11 luglio – Rex Tillerson

FILE PHOTO - Secretary of State Rex Tillerson delivers remarks on issues related to visas and travel
foto via Reuters.com

«Sono qui oggi in Qatar, portando con me lo stesso spirito che ha accompagnato il Presidente Trump a Riyad a maggio. Gli Stati Uniti hanno un solo obiettivo: eliminare il terrorismo dalla faccia della terra»

Rex Tillerson

Prove tecniche di disgelo tra il Qatar e gli Stati Uniti d’America. Oggi, il Segretario di Stato americano Rex Tillerson è atterrato a Doha, capitale del Qatar, per una visita ufficiale di stato che ha come obiettivo principale la risoluzione della crisi in corso tra i Paesi del Golfo Persico.

Nella giornata di ieri, Tillerson è stato in visita in Kuwait, un Paese neutrale i cui leader stanno svolgendo un ruolo di primo piano nel ricomporre la frattura in corso. Il rappresentante americano ha tenuto un incontro con l’Emiro, lo sceicco Sabah Al-Ahmad al Sabah, e un colloquio con il Ministro degli Esteri Sabah Khalid Al-Hamad al-Sabah, a cui ha partecipato anche il Consigliere per la Sicurezza britannico, Mark Sedwill.

Lo scorso 5 giugno, tre Paesi arabi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, ossia le monarchie sunnite di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein (che a differenza degli altri è uno stato a maggioranza sciita), hanno interrotto le relazioni diplomatiche con l’alleato qatarino; decisione successivamente assunta anche dall’Egitto. La duplice accusa rivolta a Doha era di sostenere materialmente alcune organizzazioni terroristiche attive in Medio Oriente, tra cui i Fratelli Musulmani, e di aver stretto rapporti troppo amichevoli con l’Iran, acerrimo nemico delle monarchie sunnite.

La lista delle richieste presentata al Qatar dai suoi ex-alleati il 22 giugno presentava alcune clausole, tra cui la fine del sostegno alla fratellanza musulmana e la chiusura dell’emittente televisiva Al-Jazeera, che sono state respinte da Doha. La scorsa settimana il Ministro degli Esteri qatarino, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ospite del think thank londinese Chattam House, ha parlato senza mezzi termini di una richiesta dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati mediorientali «di rinunciare alla […] sovranità come prezzo per la fine delle pressioni»; una cosa che «il Qatar non farà mai».

A Doha, il Segretario di Stato Tillerson ha in programma una serie di conversazioni al vertice proprio con il Ministro Mohammed bin Aldurahman, anticipato da un incontro con l’Emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.

«Spero che possiamo fare qualche progresso per cominciare a portare questa situazione verso un punto di risoluzione», ha detto Tillerson alla stampa, «Penso che il Qatar sia stato abbastanza chiaro nelle sue posizioni e credo che queste siano state molto ragionevoli».

Nel corso della conferenza stampa congiunta, il Segretario di Stato ha esordito ricordando la precedente visita di Trump nel Golfo: «Sono qui oggi in Qatar, portando con me lo stesso spirito che ha accompagnato il Presidente Trump a Riyad a maggio, che gli Stati Uniti hanno un solo obiettivo: eliminare il terrorismo dalla faccia della terra».

«Insieme gli Stati Uniti e il Qatar faranno di più per rintracciare le fonti di finanziamento, faranno di più per collaborare e condividere informazioni e faranno di più per rendere la regione e la nostra patria più sicure» ha detto Tillerson, che ha infine ringraziato l’Emiro per essere stato il primo «a rispondere alla sfida lanciata dal Presidente Trump durante il summit di Riyad di bloccare il sostegno finanziario al terrorismo».

 

5 luglio – Mohammed bin Abdulrahman

qatar
foto via Aljazeera.com (AFP)

«Leggendo tra le righe, i paesi che hanno imposto il blocco ci hanno chiesto di rinunciare alla nostra sovranità come prezzo per la fine delle pressioni. È qualcosa che sanno che il Qatar non farà mai»

Mohammed bin Abdulrahman

Il ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha accusato i paesi del Golfo di avere imposto al Qatar un blocco commerciale per minare la sua indipendenza come Stato, e ha annunciato che il paese farà «tutto ciò che è necessario» per proteggere i suoi cittadini.

