11 novembre – Donald Trump

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«[Putin] ha detto di non avere assolutamente interferito nelle nostre elezioni … Ogni volta che mi vede mi dice: “Non l’ho fatto”, e quando me lo dice io gli credo, si vede che lo dice seriamente»

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che Vladimir Putin gli ha assicurato che la Russia non ha interferito nella campagna elettorale statunitense dello scorso anno, facendo intendere di credere alla sincerità del presidente russo.

Trump e Putin si sono incontrati sabato a Danang, in Vietnam, dove hanno partecipato al summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), l’organizzazione che si occupa di promuovere investimenti e libero scambio nell’area asiatico-pacifica. I due leader hanno avuto modo di parlarsi durante alcuni incontri informali a margine dell’evento.

Lasciando Danang, sul volo dell’Air Force One che lo avrebbe portato a Hanoi, Trump ha spiegato ai giornalisti che viaggiavano con lui di avere discusso con Putin, tra le altre cose, anche delle interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016.

«Mi ha detto di non avere interferito» ha detto Trump. «Gliel’ho chiesto di nuovo. Non è che puoi chiederglielo tutte le volte. Gliel’ho chiesto di nuovo. Ha detto di non avere assolutamente interferito nelle nostre elezioni. Non ha fatto ciò per cui viene accusato… Ogni volta che mi vede mi dice: “Non l’ho fatto”, e quando me lo dice io gli credo, si vede che lo dice seriamente. Penso sia molto offeso da questa cosa, e non è una buona cosa per il nostro paese».

Le dichiarazioni di Trump hanno immediatamente sollevato numerose polemiche e critiche, dal momento che tutte le principali agenzie di intelligence statunitensi, di cui Trump, in quanto presidente degli Stati Uniti, è a capo, concordano invece sul fatto che il governo russo abbia interferito nel processo elettorale statunitense.

James Clapper, ex direttore della National Intelligence americana, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che «al presidente sono state fornite evidenze chiare e indisputabili sulle interferenze della Russia nelle elezioni. Gli stessi direttori della National Intelligence e della CIA hanno confermato queste scoperte … Il fatto che preferisca credere alla parole di Putin anziché a quelle dei servizi di intelligence è irragionevole».

14 ottobre – Valentina Matviyenko

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«Questo è un atto internazionale, un documento, che è stato adottato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non è un accordo bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti e, pertanto, non può essere revocato unilateralmente»

Valentina Matviyenko

Dopo le dichiarazioni di ieri di Donald Trump riguardanti la sua decisione di non continuare a certificare il rispetto dell’accordo nucleare con l’Iran, il Joint Comprehensive Plan Of Action, lasciandone il destino nelle mani del Congresso americano, gli altri membri del JCPOA hanno prontamente affermato pubblicamente che la sopravvivenza dell’accordo non è a rischio.

La Federazione Russa, per bocca del Presidente del Consiglio Federale (ossia il Senato) Valentina Matviyenko ha oggi ribadito che l’iniziativa di un solo Paese, per quanto potente possa essere, non può invalidare un accordo così importante. «Questo è un atto internazionale, un documento, che è stato adottato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non è un accordo bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti e, pertanto, non può essere revocato unilateralmente», ha detto la Matviyenko ai giornalisti.

«Spero che non ci sia alcuna decisione di abrogare l’accordo, dal momento che ogni tentativo di cambiarne l’equilibrio può essere molto pericoloso», ha continuato il Presidente del Senato russo, «tutti gli accordi di non proliferazioni sottoscritti internazionalmente sarebbero a rischio».

Valentina Matviyenko ha, inoltre, difeso i risultati sin qui ottenuti: «L’accordo con l’Iran sul programma nucleare è stato difficile da raggiungere e il mondo l’ha riconosciuto come una grandiosa vittoria della diplomazia internazionale. Oggi l’Iran è sottoposto al ferreo controllo dell’IAEA sul rispetto degli impegni previsti dall’accordo». «Non c’è alcuna ragione per dubitare dell’effettività di questo accordo, di questo documento», ha concluso, infine, la Matviyenko.

