14 giugno – Guy Verhofstadt

European Union's chief Brexit negotiator Verhofstadt addresses the European Parliament during a debate on Brexit priorities in Strasbourg
foto via News.sky.com

«So che ieri il nuovo presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di una porta aperta: ha detto che se la Gran Bretagna dovesse cambiare idea [su Brexit], troverebbe una porta aperta. Sono d’accordo con lui. Ma, come in Alice nel Paese delle Meraviglie, non tutte le porte sono uguali: sarebbe una porta del tutto nuova, per un’Europa nuova, un’Europa senza rimborsi, senza complessità, con poteri reali e con unità. Questa è la porta verso l’Europa»

Guy Verhofstadt

Il coordinatore del Parlamento europeo per Brexit, Guy Verhofstadt, ha detto che la Gran Bretagna è libera di cambiare opinione e di scegliere di rimanere nell’Unione europea, ma a patto che rinunci ai suoi privilegi, tra cui il sistema del cosiddetto “rimborso britannico”.

Verhofstadt, che è anche presidente del gruppo Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), ha parlato mercoledì mattina nel corso di un dibattito al Parlamento europeo, iniziando il suo intervento con un commento sull’esito delle recenti elezioni politiche nel Regno Unito. «Le elezioni inglesi hanno portato ad almeno un risultato positivo: la scomparsa dello Ukip, e di tutti coloro che non vogliono solo la Gran Bretagna fuori dall’Europa, ma anche la distruzione dell’Unione europea» ha detto Verhofstadt.

Il politico belga ha quindi sottolineato l’urgenza di iniziare le trattative su Brexit al più presto, ora che la questione delle elezioni inglesi è stata archiviata. «La questione più importante è: adesso possiamo iniziare i negoziati su Brexit? Sono passati tre anni dall’inizio dei dibattiti, un anno dall’esito del referendum, tre mesi dalla notifica ufficiale [dell’avvio delle procedure per Brexit], e ancora non siamo nella condizione di iniziare i negoziati, perché al momento non c’è, in alcun modo, una posizione chiara da parte del governo inglese».

«Sempre che un governo inglese ci sia» ha aggiunto Verhofstadt «perché ogni giorno leggo che è stato trovato un accordo di governo, e poi sei ore dopo l’accordo sparisce».

Poco dopo, riferendosi alle dichiarazioni di ieri del presidente francese Emmanuel Macron, che aveva affermato che la porta dell’Unione europea sarebbe rimasta aperta per il Regno Unito per tutta la durata dei negoziati su Brexit, Verhofstadt si è detto d’accordo nel ritenere la Gran Bretagna libera di cambiare idea, specificando però che una sua eventuale decisione di rimanere nella Ue avverrebbe al prezzo di abbandonare i privilegi di cui la Gran Bretagna avrebbe goduto finora nei confronti dell’Europa.

Verhofstadt ha accennato a «un’Europa senza rimborsi, senza complessità», con chiaro riferimento al cosiddetto “rimborso britannico”, cioè a quel sistema di rimborso, negoziato da Margaret Thatcher negli anni ’80, mediante il quale al Regno Unito vengono restituiti all’incirca i due terzi dei fondi che versa all’Unione europea.

«Per me la cosa più importante è una riforma della nostra Unione» ha concluso Verhofstadt. «Questa riforma non deve impaludarsi a causa delle trattative su Brexit. Le trattative su Brexit al momento sembrano la processione di Echternach: due passi avanti e uno indietro. […] Ora in Francia abbiamo un nuovo presidente che è pro Europa, avremo le elezioni tedesche. È il momento di procedere! Diciamo sempre: “non sprechiamo una buona crisi”, beh io dico anche: “non sprechiamo un buon giro di elezioni”».

9 giugno – Theresa May

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foto via Abc.net.au

«Quello di cui il paese ha bisogno più di tutto sono delle certezze e, avendo ottenuto il maggior numero di voti e il maggior numero di seggi alle elezioni, è chiaro che solo il Partito Conservatore e il Partito Unionista hanno la legittimazione e la possibilità di fornire quelle certezze, disponendo di una maggioranza nella Camera dei Comuni»

Theresa May

All’indomani delle elezioni politiche nel Regno Unito, in un discorso tenuto di fronte alla sua residenza di Downing Street, la prima ministra britannica Theresa May ha annunciato che proverà a formare un nuovo governo, fondato su un’alleanza politica tra il Partito Conservatore e il Partito Democratico Unionista (DUP).

Le elezioni di ieri nel Regno Unito hanno sancito la perdita della maggioranza parlamentare da parte dei Conservatori: il partito guidato da Theresa May è infatti passato dai 330 seggi di cui disponeva nella Camera dei Comuni a 318, meno del numero necessario (326) per poter governare da soli.

Nonostante il Partito Conservatore si sia confermato il primo partito del Regno Unito, il risultato elettorale rappresenta una sconfitta politica per May. Ad aprile, la prima ministra aveva indetto le elezioni anticipate nella speranza di aumentare il peso dei Conservatori nella Camera dei Comuni e di rafforzare la propria leadership all’interno del partito, per poter affrontare i trattati su Brexit con l’Unione europea da una posizione politicamente più solida. Tale speranza era confortata dall’ampio vantaggio di cui due mesi fa, secondo i sondaggi, godeva il Partito Conservatore nei confronti del secondo partito del Regno Unito, il Partito Laburista: circa +20%.

La campagna elettorale non è andata però come ipotizzato dai Conservatori: il Labour, guidato dal suo leader Jeremy Corbyn, ha ridotto di molto il distacco iniziale, conducendo una grande rimonta nel corso delle ultime settimane e arrivando ad ottenere 262 seggi e uno dei suoi migliori risultati negli ultimi 15 anni in termini di voti assoluti.

Come nota il Post, nei titoli dei giornali britannici che commentano il risultato delle elezioni ricorre molto la parola “gamble” (“azzardo”) e “fail” (“fallimento”).

«Theresa May ha indetto queste elezioni nell’interesse del suo partito, non del nostro paese» ha commentato Corbyn in un video rivolto ai suoi elettori. «Ma ha sottovalutato il Partito Laburista, e soprattutto ha sottovalutato voi».

Questo invece è il video del discorso di Theresa May.

