5 novembre – Donald Trump

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foto via Stripes.com

«Nessuno, nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione, dovrebbe mai sottostimare la risolutezza americana. Ogni volta che, in passato, ci hanno sottostimato, poi non è stato piacevole per loro»

E’ ufficialmente iniziato la lunga visita del Presidente americano Donald Trump in Asia. Un tour che toccherà alcuni dei principali Paesi della regione, tra cui Cina, Giappone e Corea del Sud, e in cui verrano discussi alcuni dei temi più scottanti della politica regionale e mondiale, non da ultimo i test missilistici della Corea del Nord.

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Le tappe del tour asiatico di Donald Trump (foto via Ft.com)

Proprio oggi, dopo essere atterrato alla base giapponese di Yokota, Trump ha subito tenuto un discorso di fronte alla truppe americane ivi stanziate. Pur non nominando mai direttamente Pyongyang, Trump ha adoperato un tono marcatamente militaristico, per segnalare la volontà di ferro e l’incredidile potenza del suo Paese nell’affrontare le sfide mondiali e nel proteggere i propri alleati.

«Nessuno- nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione- dovrebbe mai sottostimare la risolutezza americana. Ogni volta che, in passato, ci hanno sottostimato, poi non è stato piacevole per loro», ha affermato il Presidente e poi, rivolgendosi alle migliaia di soldati a stelle e strisce presenti, ha detto: «Voi siete la più grande minaccia per quei dittatori e per quei tiranni che cercano di tormentare gli innocenti».

Durante il viaggio verso il Giappone, sull’Air Force One, Trump ha raccontato ai giornalisti che avrebbe in programma di incontrare Vladimir Putin la prossima settimana, per discutere della Corea del Nord. «Speriamo di incontrarci con Vladimir Putin. Vogliamo che ci aiuti con la Corea del Nord», ha affermato Trump, il cui incontro con il Presidente russo dovrebbe tenersi a margine del prossimo vertice dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), in programma il 10 e 11 novembre a Da Nang, in Vietnam.

Dal momento che, oltre all’incontro odierno con Shinzo Abe, è previsto un faccia a faccia pure con il leader sud-coreano Moon Jae-in e con il Presidente cinese Xi Jinping, questa lunga visita in Asia rappresenta per Donald Trump un importante test per dimostrare le sue abilità comunicative e diplomatiche. Un campo, questo, in cui il Presidente americano ha finora mostraro gravi lacune, alternando gaffes grossolane a uscite aggressive e irrispettose nei confronti di altri Paesi o leader.

Alla domanda di alcuni giornalisti sul fatto se Trump abbia intenzione di moderare i toni durante questa visita ufficiale, il Consigliere della Sicurezza Nazionale è stato piuttosto franco. «Il Presidente utilizzerà ovviamente qualunque linguaggio voglia. Non penso che il Presidente mitigherà davvero il suo linguaggio, glielo avete mai visto fare?», ha risposto il generale McMaster.

8 settembre – Jens Stoltenberg

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foto via Norwaytoday.info

«[Il mondo oggi] è più imprevedibile, ed è più complesso perché ci sono così tante sfide allo stesso tempo. C’è la moltiplicazione di armi di distruzione di massa in Corea del Nord, ci sono i terroristi, l’instabilità, e c’è una Russia più risoluta. È un mondo più pericoloso»

Jens Stoltenberg

Il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha detto che la situazione mondiale attuale, a causa dell’elevato numero di minacce congiunte, è la più pericolosa che si sia mai verificata da una generazione a questa parte. Intervistato dal quotidiano inglese The Guardian, alla domanda se avesse mai vissuto dei tempi più pericolosi nei suoi trent’anni di carriera, Stoltenberg ha risposto: «È più imprevedibile, ed è più complesso perché ci sono così tante sfide allo stesso tempo… È un mondo più pericoloso».

Il Segretario della NATO si trovava in visita in Estonia, nella base militare di Tapa, a circa 120 km dal confine con la Russia. La visita di Stoltenberg nel Paese baltico non è stata casuale: a partire da giovedì prossimo, per i sei giorni successivi, è previsto che gli eserciti di Russia e Bielorussia prendano parte a quella che probabilmente costituirà la più grande esercitazione militare dalla guerra fredda. Circa 100mila unità, tra soldati, personale di sicurezza e funzionari civili, nei prossimi giorni saranno attivi ai confini dell’Unione europea intorno al Mar Baltico, nella Russia occidentale, in Bielorussia e nell’exclave russa di Kaliningrad, senza la supervisione richiesta dai trattati internazionali.

Il tutto mentre dall’altra parte del pianeta, spiega il Guardian, nonostante le proteste locali, il governo della Corea del Sud ha installato il controverso sistema di difesa missilistica THAAD, in dotazione all’esercito statunitense, per contrastare potenziali attacchi che in futuro potrebbero provenire dalla Corea del Nord, che di recente ha lanciato dei missili balistici sopra il Giappone, ha minacciato di colpire l’isola di Guam, nel Pacifico occidentale, e ha testato una presunta testata termonucleare.

Alla domanda se le recenti dichiarazioni bellicose del presidente americano Donald Trump abbiano rischiato di esacerbare la già tesa situazione nel sud-est asiatico, come sostenuto da alcuni, Stoltenberg si è limitato a rispondere: «Se iniziassi a fare speculazioni sulle opzioni militari possibili non farei altro che aggiungere incertezza e difficoltà alla situazione attuale, quindi ritengo che il mio compito sia di esimermi dal farlo… Penso che la cosa importante oggi sia cercare di capire come creare una situazione in cui trovare una soluzione politica alla crisi».

4 settembre – Nikki Haley

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foto via Thesun.co.uk

«Ai membri del Consiglio di sicurezza, devo dire: quando è troppo è troppo. Abbiamo mantenuto un approccio graduale e, nonostante le migliori intenzioni, non ha funzionato… Il provocatorio impiego di missili [da parte di Kim Jong-un] e le sue minacce nucleari dimostrano che sta cercando la guerra a tutti i costi. La guerra non è qualcosa che vogliono gli Stati Uniti, non la vogliamo ora. Ma la pazienza del nostro paese non è illimitata: difenderemo i nostri alleati e il nostro territorio»

Nikki Haley

Nel corso della riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza Nazioni Unite tenutasi oggi, Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, ha pronunciato parole molto dure nei confronti del recente attivismo missilistico della Corea del Nord, e ha affermato che il dittatore nord-coreano Kim Jong-un «sta cercando la guerra a tutti i costi».

La riunione del Consiglio di sicurezza è stata richiesta da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Giappone e Corea del Sud dopo che i nord-coreani, nella notte tra sabato e domenica, hanno fatto esplodere quella che è stata descritta come una bomba a idrogeno destinata a essere montata su missili balistici a lungo raggio.

Haley ha dichiarato che «il tempo delle misure è terminato», invitando le Nazioni Unite ad intensificare pesantemente la pressione sulla Corea del Nord con sanzioni ancora più dure che dovranno essere decise con una nuova risoluzione. «Solo le sanzioni più dure ci consentiranno di risolvere questo problema attraverso la diplomazia», ha affermato l’ambasciatrice.

Haley non ha specificato quali tipi di misure contro il regime di Kim Jong-un otterrebbero il sostegno di Washington, ma, spiega il Guardian, alcuni diplomatici hanno suggerito che un embargo del petrolio avrebbe effetti rovinosi sull’economia della Corea del Nord.

3 settembre – Donald Trump

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foto via Time.com

«La Corea del Nord ha compiuto un test nucleare ancora più grande. Le loro parole e azioni continuano a essere molto ostili e pericolose per gli Stati Uniti. La Corea del Nord è uno Stato canaglia che è diventato una grande minaccia e fonte di imbarazzo per la Cina, che sta provando a dare un mano ma con scarsi risultati. La Corea del Sud sta scoprendo che, proprio come gli avevo detto, i suoi tentativi di riconciliazione con la Corea del Nord non funzioneranno, loro capiscono solo una cosa!»

