7 novembre – Nicola Sturgeon

 

3193.jpg
foto via Theguardian.com

 

«Il fatto è semplice, per molti decenni i parlamentari hanno riconosciuto o per lo meno accettato leggi che noi adesso riconosciamo come ingiuste. Perciò, oggi, io, in qualità di Primo Ministro, categoricamente, inequivocabilmente e profondamente, chiedo perdono per queste leggi e per le ferite e i danni che hanno provocato a molti. Non c’è nulla che questo parlamento possa fare per cancellare quelle ingiustizie, ma mi auguro che questa apoliga, assieme a una nuova legislazione, possa essere di conforto a coloro che hanno sopportato le ingiustizie»

Quest’oggi la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, ha chiesto scusa alle vittime delle leggi che discriminavano gli omosessuali. Ha introdotto, infatti, un progetto di legge che dà la grazia a tutti coloro che sono stati accusati sulla base di tali leggi. Con ciò, gli uomini potranno chiedere di cancellare dalla loro fedina questo genere di reati.

In Scozia, le leggi che probivano i rapporti omosessuali maschili (non c’era regolamentazione su quelli femminili) sono state abolite soltanto nel 1981, quattordici anni dopo rispetto all’Inghilterra e alla Scozia. Tuttavia, fino 2001, l’età del consenso per gli omosessuali (ventun’anni, resi diciotto, dal 1994) era diversa da quella fissata per gli eterosessuali (sedici anni).

Con questo nuovo disegno di legge, la Scozia prosegue il percorso già avviato dall’Inghilterra e dal Galles, dove da inizio anno sono stati approvati decreti simili. Si stima che siano 50 mila gli uomini che stati ritenuti colpevoli, di cui 15 mila sono tutt’ora in vita.

 

 

 

27 maggio – papa Francesco

Papa Francesco Ilva
foto via IlsecoloXIX.it

“Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico del lavoro, e per questo non è facile riconoscerlo come nemico, perché si presenta come una persona di casa, anche quando ci colpisce e ci ferisce. Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono «unti di dignità». Per questa ragione, attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale. Questo è il nocciolo del problema. Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale. È anche questo il senso dell’articolo 1 della Costituzione italiana, che è molto bello: «L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro». In base a questo possiamo dire che togliere il lavoro alla gente o sfruttare la gente con lavoro indegno o malpagato o come sia, è anticostituzionale”

Papa Francesco

Quest’oggi Papa Francesco si è recato in visita, per la prima volta, a Genova. Il primo incontro previsto per la giornata, alle 8,30 del mattino, è stato con “il mondo del lavoro”, allo stabilimento Ilva Cormigliano. Tremilacinquecento operai hanno ascoltato il suo discorso.

Papa Francesco ha definito il lavoro “una priorità umana”, citando il passo biblico in cui Dio comanda ad Abramo di lavorare e ricordando la figura di Gesù come lavoratore. Secondo la concezione cristiano-cattolica esposta dal papa, “il lavoro è travaglio, sono doglie per poter generare poi gioia per quello che si è generato insieme”.

Il papa ha distinto, quindi, tra l’imprenditore che conosce la fatica del lavoro, e lo “speculatore”, senza esperienza della “dignità del lavoro”. “La malattia dell’economia moderna” consiste proprio nel primato di chi specula, che, denuncia il pontefice, la stessa politica favorisce. Infatti, afferma, il sistema politico “crea burocrazia e controlli partendo dall’ipotesi che gli attori dell’economia siano speculatori”, ma “con lo speculatore, l’economia perde volto e perde i volti”.

Papa Francesco ha messo in luce anche la valenza ideologica e perversa della “meritocrazia”, che è “una legittimazione etica della diseguaglianza”. Ha spiegato infatti che, quando il talento viene considerato un merito e non un dono, si delinea un sistema di vantaggi e svantaggi, tale per cui alla diseguaglianza viene assegna una “veste morale”. Da ciò, ha avvertito il papa, consegue anche “il cambiamento della cultura della povertà: il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole”.

