18 novembre – Gerry Adams

Gerry Adams
foto via Spectator.co.uk (Getty)

«Leadership vuol dire riconoscere quando è il momento di cambiare, e quel momento è adesso»

Gerry Adams, esponente di spicco del repubblicanesimo irlandese, ha annunciato che, dopo più di 30 anni di presidenza, rinuncerà alla guida di Sinn Fein, il più importante partito per l’indipendenza di tutta l’Irlanda dal Regno Unito.

Adams, che ha 69 anni, è a capo di Sinn Fein dal 1983. Sabato, all’annuale conferenza del partito a Dublino, ha dichiarato che non si candiderà alle prossime elezioni per il parlamento irlandese. «Leadership vuol dire riconoscere quando è il momento di cambiare, e quel momento è adesso» ha detto Adams, spiegando che la sua decisione fa parte di un processo di transizione in corso ai vertici del partito.

AP News definisce Adams «una figura divisiva», riportando come sia considerato da alcuni un terrorista, mentre da altri un pacificatore. Sicuramente è stato un importante esponente del repubblicanesimo irlandese, movimento politico che vuole ottenere l’uscita dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito e la sua unificazione con la Repubblica d’Irlanda.

La fazione più importante dell’ala armata del movimento, Provisional IRA, è stata responsabile dell’uccisione di più di 1800 persone tra il 1970 e il 1997, nel corso di una violenta campagna per ottenere l’indipendenza dell’Irlanda del Nord, prima di deporre le armi definitivamente nel 2005. In molti, riporta AP News, sostengono che Adams abbia fatto parte dell’IRA a partire dal 1966 e sia stato per decenni un suo comandante, tesi che Adams ha sempre smentito. In tempi più recenti, è stato una figura chiave del processo di pacificazione culminato nel 1998 con la firma del Good Friday Agreement (“l’accordo del Venerdì Santo”).

Sinn Fein (che in gaelico irlandese significa “noi stessi”) dovrebbe eleggere il successore di Adams entro il prossimo anno.

 

10 novembre – Theresa May

Theresa May Meets With Prime Minister Of Israel Benjamin Netanyahu
foto via Ilpost.it

«Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo»

La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea venerdì 29 marzo 2019 alle ore 23. Ad annunciarlo ufficialmente è la premier conservatrice Theresa May, che ha deciso di mettere per iscritto, nero su bianco, il giorno e l’ora in cui avverrà la Brexit, tramite un emendamento al “Withdraw Bill” (chiamato anche “Repeal Bill”), la legge che regolerà il divorzio dall’Europa.

Il Primo Ministro britannico ha spiegato la sua decisione in un intervento pubblicato sul Daily Telegraph, intitolato “Sono determinata a dare al nostro Paese la migliore Brexit possibile”. In questo modo, la leader dei Tories ha potuto fugare tutti i dubbi e le voci che circolavano circa una spaccatura all’interno del Partito Conservatore sulla reale volontà di divorziare dall’Unione Europea. Il messaggio è chiaro: la Brexit, anche tra mille ostacoli, prosegue.

«Il governo ha pubblicato questa settimana un emendamento sostenuto trasversalmente allo “UE Withdrawal Bill” che mette in copertina la data della nostra uscita dall’Unione europea», scrive Theresa May all’inizio del suo intervento sul Telegraph, «Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo».

«Sarà visibile in bianco e nero sulla prima pagina di questo storico atto legislativo: il Regno Unito lascerà l’UE il 29 marzo 2019 alle ore 23», ha continuato il premier britannico, che della Brexit è una delle maggiori fautrici, «L'”Ue Withdrawal Bill” è il singolo provvedimento legislativo più significativo in questo Parlamento, perché è fondamentale per fornire una Brexit regolare e ordinata».

