12 novembre – Mariano Rajoy

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foto via Lastampa.it

«Dobbiamo porre fine al delirio separatista e recuperare una Catalogna per tutti»

Il capo del governo spagnolo, Mariano Rajoy, si è recato oggi a Barcellona per dare il via alla campagna elettorale del Partito Conservatore, in vista delle elezioni regionali fissate per il 21 dicembre. Rajoy ha presentato il proprio candidato alla presidenza della Generalitat, Xavier García Albiol, e ha invitato la «maggioranza silenziosa» dei catalani a «riempire le urne con la verità».

Si tratta della prima visita in Catalogna per il capo del governo da quando la regione è stata commissariata da Madrid, con il conseguente auto-esilio dell’ex-Presidente Carles Puigdemont a Bruxelles. Rajoy è arrivato all’indomani di un’imponente manifestazione degli indipendentisti, che ha visto la partecipazione in piazza di circa 750.000 persone per chiedere la liberazione dei «detenuti politici».

«Dobbiamo porre fine al delirio separatista e recuperare una Catalogna per tutti», ha dichiarato il Presidente spagnolo, confermando la linea dura e intransigente del suo governo contro ogni tentativo di secessione. Rajoy ha rivendicato la decisione di applicare l’articolo 155 della Costituzione dopo aver «esaurito tutte le vie» e tutti i possibili mezzi «per frenare l’aggressione alla coesistenza».

«Abbiamo dovuto recuperare il rispetto per la libertà e la convivenza ed è stato urgente ripristinare l’autogoverno e l’interesse generale», ha affermato Rajoy, ribadendo come fosse «impossibile restituire la legalità alle istituzioni in Catalogna». Il Primo Ministro ha poi insistito sul fatto che l’articolo 155 sia «eccezionale, ma non esclusivo meccanismo di Spagna», dal momento che anche Paesi come Francia e Germania si sarebbero comportate allo stesso modo dinnanzi a una così seria minaccia separatista.

6 novembre – Carles Puigdemont

Carles Puigdemont arrives for a news conference in Brussels
foto via News.sky.com

«Lo stato spagnolo deve onorare ciò che è stato detto tante volte negli anni del terrorismo: “fermate la violenza e possiamo discutere di qualsiasi cosa”»

L’ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, ha accusato le autorità spagnole di stare conducendo «un brutale attacco giudiziario» contro i membri del suo ex governo, ora esautorato, e ha affermato di temere che essi non ricevano un giudizio imparziale da parte dei tribunali spagnoli. In un articolo pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian, Puigdemont ha definito «un oltraggio colossale» che lui e altri 13 colleghi siano indagati con le accuse, tra le altre, di eversione e ribellione, con riferimento ai loro ruoli nella dichiarazione di indipendenza del mese scorso.

«Oggi i leader di questo progetto democratico sono accusati di ribellione e devono affrontare la pena più severa prevista dal Codice penale spagnolo, che è la stessa per i casi di terrorismo e di omicidio: 30 anni di prigione» si legge nell’articolo. Puigdemont ha scritto di dubitare che le persone coinvolte nell’indagine possano ricevere «un’udienza giusta e imparziale» e ha richiesto «un controllo dall’estero» per portare la crisi catalana a un esito politico, anziché giudiziario.

«Lo stato spagnolo deve onorare ciò che è stato detto tante volte negli anni del terrorismo: “fermate la violenza e possiamo discutere di qualsiasi cosa”» ha aggiunto Puigdemont. «Noi, i sostenitori dell’indipendenza catalana, non abbiamo mai scelto la violenza, anzi. Ma ora scopriamo che non è vero che tutto possa essere argomento di discussione».