Lo abbiamo tradotto in italiano:

«Ho appena incontrato Sua Maestà la Regina e ora formerò un governo.

Un governo che sia in grado di fornire sicurezze e di guidare la Gran Bretagna attraverso questo periodo critico per il nostro paese.

Questo governo guiderà il paese nei cruciali negoziati su Brexit che cominceranno fra soli 10 giorni e prenderà decisioni in accordo con la volontà del popolo inglese portando il Regno Unito fuori dall’Unione europea.

Lavorerà per mantenere la nostra nazione al sicuro attraverso quei cambiamenti che ho annunciato in seguito ai terribili attentati di Manchester e Londra, reprimendo l’ideologia dell’estremismo islamico e tutti coloro che la condividono, e conferendo alla polizia e alle autorità i poteri di cui necessitano per difendere il nostro paese.

Il governo che guido porrà giustizia e opportunità al centro di tutto ciò che farà, in modo da mantenere, tutti insieme, la promessa di Brexit e costruire nei prossimi cinque anni un paese in cui nessuna persona e nessuna comunità sia lasciata indietro, un paese in cui prosperità e opportunità siano condivise in tutto questo Regno Unito.

Quello di cui il paese ha bisogno più di tutto sono delle certezze e, avendo ottenuto il maggior numero di voti e il maggior numero di seggi alle elezioni, è chiaro che solo il Partito Conservatore e il Partito Unionista hanno la legittimazione e la possibilità di fornire quelle certezze, disponendo di una maggioranza nella Camera dei Comuni.

Continueremo a lavorare insieme ai nostri amici ed alleati, specialmente del Partito Democratico Unionista. I nostri due partiti godono da molti anni di una relazione forte e questo mi fa ben sperare nella nostra capacità di lavorare insieme nell’interesse di tutto il Regno Unito. Ciò ci consentirà di unirci come paese e di indirizzare le nostre energie verso un ottimo accordo su Brexit che funzioni per ognuno in questo paese, garantendoci un nuovo rapporto di cooperazione con l’Unione europea che ci assicuri prosperità a lungo termine.

Questo è ciò per cui la gente ha votato lo scorso giugno, e questo è ciò che otterremo. Ora mettiamoci al lavoro»

5 giugno – Sadiq Khan

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foto via Telegraph.co.uk

“Sono arrabbiato e furioso per il fatto che questi tre uomini stiano cercando di giustificare le loro azioni, strumentalizzando la religione a cui appartengo”

Sadiq Khan

Nel primo pomeriggio, nei pressi di London Bridge, uno dei più celebri ponti di Londra, teatro sabato sera di un attacco terroristico (rivendicato dall’Isis) in cui hanno perso la vita almeno 7 persone, si è tenuta una conferenza stampa congiunta tra il sindaco di Londra, Sadiq Khan, e il capo della Polizia Metropolitana, Cressida Dick.

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L’inizio della conferenza stampa tra il capo di Scotland Yard, Cressida Dick, e il sindaco di Londra, Sadiq Kahn (foto via Thesun.co.uk)
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Cressida Dick accompagna Sadiq Khan verso il London Bridge (foto via Thesun.co.uk)

Khan ha esordito sottolineando il ruolo di Londra come città aperta e multiculturale: «Quando scopri che le vittime comprendono persone non soltanto di Londra, ma dell’Australia, Nuova Zelanda, Canada, Francia, Spagna e altre parti del mondo, ti rendi conto di quanto Londra sia veramente una città globale».

Il ruolo della Polizia Metropolitana è stato determinante e il suo operato inappuntabile, secondo Kahn, che non ha lesinato complimenti e stima nei confronti delle forze dell’ordine impegnate sabato sera durante l’emergenza. «Tutti noi dovremmo rendere omaggio per lo straordinario lavoro svolto dalla polizia e dai servizi di sicurezza. La rapidità del loro intervento ha permesso che un numero minore di vite fosse perso e che il numero dei feriti fosse minore – ha detto il sindaco, che poi ha continuato – E’ triste che alcuni agenti siano rimasti feriti molto seriamente durante l’attacco di sabato sera. Questa è la conseguenza del loro precipitarsi verso il pericolo, incoraggiando la gente a fuggire e rischiando la vita durante l’operazione».

Sadiq Khan, che è di origini pakistane ed è di religione musulmana, in quanto credente e membro della comunità islamica, ha tenuto particolarmente a condannare il terrorismo e chi contribuisce a diffonderlo: «L’attacco di sabato sera da parte di questi tre uomini è stato codardo, è sbagliato».

«Sono arrabbiato e furioso per il fatto che questi tre uomini stiano cercando di giustificare le loro azioni, strumentalizzando la religione a cui appartengo. L’ideologia che essi seguono è perversa, è dannosa e non trova alcun posto all’interno dell’islam. Condanno questo attacco terroristico, ma anche l’ideologia velenosa che questi e altri uomini seguono».

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Il sindaco Kahn visita la zona dell’attentato (foto via Thesun.co.uk)

Il sindaco ha, infine, invitato la cittadinanza intera a recarsi al Potter’s Fields Park questa sera alle 6 (ora locale) per ricordare le vittime dell’attacco di sabato sera: «Moltissime persone ci hanno chiesto come possiamo ricordare coloro che hanno perso la vita e per rendere omaggio a coloro che sono stati colpiti dall’incidente di sabato, come possiamo mostrare al mondo che la Città non verrà sconfitta dal terrorismo. Ecco che terrò una veglia nei pressi di Potter’s Fields Park stasera alle 6».

«Ricorderemo le vittime e le loro famiglie, ringrazieremo la polizia e le forze di sicurezza e dimostreremo che Londra non si farà spaventare dal terrorismo, né permetteremo che questi terroristi accrescano le divisioni e separino le nostre comunità» ha concluso Kahn.