8 settembre – Jens Stoltenberg

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foto via Norwaytoday.info

«[Il mondo oggi] è più imprevedibile, ed è più complesso perché ci sono così tante sfide allo stesso tempo. C’è la moltiplicazione di armi di distruzione di massa in Corea del Nord, ci sono i terroristi, l’instabilità, e c’è una Russia più risoluta. È un mondo più pericoloso»

Jens Stoltenberg

Il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha detto che la situazione mondiale attuale, a causa dell’elevato numero di minacce congiunte, è la più pericolosa che si sia mai verificata da una generazione a questa parte. Intervistato dal quotidiano inglese The Guardian, alla domanda se avesse mai vissuto dei tempi più pericolosi nei suoi trent’anni di carriera, Stoltenberg ha risposto: «È più imprevedibile, ed è più complesso perché ci sono così tante sfide allo stesso tempo… È un mondo più pericoloso».

Il Segretario della NATO si trovava in visita in Estonia, nella base militare di Tapa, a circa 120 km dal confine con la Russia. La visita di Stoltenberg nel Paese baltico non è stata casuale: a partire da giovedì prossimo, per i sei giorni successivi, è previsto che gli eserciti di Russia e Bielorussia prendano parte a quella che probabilmente costituirà la più grande esercitazione militare dalla guerra fredda. Circa 100mila unità, tra soldati, personale di sicurezza e funzionari civili, nei prossimi giorni saranno attivi ai confini dell’Unione europea intorno al Mar Baltico, nella Russia occidentale, in Bielorussia e nell’exclave russa di Kaliningrad, senza la supervisione richiesta dai trattati internazionali.

Il tutto mentre dall’altra parte del pianeta, spiega il Guardian, nonostante le proteste locali, il governo della Corea del Sud ha installato il controverso sistema di difesa missilistica THAAD, in dotazione all’esercito statunitense, per contrastare potenziali attacchi che in futuro potrebbero provenire dalla Corea del Nord, che di recente ha lanciato dei missili balistici sopra il Giappone, ha minacciato di colpire l’isola di Guam, nel Pacifico occidentale, e ha testato una presunta testata termonucleare.

Alla domanda se le recenti dichiarazioni bellicose del presidente americano Donald Trump abbiano rischiato di esacerbare la già tesa situazione nel sud-est asiatico, come sostenuto da alcuni, Stoltenberg si è limitato a rispondere: «Se iniziassi a fare speculazioni sulle opzioni militari possibili non farei altro che aggiungere incertezza e difficoltà alla situazione attuale, quindi ritengo che il mio compito sia di esimermi dal farlo… Penso che la cosa importante oggi sia cercare di capire come creare una situazione in cui trovare una soluzione politica alla crisi».

7 settembre – Wang Yi

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foto via Cnn.com

«Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie»

Wang Yi

La crisi coreana prosegue, tra parole dure, minacce più o meno velate e tentativi diplomatici. La situazione generale rimane molto grave, con il regime di Pyongyng che, sebbene risulti sempre più isolato dal resto della comunità internazionale, continua a fare la voce grossa e a progettare nuovi test missilistici. «Risponderemo ai barbarici tentativi di esercitare pressioni da parte degli Stati Uniti con le nostre forti contromisure», ha detto il Ministro delle Relazioni Economiche Esterne della Corea del Nord, Kim Yong-jae.

Dopo che nei giorni scorsi erano intervenuti sia Donald Trump che l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato a discutere di un embargo totale del petrolio nei confronti della Corea del Nord, assieme ad altre misure, quali il blocco delle esportazioni di tessuti e delle assunzioni di cittadini nord-coreani all’estero e il congelamento dei beni personali di Kim Jong-un.

Nonostante sia considerato il Paese più vicino a Pyongyang, la Cina ha confermato che sosterrà le sanzioni proposte dall’Onu. «Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie», ha detto il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Lo stesso Wang ha poi affermato che la posizione della Cina non è cambiata, ma rimane fedele alla soluzione diplomatica della crisi. «Ogni nuova azione intrapresa dalla comunità internazionale contro la RPDC (Repubblica Democratica Popolare di Corea) dovrebbe servire a frenare i programmi nucleari e missilistici della RPDC, mentre allo stesso tempo favorisce il riavvio del dialogo e della consultazione», ha detto il Ministro.

Intanto, proprio nella giornata di oggi, è stata completata l’installazione del sistema di difesa anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud, uno dei Paesi maggiormente minacciati dal comportamento e della propaganda del regime di Pyongyang. «Il governo ha dispiegato provvisoriamente i lanciarazzi aggiuntivi del sistema Thaad delle forze degli Stati Uniti in Corea del Sud per proteggere la vita e la sicurezza della gente dalle sempre più intense minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord», ha affermato il Ministero della Difesa sudcoreano in un comunicato.

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L’installazione del Thaad presso Seongju, Corea del Sud (foto via Reuters.com)

La Cina, pur aprendo diplomaticamente alla risuoluzione dell’Onu, non ha affatto cambiato opinione sul sistema di difesa anti-missile in questione, che Pechino percepisce come una minaccia diretta alla propria sicurezza nella propria sfera di influenza. «Una volta ancora, domandiamo alla Corea del Sud e agli Stati Uniti di prendere in considerazione le inquietudini di sicurezza e gli interessi della Cina, di cessare il dispiegamento in corso e di ritirare le apparecchiature in questione», ha dichiarato Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

Ramoscelli d’ulivo, invece, sono giunti dall’Eastern Economic Forum di Vladivostok. Prima, infatti, il Presidente sud-coreano Moon Jae-in ha affermato: «Nella penisola coreana, come in tutta la regione, non ci sarà  una guerra. Questo posso dirlo con certezza». Allo stesso modo, il padrone di casa, il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato: «Come il mio collega della Corea del Sud, sono certo che non si arriverà a un conflitto su larga scala, soprattutto con le armi di distruzione di massa», e ha poi continuato: «Le parti in conflitto avranno abbastanza buon senso e consapevolezza delle loro responsabilità verso i popoli della regione, e saremo in grado di risolvere la questione con i mezzi diplomatici».

5 settembre – Vladimir Putin

Russian President Putin attends meeting with Greek President Pavlopoulos at Novo-Ogaryovo state residence outside Moscow
foto via Rawapress.com

«[Donald Trump] non è mia moglie, e io non sono suo marito»

Vladimir Putin

Nel corso di una conferenza stampa a Xiamen, in Cina, il presidente russo Vladimir Putin ha detto a proposito di Donald Trump: «non è mia moglie, e io non sono suo marito». A Putin era stato chiesto se fosse deluso dal suo omologo americano, una domanda che il presidente russo ha definito «ingenua».

Putin si è inoltre rifiutato di rispondere alla domanda di un giornalista che gli chiedeva come si sentirebbe la Russia nel caso in cui Trump dovesse subire un impeachment, sostenendo che è «assolutamente sbagliato» per la Russia commentare la politica interna degli Stati Uniti.

Come ricorda il quotidiano britannico The Guardian, lo scorso anno l’elezione di Trump era stata accolta con soddisfazione dalle autorità russe, e lo stesso Vladimir Putin aveva elogiato Trump per la sua volontà di migliorare i rapporti con la Russia. Pare tuttavia che nell’ultimo periodo i rapporti tra le due potenze mondiali siano piuttosto freddi: la recente decisione degli Stati Uniti di imporre nuove sanzioni nei confronti di Mosca e di chiudere un consolato russo sembrerebbe confermarlo.

30 luglio – Vladimir Putin

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foto via Nytimes.com (Olga Maltseva/Agence France-Presse – Getty Images)

«Da parte degli americani è stata fatta una mossa per peggiorare le relazioni Russia-USA, che non è stata provocata da alcunché, è importante notarlo. [Questa mossa] prevede restrizioni illegittime, tentativi di influenzare altri paesi del mondo, inclusi i nostri alleati, che sono interessati a sviluppare e mantenere le relazioni con la Russia. Abbiamo atteso a lungo che qualcosa migliorasse, speravamo che la situazione sarebbe cambiata. Ma sembra che non cambierà nel futuro prossimo… Ho deciso che è giunta l’ora di dimostrare che noi non lasceremo nulla senza risposta»

Vladimir Putin

In risposta alle nuove sanzioni economiche decise dagli Stati Uniti, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che l’ambasciata americana in Russia dovrà ridurre di 755 persone il suo staff. Sebbene il provvedimento fosse già stato annunciato venerdì scorso, le dichiarazioni di Putin di oggi sono state le prime a confermare il grande numero di persone che ne sarà colpito.