Tra gli altri impegni della giornata odierna, il papa ha incontrato i bambini dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini e ha celebrato l’eucarestia nel piazzale Kennedy.

19 maggio – Julian Assange

20assange4-master768
foto via NyTimes.com (Credit Andy Rain/European Pressphoto Agency)

“Oggi è un giorno di vittoria per me e per l’organizzazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, non c’è maniera di cancellare sette anni di detenzione senza incriminazione, in prigione, in detenzione domiciliare, e quasi cinque anni in questa ambasciata senza poter vedere la luce del sole. Sette anni senza essere incriminato, mentre i miei bambini crescono senza di me. Questo non è qualcosa che posso perdonare, non è qualcosa che posso dimenticare”. 

Julian Assange

Julian Assange, fondatore e direttore di WikiLeaks, ha tenuto quest’oggi una conferenza stampa a proposito della caduta delle accuse a suo carico, annunciata qualche ora prima dalla procura svedese. In Svezia, infatti, pendevano su di lui accuse di stupro: precisamente era accusato di essersi rifiutato di sottoporsi al test per le malattie sessualmente trasmissibili. Dopo sette anni di stallo, senza riuscire ad arrestarlo, la procura ha deciso di non procedere oltre, lasciando però aperta la possibilità che l’accusa sia di nuovo valida nel momento in cui Assange torni in Svezia.

Nonostante questo, il Regno Unito ha già fatto sapere che il proprio mandato di arresto resta in vigore. Negli Stati Uniti, invece, dallo scorso mese si sta decidendo se accusare Assange non solo di spionaggio ma anche di aver rivelato documenti segreti.

Assange ha tenuto il suo discorso, di cui sotto proponiamo la nostra traduzione integrale, da un balcone dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è in asilo da cinque anni. Tra i temi trattati, Assange ha preannunciato la pubblicazione di informazioni sul progetto “Athena” della CIA. Come si legge sul sito di WikiLeaks, si tratta di un malware che ha l’obiettivo di fornire un’analisi statistica su quanto un attacco informatico possa avere successo. Inoltre ha dichiarato che, in risposta all’atteggiamento della CIA e degli Stati Uniti, WikiLeaks continuerà a rendere disponibili documenti riservati, che, quindi, si aggiungeranno, ad esempio, alle rivelazioni sugli strumenti di hacking dell’Agenzia.

Assange è stato molto duro anche con l’Unione Europea, denunciando che la tendenza alla detenzione e all’estradizione senza incriminazione è ormai diventata una costante del sistema europeo. Questo non soltanto è una violazione dei diritti umani ma è anche una minaccia che incombe sui giornalisti che vogliano denunciare gravi abusi. Perciò, si augura che chi studierà il suo caso guardi oltre e denunci il modus operandi che l’Ue ha ormai assunto.

Ricordando la liberazione degli scorsi giorni di Chelsea Manning, Assange ritiene che gli eventi di questa settimana segnino dei precedenti importanti ma che “la battaglia vera” sia appena cominciata.

20assange2-master675
foto via NyTimes.com (Credit Andy Rain/European Pressphoto Agency)