Donald Trump

Con alcuni tweet particolarmente duri e provocatori, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condannato il nuovo test nucleare che la Corea del Nord ha annunciato di aver compiuto nella notte tra sabato e domenica.

La televisione di Stato nord-coreana ha infatti dichiarato che una potente bomba all’idrogeno, in grado di essere montata su un missile balistico intercontinentale, è stata fatta esplodere con successo: l’esplosione avrebbe provocato nella zona nord-ovest del paese un terremoto di magnitudo compresa tra 5,6 e 6,3.

Si tratta del sesto test nucleare condotto dalla Corea del Nord e l’esplosione, spiega il Post, avrebbe rilasciato una quantità di energia dalle 5 alle 6 volte maggiore di quella dell’ultimo test, compiuto un anno fa.

Trump ha definito la Corea del Nord, che dal 2011 è governata dal dittatore Kim Jong-un, «uno Stato canaglia» e ha affermato che le politiche di riconciliazione portate avanti dalla Corea del Sud «non funzioneranno».

«[I nord-coreani] capiscono solo una cosa!» ha twittato Trump, che ha poi aggiunto di star considerando l’opzione di interrompere i rapporti commerciali con ogni paese che fa affari con la Corea del Nord.

4 luglio – Xi Jinping

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foto via Nytimes.com

«Io e il Presidente Putin condividiamo la stessa opinione che le relazioni Russia-Cina siano nelle migliori condizioni della storia. Non importa quanto possa cambiare la situazione nel mondo, la nostra determinazione e la nostra certezza nel rafforzare i nostri legami strategici rimarrà sempre la stessa»

Xi Jinping

I rapporti tra Cina e Russia si fanno sempre più stretti. Il riavvicinamento tra le due potenze, incominciato nel corso del 2014, sta iniziando a dare i suoi frutti, sia sul piano politico che sul piano economico.

Nel secondo giorno di visita a Mosca, il Presidente cinese Xi Jinping ha firmato, insieme al Presidente russo Vladimir Putin, una serie di accordi economici bilaterali del valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari. I due Paesi hanno anche firmato un accordo di cooperazione in ambito spaziale che prevede un programma congiunto di esplorazione della Luna. Infine, è stata raggiunta l’intesa tra Gazprom e CNPC (China National Petroleum Corporation) per rendere operativo il gasdotto “Power of Siberia” a partire dal 20 dicembre 2019.

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Il Presidente cinese Xi Jinping stringe la mano al Presidente russo Vladimir Putin (foto via Ansa.it)

Nella conferenza stampa congiunta, durante la quale sono stati firmati gli accordi, il Presidente Putin ha esordito ricordando che l’economia non è l’unico campo in cui Cina e Russia devono collaborare: «L’andamento dell’economia è sempre al centro della nostra attenzione ma noi non ci occupiamo solo di questo: è importante l’unione dei nostri sforzi sull’arena internazionale, nella sfera della sicurezza, nella lotta contro le minacce e le sfide moderne». In particolare, Putin faceva riferimento agli sforzi condivisi in sede Onu, nel G20 e nell’Ocs (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai).

«Il mondo di oggi non è stabile, su questo io e Putin siamo assolutamente d’accordo» ha detto, in risposta, il Presidente Xi Jinping. «Negli ultimi anni io e lei abbiamo ottenuto dei successi nei rapporti reciproci: nel corso di questa visita ho intenzione di discutere dettagliatamente tutte le questioni della nostra collaborazione nei diversi settori» ha poi continuato il leader cinese, che ha tenuto a fare sapere a Putin la peculiarità del loro rapporto: «Tra tutti i leader stranieri, con lei ho il rapporto più stretto: questo dimostra il carattere speciale della nostra cooperazione».

Russia e Cina hanno firmato anche una dichiarazione congiunta riguardante il programma nucleare nord-coreano. Nella notte, infatti, Pyongyang ha positivamente testato il nuovo Hwasong-14, il missile più potente finora mai ottenuto, che sarebbe stato lanciato verso le 03:30 del mattino e avrebbe volato a un’altitudine di 2500 chilometri per 39 minuti.

