14 novembre – Jeff Sessions

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foto via Cnn.com

«In ogni mia testimonianza, posso solo fare del mio meglio per rispondere a tutte le vostre domande per come le capisco e al meglio della mia memoria. Ma non accetterò, e respingo, le accuse che io abbia mai mentito sotto giuramento»

Il Ministro della Giustizia Jeff Sessions si è oggi difeso davanti al Congresso dalle accuse di aver mentito sotto giuramento al massimo organo legislativo americano riguardo le sue conoscenze circa presunti contatti tra ufficiali del governo russo e membri della campagna elettorale di Donald Trump, nel corso del 2016.

«In ogni mia testimonianza, posso solo fare del mio meglio per rispondere a tutte le vostre domande per come le capisco e al meglio della mia memoria», ha dichiarato Sessions di fronte alla Commissione Giudiziaria della Camera, «Ma non accetterò, e respingo, le accuse che io abbia mai mentito sotto giuramento. Questa è una bugia».

La testimonianza odierna del Procuratore Generale era la sua prima apparizione davanti al Congresso, dopo che due ex consiglieri della campagna elettorale di Trump hanno dichiarato di aver avvertito lo stesso Sessions dei loro contatti con emissari del governo russo. Queste rivelazioni, rese da George Papadopoulos e da Carter Page, sembravano contraddire quanto Sessions aveva precedentemente dichiarato il mese scorso al Senato.

In risposta a queste rivelazioni, il Ministro della Giustizia ha affermato di non avere ricordo delle conversazioni avute con Page. Inoltre, ha dichiarato che, sebbene inizialmente non ricordasse alcuna conversazione del marzo 2016 con Papadopoulos, ora crede di aver detto allo stesso Papadopoulos di non essere autorizzato a rappresentare la campagna di Trump con il governo russo o con qualsiasi altro governo straniero.

Sessions ha, inoltre, detto alla Commissione del Congresso che non sussistono motivi sufficienti per nominare un consulente speciale per investigare sulla rivale alle ultime elezioni del Presidente Trump, la democratica Hillary Clinton. Il Dipartimento di Giustizia, infatti, in una lettera inviata alla Commissione Giudiziaria della Camera, aveva reso nota l’intenzione di avviare un’indagine speciale su alcune donazioni ricevute dalla Fondazione Clinton che sarebbero collegate alla decisione, presa nel 2010 dall’amministrazione Obama, di consentire a un’agenzia nucleare russa di acquistare Uranium One, una compagnia che possiede l’accesso all’uranio negli Stati Uniti.

«Il Dipartimento di Giustizia non può mai essere usato per fini di ritorsione politica contro gli oppositori. Sarebbe sbagliato», ha dichiarato Sessions, rispondendo alla domanda relativa ai tweet di Donald Trump, in cui il Presidente aveva ripetutamente chiesto che il Dipartimento indagasse sulla sua vecchia avversaria. «Il presidente espone la sua opinione. È audace e diretto in quello che dice. Noi però facciamo il nostro dovere ogni giorno in base ai fatti», è stata la difesa del Procuratore Generale.

30 ottobre – Donald Trump

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foto via Cnn.com

«Mi dispiace, ma questo risale ad anni fa, prima che Paul Manafort fosse parte della campagna di Trump»

L’ex manager della campagna elettorale di Trump si è costituito oggi all’Fbi, dopo essere stato accusato di aver nascosto milioni di dollari attraverso società operanti all’estero e aver adoperato quei soldi per acquistare auto di lusso, case, pezzi d’antiquariato e abiti costosi. Assieme a lui, è stato accusato anche il suo socio di lunga data, Rick Gates. Entrambi si sono presentati, accompagnati dai rispettivi avvocati, presso la Corte Federale di Washington, dichiarandosi tuttavia “non colpevoli”.

Separatamente, un altro dei consiglieri di politica estera di Trump, George Papadopoulos, ha ammesso di avere mentito all’Fbi riguardo ai suoi contatti con la Russia. In particolare, Papadopoulos avrebbe reso false dichiarazioni e omesso volontariamente del materiale durante un interrogatorio richiesto dal Procuratore Speciale Robert Mueller, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Russiagate”. Negli atti giudiziari, si legge che Papadopoulos ha mentito «sui tempi, l’estensione e la natura dei suoi rapporti e della sua interazione con certi stranieri che aveva capito avere strette connessioni con alti dirigenti del governo russo».

L’accusa nei confronti di Manafort e Gates, seppur condotta dallo stesso Mueller, non fa ancora riferimento a presunte interferenze russe nella politica americana. Tuttavia, essa descrive in maniera dettagliata l’attività di lobbying che lo stesso Manafort ha svolto in Ucraina e che, secondo il Procuratore, è stata all’origine di un tentativo di riciclaggio di almeno 18 milioni di dollari, che non sarebbero stati dichiarati al fisco. «Manafort ha utilizzato la sua ricchezza nascosta all’estero per condurre uno stile di vita lussuoso negli Stati Uniti, senza pagare tasse su quel reddito», è scritto negli atti.

Gates è indagato per aver trasferito circa 3 milioni di dollari dai suoi conti offshore. I due sono accusati, inoltre, di false dichiarazioni. «Come parte dello schema, Manafort e Gates hanno ripetutamente fornito informazioni false, tra gli altri, ai contabili finanziari, agli agenti del fisco e al consulente legale», è scritto ancora negli atti. L’accusa più grave, tuttavia, rimane quella di riciclaggio di denaro, per cui è prevista una pena detentiva fino a 20 anni.

Paul Manafort, da lungo tempo impiegato come stratega elettorale per il Partito Repubblicano, era entrato a fare parte dell’entourage della campagna presidenziale di Donald Trump nel marzo 2016, salvo poi diventarne il manager. Un incarico importante e prestigioso, che aveva dovuto lasciare dopo pochissimo tempo, a seguito del licenziamento da parte dello stesso Trump, quando era emerso che Manafort aveva ricevuto in nero 12 milioni di dollari dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per il quale aveva lavorato come consulente.

«Mi dispiace, ma questo risale ad anni fa, prima che Paul Manafort fosse parte della campagna di Trump», ha twittato oggi Donald Trump per sottolineare la propria estraneità dalla vicenda. In realtà, i capi di accusa contro Manafort e del suo ex socio Gates dicono che avrebbero cospirato contro gli Usa in un periodo compreso tra il 2006 e il 2017, quindi non tutti gli episodi contestati sono di «anni fa», come invece ha detto il Presiedente.

Sempre nello stesso tweet, Trump è tornato nuovamente ad attaccare la sua ex rivale democratica alle elezioni presidenziali dello scorso novembre: Hillary Clinton. «Perché la corrotta Hillary e i democratici non sono al centro dell’attenzione?????», ha scritto.

In un altro tweet, scritto immediatamente dopo, il Presidente ha aggiunto: «Inoltre, non c’e’ alcuna collusione». Si riferiva, chiaramente, alle presunte relazioni tra i membri del suo entourage ed eventuali emissari del governo russo.