Durante un’intervista concessa alla rete Rossiya 1, il presidente russo ha affermato che la pazienza nei confronti degli Stati Uniti e la speranza in relazioni migliori tra i due stati si sono affievolite. «Abbiamo atteso a lungo che qualcosa cambiasse in meglio, speravamo che la situazione sarebbe cambiata. Ma sembra che non cambierà nel futuro prossimo» ha detto Putin.

«Più di mille persone lavoravano e stanno ancora lavorando» nell’ambasciata americana di Mosca e nei consolati, e «755 persone dovranno terminare le proprie attività in Russia» ha aggiunto il presidente. Oltre alle espulsioni, il governo russo metterà in atto la confisca di due immobili utilizzati dalla diplomazia americana.

I provvedimenti presi da Mosca sono il segno di un inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Russia. Questa settimana il Congresso americano ha approvato una serie di sanzioni contro la Russia con l’obiettivo di colpire, tra le altre cose, le aziende che forniscono armi al regime del presidente siriano Assad e quelle che producono strumentazioni potenzialmente dannose per la sicurezza informatica statunitense.

Nonostante l’amministrazione americana fosse contraria a sanzioni economiche contro la Russia, Donald Trump venerdì aveva acconsentito a firmare il provvedimento. Il presidente Usa sembrava avere poca scelta, scrive il New York Times, considerate le indagini che il Congresso sta conducendo sulle possibili collusioni tra la sua campagna elettorale e il Cremlino. Il provvedimento, inoltre, era stato approvato a maggioranza schiacciante sia alla Camera dei rappresentanti che al Senato, entrambi controllati dai Repubblicani, il partito di Trump.

13 luglio – Donald Trump

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foto via Theguardian.com (Kevin Lamarque/Reuters)

«Mio figlio è un ragazzo magnifico. Si è recato a un incontro con un’avvocata russa, non un’avvocata del governo [russo], ma un’avvocata russa. È stato un incontro breve. È stato un incontro che si è svolto molto, molto velocemente […] C’erano altre due persone nella stanza, immagino che uno di loro se ne sia andato quasi subito e che l’altro non fosse molto interessato all’incontro. Penso che, da un punto di vista concreto, la maggior parte delle persone sarebbe andata a quell’incontro: si chiama studio dell’avversario […] Penso che la stampa abbia creato un caso enorme a proposito di una cosa che un sacco di gente avrebbe fatto»

Donald Trump

Per la prima volta, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato pubblicamente la vicenda dell’incontro, avvenuto durante la scorsa campagna elettorale americana, tra suo figlio maggiore Donald Trump Jr. e l’avvocata russa Natalia Veselnitskaya.

Nel corso di una conferenza a Parigi, dove il presidente Usa ha incontrato oggi il suo omologo francese Emmanuel Macron, Trump ha difeso suo figlio («un ragazzo magnifico»), sostenendo che la stampa avrebbe creato «un caso enorme a proposito di una cosa che un sacco di gente avrebbe fatto».

 

La vicenda risale a giugno dell’anno scorso e si inserisce nel complesso intreccio di avvenimenti che riguardano l’interferenza della Russia nelle scorse elezioni presidenziali statunitensi.

Il 9 giugno 2016, Donald Trump Jr. si incontrò con l’avvocata russa Natalia Veselnitskaya dopo che un intermediario, il promoter inglese Rob Goldstone, lo aveva contattato via email per offrirgli informazioni compromettenti su Hillary Clinton, la candidata dei Democratici che avrebbe sfidato Trump alle elezioni di novembre. L’incontro si svolse presso la Trump Tower, e oltre al figlio di Trump, che era uno stretto collaboratore del comitato elettorale del padre, parteciparono anche Jared Kushner, genero di Trump e oggi influente consigliere alla Casa Bianca, e l’allora presidente del comitato elettorale Paul Manafort. Sia Kushner che Manafort sono oggi indagati per i loro rapporti con la Russia.

