13 aprile – Mina Welby

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foto via Facebook

“Ciao Davide. La tua morte pubblica, liberamente scelta da te, aiuti il nostro Paese a diventare civile come pretende di essere. Per vivere liberi, fino alla fine”

Mina Welby

Mina Welby, vedova di Piergiorgio, sul post di Facebook con cui ha dato notizia della morte dell’uomo malato di sclerosi multipla che ha accompagnato in Svizzera per poter ricorrere alla morte volontaria nel rispetto della legge.

Come si apprende sul sito della campagna “Eutanasia Legale” promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che dal 2002 si impegna “per la libertà di ricerca scientifica” e di cui Welby è vice-presidente, Davide (nome di fantasia), malato dal 1993, ha chiesto aiuto a Marco Cappato, Gustavo Fratelli e Mina Welby per poter procedere al cosiddetto “suicidio assistito” e provvedere alla raccolta dei fondi necessari.

La decisione di Davide, presa a dicembre, fa seguito a quella di Fabiano Antoniani ed è stata definita un’azione di “disobbedienza civile” da Cappato, esponente dei Radicali e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Antoniani, noto alla cronaca come “dj Fabo”, trentanovenne cieco e tetraplegico a causa di un incidente, a febbraio si era recato in Svizzera per praticare l’eutanasia. Precedentemente aveva lanciato appelli per la legalizzazione dell’eutanasia; tuttavia a marzo, alla Camera dei deputati, il disegno di legge “Disposizioni anticipate di trattamento” che concerne il cosiddetto “biotestamento” era stato discusso in “un’aula deserta”. 

1 marzo – Marco Cappato

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foto via Lapresse.it

“Pare che io sia indagato. Sono pronto a rispondere di quello che ho fatto, e che intendo continuare a fare. #LiberiFinoAllaFine”

Marco Cappato

Marco Cappato, rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni ed ex presidente di Radicali Italiani, ha comunicato di essere indagato dalla procura di Milano per avere aiutato Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, a morire tramite suicidio assistito. L’indagine è stata aperta dopo che Cappato ieri aveva presentato un’autodenuncia ai carabinieri di Milano, spiegando di avere accompagnato Fabo nella clinica “Dignitas”, in Svizzera, dove il quarantenne milanese, cieco e tetraplegico dal 2014 in seguito a un incidente stradale, aveva deciso di morire. L’apertura dell’indagine è molto probabilmente un atto dovuto, dal momento che il codice penale italiano prevede il reato di “istigazione o aiuto al suicidio”, punibile con la reclusione da uno a dodici anni.

Fabiano Antoniani è morto lunedì 27 febbraio. La mattina di quello stesso giorno era stato pubblicato su Facebook un suo ultimo messaggio.

 

“Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille”