28 giugno – Jeremy Corbyn

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foto via Reuters.com

«Ciò che la tragedia della Grenfell Tower ha mostrato sono i disastrosi effetti della politica di austerità, il disinteresse verso le comunità della classe lavoratrice, le terribili conseguenze della deregolamentazione e dei tagli. Chiedo alla Prima Ministra di fornire le risorse necessarie per testare e rimuovere i rivestimenti [degli edifici], ammodernare gli impianti anti-incendio e sostenere adeguatamente i vigili del fuoco e la polizia, perché tutte le nostre comunità possano sentirsi davvero al sicuro nelle loro case. Questo disastro, dev’essere un segnale d’allarme»

Jeremy Corbyn

Quest’oggi, nel Regno Unito, nella Camera dei Comuni, si è tenuta la sessione di interrogazione da parte dei membri del Parlamento a Theresa May. È stata la prima sessione di Prime Minister’s Questions del nuovo governo, eletto lo scorso 8 giugno. L’argomento su cui si è dibattito maggiormente è stato il taglio della spesa del settore pubblico, all’ordine del giorno, in Inghilterra, dopo la tragedia della Grenfell Tower.

Jeremy Corbyn ha incalzato di domande la premier May quando quest’ultima ha affermato che deve ancora essere delineato il quadro generale che ha portato alla tragedia della Grenfell Tower. Il leader labourista, allora, ha risposto: «Penso di poter aiutare la prima ministra in proposito. Quando si tagliano i fondi delle autorità locali del 40%, noi tutti paghiamo un prezzo in sicurezza pubblica: meno ispettori, meno ispettori di edifici, meno programmazione nei controlli, noi tutti ne paghiamo il prezzo». La May ha ribattuto che furono Blair e lo stesso Partito labourista, nel 2005, a modificare la regolamentazione contro gli incendi, perché non fossero più i vigili del fuoco a svolgere i controlli. Perciò, ha concluso May, «la questione riguarda i governi di entrambi i colori» e si è augurata che i partiti possano collaborare per risolverla.

Certo è, in effetti, che l’inchiesta nazionale indetta dalla premier sta evidenziando che nessuna delle 120 le torri con gli stessi rivestimenti della Grenfell ha superato i test di sicurezza anti-incendio, e almeno 600 altri edifici li hanno adottati. La pericolosità del materiale con cui sono costruiti i pannelli era ben nota ma i costi della versione non-infiammabile più elevati, spiega il New York Times in un lungo articolo dedicato alle cause dell’incendio della Grenfell Tower.

Nel mentre, Scotland Yard ha comunicato che ci vorrà molto tempo prima che si possa diramare l’elenco definitivo delle vittime. Oltre alla difficoltà delle operazioni di recupero e di riconoscimento, si aggiunge che i distretti di Kensington e Chelsea non abbiano una lista degli inquilini della Grenfell Tower. Inoltre, gli investigatori hanno fatto sapere che l’indagine criminale ha individuato sinora sessanta imprese che hanno partecipato all’opera di rinnovamento dell’edificio.

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foto via Nytimes.com (Neil Hall/Reuters)

18 aprile – Theresa May

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foto via Thedailymash.co.uk

“Ho appena presieduto una riunione del Gabinetto e abbiamo concordato che il governo indirà le elezioni generali per il prossimo 8 giugno”

Theresa May

Parlando da Downing Street, il Primo Ministro inglese Theresa May ha annunciato a sorpresa la decisione, maturata al termine del Consiglio dei Ministri di questa mattina, di andare a elezioni anticipate. “Il solo modo per avere successo e sostegno nei prossimi anni è andare alle elezioni, quindi domani presenterò una mozione alla Camera dei comuni per il voto l’8 giugno”.

Nella giornata di domani, la Camera dei Comuni dovrà, pertanto, votare sulla mozione di proposta di elezioni anticpate che, per essere approvata, necessita di una maggioranza dei due terzi dei deputati. Nonostante il Partito Conservatore possa contare su una maggioranza molto risicata di circa 17 deputati, il voto finale si prevede essere una semplice formalità.

Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista, maggiore forza di opposizione nel Paese, ha accolto la notizia con entusiasmo: «Sono lieto della decisione della premier di dare ai cittadini britannici la possibilità di votare per un Governo che metterà al primo posto gli interessi della maggioranza. Il partito laburista offrirà una vera alternativa al Governo attuale».

Decisamente più fredde sono state le reazioni a Edimburgo e a Belfast. Nicola Sturgeon, Primo Ministro scozzese, ha commentato su Twitter dicendo che “i conservatori vedono la possibilità di spostare il Regno Unito a destra, far passare una Brexit dura e imporre nuovi tagli”. Colum Eastwood, invece, leader del Partito Social-Democratico e Laburista dell’Irlanda del Nord e capo dell’opposizione, sempre su Twitter ha  affermato che la scelta delle elezioni, in un momento in cui Belfast si trova senza un governo ufficiale in carica, dimostra la totale noncuranza del governo di Theresa May.