La vicenda è stato resa nota dopo che il New York Times martedì scorso ha pubblicato le email che Donald Trump Jr. e Rob Goldstone si scambiarono per organizzare l’incontro. Nelle email Goldstone presenta l’avvocata russa come rappresentante del governo di Mosca, e parla di «una questione di alto livello, molto sensibile […] parte del sostegno della Russia e del suo governo a Trump». Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante perché, come ricorda Francesco Costa de il Post, “l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller sta cercando di accertare tra le altre cose se ci sia stata collaborazione tra il governo russo e il comitato elettorale di Donald Trump”.

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La mail nella quale Goldstone parlò a Donald Trump Jr. delle informazioni compromettenti sul conto di Hillary Clinton (foto via Ilpost.it)

 

Dal canto suo, durante la conferenza stampa a Parigi, Trump ha cercato di minimizzare la vicenda, sostenendo che «la maggior parte delle persone sarebbe andata a quell’incontro: si chiama studio dell’avversario». Come scrive il Guardian, Trump si è però rifiutato di riconoscere che le informazioni che venivano offerte allo scopo di influenzare le elezioni presidenziali americane provenivano da un governo straniero e, in seguito alla richiesta di un giornalista, non ha voluto dire se secondo lui suo figlio avrebbe dovuto informare l’FBI dei contatti che i russi stavano cercando di stabilire.

10 luglio – Jens Stoltenberg

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foto via Nato.int

«Lasciatemelo dire qui, nel Parlamento sovrano del popolo ucraino. La NATO non riconosce, e non riconoscerà, l’annessione illegale e illegittima della Crimea da parte della Russia. La Russia, e questo lo sapete meglio di chiunque altro, sta cercando di destabilizzare l’Ucraina, attraverso il suo appoggio ai combattenti a est, i suoi attacchi informatici, la disinformazione e non da ultimo attraverso la presenza di forze russe nell’Ucraina orientale. Questo deve finire. L’Europa e il Nord America sono uniti nella loro condanna delle azioni russe e nell’appoggio continuo alle sanzioni economiche. La Russia deve ritirare le proprie forze e i propri mezzi militari dal territorio sovrano, e riconosciuto a livello internazionale, dell’Ucraina»

Jens Stoltenberg

Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha tenuto un discorso al Parlamento ucraino (Verchovna Rada), durante il quale ha ribadito l’impegno dell’organizzazione atlantica nella difesa della sovranità dell’Ucraina e ha condannato i tentativi della Russia di «destabilizzare» la regione.

Come ha enfatizzato lo stesso Stoltenberg, è stata la prima volta che un Segretario Generale della NATO ha potuto rivolgersi alla Rada. La visita di Stoltenberg e dei membri del Consiglio Atlantico a Kiev è coincisa con il ventesimo anniversario dell’atto costitutivo di una distinctive partnership tra l’Ucraina e la NATO. Con tale accordo, sancito durante il summit della NATO a Madrid nel 1997, furono chiariti i principi chiave che avrebbero regolato lo sviluppo delle future relazioni tra le due parti.

Stoltenberg, che ricopre il ruolo di Segretario Generale dal 1 ottobre 2014, e che in precedenza è stato primo ministro della Norvegia per due mandati, ha rivolto parole molto dure contro le attività militari della Russia in Crimea e nel Donbass, la regione dell’Ucraina orientale che nel 2014, anche grazie al decisivo intervento della Russia, si è unilateralmente separata dal resto dell’Ucraina. «Oggi siamo qui per manifestare la nostra solidarietà all’Ucraina e per sottolineare il nostro sostegno alla sua sovranità e alla sua integrità territoriale» ha detto il Segretario.

«L’annessione della Crimea da parte della Russia è stata un colpo terribile per l’Ucraina. […] È stata la prima volta dalla seconda guerra mondiale che un paese europeo ha annesso con la forza parte di un altro paese. Ha indebolito decenni di progressi compiuti da tutte le nazioni, Russia compresa, nella fondazione di un ordine internazionale basato su delle regole, dove i confini vengano rispettati e dove tutte le nazioni rifiutino l’idea che un paese debba essere in dovere nei confronti di un altro, all’interno di una “sfera di influenza”».