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Il lancio del missile visto da Seul (foto via Repubblica.it)

«Tra le priorità condivise a livello internazionale, abbiamo la complessa risoluzione dei problemi nella penisola coreana» ha detto Putin, leggendo la dichiarazione congiunta, «Al fine di garantire una pace duratura e la stabilità nel Nord-Est asiatico, abbiamo concordato di promuovere attivamente la nostra iniziativa bilaterale basata sul piano russo di una risoluzione graduale e sull’idea cinese di un congelamento parallelo dell’attività missilistica nucleare della Corea del Nord e delle esercitazioni congiunte su larga scala degli Stati Uniti e della Corea del Sud».

«L’implementazione del THAAD causerà gravi danni agli interessi strategici di sicurezza degli stati regionali, tra cui la Russia e la Cina», si legge nel comunicato, «La Russia e la Cina si oppongono alla diffusione di tali sistemi e richiamano tutti i paesi interessati a fermare e annullare il processo di implementazione immediatamente».

10 maggio – Moon Jae-in

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foto via Nytimes.com

“Cercherò di risolvere la questione della sicurezza nazionale il più in fretta possibile. Farò del mio meglio, in tutti i modi, per la pace della penisola coreana. Se necessario volerò subito a Washington. Visiterò Pechino e Tokyo e, se ci saranno le condizioni, andrò anche a Pyongyang”

Moon Jae-in

Moon Jae-in ha prestato giuramento questa mattina ed è diventato il nuovo presidente della Corea Del Sud. Leader del partito democratico progressista, è stato eletto con il 40,2% dei voti (11 milioni di voti), battendo Hong Jun-pyo del partito conservatore (25,2%) e Ahn Cheol-soo del Peoples Party (21,5%).

Moon, avvocato che si occupa di diritti umani, prende il posto di Park Geun-hye, figlia del dittatore Park Chung-hee, rimossa dall’incarico, a inizio marzo, dalla Corte costituzionale per corruzione. Viene così interrotto il lungo governo conservatore durato nove anni. Si tratta, dunque, di una “svolta” importante per il Paese il cui “disperato desiderio di cambiamento di governo” – per usare le parole del discorso di insediamento di Moon – è stata “la spinta primaria” per la vittoria dei progressisti-democratici.

L’elezione di Moon è significativa anche sul piano internazionale, come egli stesso ha fatto intendere con le sue prime parole da presidente: “La Corea Del Sud deve abbracciare il popolo nord-coreano per riuscire, un giorno, in una pacifica riunificazione. Per farlo, dobbiamo riconoscere Kim Jong-un come il loro comandante e come nostro interlocutore”.

La sua prima scelta va nella stessa direzione: ha assegnato la direzione dell’intelligence sudcoreana a Suh Hoon, uomo di lunga e proficua esperienza nelle relazioni con la Corea Del Nord. A lui si devono, ad esempio, l’organizzazione degli storici incontri tra i leader delle due Coree nel 2000 e nel 2007, ma già tra il 1997 e il 1999 aveva svolto la funzione di mediatore nelle trattative tra i due Paesi sull’energia nucleare.

L’apertura verso la Corea Del Nord è confermata dall’ostilità di Moon e del suo partito per il THAAD, il sistema protettivo-missilistico americano, di cui dal marzo scorso è iniziata l’installazione in Corea del Sud e il cui scopo è schermare possibili attacchi da Pyongyang. Moon sostiene che spetta al suo governo l’ultima parola sulla THAAD.

Le sue parole sono state lette positivamente anche in Cina, che è il principale alleato economico della Corea Del Sud e che, risentitasi per il THAAD, aveva promosso un’azione di sabotaggio commerciale. Non è un caso, quindi, che il presidente cinese, Xi Jinping, si sia dichiarato disposto a collaborare con Moon, sulla base “della comprensione reciproca e del rispetto reciproco”.