La scorsa settimana l’ex presidente catalano è volato a Bruxelles con alcuni suoi colleghi di governo, poche ore prima che la procura nazionale spagnola annunciasse di volerli accusare di ribellione, sedizione e malversazione. Giovedì scorso, un giudice dell’Audiencia Nacional ha ordinato l’arresto di otto politici catalani e, il giorno dopo, ha spiccato un mandato europeo di arresto nei confronti di Puigdemont e di suoi quattro ex ministri. Domenica, infine, un giudice belga ha concesso ai cinque la libertà condizionata: essi dovranno apparire il 17 novembre in tribunale, dove il giudice deciderà se rendere esecutivo il mandato d’arresto.

27 ottobre – Mariano Rajoy

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foto via Twitter.com

«La storia non giudicherà solo gli eccessi, gli abusi o le illegalità a cui stiamo assistendo in Catalogna, giudicherà anche noi in quanto responsabili di elaborare una risposta»

Quest’oggi in Spagna è stata «un’indiavolata giornata di manovre politiche». Questa mattina il presidente Mariano Rajoy ha chiesto al Senato spagnolo l’autorizzazione per applicare l’articolo 155 della Costituzione. Nella sua arringa prima del voto, conclusasi con le parole sopra riportate, Rajoy ha spiegato che questa norma è necessaria «perché non ci sono altri rimedi possibili» e che gli obiettivi sono di restaurare la legalità, la convivenza e poter indire elezioni.

Quindi, nel primo pomeriggio, il Parlamento catalano ha approvato, con voto segreto, di dichiarare l’indipendenza e di intraprendere il processo costituente. Dei 153 aventi diritto, 70 sono stati a favore, 10 contrari e 2 gli astenuti, mentre l’opposizione (53 membri) si è rifiutata di partecipare al voto in quanto ritenuto illegale.

In risposta, Rajoy ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri con la quale sono state stabilite alcune norme in rispetto al suddetto articolo 155: il Parlament è stato sciolto, Puigdemont e tutti gli altri membri del governo catalano sono stati rimossi, come pure i vertici dei Mossos d’Esquadra; inoltre, sono state indette elezioni per il prossimo 21 dicembre.

19 ottobre – Íñigo Méndez de Vigo

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foto via Cronicaglobal.elespanol.com

«Il Governo spagnolo, alle 10 di questa mattina, termine ultimo stabilito, ha preso atto della risposta negativa del presidente della Generalitat catalana all’ingiunzione che è stata presentata lo scorso 11 ottobre e con la quale veniva  richiesta che si comunicasse in forma chiara e precisa se qualche autorità della Catalogna avesse proceduto a dichiarare l’indipendenza della medesima Comunità Autonoma, e nella quale la si esortava a ristabilire l’ordine costituzionale alterato. Alla luce della mancata di risposta in questi termini, cioè chiari e precisi, il governo assume che non si è rispettata la sua ingiunzione»

Íñigo Méndez de Vigo

Quest’oggi alle 10 del mattino scadeva il termine ultimo posto dal governo spagnolo perché quello catalano rinunciasse alla dichiarazione di indipendenza. Pochi minuti prima, Carles Puigdemont, il presidente catalano, ha inviato la lettera di risposta, a cui è seguito un comunicato del governo centrale. Íñigo Méndez de Vigo, ministro portavoce del governo spagnolo, ne ha dato lettura in conferenza stampa.

Dopo che Puigdemont aveva dichiarato e immediatamente sospeso la dichiarazione di indipendenza, il presidente Rajoy ha richiesto precisione e chiarezza in merito. Nella lettera odierna, il ‘president’ catalano scrive che «il 10 ottobre, il Parlament ha celebrato una sessione con lo scopo di valutare l’esito del referendum e i suoi effetti», e di aver sospeso la dichiarazione, che, ribadisce, è ancora valida, per rendere possibile il dialogo. A tal proposito, Puigdemont ha sottolineato che il governo spagnolo non ha né accettato il suo invito a un intavolare una trattativa né ha alleggerito la repressione. Perciò, ha concluso con la seguente frase: «il Parlament de Cataluña potrà procedere, se lo ritiene opportuno, a votare la dichiarazione formale di indipendenza che non ha votato il 10 ottobre».