Al centro di tutto c’è la Brexit. La Gran Bretagna, dopo il referendum del 23 giugno scorso, ha deciso di attivare l’articolo 50 del Tue (trattato sull’Unione Europea) per abbandonare in via definitiva l’Unione Europea. Nei prossimi mesi, si svolgeranno i negoziati tra Bruxelles e Londra per definire le clausole, i tempi e i modi della separazione.

La debole maggioranza di cui dispongono i Conservatori e le divisioni interne a Westminster sono state il motivo principale che ha spinto il Premier May alla “riluttante conclusione” che non è possibile attendere il regolare termine della legislazione previsto per il 2020, ma che “l’unico modo per garantire la sicurezza e la stabilità per i prossimi anni sia attraverso nuove elezioni”.

L’unico modo per intraprendere una Brexit forte e decisa, nel pieno rispetto degli interessi nazionali, che vedono il Regno Unito sempre più lontano dall’Europa per abbracciare una politica più globale, rinsaldando cioè i legami col Commonwealth e con l’Anglosfera, è attraverso un governo saldo e con una maggioranza stabile.

Theresa May sa bene che questo risultato è alla sua portata. Infatti, secondo il parere quasi unanime dei maggiori sondaggisti britannici, il Partito Conservatore avrebbe circa 20 punti percentuali di vantaggio nei confronti del suo maggior rivale, il Partito Laburista. Questo consentirebbe ai Tories di ottenere una maggioranza piuttosto cospicua alla Camera dei Comuni, ridimensionando parecchio la presenza dei laburisti, già piuttosto indeboliti e divisi al loro interno, e lasciando soltanto le briciole a un Partito Liberal-Democratico ormai in caduta libera di consensi.

Se sul fronte interno Theresa May ha fatto bene i suoi conti, indicendo delle elezioni che, salvo clamorose sorprese, dovrebbero non solo riconfermarla a Downing Street, ma anche concederle un potere negoziale molto ampio nei confronti dell’Europa, sul fronte esterno, invece, il Regno Unito appare sempre piu in preda a spinte centrifughe.

Come affermato in precedenza, a Edimburgo e a Belfast tale decisione non è stata accolta favorevolmente. Non bisogna dimenticare, infatti, che sia Scozia che Irlanda del Nord, a differenza di Inghilterra e Galles, avevano votato ampiamente a favore del “Remain” al referendum dello scorso giugno.

A questo punto, due potrebbero essere le conseguenze a breve termine innescate dalla decisione odierna. La prima, ampiamente prevedibile, con la Scozia che potrebbe decidere di velocizzare le pratiche per indire un nuovo referendum sulla propria indipendenza. La seconda, meno scontata, con l’Irlanda del Nord che potrebbe seriamente decidere di fare anch’essa un passo indietro e pregiudicare gli Accordi del Venerdì Santo, il trattato politico su cui si fonda il delicato rapporto trilaterale tra Londra, Belfast e Dublino.

Insomma, ogni passo avanti verso la Brexit sembra accompagnare sempre più la disgregazione del Regno Unito.

10 gennaio – Jeremy Corbyn

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foto via Theguardian.com (Chris Radburn/PA)

“Il Labour non ha sposato il principio della libertà di movimento per i cittadini dell’Unione Europea. Ma non voglio essere frainteso: non lo esclude nemmeno”

Jeremy Corbyn

A Peterborough, Jeremy Corbyn ha pronunciato il suo primo discorso pubblico del 2017. Il leader del partito laburista inglese ha parlato, tra le altre cose, di Brexit e immigrazione. “Terremo fede agli obblighi internazionali riguardanti l’accoglienza dei rifugiati” ha affermato, fornendo rassicurazioni anche tutti i cittadini UE già residenti nel Regno Unito: “garantiremo il rispetto dei vostri diritti”.

Al tempo stesso, Corbyn ha sottolineato la necessità di ridurre l’afflusso di un certo tipo di lavoratori dall’Unione Europea, quelli in cerca di occupazione nei settori del mercato del lavoro inglese meno regolamentato. “Il cambiamento delle regole sull’immigrazione farà parte delle trattative sulla Brexit con l’UE” ha affermato. Secondo Corbyn, ciò aiuterebbe la lotta alla sottoretribuzione e alla sperequazione economica, e limiterebbe le “scappatoie” sfruttate dai datori di lavoro britannici per risparmiare sulle paghe dei dipendenti.