La scelta della data, in realtà, non rappresenta una sorpresa. Infatti, subito dopo il referendum dello scorso giugno, quando il “Leave” aveva vinto, seppure con scarso distacco, Theresa May aveva indicato il 29 marzo come data di uscita. Piuttosto, è singolare che l’orario scelto, le 23 sul fuso orario di Greenwich, prenda come riferimento la mezzanotte di Bruxelles, anziché quella di Londra.

18 settembre – Tony Blair

1632.jpg
foto via Theguardian.com

«Più fondamentalmente, i popoli di queste nazioni hanno gli stessi nostri desideri: pace, stabilità, salute, educazione e opportunità per un lavoro gratificante. È l’unica visione del futuro che funziona, anche perché i problemi in paesi che sembrano lontani da noi potrebbero essere più vicini di quanto pensiamo»

Tony Blair

Quest’oggi, il The Guardian ha pubblicato un articolo dell’ex-premier inglese Tony Blair. «L’aiuto da solo non fermerà la fuga dei migranti verso le coste europee» recita il titolo. Blair sostiene che Europa, Stati Uniti e i paesi alleati del Golfo arabo debbano organizzare una strategia per sostenere gli Stati che compongo il G5 del Sahel, ovvero Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Nigeria.

Si tratta di stati cosiddetti «fragili», esposti a povertà, sicurezza alimentare, carenze a livello governativo, ecc. Il loro quadro, però, viene reso unico, afferma Blair, da due fattori, che sono il motivo per cui è necessario «un nuovo approccio». Anzitutto, la crescita demografica che, si stima, vedrà crescere la popolazione di questi paesi a 200 milioni di abitanti per il 2050 (dai 78 milioni attuali). Questo, spiega Blair, farà salire il tasso di disoccupazione giovanile, che incrementerà le migrazioni, e aumenterà i pericoli ecologici. In secondo luogo, i conflitti locali potrebbero attirare l’attenzione dei gruppi estremisti. Quest’anno, infatti, Boko Haram e gli altri quattro principali movimenti si sono alleati.

Perciò, «occorre un programma specifico per il Sahel», che risponda, inoltre, alle esigenze e necessità di ogni singolo stato. L’assenza di una dirigenza nazionale forte, rende inefficiente l’uso degli aiuti dei donatori e bisogna ricorrere a un aiuto non tradizionale. Infatti, «i problemi sono così tanti e così profondi che i governi ne sono sopraffatti. Questo è il motivo per cui serve un compainct che sia articolato, che copra tutti le diverse aree di sviluppo, anche la sicurezza, e dev’essere basato su una collaborazione che abbia obiettivi chiari e misurabili in cambio di aiuto». Non dovrà essere un aiuto solo finanziario bensì anche tecnico, ovvero di assistenza per la costruzione politica degli stati.

«Sono convinto», conclude Blair, «che un nuovo percorso può essere costruito. Un percorso nel quale i governi del Sahel abbiano la giusta collaborazione per costruire un governo efficace che possa affrontare da solo le proprie difficoltà e, con il tempo, fare a meno dei sostegni. Più fondamentalmente, i popoli di queste nazioni hanno gli stessi nostri desideri: pace, stabilità, salute, educazione e opportunità per un lavoro gratificante. È l’unica visione del futuro che funziona, anche perché i problemi in paesi che sembrano lontani da noi potrebbero essere più vicini di quanto pensiamo».

 

15 settembre – Sadiq Khan

_89624279_89624278
foto via Bbc.com

«I londinesi non si lasceranno mai intimidire o sconfiggere dal terrorismo, la nostra città condanna gli orribili individui che cercano di utilizzare il terrore per danneggiarci e distruggere il nostro stile di vita»

Sadiq Khan

Venerdì mattina, ore 08:20 (09:20 secondo l’ora italiana), sulla District Line della metropolitana di Londra, nei pressi della stazione di Parsons Green, quartiere di Fulham, zona ovest della città, un’esplosione semina il panico tra i passeggieri e i passanti. Ventidue persone vengono portate via in ambulanza con ferite di diverso tipo, nessuno di essi in pericolo di vita.