Parlando dalla sede di Londra di Chatham House, uno dei più influenti think tank al mondo, Mohammed bin Abdulrahman ha detto che l’Arabia Saudita e i suoi alleati mediorientali hanno chiesto al Qatar «di rinunciare alla […] sovranità come prezzo per la fine delle pressioni».

Lo scorso 5 giugno, alcuni paesi arabi a maggioranza sunnita, tra cui l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto (a cui si aggiunge il Bahrein, che è a maggioranza sciita ma governato da una monarchia sunnita), hanno interrotto le relazioni politiche ed economiche col Qatar, accusandolo di sostenere organizzazioni terroristiche. Come spiega il Post, sembra però che la vera ragione per cui questi paesi si sono alleati contro il Qatar sia il dissenso nei confronti della politica estera del paese, il quale sosterrebbe alcuni movimenti che minacciano la stabilità dei regimi e delle monarchie sunnite e avrebbe intrattenuto rapporti amichevoli con l’Iran, paese nemico del fronte guidato dall’Arabia Saudita.

Il 22 giugno è stato presentato al Qatar un elenco di tredici richieste, tra cui la fine del sostegno al movimento dei Fratelli Musulmani e la chiusura dell’emittente al-Jazeera. Lunedì scorso, Mohammed bin Abdulrahman ha fatto sapere che il paese non accetterà nessuna delle richieste, messaggio che il ministro ha ribadito anche oggi a Londra, sostenendo che «al Qatar è stato chiesto di limitare la libera espressione, di consegnare le persone alla tortura, di ridurre i suoi mezzi di difesa, di andare contro le leggi internazionali, di affidare la propria politica estera a Riyad e Abu Dhabi [rispettivamente le capitali di Arabia Saudita ed Emirati Arabi]».

Il ministro ha spiegato inoltre che il Qatar si sta preparando per un lungo conflitto: «Quello che abbiamo fatto nelle ultime settimane è stato sviluppare diversi modi alternativi per assicurarci che la rete di sostentamento del paese non venga interrotta».

6 giugno – Donald Trump

donald trump
foto via Formiche.net

«Nella mia recente visita in Medio Oriente ho detto che non ci potrà più essere alcun finanziamento all’Ideologia Estremista. I leader politici hanno puntato il dito contro il Qatar – guardate! È bello vedere che il mio incontro in Arabia Saudita con il re e [i rappresentanti di] altri 50 paesi sta dando i suoi frutti. Hanno detto che terranno una linea dura contro i finanziamenti all’estremismo, e tutti gli indizi puntavano al Qatar. Forse questo sarà l’inizio della fine per l’orrore del terrorismo!»

Donald Trump

Scrivendo su Twitter, Donald Trump ha commentato per la prima volta la crisi tra Qatar e altri paesi arabi, attribuendo il merito del blocco economico e diplomatico imposto all’emirato mediorientale alla sua recente visita in Arabia Saudita.

Nella notte tra domenica e lunedì, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto hanno annunciato che interromperanno le vie di comunicazione aeree, marittime e terrestri con il Qatar, accusando l’emirato di sostenere movimenti estremisti, di coltivare relazioni con l’Iran e di costituire un rifugio per alcuni leader di Hamas e della Fratellanza Musulmana. A questi paesi lunedì mattina si sono aggiunti anche lo Yemen, il governo della Libia orientale, il Bahrein e le Maldive. Tutti questi stati, a maggioranza musulmana sunnita (eccetto il Bahrein, che è a maggioranza sciita ma è governato da oltre due secoli da una monarchia sunnita), hanno anche deciso di sospendere ogni relazione diplomatica con Doha, la capitale del Qatar.

I commenti entusiasti di Trump, sebbene non difendano apertamente il boicottaggio, contraddicono i toni più diplomatici con cui si sono espressi in proposito il segretario della Difesa statunitense, James Mattis, e il segretario di Stato Rex Tillerson. Entrambi i membri dell’amministrazione Usa hanno esortato i paesi al centro della crisi a trovare un compromesso.

L’appoggio del presidente americano al blocco diplomatico, scrive il quotidiano britannico The Guardian, segna un palese allontanamento dalla sua posizione di due settimane fa, quando incontrò l’emiro del Qatar a Riyad, in Arabia Saudita. «Siamo amici, indirettamente siamo amici da molto tempo» aveva detto Trump in quell’occasione «il nostro rapporto è ottimo».

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Donald Trump incontra l’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani a Riyad, Arabia Saudita, il 21 maggio. Foto via Theguardian.com (Jonathan Ernst/Reuters)