 

«La Russia deve ritirare le proprie forze e i propri mezzi militari dal territorio sovrano, e riconosciuto a livello internazionale, dell’Ucraina» ha ammonito Stoltenberg. «Agli osservatori dell’OSCE [l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa] deve essere garantito accesso completo e senza impedimenti all’intera Ucraina, e gli accordi di Minsk devono essere implementati da tutte le parti in causa».

Stoltenberg ha anche fatto intendere che la NATO sarebbe pronta ad accogliere formalmente al suo interno lo stato ucraino. «L’Ucraina […] ha il diritto di scegliere le disposizioni per la propria sicurezza. Il mese scorso, la NATO ha accolto il Montenegro come 29° membro della nostra Alleanza. Questo mostra che le porte della NATO rimangono aperte».

Il Segretario Generale ha però precisato che «la strada per l’adesione alla NATO non è semplice», e ha esortato l’Ucraina a compiere delle riforme sostanziali per «realizzare pienamente il suo potenziale».

«[L’Ucraina] deve rafforzare le proprie istituzioni, e deve liberarsi del cancro della corruzione. La corruzione, l’inerzia e la resistenza alle riforme ostacolano la strada del vero cambiamento e di un futuro sicuro e prospero per il popolo ucraino. Avete già compiuto notevoli progressi, ma c’è ancora una strada molto lunga da percorrere».

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Il Segretario Generale Jens Stoltenberg insieme al presidente ucraino Petro Poroshenko (foto via Ansa.com – ANSA/EPA)

8 luglio – Vladimir Putin

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«Il Trump che appare in tv è molto diverso da quello reale. È assolutamente concreto, percepisce l’interlocutore in modo adeguato, analizza rapidamente, risponde alle domande poste e agli elementi che sorgono nel corso del dibattito»

Vladimir Putin

Al termine del secondo giorno di summit del G20, il Presidente russo Vladimir Putin ha parlato alla stampa dell’incontro avvenuto ieri con il Presidente americano Donald Trump; sicuramente l’evento più atteso e che ha catalizzato maggiormente l’attenzione dei media di tutto il mondo.

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Il Presidente russo Vladimir Putin stringe la mano al Presidente americano Donald Trump (foto via Theguardian.com/Tass)

Putin ha affermato che la sua controparte gli ha rivolto numerose domande circa il presunto coinvolgimento russo nelle ultime elezioni americane. Il leader del Cremlino ha detto che le sue risposte sembrano aver soddisfatto Trump, ma che sarebbe comunque più opportuno chiedere al Presidente americano quali siano state le sue impressioni.

 «Trump ha fatto molte domande su questo argomento», ha detto Putin, «Io, per quanto ho potuto, ho risposto a queste domande. Mi sembra che abbia accolto favorevolmente queste risposte e si è mostrato d’accordo, ma in realtà è meglio chiedere direttamente a lui cosa ne pensa». A una richiesta più insistente della stampa su cosa esattamente Trump gli avesse chiesto, il leader russo ha risposto: «Ha cominciato a porre domande precise; era davvero interessato a conoscere i dettagli particolari. Io, per quanto possibile, gli ho risposto in modo abbastanza dettagliato».

Putin ha poi proseguito: «Credo che non sia del tutto appropriato da parte mia rivelare i dettagli della mia discussione con il signor Trump. Lui ha fatto delle domande, io gli ho risposto. Ha fatto domande precise, a cui io ho risposto. Mi sembrava che fosse soddisfatto di quelle risposte».

Da tempo si vocifera di una presunta vicinanza tra i leader delle due potenze, che tuttavia non si erano mai incontrati di persona, fino a ieri. Prima del G20 di Amburgo, infatti, Putin e Trump avevano avuto soltanto alcune conversazioni telefoniche, ma niente di più.

«Quanto ai rapporti a livello personale, credo che li abbiamo già stabiliti» ha detto Putin, che ha colto l’occasione per elogiare alcune delle qualità personali del Presidente americano, «Il Trump che appare in tv è molto diverso da quello reale. È assolutamente concreto, percepisce l’interlocutore in modo adeguato, analizza rapidamente, risponde alle domande poste e agli elementi che sorgono nel corso del dibattito».