La polizia metropolitana ha dichiarato che si è trattato di un “atto terroristico”, confermando che l’esplosione sarebbe stata causata da una bomba, più precisamente “un ordigno costruito in modo artigianale”. Alcune fonti, smentite poi dalla Polizia, hanno anche parlato di un secondo ordigno che sarebbe stato successivamente disattivato dalle squadre speciali.

L’esplosione è partita da un cestino bianco, nascosto all’interno di una busta del supermercato lasciata in uno dei vagoni posteriori del treno. La bomba è stata attivata a distanza per mezzo di un timer. Le indagini sono state prese in consegna dall’antiterrorismo britannico. Gli esperti concordano sul fatto che l’ordigno sarebbe esploso solo in parte.

Sky News, proprio questa mattina, ha diffuso la notizia che le forze dell’ordine avrebbero identificato un sospetto, che sarebbe stato individuato grazie alle immagini trasmesse dalle telecamere a circuito chiuso presenti in tutte le stazioni londinesi. Quasi contemporaneamente, il sindaco di Londra Sadiq Khan diceva alla stampa che «è in corso una caccia all’uomo», senza specificare altri dettagli riguardanti il numero dei sospetti.

Lo stesso Khan ha poi parlato ai suoi concittadini, invitandoli a resistere e a non lasciarsi sopraffare da questa minaccia. «I londinesi non si lasceranno mai intimidire o sconfiggere dal terrorismo, la nostra città condanna gli orribili individui che cercano di utilizzare il terrore per danneggiarci e distruggere il nostro stile di vita», sono state le sue parole.

La premier britannica Theresa May, prima ha espresso vicinanza per i feriti, e poi ha convocato una riunione d’emergenza del Cobra, il comitato di crisi del governo britannico. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, come di consueto, il Presidente americano Donald Trump affidava le sue reazioni a Twitter: «Un altro attacco a Londra di un terrorista perdente. Queste sono persone malate e matte, che erano nel mirino di Scotland Yard. Bisogna essere proattivi».

In un secondo tweet, sempre Trump ha aggiunto: «I terroristi devono essere affrontati in maniera molto più dura. Internet è il loro strumento di reclutamento principale che dobbiamo controllare e utilizzare meglio»; riprendendo una critica già precedentemente rivolta all’intelligence britannica.

 

28 giugno – Jeremy Corbyn

r-3.jpeg
foto via Reuters.com

«Ciò che la tragedia della Grenfell Tower ha mostrato sono i disastrosi effetti della politica di austerità, il disinteresse verso le comunità della classe lavoratrice, le terribili conseguenze della deregolamentazione e dei tagli. Chiedo alla Prima Ministra di fornire le risorse necessarie per testare e rimuovere i rivestimenti [degli edifici], ammodernare gli impianti anti-incendio e sostenere adeguatamente i vigili del fuoco e la polizia, perché tutte le nostre comunità possano sentirsi davvero al sicuro nelle loro case. Questo disastro, dev’essere un segnale d’allarme»

Jeremy Corbyn

Quest’oggi, nel Regno Unito, nella Camera dei Comuni, si è tenuta la sessione di interrogazione da parte dei membri del Parlamento a Theresa May. È stata la prima sessione di Prime Minister’s Questions del nuovo governo, eletto lo scorso 8 giugno. L’argomento su cui si è dibattito maggiormente è stato il taglio della spesa del settore pubblico, all’ordine del giorno, in Inghilterra, dopo la tragedia della Grenfell Tower.

Jeremy Corbyn ha incalzato di domande la premier May quando quest’ultima ha affermato che deve ancora essere delineato il quadro generale che ha portato alla tragedia della Grenfell Tower. Il leader labourista, allora, ha risposto: «Penso di poter aiutare la prima ministra in proposito. Quando si tagliano i fondi delle autorità locali del 40%, noi tutti paghiamo un prezzo in sicurezza pubblica: meno ispettori, meno ispettori di edifici, meno programmazione nei controlli, noi tutti ne paghiamo il prezzo». La May ha ribattuto che furono Blair e lo stesso Partito labourista, nel 2005, a modificare la regolamentazione contro gli incendi, perché non fossero più i vigili del fuoco a svolgere i controlli. Perciò, ha concluso May, «la questione riguarda i governi di entrambi i colori» e si è augurata che i partiti possano collaborare per risolverla.