La risposta del governo spagnolo (in particolare nelle parole del suo portavoce) insiste sulla mancanza di chiarezza e precisione da parte di Puigdemont. Questo è il motivo per cui «il governo seguirà le procedure previste dall’articolo 155 della Costituzione». Quindi, il prossimo sabato sarà convocata una riunione straordinaria del consiglio dei ministri che stabilirà misure da far vagliare al senato, «per proteggere l’interesse generale degli spagnoli». Dunque, «nessuno deve dubitare», ha aggiunto de Vigo leggendo l’ultima frase del comunicato, «che il governo userà tutti i mezzi a propria disposizione per ripristinare quanto prima la legalità e l’ordine costituzionale, ristabilire la convivenza pacifica tra i cittadini e arrestare il rallentamento economico che l’insicurezza giuridica sta causando in Catalogna».

10 ottobre – Soraya Sáenz de Santamaría

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«Dopo essersi spinto così lontano e aver condotto la Catalogna al più livello alto di tensione della sua storia, oggi il presidente Puigdemont ha messo la sua comunità autonoma nel più alto livello di incertezza. Il discorso del presidente della Generalitat è il discorso di una persona che non sa dove si trova, verso dove va né con chi vuole andarci. Il governo non può accettare che si dia validità alla legge catalana del referendum perché è sospesa dalla Corte costituzionale. La Generalitat non può esibire i risultati del primo di ottobre perché è stato un atto illegale, fraudolento e senza le più minime garanzie (…) Nè il signor Puigdemont né nessuno può trarre conclusioni da una legge che non esiste, da un referendum che non si è dato e dalla volontà del popolo catalano della quale, ancora una volta, vogliono appropriarsi. Allo stesso modo né il signor Puigdemont né nessuno può pretendere, senza neppure tornare alla legalità e alla democrazia, di imporre una mediazione. Il dialogo tra democratici si fa dentro la legge e rispettando le regole del gioco, e non inventandole a proprio piacimento»

Soraya Sáenz de Santamaría

Questa sera, la vice-presidente spagnola Soraya Sáenz de Santamaría ha tenuto una breve ma significativa conferenza stampa. A nome del presidente Rajoy, si è espressa in merito alla dichiarazione d’indipendenza proclamata, nel pomeriggio, dal presidente della Generalitat catalana Puigdemont. Anzitutto ha comunicato che il presidente spagnolo Rajoy ha convocato una sessione straordinaria del consiglio dei ministri per domani alle 9 del mattino. Quindi ha tracciato quella che, probabilmente, sarà la risposta del governo a Puigdemont, ovvero rifiuto delle pretese indipendentiste e di accettare che sia la Generalitat catalana a offrire la mediazione: «Nè il signor Puigdemont né nessuno può trarre conclusioni da una legge che non esiste, da un referendum che non si è dato e dalla volontà del popolo catalano della quale, ancora una volta, vogliono appropriarsi. Allo stesso modo né il signor Puigdemont né nessuno può pretendere, senza neppure tornare alla legalità e alla democrazia, di imporre una mediazione».

Le parole della vice-presidente rilevano, d’altro lato, anche la generale di incertezza suscitata tra gli indipendentisti dal discorso di Puigdemont: «è il discorso di una persona che non sa dove si trova, verso dove va né con chi vuole andarci». Puigdemont è stato molto ambiguo, ha usato «formule chimeriche», commenta El País, che hanno «congelato» la stessa dichiarazione d’indipendenza, aprendo molti dubbi sulle implicazioni giuridiche del suo intervento. Egli ha affermato: «come presidente della Generalitat [assumo], presentando i risultati del referendum al Parlamento e ai nostri concittadini, il mandato del popolo che la Catalogna diventi uno stato indipendente nella forma della repubblica. Questo è ciò che oggi dev’essere fatto, per responsabilità e per rispetto. Con la stessa solennità, il Governo e io stesso proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza perché nelle prossime settimane instauriamo un dialogo senza il quale non è possibile giungere a un accordo. Crediamo fermamente che il momento imponga di non aumentare la tensione, bensì, soprattutto, volontà chiara e decisione per avanzare con le richieste del popolo catalano alla luce dei risultati del primo di ottobre».