“Oggi è un giorno di vittoria per me e per l’organizzazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, non c’è maniera di cancellare sette anni di detenzione senza incriminazione, in prigione, in detenzione domiciliare, e quasi cinque anni in questa ambasciata senza poter vedere la luce del sole. Sette anni senza essere incriminato, mentre i miei bambini crescono senza di me. Questo non è qualcosa che posso perdonare, non è qualcosa che posso dimenticare.
L’indagine su quel che è accaduto, su questa ingiustizia terribile, è inevitabile ma spero che guardi oltre il mio caso e questa specifica situazione, perché la realtà è che la detenzione e l’estradizione senza incriminazione sono diventate un tratto distintivo dell’Unione Europea: un tratto distintivo che è stato usato per motivi politici nel mio caso, e che ha costretto altre persone, in altri casi, a subire terribili ingiustizie.
In Svezia la detenzione indefinita è una pratica consolidata; non è posto limite al tempo in cui qualcuno può essere detenuto senza essere incriminato. Non è un comportamento che ci si aspetta da un paese civilizzato. Allo stesso modo, l’estradizione senza incriminazione non è qualcosa che ci aspettiamo dal sistema legislativo del Regno Unito. È una misura che è stata introdotta in quanto parte del sistema dell’Unione Europea, per trasformare l’Unione Europa in una federazione. Nel 2014, in risposta al mio caso e a altri abusi, il governo del Regno Unito ha cambiato la legge perché non fossero possibili altre estradizioni dall’UK senza incriminazioni. Nel resto dell’UE tale questione è ancora aperta.
In questa occasione, vorrei ringraziare le Nazioni Unite, in particolare la commissione per i diritti umani, che è l’ultimo baluardo per tutti noi quando siamo vincolati, nelle nostre condizioni legali, alle particolari politiche di un paese o alla relazione geopolitca tra stati. Vorrei ringraziare anche l’Ecuador, il suo popolo, per l’asilo che mi hanno garantito. Hanno supportato il mio asilo, resistendo alle pressioni, anche alla forte pressione commerciale dell’Unione Europa che ha usato il suo sistema commerciale per penalizzare gli esportatori ecuadoriani. Questa è una terribile violazione. Vorrei anche ringraziare il mio gruppo di avvocati che hanno lavorato molto duro e gratuitamente, e tutte le altre persone che mi sono state vicine in questo processo.Tuttavia, dobbiamo capire che, sebbene quest’oggi sia stata un’importante vittoria e un’importante rivendicazione, il cammino è ancora molto lungo. La battaglia, la vera battaglia, sta appena cominciando. 
Il Regno Unito ha dichiarato che mi arresterà comunque. Gli Stati Uniti, il direttore della CIA, Pompeo, e il Procuratore generale americano hanno detto che io e gli altri collaboratori di WikiLeaks non abbiamo diritti e non godiamo del Primo emendamento, e che il mio arresto e quello degli altri è la loro priorità. Questo non è accettabile. WikiLeaks continuerà le sue pubblicazioni. Oggi, infatti, pubblicheremo nuovo importante materiale proveniente dalla Central Investigative Agency, il «CIA voult seven Athena», un sistema per penetrare e spiare, in maniera statistica, chiunque sia di interesse per la CIA; queste attività sono condotte senza garanzie. Le minacce verso di me, il mio staff e WikiLeaks come organo di stampa non sono state né saranno tollerate. Le nostre pubblicazioni continueranno a procedere allo stesso ritmo, anzi accelereremo le nostre pubblicazioni sulla CIA. 
Poi, per quel che riguarda in relazione al diritto di asilo, noi tutti abbiamo il diritto d’asilo. Il Regno Unito e l’Unione Europea sono firmatari dal 1951 dela Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. Qui si dichiara che tutte le persone hanno il diritto di cercare asilo, di ricevere asilo e di godere dell’asilo. Io ho tale diritto, in un caso politico, così come tutti noi ce l’abbiamo. Pertanto è semplicemente insostenibile l’affermazione dell’UK di arrogarsi il diritto di arrestare me che sto cercando asilo, in un caso, per giunta, in cui non c’è stata alcuna incriminazione e che adesso è stato lasciato cadere. I miei assistenti legali hanno contattato le autorità del Regno Unito e speriamo di instaurare un dialogo per andare verso la migliore soluzione possibile.
Per certi versi, il Regno Unito è stato violato con il processo con cui è entrato con l’Unione Europea, dove è accettata l’estradizione di persone senza alcuna incriminazione e senza alcuna considerazione ai fatti. In altri termini, il Regno Unito è stato costretto a prendere una posizione. La prima parte di ciò è finita. Il Regno Unito, per ora, si è rifiutato di confermare o negare se sia già valido sul suo territorio l’estradizione verso gli Stati Uniti. Vorremmo avere un simile dialogo anche con gli Stati Uniti, sebbene ci siano state dichiarazioni minacciose. Io sarei sempre felice di intrattenere un dialogo con il Dipartimento di Giustizia su ciò che è capitato.