Certo è, in effetti, che l’inchiesta nazionale indetta dalla premier sta evidenziando che nessuna delle 120 le torri con gli stessi rivestimenti della Grenfell ha superato i test di sicurezza anti-incendio, e almeno 600 altri edifici li hanno adottati. La pericolosità del materiale con cui sono costruiti i pannelli era ben nota ma i costi della versione non-infiammabile più elevati, spiega il New York Times in un lungo articolo dedicato alle cause dell’incendio della Grenfell Tower.

Nel mentre, Scotland Yard ha comunicato che ci vorrà molto tempo prima che si possa diramare l’elenco definitivo delle vittime. Oltre alla difficoltà delle operazioni di recupero e di riconoscimento, si aggiunge che i distretti di Kensington e Chelsea non abbiano una lista degli inquilini della Grenfell Tower. Inoltre, gli investigatori hanno fatto sapere che l’indagine criminale ha individuato sinora sessanta imprese che hanno partecipato all’opera di rinnovamento dell’edificio.

25London-fire4-superJumbo.jpg
foto via Nytimes.com (Neil Hall/Reuters)

26 giugno – Arlene Foster

Arlene-Foster-elected-as-leader-of-the-Democratic-Unionist-Party
foto via Mirror.co.uk

«Oggi abbiamo raggiunto un risultato che è positivo per il Regno Unito, positivo per l’Irlanda del Nord e che permette alla nostra nazione di andare avanti per affrontare le sfide future»

Arlene Foster

Le elezioni nazionali dell’8 giugno avevano lasciato la premier uscente Theresa May in grande difficoltà. Il suo Partito Conservatore, infatti, non soltanto aveva perso 13 seggi rispetto alle elezioni precedenti, ma si era ritrovato addirittura senza la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni. L’unico partito in grado di fornire l’apporto necessario alla creazione di un nuovo governo May era il Partito Unionista Democratico (DUP) dell’Irlanda del Nord.

Oggi, dopo due settimane di negoziati, al termine di una riunione svoltasi presso il numero 10 di Downing Street, l’intesa tra i due partiti è stata raggiunta. Il testo dell’accordo di governo, della lunghezza di tre pagine, firmato dal deputato conservatore Gavin Williamson e dal deputato unionista Jeffrey Donaldson, è stato successivamente pubblicato su internet.

3000
La premier Theresa May stringe la mano ad Arlene Foster, leader del Dup, fuori da Downing Street (foto via Theguardian.com/Carl Court)

La leader del Dup, Arlene Foster, al termine della riunione, ha parlato ai giornalisti presenti a Downing Street. «A seguito dei risultati delle elezioni generali e del mandato affidatoci dal popolo dell’Irlanda del Nord, siamo stati in trattativa con il Partito Conservatore per vedere come fosse possibile sostenere il governo conservatore di minoranza in Parlamento» ha esordito la Foster, che ha continuato: «Oggi abbiamo raggiunto un accordo con il Partito Conservatore sul sostegno al governo in Parlamento. Questo accordo opererà per fornire un governo stabile nell’interesse nazionale del Regno Unito in questo momento vitale».

Dopo questa intoduzione, la leader del Dup ha parlato dell’accordo in maniera più specifica: «Come parte del nostro accordo politico, entrambe le parti hanno convenuto che non ci sarà alcun cambiamento per le pensioni “triple lock” e la natura universale del pagamento del combustibile invernale in tutto il Regno Unito. Siamo d’accordo a rispettare l’impegno della Nato di spendere il 2% del PIL per le forze armate e siamo inoltre impegnati a rispettare il Patto delle Forze Armate e la sua implementazione in tutto il Regno Unito».