«Mi sembra che se costruiamo i nostri rapporti nel ​​modo in cui abbiamo impostato la nostra conversazione di ieri, allora abbiamo tutti i motivi per credere che possiamo, almeno in parte, ripristinare il livello di cooperazione di cui abbiamo bisogno» ha detto in conclusione Putin.

4 luglio – Xi Jinping

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foto via Nytimes.com

«Io e il Presidente Putin condividiamo la stessa opinione che le relazioni Russia-Cina siano nelle migliori condizioni della storia. Non importa quanto possa cambiare la situazione nel mondo, la nostra determinazione e la nostra certezza nel rafforzare i nostri legami strategici rimarrà sempre la stessa»

Xi Jinping

I rapporti tra Cina e Russia si fanno sempre più stretti. Il riavvicinamento tra le due potenze, incominciato nel corso del 2014, sta iniziando a dare i suoi frutti, sia sul piano politico che sul piano economico.

Nel secondo giorno di visita a Mosca, il Presidente cinese Xi Jinping ha firmato, insieme al Presidente russo Vladimir Putin, una serie di accordi economici bilaterali del valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari. I due Paesi hanno anche firmato un accordo di cooperazione in ambito spaziale che prevede un programma congiunto di esplorazione della Luna. Infine, è stata raggiunta l’intesa tra Gazprom e CNPC (China National Petroleum Corporation) per rendere operativo il gasdotto “Power of Siberia” a partire dal 20 dicembre 2019.

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Il Presidente cinese Xi Jinping stringe la mano al Presidente russo Vladimir Putin (foto via Ansa.it)

Nella conferenza stampa congiunta, durante la quale sono stati firmati gli accordi, il Presidente Putin ha esordito ricordando che l’economia non è l’unico campo in cui Cina e Russia devono collaborare: «L’andamento dell’economia è sempre al centro della nostra attenzione ma noi non ci occupiamo solo di questo: è importante l’unione dei nostri sforzi sull’arena internazionale, nella sfera della sicurezza, nella lotta contro le minacce e le sfide moderne». In particolare, Putin faceva riferimento agli sforzi condivisi in sede Onu, nel G20 e nell’Ocs (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai).

«Il mondo di oggi non è stabile, su questo io e Putin siamo assolutamente d’accordo» ha detto, in risposta, il Presidente Xi Jinping. «Negli ultimi anni io e lei abbiamo ottenuto dei successi nei rapporti reciproci: nel corso di questa visita ho intenzione di discutere dettagliatamente tutte le questioni della nostra collaborazione nei diversi settori» ha poi continuato il leader cinese, che ha tenuto a fare sapere a Putin la peculiarità del loro rapporto: «Tra tutti i leader stranieri, con lei ho il rapporto più stretto: questo dimostra il carattere speciale della nostra cooperazione».

Russia e Cina hanno firmato anche una dichiarazione congiunta riguardante il programma nucleare nord-coreano. Nella notte, infatti, Pyongyang ha positivamente testato il nuovo Hwasong-14, il missile più potente finora mai ottenuto, che sarebbe stato lanciato verso le 03:30 del mattino e avrebbe volato a un’altitudine di 2500 chilometri per 39 minuti.

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Il lancio del missile visto da Seul (foto via Repubblica.it)

«Tra le priorità condivise a livello internazionale, abbiamo la complessa risoluzione dei problemi nella penisola coreana» ha detto Putin, leggendo la dichiarazione congiunta, «Al fine di garantire una pace duratura e la stabilità nel Nord-Est asiatico, abbiamo concordato di promuovere attivamente la nostra iniziativa bilaterale basata sul piano russo di una risoluzione graduale e sull’idea cinese di un congelamento parallelo dell’attività missilistica nucleare della Corea del Nord e delle esercitazioni congiunte su larga scala degli Stati Uniti e della Corea del Sud».

«L’implementazione del THAAD causerà gravi danni agli interessi strategici di sicurezza degli stati regionali, tra cui la Russia e la Cina», si legge nel comunicato, «La Russia e la Cina si oppongono alla diffusione di tali sistemi e richiamano tutti i paesi interessati a fermare e annullare il processo di implementazione immediatamente».