Come scrive The New York Times, riportando le parole di David Straub, ex-direttore degli affari coreani del Dipartimento di Stato, bisognerà prestare attenzione alle divergenze tra Moon e Trump proprio sulla questione nord-coreana.

28 aprile – Donald Trump

U.S. President Trump speaks during Reuters interview in the Oval Office at the White House in Washington
foto via Reuters.com (REUTERS/Carlos Barria)

“Amavo la mia vita di prima. Stavo facendo così tante cose. Ho molto più lavoro da fare ora rispetto alla mia vita precedente. Pensavo che sarebbe stato più facile”

Donald Trump

Alla vigilia dei cento giorni dall’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, Reuters ha pubblicato un’intervista a lui dedicata.

Trump non ha parlato solo di questioni personali, come, ad esempio, di quanto sia cambiata la sua vita da quando ha ricevuto l’incarico. Le domande dei giornalisti si sono concentrare soprattutto sull’attuale situazione politica internazionale. Trump ha affermato che la Corea del Nord rappresenta “la maggiore preoccupazione” dell’amministrazione Usa e alla domanda se consideri il leader Kim Jong-un una persona “razionale” ha riposto di non saperlo e di sperarlo; ricordandone, però, la giovane età (27 anni), la morte del padre e l’ascesa al potere, ha chiosato: “Dite quel che volete ma non è facile, specialmente a quell’età. Ci sono un sacco di generali e di persone che vorrebbero prendere il suo posto”. Un altro punto saliente dell’intervista riguarda l’estremismo islamico a cui, ha detto il presidente, bisogna porre fine e farlo “con un’umiliazione”.

Sul fronte della politica interna, Trump non ha detto molto del suo piano di tagli alle tasse annunciato pochi giorni fa: “Ci saranno altre maniere in cui faremo aumentare gli introiti. Ma faremo correre bene il paese, e saremo ricompensati quando faremo le cose”. Proprio oggi, tra l’altro, il Dipartimento di commercio americano ha pubblicato il rapporto trimestrale sul pil, che, pur senza allarmare, scrive il The New Times, non entusiasma ed è al di sotto delle aspettative del “Trump bump” previsto per l’inizio del 2017. Su un possibile shutdown da parte del governo, invece, Trump ha detto che “la colpa è dei Democratici, non nostra. Forse a loro piacerebbe che ci fosse uno shutdown“.

U.S. President Trump looks out window of the Oval Office following an interview with Reuters at the White House in Washington
foto via Reuters.com (REUTERS/Carlos Barria)

15 aprile – Choe Ryong-hae

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foto via Alchetron.com

“Risponderemo a una guerra totale con una guerra totale, e siamo pronti a lanciare attacchi nucleari nel nostro stile per rispondere a una guerra nucleare”

Choe Ryong-hae

Choe Ryong-hae, importante politico e ufficiale dell’esercito della Corea del Nord, ha dichiarato che la Corea del Nord è pronta allo scontro militare con gli Stati Uniti e i suoi alleati, nel caso le circostanze dovessero richiederlo. La dichiarazione di Choe Ryong-hae, cui il quotidiano inglese The Guardian si riferisce come al “secondo politico più importante della Corea del Nord”, giunge in occasione della parata militare organizzata nella capitale Pyongyang per celebrare l’anniversario della nascita di Kim Il-sung, nonno dell’attuale leader supremo Kim Jong-un e padre-fondatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea (questo il nome completo dello Stato asiatico).

Migliaia di soldati, accompagnati da carri armati e altri veicoli militari, hanno sfilato questa mattina in piazza Kim Il-sung (qui le foto di Associated Press). Durante le celebrazioni è stato esibito anche l’arsenale di missili balistici di cui disporrebbe la Corea del Nord: tra questi, secondo gli esperti, ci sarebbe anche quello che sembra essere un nuovo tipo di missile balistico intercontinentale, che è stato trasportato per le vie della capitale su un grosso autocarro.