L’intesa giunge, tuttavia, a caro prezzo per Theresa May. In cambio dell’appoggio esterno al governo, il Dup ottiene un finanziamento complessivo di 1,5 miliardi di sterline (circa 1,7 miliardi di euro) a favore dell’Irlanda del Nord; soldi che dovranno essere usati per dare impulso all’economia della regione e favorire gli investimenti in nuove infrastrutture, nell’educazione e nella sanità. A darne l’annuncio è la stessa Arlene Foster: «Accogliamo con favore questo sostegno finanziario di 1 miliardo di sterline nei prossimi due anni, oltre a fornire nuova flessibilità sui quasi 500 milioni precedentemente promessi all’Irlanda del Nord».

 

«Saluto questo accordo che ci permetterà di lavorare assieme nell’interesse dell’intero Regno Unito, per darci la certezza di cui abbiamo bisogno mentre ci apprestiamo ad uscire dall’Unione Europea, e aiutarci a costruire una società più forte ed equa» è il comunicato rilasciato, invece, da Theresa May che, archiviata la trattativa per il nuovo governo, può ora concentrarsi sul negoziato ben più importante con l’Unione Europea riguardante la Brexit.

La premier britannica ha poi affermato: «L’accordo chiarisce che restiamo fermi nel nostro impegno espresso nell’accordo del Venerdì santo e nei seguenti, e nel governare negli interessi di tutte le parti della comunità in Irlanda del Nord». L’esortazione della May riguarda la necessità per le forze politiche dell’Irlanda del Nord di raggiungere un’intesa che dia a Belfast un governo locale di unità nazionale, entro la scadenza stabilita da Londra del 29 giugno.

Adesso, dopo l’accordo tra la May e la Foster, il programma politico della legislatura, pronunciato la scorsa settimana dalla Regina Elisabetta, può finalmente essere sottoposto all’esame del Parlamento. Il voto è previsto per mercoledì o giovedì.

23 giugno – Donald Tusk

BELGIUM-EU-POLITICS-BREXIT
foto via Lefigaro.fr

«La mia prima impressione è che l’offerta del Regno Unito sia al di sotto delle nostre aspettative e che rischi di peggiorare la situazione dei cittadini. Ma sarà compito della nostra squadra che si sta occupando dei negoziati analizzare la proposta riga per riga, una volta ricevuta per iscritto»

Donald Tusk

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito la proposta della premier britannica Theresa May ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito «al di sotto delle aspettative».

Intervenendo durante la conferenza stampa a chiusura dei lavori del Consiglio europeo (che si sono svolti nelle giornate di ieri e oggi), Tusk ha dichiarato che, per i leader dei 27 paesi dell’Unione europea, la «priorità numero uno» è costituita dai diritti dei propri cittadini, e che la sua impressione è che la proposta della premier May corra il rischio di peggiorare la loro situazione.

Ieri sera, al termine di una cena tra leader europei a Bruxelles, May aveva parlato di un nuovo status che verrebbe garantito ai cittadini di paesi europei che vivono nel Regno Unito da almeno cinque anni, uno status che ha definito “settled EU”. Come spiega il Post, questo status darebbe la possibilità ai cittadini europei di avere gli stessi diritti legati al welfare, alla sanità e all’istruzione di cui godono i cittadini britannici.

Secondo la proposta, una proposta che May ha definito «giusta e seria», la condizione di “settled EU” verrà garantita anche a chi, entro un certo lasso di tempo, si trasferirà nel Regno Unito dopo l’effettiva Brexit (che indicativamente avverrà nel marzo 2019), sempre a patto che vengano prima maturati i cinque anni di permanenza. Tuttavia, come riporta il quotidiano britannico The Independent, May non ha specificato la data oltre la quale ai nuovi arrivati non verrebbe più garantito lo status di “settled EU”.

