11 novembre – Donald Trump

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«[Putin] ha detto di non avere assolutamente interferito nelle nostre elezioni … Ogni volta che mi vede mi dice: “Non l’ho fatto”, e quando me lo dice io gli credo, si vede che lo dice seriamente»

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che Vladimir Putin gli ha assicurato che la Russia non ha interferito nella campagna elettorale statunitense dello scorso anno, facendo intendere di credere alla sincerità del presidente russo.

Trump e Putin si sono incontrati sabato a Danang, in Vietnam, dove hanno partecipato al summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), l’organizzazione che si occupa di promuovere investimenti e libero scambio nell’area asiatico-pacifica. I due leader hanno avuto modo di parlarsi durante alcuni incontri informali a margine dell’evento.

Lasciando Danang, sul volo dell’Air Force One che lo avrebbe portato a Hanoi, Trump ha spiegato ai giornalisti che viaggiavano con lui di avere discusso con Putin, tra le altre cose, anche delle interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016.

«Mi ha detto di non avere interferito» ha detto Trump. «Gliel’ho chiesto di nuovo. Non è che puoi chiederglielo tutte le volte. Gliel’ho chiesto di nuovo. Ha detto di non avere assolutamente interferito nelle nostre elezioni. Non ha fatto ciò per cui viene accusato… Ogni volta che mi vede mi dice: “Non l’ho fatto”, e quando me lo dice io gli credo, si vede che lo dice seriamente. Penso sia molto offeso da questa cosa, e non è una buona cosa per il nostro paese».

Le dichiarazioni di Trump hanno immediatamente sollevato numerose polemiche e critiche, dal momento che tutte le principali agenzie di intelligence statunitensi, di cui Trump, in quanto presidente degli Stati Uniti, è a capo, concordano invece sul fatto che il governo russo abbia interferito nel processo elettorale statunitense.

James Clapper, ex direttore della National Intelligence americana, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che «al presidente sono state fornite evidenze chiare e indisputabili sulle interferenze della Russia nelle elezioni. Gli stessi direttori della National Intelligence e della CIA hanno confermato queste scoperte … Il fatto che preferisca credere alla parole di Putin anziché a quelle dei servizi di intelligence è irragionevole».

5 novembre – Donald Trump

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foto via Stripes.com

«Nessuno, nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione, dovrebbe mai sottostimare la risolutezza americana. Ogni volta che, in passato, ci hanno sottostimato, poi non è stato piacevole per loro»

E’ ufficialmente iniziato la lunga visita del Presidente americano Donald Trump in Asia. Un tour che toccherà alcuni dei principali Paesi della regione, tra cui Cina, Giappone e Corea del Sud, e in cui verrano discussi alcuni dei temi più scottanti della politica regionale e mondiale, non da ultimo i test missilistici della Corea del Nord.

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Le tappe del tour asiatico di Donald Trump (foto via Ft.com)

Proprio oggi, dopo essere atterrato alla base giapponese di Yokota, Trump ha subito tenuto un discorso di fronte alla truppe americane ivi stanziate. Pur non nominando mai direttamente Pyongyang, Trump ha adoperato un tono marcatamente militaristico, per segnalare la volontà di ferro e l’incredidile potenza del suo Paese nell’affrontare le sfide mondiali e nel proteggere i propri alleati.

«Nessuno- nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione- dovrebbe mai sottostimare la risolutezza americana. Ogni volta che, in passato, ci hanno sottostimato, poi non è stato piacevole per loro», ha affermato il Presidente e poi, rivolgendosi alle migliaia di soldati a stelle e strisce presenti, ha detto: «Voi siete la più grande minaccia per quei dittatori e per quei tiranni che cercano di tormentare gli innocenti».

Durante il viaggio verso il Giappone, sull’Air Force One, Trump ha raccontato ai giornalisti che avrebbe in programma di incontrare Vladimir Putin la prossima settimana, per discutere della Corea del Nord. «Speriamo di incontrarci con Vladimir Putin. Vogliamo che ci aiuti con la Corea del Nord», ha affermato Trump, il cui incontro con il Presidente russo dovrebbe tenersi a margine del prossimo vertice dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), in programma il 10 e 11 novembre a Da Nang, in Vietnam.

Dal momento che, oltre all’incontro odierno con Shinzo Abe, è previsto un faccia a faccia pure con il leader sud-coreano Moon Jae-in e con il Presidente cinese Xi Jinping, questa lunga visita in Asia rappresenta per Donald Trump un importante test per dimostrare le sue abilità comunicative e diplomatiche. Un campo, questo, in cui il Presidente americano ha finora mostraro gravi lacune, alternando gaffes grossolane a uscite aggressive e irrispettose nei confronti di altri Paesi o leader.

Alla domanda di alcuni giornalisti sul fatto se Trump abbia intenzione di moderare i toni durante questa visita ufficiale, il Consigliere della Sicurezza Nazionale è stato piuttosto franco. «Il Presidente utilizzerà ovviamente qualunque linguaggio voglia. Non penso che il Presidente mitigherà davvero il suo linguaggio, glielo avete mai visto fare?», ha risposto il generale McMaster.