4 giugno – Theresa May

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foto via Theguardian.uk

«Nella misura in cui la natura della minaccia che affrontiamo diventa più complessa, frammentata e nascosta, specialmente online, la strategia [anti-terrorismo] deve star al passo. Alla luce di ciò che stiamo imparando sulla mutevole strategia [dei terroristi], dobbiamo rivedere la strategia anti-terroristica britannica, per essere certi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno… Da quando è emersa la minaccia del terrorismo di matrice islamica, il nostro paese ha fatto significativi progressi nell’interruzione delle trame e nella protezione della gente, ma è tempo di dire che troppo è troppo. Tutti hanno bisogno di vivere le loro vite come farebbero normalmente. La nostra comunità continuerà a funzionare secondo i nostri valori ma per quel che riguarda la lotta all’estremismo e al terrorismo le cose han bisogno di essere cambiate»

Theresa May

A seguito dell’attacco terroristico (recentemente rivendicato dall’Isis) verificatosi ieri sera a Londra, questa mattina la premier inglese Theresa May ha tenuto una conferenza stampa. Al fondo dell’articolo proponiamo una nostra traduzione integrale del suo discorso, per il quale è stata criticata.

La premier, anzitutto, ha confermato la dinamica dell’attentato: gli assalitori erano tre, indossavano falsi giubbotti esplosivi e dopo aver lanciato il furgone sulla folla lungo London Bridge si sono recati a Borough Market dove i tre sono scesi e hanno assalito i passanti con coltelli. La polizia è intervenuta e ha aperto il fuoco contro i terroristi, uccidendoli tutti.

May ha proseguito affermando con risolutezza: «Noi non possiamo e non dobbiamo far finta che la situazione possa andare avanti così come sta e le cose hanno bisogno di essere cambiate». Ha ripetuto la frase anche alla fine del suo discorso. Quindi, ha enunciato le quattro maniere con cui intende dettare la nuova linea anti-terrorismo.

Bisogna anzitutto «far capire che i nostri pluralisti valori britannici sono superiori a qualsiasi cosa che possano offrire i predicatori e i sostenitori dell’odio». Quindi, passando  a due proposte più concrete, May ha chiesto la collaborazione con gli altri governi democratici per un accordo sul cyberspazio per difendersi anche sul fronte virtuale. Infatti, ha indicato internet come uno dei «luoghi sicuri» in cui il terrorismo pianifica i propri attacchi. Gli altri “luoghi sicuri” sono, invece, l’Iraq e la Siria, dove l’Isis si è stabilita. Qui serve l’intervento militare, ha detto, ma ha aggiunto che servono nuove azioni anche all’interno del Regno Unito, dove «c’è stata fin troppa tolleranza». Si renderanno necessari «impegnativi e imbarazzanti dialoghi» tra le comunità della società, che però devono unirsi e non rimanere «separate e segregate». In più, saranno dati alla polizia e ai servizi di sicurezza più poteri perché possano sorvegliare meglio; tra questi poteri, anche pene detentive più lunghe per i reati legati al terrorismo. Il quarto e ultimo punto è stata la spiegazione che la nuova strategia anti-terrorismo si rende necessaria in quanto la stessa minacci terroristica «è diventata più complessa, articolata e nascosta, specialmente online».

La premier, infine, ha annunciato che le elezioni legislative si terranno com’era stato stabilito, giovedì prossimo, perché «la violenza non potrà mai interrompere il processo democratico».

«Ieri sera il nostro paese è stato un’altra volta vittima di un brutale attacco terroristico. Ho appena concluso un incontro con il comitato di emergenza del governo e voglio darvi le ultime informazioni a disposizione sull’attentato. Poco prima delle 22 e 10 di ieri sera, la polizia metropolitana ha ricevuto una chiamata di emergenza che riferiva che un furgone aveva investito passanti a London Bridge e da London Bridge si è diretto a Borough Market, dove tre terroristi hanno lasciato furgone e hanno attaccato, con lame e coltelli, civili innocenti e disarmati. Tutti e tre indossavano quelli che sembravano giubbotti esplosivi, ma la polizia ha stabilito che i vestiti erano falsi ed erano indossati solo per seminare panico e paura.

Come spesso è capitato in simili serie circostanze, la polizia ha risposto con grande coraggio e grande velocità. Poliziotti armati della polizia metropolitana e della polizia di Londra sono giunti sul posto in pochi momenti e hanno sparato e ucciso i tre sospetti. I tre terroristi sono stati affrontati e colpiti da poliziotti armati, entro otto minuti da quando la polizia ha ricevuto la prima telefonata di emergenza. Sette persone sono morte nell’attacco, oltre ai tre sospettati uccisi dalla polizia. Quarantotto persone stanno ricevendo cure in vari spedali di Londra, molti sono in gravi condizioni.

Noi non possiamo e non dobbiamo far finta che la situazione possa andare avanti così come sta e le cose hanno bisogno di essere cambiate e devono cambiare in quattro importanti maniere. Anzitutto, sebbene l recenti attacchi non siano legati da una rete comune, sono legati in un importante sensi: sono frutto della stessa nefasta ideologia dell’estremismo islamico che predica odio, divisione e promuove il settarismo. È un’ideologia che afferma che i nostri valori occidentali di libertà, democrazia e diritti umani siano incompatibili con la religione islamica. È un’ideologia che è una perversione dell’Islam e una perversione della verità.

Sconfiggere questa ideologia è una delle grande sfide del nostro tempo ma non può essere debellata con il solo intervento militare. Non sarà sconfitta attraverso il mantenimento della costante operazione difensiva anti-terroristica, per quanto capaci siano chi la gestisce e i professionisti del settore. Sarà sconfitta solo quando allontaneremo la mente delle persone da questa violenza e faremo loro capire che i nostri valori, i nostri pluralisti valori britannici sono superiori a qualsiasi cosa che possano offrire i predicatori e i sostenitori dell’odio.

In secondo luogo, non possiamo permettere che questa ideologia abbia gli spazi sicuri di cui ha bisogno per riprodursi. Questo è precisamente ciò che offrono internet e le grandi compagnie che offrono servizi internet. Dobbiamo collaborare con i governi democratici alleati per raggiungere accordi internazionali che regolino lo cyberspazio, per prevenire la diffusione dei terroristi e la pianificazione di attentati terroristici, e dobbiamo fare tutto ciò che è possibile a casa per ridurre i rischi di estremismo online.