Inoltre, May ha detto di volersi opporre alla richiesta dell’Ue di riconoscere la Corte di giustizia dell’Unione europea come istituzione garante dei diritti dei cittadini non inglesi, una decisione che ha sollevato le critiche delle associazioni che rappresentano i circa 3 milioni di cittadini europei nel Regno Unito.

Il presidente del Consiglio europeo ha detto che la proposta sarà analizzata «riga per riga» quando lunedì prossimo il governo inglese ne renderà ufficiali tutti i dettagli.

_ _ _

Qui si può trovare il testo completo dell’intervento di Tusk al termine del Consiglio europeo.

Questo invece è l’audio di alcuni momenti dell’intervento, pubblicato su SoundCloud dal giornalista del Guardian Matthew Weaver:

21 giugno – Theresa May

foto via Buzzfeed.com

«I soccorsi alle famiglie nelle prime ore [dopo l’incendio] non sono stati sufficienti […] È stata una mancanza dello Stato, a livello locale e nazionale, nell’aiutare le persone quando ne avevano più bisogno. Come primo ministro, chiedo perdono per questa mancanza e, come primo ministro, mi sono assunta la responsabilità di fare il possibile per sistemare le cose»

Theresa May

Theresa May, primo ministro del Regno Unito, si è scusata per l’inefficienza dimostrata dallo Stato nei primi soccorsi agli inquilini della Grenfell Tower, il palazzo di Londra bruciato in un incendio nella notte dello scorso 14 giugno.

May, durante un discorso al Parlamento (oggi è stato il giorno della Cerimonia di apertura del Parlamento del Regno Unito), ha detto che gli aiuti nelle prime ore dopo la tragedia «non sono stati sufficienti» e ha promesso che a coloro che hanno perso la propria abitazione nell’incendio sarà fornito più sostegno.

Il primo ministro ha inoltre aggiunto che ai sopravvissuti sarà versata una somma di denaro grazie a un fondo per le emergenze, e ha ribadito l’impegno del governo di fornire nuove abitazioni entro tre settimane.

Intanto la polizia ha dichiarato che le vittime dell’incendio sono 79 (tra questi molti sono dispersi, ma dichiarati morti).

Da giorni May e il governo vengono criticati per la cattiva gestione dei primi soccorsi e per la poca empatia dimostrata dal primo ministro nei confronti delle persone colpite dall’incendio. Numerosi manifestanti hanno dato vita a una serie di “giornate della rabbia”, manifestazioni di protesta con cortei per le strade della capitale inglese. L’ultima di queste manifestazioni si è tenuta oggi: 500 persone hanno marciato dalla zona ovest di Londra fino a Downing Street, dove risiede la premier May.

3600
Alcuni partecipanti alla manifestazione di oggi (foto via Theguardian.com / Teri Pengilley)

I manifestanti hanno chiesto che agli ex inquilini della Grenfell Tower vengano assegnate nuove case nello stesso quartiere e che vengano concesse la piena amnistia e la residenza inglese permanente agli sfollati stranieri che non dispongono dei documenti di immigrazione.

19 giugno – Mohammed Mahmoud

TELEMMGLPICT000132380984-large_trans_NvBQzQNjv4BqBDCnIxthzPLaVuHdTEmpqJRQxFEnemAQdOy_hncTgwo.jpeg
foto via Telegraph.co.uk

«Speriamo solo che in questi tempi di tragedie le persone stiano vicine le une alle altre e restino unite. È stato molto toccante che questa mattina i nostri vicini, i nostri vicini non musulmani, si siano alzati per offrirci il loro aiuto e dirci che erano lì per noi. È la prova che il tessuto della nostra società non è lacerato ma che dobbiamo continuare a mantenere integro il tessuto della società e della comunità di Londra e dobbiamo continuare a restare uniti»

Mohammed Mahmoud

Ieri sera, poco dopo mezzanotte, a Londra è avvenuto un nuovo episodio di terrorismo. Al momento, riassume il The Guardianrisulta che un uomo si sia lanciato con un furgone sulla folla di fedeli che uscivano dalla moschea di Finsbury Park. L’attentatore è stato fermato dalla folla e, quindi, arrestato dalla polizia; per l’uomo, inglese, quarantottenne, padre di famiglia, residente a Cardiff, l’accusa è di crimini terroristici, omicidio e tentato omicidio. Sembra che otto persone siano rimaste ferite e portate in ospedale, due di loro sono in gravi condizioni.