Abbiamo un’altra importante vittoria questa settimana, anche più importante e più significativa di quella che abbiamo ottenuto oggi. Si tratta del rilascio di Chelsea Manning, dopo sette anni di detenzione in una prigione militare. Attraverso una dura battaglia noi e altri siamo riusciti a farla rilasciare ventotto anni in anticipo rispetto a quanto prevista dalla sentenza.

Queste sono alcune importanti vittorie ma il conflitto legale con gli Stati Uniti e il Regno Unito, a livello formale, continua. Io e Wikileaks come organo di stampa vi incoraggiano a supportarci in questa battaglia, per noi, ovviamente, per le nostre fonti, e perché sono stati stabiliti dei precedenti: sul diritto che le persone hanno di richiedere asilo, e sul diritto di pubblicare notizie per tutti noi. Come può essere che un giornalista e un editore, che opera dall’Europa, possa essa estradato negli Stati Uniti? Noi non lavoriamo negli Usa, noi non pubblichiamo lì. Questa è una minaccia a tutti i giornalisti di tutto il mondo, a prescindere da dove lavorino: se denunciano gravi abusi che avvengono in territori di sicurezza nazionale, sono minacciati di essere estradati o di incriminare l’ente o i loro collaboratori.

Bene, questo è tutto, ciao gente”

Julian Assange

17 maggio – Chelsea Manning

1500
foto via Theguardian.uk (HO/AFP/Getty Images)

“Dopo altri quattro mesi carichi di ansia e di attesa, il giorno che ho aspettato tanto a lungo è finalmente arrivato. Qualunque cosa mi attenda sarà molto più importante del passato. Solo ora capisco quel che mi sta capitando, è emozionante, strano, divertente, e tutto nuovo per me”

Chelsea E. Manning

Gli avvocati di Chelsea Manning hanno annunciato che la soldatessa americana è stata rilasciata quest’oggi dal carcere militare di Fort Leavenworth, in Kansas.

Manning fu arrestata nel maggio 2010, mentre era in sede come analista di intelligence in Iraq, con l’accusa di aver diffuso documenti militari altamente riservati. La procura militare la giudicò colpevole di 20 capi d’imputazione, ma l’assolse da quello di connivenza con il nemico, per il quale la pena può essere la morte.

Manning, quindi, è condannata a 35 anni di prigione. Poco dopo l’incarcerazione, ha intrapreso un procedimento legale per il riconoscimento della sua disforia di genere e ha iniziato anche il processo per il cambiamento di sesso, grazie al quale è diventata donna. Lo scorso gennaio, l’ex-presidente Barack Obama, tre giorni prima della fine del suo mandato, ha commutato la pena di Manning che, dopo sette anni, è stata finalmente liberata.

Come ha precisato al The Guardian una delle sue avvocatessee, questo non pone fine alla vicenda: “La gente pensa che soltanto perché uno è stato rilasciato il suo ricorso sia finito. Il resto del suo caso, tuttavia, è ancora da svolgere e noi vogliamo pulire il suo nome. È stata accusata di crimini che io non credo abbia commesso e l’intera azione giudiziara contro di lei è stata ingiusta”. Né la sua liberazione toglie che le condizioni in cui Chelsea Manning è stata detenuta siano state denunciate come contrarie ai diritti umani.

I moltissimi documenti che Manning ha passato a WikiLeaks testimoniano crimini di guerra commessi dalle truppe americane in Iraq e in Medio Oriente. Ad esempio, grazie a lei venne rivelato il video noto con il titolo di “Collateral Murder”, nel quale due elicotteri americani fanno fuoco su civili inermi, pretestuosamente ritenuti armati.

