17 novembre – Andrés Pastrana

 

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«Bentornato in libertà, Ledezma! Era la cosa migliore che potessi fare. Abbiamo bisogno di te libero, a difendere la libertà, i diritti umani e la democrazia, non prigioniero della narco-dittatura di Nicolás Maduro»

Questo è stato il tweet dell’ex-presidente della Colombia, Andrés Pastrana, alla notizia della fuga di Antonio Ledezma dal Venezuela verso il suo paese. Ledezma, uno degli esponenti più importanti dell’opposizione al governo di Nicolás Maduro, era in stato di arresto (dapprima in carcere, poi ai domiciliari) da oltre mille giorni.

L’ex-sindaco di Caracas era stato fermato nel febbraio del 2015 con l’accusa di ordire un colpo di stato, con il supporto degli Stati Uniti. In merito, sul sito di “teleSUR”, la catena televisiva fondata nel 2005 dal governo di Hugo Chavez, quindi uno degli organi di stampa anche del governo di Maduro, si legge che Ledezma avrebbe partecipato all’operazione golpista “La Salida” (“L’uscita”), «nella quale sono morti 49 cittadini» e tra i cui obiettivi vi era «il bombardamento di istituzioni governative e della sede di teleSUR».

La Colombia, con le parole dell’ex-presidente e il ritiro, avvenuto qualche mese fa, del suo ambasciatore da Caracas, sta dimostrando la propria vicinanza ai detenuti politici venezolani. Il rifugio offerto a Ledezma (che, pure, è probabile si sposti a Madrid) inasprirà la tensione con la vicina Venezuela. Contro quest’ultima, nei giorni scorsi, anche l’Unione Europea ha preso posizione, annunciando sanzioni allo scopo di esortare Maduro a «ripristinare la legittimità democratica».

28 luglio – Liz Throssell

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foto via Un.org

«Il desiderio del popolo venezuelano di partecipare oppure no a queste elezioni dev’essere rispettato. Nessuno dovrebbe essere obbligato a votare, e chi desidera partecipare dovrebbe poterlo fare liberamente. Chiediamo alle autorità di gestire qualsiasi protesta contro l’Assemblea Costituente secondo le norme e i principi dei diritti umani internazionali, e perciò esprimiamo la nostra preoccupazione in merito alla proibizione, da oggi fino al 1 agosto, delle dimostrazioni che le autorità considerano interferire con le elezioni. Chiediamo anche a coloro che si oppongono alle elezioni e all’Assemblea di farlo pacificamente»

Liz Throssell

Quest’oggi l’ONU, tramite la sua portavoce Liz Throssell, ha ribadito la propria preccupazione in merito alla situazione politica in Venezuela. Già nelle scorse settimane, l’ONU aveva rilevato l’uso di metodi oppressivi e d’intimidazione del governo di Maduro contro civili, riportando ad esempio che 450 di loro sono stati processati da tribunali militari e non da civili. La stessa Throssell affermava a proposito: «Chiediamo che il governo cessi questa pratica, che è contraria alle leggi internazionali dei diritti umani, in particolare sotto il profilo delle garanzie processuali. I civili accusati di un crimine o di un atto illegale devono apparire di fronte a un tribunale civile». L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che siano 27 mila i richiedenti asilo venezuelani e 52 mila quelli che lo stanno chiedendo, anche se queste cifre probabilmente rappresentano solo una parte del totale di coloro che avrebbero bisogno di aiuto internazionale.

Il presidente Nicolás Maduro, eletto nel 2013 (con il 50,78% dei voti), ha indetto per quest’ultimo weekend di luglio le elezioni per formare una Assemblea Costituente atta a rivedere la costituzione, scritta nel 1999 dal suo predecessore Hugo Chávez. 363 membri dell’Assemblea saranno scelti da elezioni locali, altri 181 invece saranno scelti dai membri di sette settori sociali (pensionati, gruppi indigeni, uomini d’affari, contadini, studenti e altri). L’opposizione ha proclamato scioperi e chiesto di boicottare il voto del 30 luglio, accusando il presidente di voler prolungare con questo espediente il suo mandato, che scade nel gennaio 2019, e di bypassare così il congresso, dove la maggioranza è dell’opposizione.

Inoltre, accusa l’opposizione, a differenza di Chávez che modificò la costituzione supportato dall’esito favorevole di un referendum popolare, Maduro ha indetto l’Assemblea Costituente tramite un decreto, perché, come dimostrerebbero le recenti votazioni informali organizzate dall’opposizione, il presidente non godrebbe della fiducia dei venezuelani.

«Da anni il Venezuela è una polveriera», scrive il The Guardian. Da aprile, per le strade del paese si susseguono manifestazioni di protesta contro il governo, accusato di non fare abbastanza per porre rimedio alla diffusa scarsità di beni di prima necessità e all’incremento dell’inflazione. La repressione delle proteste da parte del governo ha finora causato circa cento morti. Nei giorni scorsi, il governo americano ha preso posizione contro Maduro, mettendo in atto una serie di sanzioni e minacciando l’embargo del petrolio, la cui esportazione sta alla base dell’economia venezuelana.