L’imam della moschea, Mohammed Mahmoud, ha riferito che, poco dopo la celebrazione di mezzanotte, è stato chiamato fuori dal luogo di culto e, assieme ad altri fedeli, «abbiamo circondato [l’attentatore] e lo abbiamo protetto. Abbiamo fermato tutti gli attacchi e gli abusi contro di lui finché la polizia non è arrivata a prenderlo».

Sadiq Khan, sindaco di Londra, ha pubblicato un articolo sul The Guardian in cui ha indicato Mohammed Mahmoud come un esempio «dei nostri valori, di giustizia e dell’ordine della legge, e della nostra determinazione a non farci dividere, ad essere sempre più forti dell’odio e del terrorismo degli estremisti». Per quel che riguarda l’atto terroristico, Khan ha scritto: «è stato chiaramente un deliberato attacco contro londinesi innocenti, molti dei quali stavano tornando dalla loro sera di preghiere per il Ramadan. Non sappiamo ancora tutte quante le motivazioni dietro l’attacco, ma il terrorismo è terrorismo, non importa quale sia l’obiettivo e cosa ispiri i malati e perversi assalitori che compiono questi atti criminali».

17 giugno – Jeremy Corbyn

pri_43485795-e1497700499378-2.jpg
foto via Indipendent.co.uk

«L’indagine dev’essere capace di considerare tutti i passaggi che hanno (o che non hanno) portato e contribuito a questo terribile incidente. Deve anche indicare le misure più urgenti da prendere in merito ai criteri di sicurezza per altri edifici [del genere della Grenfell Tower]…  Sebbene creda che le politiche e le priorità del suo governo nei settori degli alloggi sociali e della sicurezza pubblica attirino legittimamente le mie critiche, spero che entrambi condividiamo la stessa determinazione determinazione a scoprire la verità che ha portato a questa tragedia, per scongiurare che si possa ripetere»

Jeremy Corbyn

Questa mattina, Jeremy Corbyn, leader del partito laburista inglese, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Theresa May, in merito alla decisione di indire un’indagine pubblica indipendente sull’incendio della Grenfell Tower. Sulla questione, infatti, c’è incertezza, poiché sembra che potrebbero occorrere anni prima che le inchieste vengano rese pubbliche. Intanto, la polizia ha dichiarato che il numero delle vittime è salito a trenta e che cinquantotto sono le persone disperse e presumibilmente morte.

Certo è che la tragedia della Grenfell Tower stia mostrando alcune fragilità della premier. May è stata duramente contestata sia a Dowing Street sia sui giornali, per la gestione dell’emergenza e per la scarsa empatia dimostrata, ad esempio nell’intervista televisiva alla BBC. Anche su questo ha insistito Corbyn nella sua lettera. Ha chiesto «un atteggiamento di generosità e compassione» da parte del governo, perché le famiglie delle vittime straniere possano assistere ai funerali. Il segretario del Labour ha fatto presente che i 5 milioni di sterline stanziati dal governo non saranno sufficienti per garantire «l’adeguato e locale reinserimento» delle persone colpite dall’incendio. A tal proposito, ha richiamato May a ribadire «l’ordine imperativo» che agli sfollati vengano garantite abitazioni nella stessa area, impegno che le contee di Kengsinton e Chelsea non sembrano voler rispettare.

La premier stessa, in effetti, ha ammesso che il supporto alle vittime «non è stato sufficiente».