Qualche mese fa, Julian Assange, fondatore e direttore di WikiLeaks, in un’intervista che abbiamo tradotto, riteneva che la commutazione della pena fosse una “vittoria strategica” per la sua testata. Anzitutto, spiegava che la condanna, così “estrema”, “senza precedenti”, puntava a “scoraggiare altri pentiti dal diventare nostre fonti” e a far sì che  “chi lavora per gli Stati Uniti abbia paura a diffondere informazioni sugli abusi commessi dalle forze armate americane”. Viceversa, la concessione della grazia a Manning “significa che adesso trasmettere informazioni a WikiLeaks non costa più 35 anni ma al massimo sette”. Sicché, concludeva, la liberazione di Manning “è una vittoria per la stampa come istituzione”.

Di diverso avviso è l’avvocato David Coombs, un altro dei difensori di Manning. Questi ha scritto che non c’è nulla da celebrare: “dovrebbe essere un giorno di pura gioia per me, ma non lo è. È una giornata che mi fa riflettere su quanto profondamente il sistema di giustizia militare possa pervertirsi”.

17 marzo – Roberto Saviano

154736_10150689193391864_1011920075_n
foto via Facebook

“Il Decreto Minniti sulla sicurezza urbana, considerato da questo Governo cosa di «straordinaria necessità e urgenza», è un provvedimento di destra, intriso di razzismo e classismo […] Stiamo assistendo alla criminalizzazione dell’uomo anche quando per fame rovista in un cassonetto della spazzatura per prendere ciò che altri hanno buttato via”

Roberto Saviano

Roberto Saviano ha commentato con queste parole il Decreto “per la tutela della sicurezza delle città” proposto dal Ministro dell’interno Marco Minniti e dal Ministro della giustizia Andrea Orlando, e giunto, mercoledì scorso, alla Commissione Affari costituzionali, che ha soltanto sette giorni per discuterlo ed emendarlo. Il Decreto, presentato alla Camera il 18 gennaio scorso, era accompagnato da un altro concernente “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”; il 10 febbraio sono stati approvati entrambi dal Consiglio dei Ministri.

Il Decreto in questione assegna ai sindaci più poteri per rispondere alla “straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”. Tali “strumenti” sono, tra gli altri, un rinnovamento della cooperazione tra i prefetti e i Comuni, perché collaborino maggiormente nei servizi di controllo, e il rafforzamento delle sanzioni amministrative, nel novero delle quali adesso vi è anche il cosiddetto “daspo urbano” ovvero il divieto di frequentare certi luoghi pubblici, modellato su quello attivo già da qualche anno negli stadi.

Il Decreto sulla sicurezza ha suscitato qualche protesta sia a livello politico, poiché sembra che il Governo voglia rassicurare l’opinione pubblica cedendo alle pressioni della Lega, sia a livello etico-morale, come attesta il post di Saviano che denuncia il carattere, per parafrasare le sue parole, “anti-umano” del decreto, sia, infine, a livello giuridico. L’Associazione Antigone, che si occupa proprio della tutela dei diritti e della legalità nel sistema penale, infatti, evidenzia che la logica sottostante l’uno e l’altro decreto è “vessatoria” e ha lo scopo di incrementare, anziché fermare, “la segregazione e l’esclusione sociale”; inoltre, pone in risalto la continuità del Decreto Minniti-Orlando con quello di Maroni del 2008, alcune norme del quale furono giudicate incostituzionali dalla Consulta.

10 marzo – Mariana Carbajal

mariana-carbajal1
foto via Pagina12.com

“Dopo la marcia storica che ha riunito innumerevoli persone e che si è svolta nella calma e con un successo notevole, si è tentato di disciplinare il movimento delle donne. Quello che vogliono è creare paura, perché altre donne non desiderino unirsi alla protesta. E l’hanno fatto, dando luogo a una caccia alle donne”

Mariana Carbajal

In Argentina, a Buenos Aires, da dove si è diffusa l’idea dello sciopero dell’8 marzo (ma l’idea è nata in Polonia, racconta Mercedes Funes), la manifestazione del movimento “Ni Una Menos” ha visto la partecipazione di oltre 250 mila donne, riunite in Plaza de Mayo, uno dei luoghi simbolici della politica argentina. La giornata dell’8 marzo, che si è svolta senza episodi di violenza rilevanti, si è conclusa, tuttavia, con la detenzione di una ventina di manifestanti (ora libere), soprattutto giornaliste, scrittrici, musiciste e registe, da parte della polizia.

