitamento nei media e nei social network che porta ad attacchi terroristici contro i cittadini di Israele», ha poi proseguito il Ministro, aggiungendo, «Non c’è differenza tra il terrorismo palestinese, alimentato e sostenuto in modo istituzionale, e il terrorismo islamico radicale, che ha condotto attacchi terroristici in Europa e altrove nel mondo».

26 luglio – Recep Tayyip Erdoğan

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foto via Lastampa.it

«Israele sta minando il carattere islamico di Gerusalemme… Nessuno deve sperare che noi rimarremo in silenzio di fronte ai doppi standard a Gerusalemme»

Recep Tayyip Erdoğan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è intervenuto nella crisi della Spianata delle Moschee di Gerusalemme, accusando Israele di mettere a repentaglio il «carattere islamico» della città.

Da giorni nei pressi della moschea al Aqsa di Gerusalemme hanno luogo manifestazioni di protesta contro la decisione di Israele di inasprire le misure di sicurezza per l’accesso alla Spianata delle Moschee, un importante luogo sacro sia per i musulmani sia per gli ebrei situato nella parte est di Gerusalemme.

La sicurezza del sito è gestita dalle autorità israeliane. In seguito all’attentato dello scorso 14 luglio, Israele aveva deciso di installare dei metal detector all’ingresso della Spianata: la decisione aveva scatenato numerose proteste, sfociate in episodi di violenza tra manifestanti e polizia, ed era stata in seguito revocata. Israele ha però dichiarato che al posto dei metal detector installerà un avanzato sistema di videosorveglianza in grado di riconoscere i volti delle persone.

Mercoledì, nel corso di una conferenza ad Ankara, Erdoğan ha dichiarato: «Israele sta minando il carattere islamico di Gerusalemme… Nessuno deve sperare che noi rimarremo in silenzio di fronte ai doppi standard a Gerusalemme». Il commento del presidente turco, che è anche il leader del partito islamista conservatore AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), ha innescato la replica immediata del governo israeliano. «È assurdo che il governo turco, che occupa Cipro del Nord, reprime in modo brutale la minoranza curda e incarcera i giornalisti, dia lezioni ad Israele, l’unica vera democrazia della regione» ha detto Emmanuel Nahshon, portavoce del ministro degli Esteri israeliano.

16 febbraio – Donald Trump

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foto via Slate.com

“Prendendo in considerazione sia la soluzione a due Stati sia quella a uno Stato, a me piace quella che piace a entrambe le parti. Sarei molto contento [di accettare] la soluzione che piace a entrambe le parti.

Posso accettare entrambi gli scenari. Per un po’ ho pensato che la soluzione a due Stati sembrasse essere la più facile tra le due – ma, in onestà, se Bibi [Netanyahu] e i palestinesi, se gli israeliani e i palestinesi sono soddisfatti, io sono soddisfatto della soluzione che preferiscono”

Donald Trump

Durante una conferenza stampa congiunta con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che, per quanto riguarda il processo di pace israelo-palestinese, l’amministrazione americana  non è vincolata alla costruzione di uno Stato palestinese confinante con Israele. Le parole di Trump hanno suscitato una certa sorpresa poiché, come molti commentatori hanno fatto notare, il cosiddetto scenario “a due stati” rappresenta da circa vent’anni la soluzione al conflitto tra arabi e israeliani che gli Stati Uniti appoggiano convintamente.

“In una sola frase, e senza fornire dettagli, Donald Trump ha gettato via con noncuranza decenni di diplomazia statunitense (perseguita sia da amministrazioni democratiche che repubblicane) sul processo di pace in Medio Oriente” ha scritto Peter Beaumont, corrispondente del giornale inglese The Guardian a Gerusalemme. Né Trump né Netanyahu hanno spiegato cosa potrebbe costituire l’alternativa alla soluzione a due Stati (se uno Stato aconfessionale condiviso da ebrei e palestinesi, o uno Stato ebraico “allargato” con una popolazione palestinese non votante alloggiata nei territori annessi).

 

14 gennaio – Abu Mazen

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foto via Biografieonline.it

“Il Vaticano ha riconosciuto completamente la Palestina come stato indipendente […] spero che altri stati prendano esempio dalla Santa Sede”

Abu Mazen

Il presidente della Palestina, Abu Mazen, ha incontrato papa Francesco in Vaticano. I due hanno brevemente parlato del processo di pace tra Israele e Palestina, dopodiché Abu Mazen (il cui nome all’anagrafe è Mahmūd Abbās) si è recato in via di Porta Angelica per l’inaugurazione dell’ambasciata palestinese presso lo Stato del Vaticano. L’inaugurazione ha rappresentato il pieno riconoscimento diplomatico dello stato palestinese da parte della Santa Sede.

Domani, 15 gennaio, si terrà a Parigi una conferenza internazionale sulla pace in Palestina. Alla conferenza, organizzata dal governo di François Hollande, parteciperanno le delegazioni di 75 paesi, ma non ci saranno quelle di Israele e Palestina.