L’esibizione di forza militare di Pyongyang rappresenta una esplicita risposta alle recenti operazioni militari decise dall’amministrazione Trump, tra cui i bombardamenti in Siria e in Afghanistan e l’invio di una flotta di navi da guerra nelle acque della penisola coreana. KCNA, l’agenzia di informazione ufficiale della Corea del Nord, ha affermato che tali operazioni sono la prova che Washington avrebbe scelto la via “delle minacce e dei ricatti”. “La grave isteria militare” dell’amministrazione Trump, ha continuato KCNA, ha raggiunto “un livello pericoloso che non può più essere ignorato”.

11 aprile – Donald Trump

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foto via Ilfattoquotidiano.it

“La Corea del Nord sta cercando guai. Se la Cina decidesse di aiutarci, sarebbe grandioso. In caso contrario, risolveremo il problema senza di loro”

Donald Trump

Un tweet, meno di 140 caratteri, sono bastati al Presidente Donald J. Trump per far salire ulteriormente la temperatura nei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord.

Nella notte, tramite la Korean Central News Agency (KCNA), l’agenzia di stampa di stato della Repubblica Popolare di Corea, Pyongyang aveva voluto indirizzare agli Stati Uniti un avvertimento molto serio riguardante le intenzioni più o meno bellicose di Washington nei confronti dello stato comunista, emerse nel corso degli ultimi giorni: “Se gli Stati Uniti osano optare per un intervento militare, come un attacco preventivo e la rimozione del quartier generale, la Corea del Nord è pronta a reagire a ogni tipo di guerra desiderato dagli Usa”.

“Non imploriamo mai la pace ma adotteremo le più forti contromisure contro i provocatori per difenderci attraverso la potente forza delle armi e continuare a percorrere la strada che ci siamo scelti” aveva, inoltre, affermato un portavoce del Ministero degli Esteri che, nella medesima dichiarazione, aveva tenuto a giustificare la scelta della Corea del Nord di incrementare le proprie capacità militari di autodifesa.

Parole molto forti che descrivono una situazione di forte tensione. In particolare, sembra esserci inquietudine all’interno dell’establishment politico di Pyongyang, dopo le recenti decisioni assunte dall’amministrazione Trump.

Innanzitutto, lo spostamento della USS Carl Vinson, portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare (divenuta famosa per aver scaricato nell’Oceano Pacifico il cadavere di Osama Bin Laden), assieme a due cacciatorpedinieri e a un incrociatore a missili teleguidati, dal porto di Singapore verso la penisola coreana, annullando il viaggio in Australia a cui erano state precedentemente destinate.

In secondo luogo, il bombardamento con 59 missili Tomahawk della base aerea siriana di Shayrat. Proprio l’attacco del 7 aprile, anziché una dichiarazione di guerra contro Assad e il presunto uso di armi chimiche da parte dell’esercito regolare siriano, assumerebbe, se mai ce ne fosse stato il dubbio, la forma di un messaggio molto chiaro nei confronti tanto di Pyongyang quanto di Pechino.

Kim Jong-un adesso sa che gli Stati Uniti di Trump, a differenza di quelli di Obama, sono pronti anche a un attacco preventivo per annientare il suo potenziale nucleare, con tutte le conseguenze di una guerra atomica che ciò comporterebbe. In questo senso, il regime si starebbe attrezzando per resistere a un eventuale first strike con missili balistici o, nel peggiore dei casi, a un’invasione vera e propria.

Pechino, invece, chiamata in causa direttamente da Trump, dal canto suo, è sospesa tra due pulsioni contrastanti. Da un lato, essa vede come un incubo geopolitico la caduta del regime di Pyongyang perché si ritroverrebbe una Corea unita e filoamericana alla frontiera. Dall’altro, la Cina sembra tollerare sempre meno le provocazioni del suo imprevedibile vicino e le continue instabilità geopolitiche che esso provoca.

Nelle ultime ore, alcune voci parlano di circa 150.00 soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare schierati sul confine sino-coreano; la 39esima e la 40sima divisione sarebbero state messe da Pechino in stato di allerta nel caso in cui dovesse salire ulteriormente la tensione.