14 ottobre – Valentina Matviyenko

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foto via Sputniknews.com

«Questo è un atto internazionale, un documento, che è stato adottato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non è un accordo bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti e, pertanto, non può essere revocato unilateralmente»

Valentina Matviyenko

Dopo le dichiarazioni di ieri di Donald Trump riguardanti la sua decisione di non continuare a certificare il rispetto dell’accordo nucleare con l’Iran, il Joint Comprehensive Plan Of Action, lasciandone il destino nelle mani del Congresso americano, gli altri membri del JCPOA hanno prontamente affermato pubblicamente che la sopravvivenza dell’accordo non è a rischio.

La Federazione Russa, per bocca del Presidente del Consiglio Federale (ossia il Senato) Valentina Matviyenko ha oggi ribadito che l’iniziativa di un solo Paese, per quanto potente possa essere, non può invalidare un accordo così importante. «Questo è un atto internazionale, un documento, che è stato adottato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non è un accordo bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti e, pertanto, non può essere revocato unilateralmente», ha detto la Matviyenko ai giornalisti.

«Spero che non ci sia alcuna decisione di abrogare l’accordo, dal momento che ogni tentativo di cambiarne l’equilibrio può essere molto pericoloso», ha continuato il Presidente del Senato russo, «tutti gli accordi di non proliferazioni sottoscritti internazionalmente sarebbero a rischio».

Valentina Matviyenko ha, inoltre, difeso i risultati sin qui ottenuti: «L’accordo con l’Iran sul programma nucleare è stato difficile da raggiungere e il mondo l’ha riconosciuto come una grandiosa vittoria della diplomazia internazionale. Oggi l’Iran è sottoposto al ferreo controllo dell’IAEA sul rispetto degli impegni previsti dall’accordo». «Non c’è alcuna ragione per dubitare dell’effettività di questo accordo, di questo documento», ha concluso, infine, la Matviyenko.

7 settembre – Wang Yi

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foto via Cnn.com

«Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie»

Wang Yi

La crisi coreana prosegue, tra parole dure, minacce più o meno velate e tentativi diplomatici. La situazione generale rimane molto grave, con il regime di Pyongyng che, sebbene risulti sempre più isolato dal resto della comunità internazionale, continua a fare la voce grossa e a progettare nuovi test missilistici. «Risponderemo ai barbarici tentativi di esercitare pressioni da parte degli Stati Uniti con le nostre forti contromisure», ha detto il Ministro delle Relazioni Economiche Esterne della Corea del Nord, Kim Yong-jae.

Dopo che nei giorni scorsi erano intervenuti sia Donald Trump che l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato a discutere di un embargo totale del petrolio nei confronti della Corea del Nord, assieme ad altre misure, quali il blocco delle esportazioni di tessuti e delle assunzioni di cittadini nord-coreani all’estero e il congelamento dei beni personali di Kim Jong-un.

Nonostante sia considerato il Paese più vicino a Pyongyang, la Cina ha confermato che sosterrà le sanzioni proposte dall’Onu. «Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie», ha detto il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Lo stesso Wang ha poi affermato che la posizione della Cina non è cambiata, ma rimane fedele alla soluzione diplomatica della crisi. «Ogni nuova azione intrapresa dalla comunità internazionale contro la RPDC (Repubblica Democratica Popolare di Corea) dovrebbe servire a frenare i programmi nucleari e missilistici della RPDC, mentre allo stesso tempo favorisce il riavvio del dialogo e della consultazione», ha detto il Ministro.

Intanto, proprio nella giornata di oggi, è stata completata l’installazione del sistema di difesa anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud, uno dei Paesi maggiormente minacciati dal comportamento e della propaganda del regime di Pyongyang. «Il governo ha dispiegato provvisoriamente i lanciarazzi aggiuntivi del sistema Thaad delle forze degli Stati Uniti in Corea del Sud per proteggere la vita e la sicurezza della gente dalle sempre più intense minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord», ha affermato il Ministero della Difesa sudcoreano in un comunicato.

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L’installazione del Thaad presso Seongju, Corea del Sud (foto via Reuters.com)

La Cina, pur aprendo diplomaticamente alla risuoluzione dell’Onu, non ha affatto cambiato opinione sul sistema di difesa anti-missile in questione, che Pechino percepisce come una minaccia diretta alla propria sicurezza nella propria sfera di influenza. «Una volta ancora, domandiamo alla Corea del Sud e agli Stati Uniti di prendere in considerazione le inquietudini di sicurezza e gli interessi della Cina, di cessare il dispiegamento in corso e di ritirare le apparecchiature in questione», ha dichiarato Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

Ramoscelli d’ulivo, invece, sono giunti dall’Eastern Economic Forum di Vladivostok. Prima, infatti, il Presidente sud-coreano Moon Jae-in ha affermato: «Nella penisola coreana, come in tutta la regione, non ci sarà  una guerra. Questo posso dirlo con certezza». Allo stesso modo, il padrone di casa, il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato: «Come il mio collega della Corea del Sud, sono certo che non si arriverà a un conflitto su larga scala, soprattutto con le armi di distruzione di massa», e ha poi continuato: «Le parti in conflitto avranno abbastanza buon senso e consapevolezza delle loro responsabilità verso i popoli della regione, e saremo in grado di risolvere la questione con i mezzi diplomatici».