In terzo luogo, dobbiamo privare gli estremisti dei loro spazi sicuri online, ma non dobbiamo dimenticare degli spazi sicuri che continuano a esistere nel mondo reale. Sì, questo significa intraprendere azioni militari per distruggere l’Isis in Iraq e in Siria, ma significa anche adottare provvedimenti qui a casa. Anche se abbiamo fatto significativi progressi negli ultimi anni, bisogna essere franchi che c’è stata fin troppa tolleranza nel nostro paese per l’estremismo, quindi dobbiamo essere molto più risoluti a identificarlo e reprimerlo nel settore pubblico e nella società. Questo richiederà qualche impegnativi e spesso imbarazzanti dialoghi, ma l’intero nostro paese deve unirsi per affrontare l’estremismo e dobbiamo vivere le nostre vite non in una serie di separate, segregate comunità, ma come un vero, unito, regno.

In quarto luogo, la vigorosa strategia antiterrorismo che abbiamo adottato si è dimostrata proficua in tanti anni ma, nella misura in cui la natura della minaccia che affrontiamo diventa più complessa, frammentata e nascosta, specialmente online, la strategia deve star al passo. Alla luce di ciò che stiamo imparando sulla mutevole strategia [dei terroristi], noi dobbiamo rivedere la strategia anti-terroristica britannica, per essere certi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno, e se abbiamo bisogno che la lunghezza delle pene detentive per reati legati al terrorismo, anche per reati apparentemente meno seri, questo sarà quello che faremo.

Da quando è emersa la minaccia del terrorismo di matrice islamica, il nostro paese ha fatto progressi significativi nell’interruzione delle trame e nella protezione della gente, ma è tempo di dire che troppo è troppo. Tutti hanno bisogno di vivere le loro vite come farebbero normalmente. La nostra comunità continuerà a funzionare secondo i nostri valori ma per quel che riguarda la lotta all’estremismo e al terrorismo le cose han bisogno di essere cambiate.

Come segno di rispetto i partiti politici hanno sospeso le nostre campagne politiche per quest’oggi ma la violenza non potrà mai interrompere il processo democratico e perciò domani le campagne saranno riprese appieno domani e le elezioni legislative si terranno, come previsto, giovedì.

Come un paese la nostra risposta quella che è stata sempre stata, quando ci siamo confrontati con la violenza, noi dobbiamo stare uniti, noi dobbiamo restare coesi e uniti affronteremo e sconfiggeremo i nostri nemici».

28 maggio – Angela Merkel

Merkel And Seehofer Meet At Munich Fest
foto via Politico.com (Sebastian Widmann/Getty Images)

“I tempi in cui potevamo dipendere completamente gli uni dagli altri sono finiti da un pezzo. L’ho sperimentato nei giorni scorsi. Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”

Angela Merkel

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che le nazioni europee dovranno essere più autonome nei confronti di Regno Unito e Usa. Parlando a un evento elettorale a Monaco di Baviera, Merkel ha affermato che gli Stati membri dell’Unione europea non potranno più fare completo affidamento sui tradizionali alleati occidentali, l’uno alle prese con Brexit e l’altro con l’imprevedibile presidenza Trump.

Anche se l’Europa e la Germania faranno di tutto per rimanere in buoni rapporti con Regno Unito e Usa, “dovremo lottare in prima persona per il nostro destino” ha detto la cancelliera.

Merkel è tornata ieri da Taormina, dove si è appena svolto un summit di due giorni con i rappresentanti dei paesi del cosiddetto G7, il gruppo che riunisce le sette democrazie con le economie più sviluppate al mondo (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Italia e Canada).

Sebbene sulla maggior parte delle questioni all’ordine del giorno (la lotta al terrorismo, le politiche da adottare nei confronti della Russia, gli accordi di libero scambio) i leader del G7 abbiano trovato una certa unanimità di intenti, il comunicato finale del summit di Taormina riporta che tra Stati Uniti e le altre sei nazioni non è stato possibile raggiungere un’intesa per quanto riguarda l’adesione all’accordo sul clima di Parigi. Infatti, mentre Germania, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Canada hanno riaffermato il loro “forte impegno” nella messa in pratica degli accordi sulla riduzione del cambiamento climatico, gli Stati Uniti – che pure nel 2015 avevano sottoscritto gli accordi sotto la presidenza di Barack Obama – hanno preferito smarcarsi.

“Sull’accordo di Parigi prenderò la mia decisione la prossima settimana!” ha twittato ieri Donald Trump.

Merkel ha affermato che la discussione sulle politiche climatiche si è svolta in un clima da “sei contro uno”, e che è stata “molto difficile, per non dire molto insoddisfacente”.

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Theresa May, Donald Trump e Angela Merkel a Taormina, in Sicilia – foto via Politico.com (Stephane de Sakutin/AFP)

26 maggio – Paolo Gentiloni

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foto via Ilpost.it

«Sappiamo che non sarà un confronto semplice. Lo spirito di Taormina ci può aiutare nella giusta direzione»

Paolo Gentiloni

In una Taormina blindata e affollata come mai nella sua storia, si è conclusa oggi la prima sessione del G7, tenuto sotto la presidenza italiana. Quattro sono i principali temi all’ordine del giorno: l’immigrazione, il clima, il terrorismo e il commercio internazionale.

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Foto di gruppo per il G7 di Taormina, con Donald Tusk, Justin Trudeau, Angela Merkel, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Shinzo Abe, Theresa May e Jean-Claude Juncker (foto via Ilpost.it)

Un vertice che sarà assolutamente impegnativo, data le differenti posizioni che hanno i sette Paesi sulle questioni più salienti. I primi a esserne consapevoli sono proprio i leader chiamati a discuterne oggi e domani, in particolare Paolo Gentiloni. «La straordinaria storia e bellezza che ci circonda, la realtà di Taormina, della Sicilia e dell’Italia credo che può dare un contributo molto importante ai leader del G7 che si riuniscono oggi qui» ha affermato il Primo Ministro italiano.

Apprensione condivisa anche dal Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, che ha affermato: «Non c’è dubbio che questo sarà il vertice più impegnativo tra i G7 degli ultimi anni. E non è un segreto che i leader che si riuniscono qui hanno qualche volta posizioni molto diverse su temi come il clima ed il commercio».