L’attesa seduta del Parlamento catalano è iniziata con due ore di ritardo, a causa dei grandi dibattiti che l’hanno preceduta. La divergenze tra gli indipendentisti sono state confermate dal fatto che soltanto metà dell’aula del Parlament ha applaudito il discorso di Puigdemont. Nel successivo dibattito, è emersa la divisione tra i partiti catalani: ve ne sono alcuni che non ritengono valido il referendum e altri che, invece, vedono in atto un processo costituente; tra questi, tuttavia, non tutti hanno firmato il documento che sancisce l’indipendenza. Per esempo, il Cup lo ha sottoscritto ma ha spiegato che ciò è stato fatto per dare una base formale alle dichiarazioni di Puigdemont, rispetto alle quali c’è delusione.

20 settembre – Carles Puigdemont

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foto via Politico.eu

«Lo Stato spagnolo ha sospeso di fatto l’autogoverno della Catalogna e ha applicato di fatto uno stato d’eccezione»

Carles Puigdemont

Tra Madrid e Barcellona la tensione è arrivata ai massimi storici, con l’avvicinarsi del referendum catalano per l’indipendenza, ritenute illegale dalle autorità centrali. Questa mattina alcuni agenti della Guardia Civil, la polizia spagnola, hanno eseguito alcuni blitz nella capitale della Catalogna, portando a termine una serie di arresti e sequestrando circa dieci milioni di schede elettorali.

Tra coloro che sono stati arrestati compaiono almeno tredici figure di spicco del governo e della politica catalana. In particolare, Josep Maria Jovè, braccio destro del Vice-presidente catalano, Jordi Graell, Direttore del Dipartimento di attenzione ai cittadini, e Jordi Puignero, Presidente del Centro delle telecomunicazioni.

Inoltre, sono state svolte delle perquisizioni all’interno della Gendarmeria, uno dei corpi nazionali con funzioni di polizia militare, e negli uffici dell’esecutivo di Barcellona. Un portavoce della Generalitat, il Parlamento catalano, ha riferito: «Sono entrati nei Dipartimenti Affari Economici, Esteri e della Presidenza dell’esecutivo regionale».

Il Primo Ministro Mariano Rajoy ha difeso la decisione dell’esecutivo da lui guidato. Parlando dall’aula del Congresso dei deputati spagnolo, ha detto: «Il governo tutela i diritti di tutti gli spagnoli. I giudici si sono espressi contro il referendum, come democrazia abbiamo l’obbligo di far rispettare la sentenza». Una posizione ferma che è stata prontamente difesa dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel: «Abbiamo a cuore la stabilità di un partner così vicino».

Decisamente contrarie, invece, le reazioni del Sindaco di Barcellona Ada Colau, nota sostenitrice del referendum. «È uno scandalo democratico che si perquisiscano le istituzioni e si arrestino cariche pubbliche per motivi politici. Difendiamo le istituzioni catalane», è stato il messaggio scritto oggi su Twitter.

Il Governatore della Catalogna, Carles Puigdemont, ha tenuto questa mattina una conferenza stampa per difendere la propria posizione e la legittimità del referendum del 1 ottobre, contro quelle che egli perpecisce come delle malversazioni da parte del governo centrale di Madrid. «Lo Stato spagnolo ha sospeso di fatto l’autogoverno della Catalogna e ha applicato di fatto uno stato d’eccezione», ha affermato durante il suo discorso.

Puigdemont ha comunque confermato che il tanto contestato referendum si terrà. «Manteniamo la convocazione del referendum del 1 ottobre per difendere la democrazia di fronte ad un regime repressivo e intimidatorio», ha detto, aggiungendo poi, «L’1 ottobre usciremo di casa, porteremo la scheda e voteremo. Quello che sta vivendo la Catalogna non lo vive nessun altro stato dell’Unione Europea».