Il collettivo “NiUnaMenos”, il CELS (Centro de Estudios Legales y Sociales) e altre associazioni, hanno tenuto oggi una conferenza stampa per denunciare quella che Mariana Carbajal, la giornalista e presidente del collettivo, assieme alle altre relatrici definiscono una “decisione politica programmata” volta a “generare paura, regolarizzare e disciplinare la protesta delle donne” e “un messaggio molto concreto di criminalizzazione della protesta”. Tra le persone detenute, la giornalista Laura Arnés, che scrive per la rivista Página|12, nella conferenza stampa, ha raccontato che la polizia non solo le ha rivolto frasi ingiuriose e razziste ma ha anche agito violenza fisica, in alcuni casi sessuale, su di lei e le altre detenute.

La sezione argentina di Amnesty International, in una nota, ha espresso la propria preoccupazione, in quanto gli arresti sarebbero “indiscriminati”, e ha ricordato che l’Argentina è già stata condannata dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani e dal Comitato contro la Tortura dell’Onu per l’operato della polizia. Mariela Belski, presidente di Amnistía Internacional Argentina ha sottolineato che la repressione violenta da parte delle forze dell’ordine è in linea con il “Protocollo di Attuazione delle Forze di Sicurezza dello Stato nelle Manifestazioni Pubbliche” entrato in vigore nel 2015 e  voluto dal ministero della sicurezza.

9 marzo – Maria Grazia Sangalli

sangalli
foto via Retelenford.it

“L’elemento di transnazionalità di queste vicende familiari gioca un ruolo fondamentale; la giurisprudenza ha stabilito che l’ordine pubblico internazionale non frappone ostacoli al riconoscimento della continuità dei rapporti che si costituiscono all’estero, per realizzare il preminente interesse dei bambini. È ancora più evidente, a questo punto, l’inammissibile situazione di disuguaglianza in cui versano tutte quelle famiglie che non presentano questi tratti di transnazionalità, alle quali il legislatore nega in modo ideologico qualsiasi forma di riconoscimento e tutela”

Maria Grazia Sangalli

L’avvocata Maria Grazia Sangalli, presidente dell’Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, ha commentato così la decisione del Tribunale dei minori di Firenze di riconoscere la cittadinanza italiana, lo stesso status di figli e gli stessi diritti ai due bambini adottati all’estero da due uomini italiani residenti nel Regno Unito. Si tratta della prima adozione riconosciuta in Italia a una coppia di uomini gay. La coppia, tramite l’avvocata Susanna Lollini, aveva inoltrato la richiesta di trasmissione dell’adozione in forza all’articolo 36 comma 4 della legge n. 184/83, che regola, coerentemente con i principî della Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori, la convalida in Italia dell’adozione avvenuta all’estero da parte di cittadini italiani. In proposito a tale Convenzione, i giudici hanno sottolineato che essa richiede solo che chi fa domanda di adozione sia idoneo e qualificato e che la trascrizione non sia contraria all’ordine pubblico. 

In base a ciò e richiamandosi anche alla direttiva della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui occorre tenere “primariamente conto del superiore interesse del minore” e che “anche le relazioni omosessuali rientrano nella nozione di vita familiare”, il Tribunale ha stabilito che non concedere alla coppia la trasmissione della adozione sarebbe “un’ingiustificata disparità di trattamento”. Come spiega Elena Tebano sul Corriere della Sera, “è un’adozione legittimante in cui i due fratellini, che non avevano legami biologici con nessuno dei due padri, diventano a pieno titolo figli di entrambi”.