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La riunione dei leader del G7 (foto via Ilpost.it)

Gentiloni ha aperto il vertice, parlando dell’immigrazione: «Siamo molto felici di avere questa opportunità: la Sicilia ha una posizione geografica particolare, rappresenta un ponte tra le due sponde del Mediterraneo». La bozza sottoscritta dai leader del G7, non ancora definitiva e tuttora sottoposta a un negoziato aperto, recita: «Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico».

Molto più delicato e più lontano è, invece, il consenso unanime sulla questione del commercio internazionale e del clima. Nessuna bozza è stata, infatti, prodotta durante la prima sessione di oggi. Riguardo al tema della globalizzazione, il portavoce del premier britannico Theresa May ha detto: «Il presidente Donald Trump e il primo ministro Theresa May hanno ribadito il loro impegno per aumentare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Gran Bretagna». Nessuna dichiarazione, però, da parte degli altri Paesi.

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Donald Trump e Theresa May (foto via Ilpost.it)

Similmente, riguardo al clima, la discussione è momentaneamente sospesa. Trump, in particolare, dovrà elaborare con il suo entourage una decisione sull’accordo di Parigi del 2015. «L’amministrazione Usa ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto confermando il loro impegno totale – ha detto Gentiloni – l’accordo di Parigi è un pezzo del nostro futuro, siamo fiduciosi che dopo una riflessione interna, anche gli Stati Uniti, che hanno un ruolo fondamentale, vorranno partecipare».

L’unico tema su cui oggi si è giunti a una posizione definitiva e ufficiale è il terrorismo. Del resto, dopo i fatti di Manchester, era abbastanza prevedibile che i leader del G7 considerassero la questione della sicurezza come prioritaria. Commentando la dichiarazione congiunta oggi elaborata, Paolo Gentiloni ha assicurato che essa porterà «al rafforzamento della cooperazione tra le 7 maggiori economie del mondo occidentale su diverse questioni, dalla collaborazione informativa all’impegno dei leader per far promuovere dai grandi internet service dei provider un impegno nei confronti di quello che circola in rete che spesso amplifica gli atti di terrorismo».

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I leader del G7 guardano le Frecce Tricolori (foto via Ilpost.it)

23 maggio – Theresa May

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foto via Metro.co.uk

“Queste sono le immagini che incarnano lo spirito di Manchester e lo spirito della Gran Bretagna, uno spirito che, pur attraverso anni di conflitto e di terrorismo, non si è mai spezzato e non si spezzerà mai”

Theresa May

Dal palco appositamente allestito fuori dal numero 11 di Downing Street, il Premier britannico Theresa May ha tenuto il suo discorso alla nazione, dopo l’attentato sanguinario di questa notte avvenuto a Manchester.

“I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per le vittime, e per le famiglie e gli amici e per tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti” ha detto il Premier May, “Questo è stato uno tra i peggiori incidenti terroristici mai avveuti nel Regno Unito. E nonostante non sia la prima volta che Manchester soffra in questo modo, è il peggiore attacco che la città abbia mai subito e il peggiore ad aver mai colpito l’Inghilterra del Nord”.

“Tutti gli atti di terrorismo sono degli attachi codardi contro persone innocenti, ma questo attacco risalta per la codardia tanto evidente quando nauseante; prendere di mira intenzionalmente dei bambini innocenti e indifesi e ragazzi giovani che avrebbero dovuto godersi una delle notti più memorabili della loro vita”; è stato il passaggio più toccante di tutto il discorso.

Alle ore 22.30 circa (23.30 ora italiana) un ordigno è esploso alla Manchester Arena, mentre stava per terminare il concerto della popstar americana Ariana Grande. La polizia è intervenuta quasi subito, avendo ricevuto decine di segnalazioni da parte di persone che si trovavano al concerto. Sul posto sono arrivate decine di mezzi di soccorso e tutta l’area dell’Arena, che comprende anche la stazione dei treni di Victoria, è stata chiusa al pubblico. Gli artificieri hanno esaminato la zona e fatto esplodere in modo controllato un oggetto sospetto, che si è però rivelato innocuo.

L’ordigno, che secondo quanto riportano alcuni media potrebbe trattarsi di una bomba con dentro anche dei chiodi, avrebbe ucciso 22 persone, ferendone altre 59. L’esplosione, secondo la ricostruzione del New York Times, sarebbe avvenuta nei pressi di una delle uscite del palazzetto. Più precisamente, nello spazio compreso tra l’Arena e l’adiacente Victoria Station. Anche il momento non sarebbe stato casuale: la fine del concerto, quando gli spettatori stavano cominciando lentamente a muoversi verso le uscite.

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Manchester Arena e Victoria Station (foto via Newyorktimes.com)

La Polizia di Manchester ha rilasciato una breve nota in cui comunica ufficialmente il numero delle vittime e dei feriti, rendendo noto che “stiamo considerando questo come un attacco terroristico e che crediamo, a questo punto, che l’attacco della scorsa notte fosse condotto da un uomo solo”.

Proprio riguardo alle indagini in corso, Theresa May ha ribadito quanto già affermato dalla polizia di Manchester: “La polizia e i servizi di sicurezza credono che l’attacco sia stato condotto da un uomo solo. Ma adesso devono verificare se stava agendo da solo o come membro di un gruppo più numeroso”. Aggiungendo, poi, che la polizia e i servizi di sicurezza “credono di conoscere l’identità dell’attentatore, ma a questo punto dell’indagine non possiamo ancora confermare il suo nome”.

Nel corso della giornata, la Great Manchester Police (GMP) ha fatto significativi passi avanti nelle indagini riguardanti l’attentato. Tramite il suo profilo Twitter, ha fatto sapere di aver arrestato un 23enne nella zona Sud di Manchester, nei pressi dell’Arndale Center, anche se le sue presunte connessioni con l’attacco sono ancora da dimostrare. Gli altri due fermi, invece, sono avvenuti a Whalley Range, nell’area metropolitana di Manchester, e Fallowfield, quartiere a circa 4 chilometri dal centro della città.