20 luglio – Nicolás Maduro

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foto via Panampost.com

«Il popolo venezuelano è andato a lavorare per la patria, continuiamo ad avanzare in pace e con allegria verso l’assemblea costituente del 30 luglio»

Nicolás Maduro

Si è tenuto oggi in Venezuela uno sciopero nazionale organizzato dalle opposizioni per protestare contro il progetto del presidente Nicolás Maduro di eleggere un’assemblea costituente per riscrivere la Costituzione del paese.

Il Guardian riporta che in molti quartieri di Caracas, la capitale del Venezuela, le strade erano bloccate da barricate di immondizia e pneumatici in fiamme e da cavi elettrici tirati da un lampione all’altro. «Si vedono solo strade vuote, e la maggior parte dei negozi è chiusa» ha detto Henrique Capriles, uno dei leader dell’opposizione.

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Un uomo passa sotto dei nastri usati per bloccare un incrocio a Caracas, durante lo sciopero di giovedì 20 luglio (foto via Apnews.com – AP Photo/Ariana Cubillos) 

Il presidente Maduro ha invece affermato in televisione che lo sciopero è stato un insuccesso, e che centinaia tra le più grandi compagnie del Venezuela erano operanti «al 100%».

«Il popolo venezuelano è andato a lavorare per la patria, continuiamo ad avanzare in pace e con allegria verso l’Assemblea costituente del 30 luglio» ha poi scritto su Twitter.

La più grande federazione di gruppi commerciali del paese, Federcamaras, non ha dato un appoggio esplicito allo sciopero, ma i suoi membri hanno detto che i loro dipendenti non avrebbero subito ritorsioni se non si fossero presentati al lavoro.

Il presidente ha indetto un voto parlamentare il 30 luglio per eleggere un’assemblea costituente che sarà incaricata di riscrivere la Costituzione del paese. Le opposizioni e alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani sostengono che la decisione di Maduro sia motivata dalla volontà di aggirare l’Assemblea nazionale, cioè il parlamento del Venezuela, che dal 2016 è controllato dalle opposizioni, al fine di rafforzare ulteriormente il potere del presidente e del partito socialista che lo appoggia.

Maduro sostiene invece che una nuova assemblea che riveda a fondo la Costituzione, sciogliendo alcune istituzioni dello Stato, sia l’unico modo per fare uscire il Venezuela dalla crisi economica in cui si trova e per promuovere il dialogo in un paese profondamente diviso e segnato da ricorrenti manifestazioni di violenza.

17 luglio – Freddy Guevara

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foto via Apnews.com (AP Photo/Ariana Cubillos)

«È arrivata l’ora zero. Invitiamo l’intero paese a partecipare a uno sciopero di 24 ore giovedì, una protesta di massa e non violenta, in modo da mettere pressione al governo e preparare l’atto finale, che sarà settimana prossima, per combattere contro questa truffa […] e ripristinare l’ordine costituzionale»

Freddy Guevara

I leader dell’opposizione venezuelana hanno invitato i propri sostenitori a intensificare le proteste antigovernative per le strade del paese e hanno indetto uno sciopero di 24 ore per giovedì prossimo.

Domenica scorsa 7 milioni di persone hanno partecipato a un referendum simbolico a proposito del piano del presidente Nicolás Maduro di istituire una nuova assemblea e riscrivere interamente la Costituzione del Venezuela. Il referendum era organizzato dalle opposizioni e il 98% dei votanti si è espresso contrariamente al programma di riforme del presidente.

«Adesso dobbiamo ampliare ed intensificare il movimento di protesta per le strade» ha detto all’indomani del referendum Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale. L’Assemblea nazionale è controllata dall’opposizione e rappresenta l’unica camera del Parlamento del Venezuela.

Freddy Guevara, uno dei leader dell’opposizione e vicepresidente dell’Assemblea, durante una conferenza stampa lunedì pomeriggio ha invitato tutto il paese «a partecipare a uno sciopero di 24 ore giovedì, una protesta di massa e non violenta, in modo da mettere pressione al governo e preparare l’atto finale, che sarà settimana prossima, per combattere contro questa truffa […] e ripristinare l’ordine costituzionale».

Il prossimo 30 luglio è in programma un voto parlamentare per approvare l’istituzione dell’assemblea costituente voluta da Maduro.

Le opposizioni temono che la nuova assemblea possa consentire al presidente di aumentare i propri poteri e di creare una dittatura nel paese. Maduro sostiene invece che una nuova assemblea che riveda a fondo la Costituzione, sciogliendo alcune istituzioni dello Stato, sia l’unico modo per fare uscire il paese dalla crisi economica in cui si trova.

La crisi del Venezuela va avanti da tempo, spiega il Post, ma negli ultimi anni si è acuita a causa del continuo calo del prezzo del petrolio, che rappresenta circa il 95% dei ricavi dalle esportazioni. Da mesi per le strade del Venezuela hanno luogo proteste contro il presidente Maduro, accusato di limitare la democrazia e di non fare abbastanza per fermare la crisi economica. Si stima che da aprile almeno 100 persone siano morte negli scontri tra protestanti e forze dell’ordine.