Poco fa, infine, sempre in una nota su Twitter, la polizia ha reso noto l’identikit dell’attentatore: il suo nome sarebbe Salman Abedi, di 22 anni, nato e cresciuto a Manchester, ma di probabili origini libiche.

https://twitter.com/gmpolice/status/867056194199990273/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=http%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2017%2F05%2F23%2Fstrage-manchester-notizie%2F

Lo Stato Islamico (Is) aveva rivendicato l’attentato, prima che fosse rivelato il nome di Abedi. L’agenzia di stampa fiancheggiatrice Amaq aveva pubblicato un comunicato, ripreso poi da Site, in cui si legge: “Uno dei soldati del Califfato è riuscito a posizionare ordigni esplosivi in mezzo a un raduno di crociati nella città britannica di Manchester, dove è avvenuta l’esplosione nell’edificio Arena. Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire. Sia lode al Signore”. Su molti siti jihadisti, invece, ri sipetono le medesime parole: “Le bombe dell’aviazione britannica sui bambini di Mosul e Racca sono tornate al mittente”.

“Il livello di minaccia rimane alto. Questo significa che un altro attacco risulta altamente probabile” ha affermato la May. La Gran Bretagna rimane, quindi, in stato d’allerta. Saranno almeno 400 i poliziotti e gli agenti di sicurezza impiegati e altri potrebbero essere destinati nei prossimi giorni al mantenimento della sicurezza pubblica.

In un comunicato della polizia, si legge che è stata ulteriormente rafforzata la sicurezza nella Capitale, soprattutto in coincidenza dei due grandi eventi sportivi del fine settimana. Infatti, sabato 27 si terrà sia la finale di FA Cup tra Arsenal e Chelsea allo stadio di Wembley, che la finale della Premiership di Rugby tra Wasps e Exeter Chiefs allo stadio di Twickenham.

L’attentato di Manchester ha avuto eco in tutto il mondo, con i leader di molti Paesi che non hanno fatto mancare il loro messaggio di cordoglio nei riguardi delle vittime e di vicinanza e amicizia verso il Regno Unito. Innanzitutto, il Presidente americano Donald Trump che, in una conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese Mahmoud Abbas, ha definito gli attentatori dei “losers”, ossia dei “perdenti”. “Questa ideologia perversa deve essere cancellata, e intendo completamente cancellata, e le vite innocenti devono essere protette. Tutte le nazioni civilizzate devono unirsi a noi per proteggere la vita umana e il diritto sacro di ogni cittadino di vivere in pace e in sicurezza”, ha detto Trump, riecheggiando il discorso dell’altro ieri a Riyad sul terrorismo.

Messaggi di sostegno anche dall’Italia, tramite il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, con Palazzo Chigi che ha issato le bandiere a mezz’asta. Messaggi anche dal presidente della Spagna Mariano Rajoy, dal primo ministro greco Alexis Tsipras, e dal presidente francese Emmanuel Macron.

Meno scontato, ma comunque sentito, il cordoglio del Presidente russo Vladimir Putin. Anche il Commissario europeo Jean Claude Junker, sotterrata momentaneamente l’ascia di guerra della Brexit, ha espresso la sua vicinanza al popolo britannico, con il Palazzo della Commissione Europea che ha anch’esso issato le bandiere dell’Unione a mezz’asta.

https://twitter.com/EU_Commission/status/866924552718360577/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=http%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2017%2F05%2F23%2Fstrage-manchester-notizie%2F

Importante, più per la valenza simbolica, che per le parole in se, è la condanna dell’attentato da parte del Consiglio Musulmano della Gran Bretagna (MCB). “Questo è orribile, questo è criminale” recita il comunicato pubblicato in mattinata da Harun Khan, Segretario Generale del Consiglio.

Sempre su Twitter, ha scritto un messaggio anche Ariana Grande, la 23enne cantante americana che stava concedendo il bis al suo pubblico mentre, a pochi metri da lei, avveniva il disastro. “Distrutta. Dal profondo del mio cuore, sono così dispiaciuta. Non ho parole”.

La cantante ha deciso di sospendere tutte le date in Europa del suo tour mondiale, tra cui gli appuntamenti del 15 giugno a Roma e del 17 giugno a Torino. Il suo staff l’ha descritta come “nel pieno di un crollo nervoso. Non è nelle condizioni di potersi esibire per nessuno”. Per il momento, Ariana Grande non è in grado di pianificare un ritorno sulle scene. Una valutazione per il tour mondiale sarà fatta quando lei e il suo team saranno emotivamente pronti.

Intanto, anche Theresa May ha confermato che “la campagna elettorale per le prossime elezioni generali è stata sospesa”. Parole simili per il leader dell’opposizione e principale rivale della May, il segretario del Partito Laburista Jeremy Corbyn: “Ho parlato con il Primo Ministro e abbiamo convenuto che la campagna nazionale per le elezioni generali rimarrà sospesa fino a ulteriore avviso”.

 

19 maggio – Julian Assange

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foto via NyTimes.com (Credit Andy Rain/European Pressphoto Agency)

“Oggi è un giorno di vittoria per me e per l’organizzazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, non c’è maniera di cancellare sette anni di detenzione senza incriminazione, in prigione, in detenzione domiciliare, e quasi cinque anni in questa ambasciata senza poter vedere la luce del sole. Sette anni senza essere incriminato, mentre i miei bambini crescono senza di me. Questo non è qualcosa che posso perdonare, non è qualcosa che posso dimenticare”. 

Julian Assange

Julian Assange, fondatore e direttore di WikiLeaks, ha tenuto quest’oggi una conferenza stampa a proposito della caduta delle accuse a suo carico, annunciata qualche ora prima dalla procura svedese. In Svezia, infatti, pendevano su di lui accuse di stupro: precisamente era accusato di essersi rifiutato di sottoporsi al test per le malattie sessualmente trasmissibili. Dopo sette anni di stallo, senza riuscire ad arrestarlo, la procura ha deciso di non procedere oltre, lasciando però aperta la possibilità che l’accusa sia di nuovo valida nel momento in cui Assange torni in Svezia.

Nonostante questo, il Regno Unito ha già fatto sapere che il proprio mandato di arresto resta in vigore. Negli Stati Uniti, invece, dallo scorso mese si sta decidendo se accusare Assange non solo di spionaggio ma anche di aver rivelato documenti segreti.

Assange ha tenuto il suo discorso, di cui sotto proponiamo la nostra traduzione integrale, da un balcone dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è in asilo da cinque anni. Tra i temi trattati, Assange ha preannunciato la pubblicazione di informazioni sul progetto “Athena” della CIA. Come si legge sul sito di WikiLeaks, si tratta di un malware che ha l’obiettivo di fornire un’analisi statistica su quanto un attacco informatico possa avere successo. Inoltre ha dichiarato che, in risposta all’atteggiamento della CIA e degli Stati Uniti, WikiLeaks continuerà a rendere disponibili documenti riservati, che, quindi, si aggiungeranno, ad esempio, alle rivelazioni sugli strumenti di hacking dell’Agenzia.

Assange è stato molto duro anche con l’Unione Europea, denunciando che la tendenza alla detenzione e all’estradizione senza incriminazione è ormai diventata una costante del sistema europeo. Questo non soltanto è una violazione dei diritti umani ma è anche una minaccia che incombe sui giornalisti che vogliano denunciare gravi abusi. Perciò, si augura che chi studierà il suo caso guardi oltre e denunci il modus operandi che l’Ue ha ormai assunto.

Ricordando la liberazione degli scorsi giorni di Chelsea Manning, Assange ritiene che gli eventi di questa settimana segnino dei precedenti importanti ma che “la battaglia vera” sia appena cominciata.

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foto via NyTimes.com (Credit Andy Rain/European Pressphoto Agency)

“Oggi è un giorno di vittoria per me e per l’organizzazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, non c’è maniera di cancellare sette anni di detenzione senza incriminazione, in prigione, in detenzione domiciliare, e quasi cinque anni in questa ambasciata senza poter vedere la luce del sole. Sette anni senza essere incriminato, mentre i miei bambini crescono senza di me. Questo non è qualcosa che posso perdonare, non è qualcosa che posso dimenticare.
L’indagine su quel che è accaduto, su questa ingiustizia terribile, è inevitabile ma spero che guardi oltre il mio caso e questa specifica situazione, perché la realtà è che la detenzione e l’estradizione senza incriminazione sono diventate un tratto distintivo dell’Unione Europea: un tratto distintivo che è stato usato per motivi politici nel mio caso, e che ha costretto altre persone, in altri casi, a subire terribili ingiustizie.
In Svezia la detenzione indefinita è una pratica consolidata; non è posto limite al tempo in cui qualcuno può essere detenuto senza essere incriminato. Non è un comportamento che ci si aspetta da un paese civilizzato. Allo stesso modo, l’estradizione senza incriminazione non è qualcosa che ci aspettiamo dal sistema legislativo del Regno Unito. È una misura che è stata introdotta in quanto parte del sistema dell’Unione Europea, per trasformare l’Unione Europa in una federazione. Nel 2014, in risposta al mio caso e a altri abusi, il governo del Regno Unito ha cambiato la legge perché non fossero possibili altre estradizioni dall’UK senza incriminazioni. Nel resto dell’UE tale questione è ancora aperta.
In questa occasione, vorrei ringraziare le Nazioni Unite, in particolare la commissione per i diritti umani, che è l’ultimo baluardo per tutti noi quando siamo vincolati, nelle nostre condizioni legali, alle particolari politiche di un paese o alla relazione geopolitca tra stati. Vorrei ringraziare anche l’Ecuador, il suo popolo, per l’asilo che mi hanno garantito. Hanno supportato il mio asilo, resistendo alle pressioni, anche alla forte pressione commerciale dell’Unione Europa che ha usato il suo sistema commerciale per penalizzare gli esportatori ecuadoriani. Questa è una terribile violazione. Vorrei anche ringraziare il mio gruppo di avvocati che hanno lavorato molto duro e gratuitamente, e tutte le altre persone che mi sono state vicine in questo processo.Tuttavia, dobbiamo capire che, sebbene quest’oggi sia stata un’importante vittoria e un’importante rivendicazione, il cammino è ancora molto lungo. La battaglia, la vera battaglia, sta appena cominciando. 
Il Regno Unito ha dichiarato che mi arresterà comunque. Gli Stati Uniti, il direttore della CIA, Pompeo, e il Procuratore generale americano hanno detto che io e gli altri collaboratori di WikiLeaks non abbiamo diritti e non godiamo del Primo emendamento, e che il mio arresto e quello degli altri è la loro priorità. Questo non è accettabile. WikiLeaks continuerà le sue pubblicazioni. Oggi, infatti, pubblicheremo nuovo importante materiale proveniente dalla Central Investigative Agency, il «CIA voult seven Athena», un sistema per penetrare e spiare, in maniera statistica, chiunque sia di interesse per la CIA; queste attività sono condotte senza garanzie. Le minacce verso di me, il mio staff e WikiLeaks come organo di stampa non sono state né saranno tollerate. Le nostre pubblicazioni continueranno a procedere allo stesso ritmo, anzi accelereremo le nostre pubblicazioni sulla CIA. 
Poi, per quel che riguarda in relazione al diritto di asilo, noi tutti abbiamo il diritto d’asilo. Il Regno Unito e l’Unione Europea sono firmatari dal 1951 dela Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. Qui si dichiara che tutte le persone hanno il diritto di cercare asilo, di ricevere asilo e di godere dell’asilo. Io ho tale diritto, in un caso politico, così come tutti noi ce l’abbiamo. Pertanto è semplicemente insostenibile l’affermazione dell’UK di arrogarsi il diritto di arrestare me che sto cercando asilo, in un caso, per giunta, in cui non c’è stata alcuna incriminazione e che adesso è stato lasciato cadere. I miei assistenti legali hanno contattato le autorità del Regno Unito e speriamo di instaurare un dialogo per andare verso la migliore soluzione possibile.
Per certi versi, il Regno Unito è stato violato con il processo con cui è entrato con l’Unione Europea, dove è accettata l’estradizione di persone senza alcuna incriminazione e senza alcuna considerazione ai fatti. In altri termini, il Regno Unito è stato costretto a prendere una posizione. La prima parte di ciò è finita. Il Regno Unito, per ora, si è rifiutato di confermare o negare se sia già valido sul suo territorio l’estradizione verso gli Stati Uniti. Vorremmo avere un simile dialogo anche con gli Stati Uniti, sebbene ci siano state dichiarazioni minacciose. Io sarei sempre felice di intrattenere un dialogo con il Dipartimento di Giustizia su ciò che è capitato.

Abbiamo un’altra importante vittoria questa settimana, anche più importante e più significativa di quella che abbiamo ottenuto oggi. Si tratta del rilascio di Chelsea Manning, dopo sette anni di detenzione in una prigione militare. Attraverso una dura battaglia noi e altri siamo riusciti a farla rilasciare ventotto anni in anticipo rispetto a quanto prevista dalla sentenza.

Queste sono alcune importanti vittorie ma il conflitto legale con gli Stati Uniti e il Regno Unito, a livello formale, continua. Io e Wikileaks come organo di stampa vi incoraggiano a supportarci in questa battaglia, per noi, ovviamente, per le nostre fonti, e perché sono stati stabiliti dei precedenti: sul diritto che le persone hanno di richiedere asilo, e sul diritto di pubblicare notizie per tutti noi. Come può essere che un giornalista e un editore, che opera dall’Europa, possa essa estradato negli Stati Uniti? Noi non lavoriamo negli Usa, noi non pubblichiamo lì. Questa è una minaccia a tutti i giornalisti di tutto il mondo, a prescindere da dove lavorino: se denunciano gravi abusi che avvengono in territori di sicurezza nazionale, sono minacciati di essere estradati o di incriminare l’ente o i loro collaboratori.

Bene, questo è tutto, ciao gente”

Julian Assange

22 aprile – Guy Verhofstadt

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foto via Politico.eu

“Quelle che sono state promosse come ‘elezioni su Brexit’ sono in realtà un tentativo di presa di potere da parte dei Tories, che sperano di trarre vantaggio da un Partito laburista apparentemente in confusione per assicurarsi altri cinque anni di potere prima che la realtà di Brexit inizi a fare male. L’elezione di un numero maggiore di parlamentari conservatori offrirà a May più possibilità di ottenere un miglior accordo su Brexit? Per coloro che siedono al tavolo delle trattative di Bruxelles ciò è irrilevante. I funzionari inglesi rappresenteranno i cittadini del Regno Unito nei negoziati a prescindere dal numero dei parlamentari dei Tories”

Guy Verhofstadt

Il coordinatore del Parlamento europeo per Brexit, Guy Verhofstadt, ha attaccato duramente il primo ministro inglese Theresa May e la sua decisione di indire elezioni politiche anticipate per il prossimo 8 giugno. In un articolo intitolato “Don’t believe Theresa May. The election won’t change Brexit one bit”, pubblicato sul giornale inglese The Guardian, Verhofstadt ha definito “priva di senso” la tesi, sostenuta dallo stesso primo ministro britannico, per cui una vittoria dei conservatori alle elezioni di giugno conferirebbe maggior potere contrattuale a May nei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Con una punta di ironia, Verhofstadt, che è stato primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, ed è attualmente presidente del gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) al Parlamento europeo, ha scritto: “In quanto belga, ho da sempre una passione per il surrealismo. Il mio collega, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la scorsa settimana ha suggerito che il copione [delle ultime vicende inglesi] avrebbe potuto essere scritto da Alfred Hitchcock. Per me è più simile all’arte ultraterrena di Magritte”.

Secondo Verhofstadt, non ci sarebbe alcuna garanzia che “un pizzico di parlamentari conservatori in più sugli scranni delle seconde file del Parlamento” possa modificare l’esito delle trattative su Brexit tra il governo britannico e i rappresentanti dell’Unione. “La teoria sostenuta da alcuni, per cui May ha chiesto elezioni anticipate per assicurarsi un accordo migliore con l’Ue, è priva di senso. Possiamo concludere solo che molti politici inglesi e i mezzi di informazione ancora non afferrino come funzioni l’articolo 50”.

“Spero che queste elezioni portino a un dibattito onesto sulle conseguenze amare di Brexit”, ha concluso Verhofstadt. “Forse allora la nebbia del surrealismo che ha inghiottito i ministri del Regno Unito si sarà diradata e potremo così avere una discussione seria sui nostri rapporti, che spero siano molto stretti”.

19 aprile – Tony Blair

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foto via Rt.com

“Da sei a nove mesi da oggi, Brexit apparirà sotto una luce diversa. Quello che il primo ministro [Theresa May] arriverà a capire quando riceverà informazioni sempre più dettagliate su Brexit è che i negoziati saranno tremendamente complessi non solo in termini tecnici, ma anche politici. [Theresa May] ha bisogno di un Parlamento che difenda qualunque accordo lei presenti, o addirittura l’assenza di un accordo”

Tony Blair

In un articolo pubblicato sul sito della propria fondazione, Tony Blair, ex primo ministro del Regno Unito ed ex leader del Partito laburista inglese, ha messo per iscritto la propria opinione a proposito della decisione del governo britannico di andare a elezioni anticipate e degli scenari politici che tale decisione aprirà. Secondo Blair, il primo ministro Theresa May avrebbe chiesto al Parlamento di indire le elezioni per il prossimo giugno (anziché per la primavera del 2020, scadenza naturale della legislatura) nella speranza di sostituire l’attuale Parlamento con uno dotato di una maggioranza “più apertamente entusiasta” nei confronti di Brexit. L’articolo di Blair è stato parzialmente tradotto in italiano dal Corriere della Sera.

Se il piano di May dovesse concretizzarsi, afferma Blair, “il danno per il paese sarebbe enorme”: “Rischiamo di ritrovarci con un Parlamento squilibrato nella sua composizione, con una schiacciante maggioranza dei Tories [i membri del Partito conservatore inglese], in parte dovuta non ai meriti intrinseci di Brexit o degli stessi Tories, ma alla condizione in cui versa il Partito laburista”. Secondo Blair, il rischio che gli inglesi devono scongiurare è che May ottenga un mandato per una “Brexit ad ogni costo”. Occorre quindi che nella Camera dei comuni (la camera elettiva del Parlamento inglese) vengano eletti rappresentanti “che tengano come minimo una mentalità aperta”.

“Per questo c’è bisogno che, in ogni collegio elettorale, l’elettorato sappia qual è la posizione [su Brexit] di ogni candidato, e che la mobilitazione di migliaia di elettori in ogni collegio renda chiaro che per loro questo tema sarà determinante quando sarà il momento di votare”.