31 luglio – Mike Pence

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foto via Nbcnews.com

«Siamo uniti. Una NATO forte e unita è oggi più necessaria che in qualsiasi altro momento dalla caduta del comunismo un quarto di secolo fa e nessuna minaccia appare più grande per gli stati baltici dello spettro di un’aggressione da parte del vostro imprevedibile vicino dell’Est»

Mike Pence

La visita del Vice-Presidente degli Stati Uniti Mike Pence in Europa Orientale non poteva capitare in un momento più critico per le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Russia. Dopo la decisione assunta dal Congresso americano di approvare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, ieri il Presidente Vladimir Putin ha ordinato l’espulsione di 755 membri del corpo diplomatico statunitense dal suolo russo.

Pence era oggi a Tallinn, capitale dell’Estonia, dove ha incontrato i leader dei tre Paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania). Fino alla caduta del comunismo, tutti e tre questi stati facevano parte dell’Unione Sovietica, anche se, una volta ottenuta l’indipendenza, hanno deciso di avvicinarsi all’orbita americana, entrando ufficialmente nella NATO. Non è un mistero che questi tre Paesi percepiscano la Russia come la principale minaccia alla propria sicurezza. Similmente, anche Montenegro e Georgia, i prossimi due Paesi che Pence visiterà domani e dopo, condividono il timore di un’ingerenza di Mosca nella propria sfera politica.

Lo scopo della visita del Vice-Presidente Pence è rassicurare gli alleati della vicinanza degli Stati Uniti e della volontà di Washington di provvedere militarmente alla loro difesa. L’amministrazione Trump, che agli inizi aveva più volte definito la NATO un’alleanza obsoleta, sembra adesso intenzionata a riaffermare il proprio impegno in Europa.

«Sotto il Presidente Trump, gli Stati Uniti d’America rifiuteranno ogni tentativo di usare la forza, la minaccia, l’intimidazione o altre forme di influenza maligna verso gli stati baltici o contro qualsiasi altro dei nostri alleati» ha affermato Pence. In precedenza, lo stesso Vice-Presidente, aveva scritto su Twitter: «L’America per prima (America First, motto della campagna elettorale) non significa l’America da sola».

«Siamo uniti. Una NATO forte e unita è oggi più necessaria che in qualsiasi altro momento dalla caduta del comunismo un quarto di secolo fa e nessuna minaccia appare più grande per gli stati baltici dello spettro di un’aggressione da parte del vostro imprevedibile vicino dell’Est», ha detto Pence, riferendosi chiaramente alla Russia. Ha poi continuato: «In questo preciso momento, la Russia cerca di riscrivere i confini internazionali attraverso la forza, di indebolire la democrazia negli stati sovrani, di dividere le nazioni libere dell’Europa una contro l’altra».

Il messaggio del Vice-Presidente è chiaro: l’Articolo 5 della NATO non è in discussione, così come l’impegno militare americano. «Per essere chiari, noi speriamo in giorni migliori, in relazioni migliori con la Russia, ma le recenti azioni diplomatiche assunte da Mosca non indeboliranno l’impegno degli Stati Uniti d’America di provvedere alla sicurezza dei nostri alleati, alla sicurezza delle nazioni di tutto il mondo che amano la libertà», ha detto Pence al termine della conferenza stampa.

8 luglio – Vladimir Putin

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foto via Theguardian.com

«Il Trump che appare in tv è molto diverso da quello reale. È assolutamente concreto, percepisce l’interlocutore in modo adeguato, analizza rapidamente, risponde alle domande poste e agli elementi che sorgono nel corso del dibattito»

Vladimir Putin

Al termine del secondo giorno di summit del G20, il Presidente russo Vladimir Putin ha parlato alla stampa dell’incontro avvenuto ieri con il Presidente americano Donald Trump; sicuramente l’evento più atteso e che ha catalizzato maggiormente l’attenzione dei media di tutto il mondo.

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Il Presidente russo Vladimir Putin stringe la mano al Presidente americano Donald Trump (foto via Theguardian.com/Tass)

Putin ha affermato che la sua controparte gli ha rivolto numerose domande circa il presunto coinvolgimento russo nelle ultime elezioni americane. Il leader del Cremlino ha detto che le sue risposte sembrano aver soddisfatto Trump, ma che sarebbe comunque più opportuno chiedere al Presidente americano quali siano state le sue impressioni.

 «Trump ha fatto molte domande su questo argomento», ha detto Putin, «Io, per quanto ho potuto, ho risposto a queste domande. Mi sembra che abbia accolto favorevolmente queste risposte e si è mostrato d’accordo, ma in realtà è meglio chiedere direttamente a lui cosa ne pensa». A una richiesta più insistente della stampa su cosa esattamente Trump gli avesse chiesto, il leader russo ha risposto: «Ha cominciato a porre domande precise; era davvero interessato a conoscere i dettagli particolari. Io, per quanto possibile, gli ho risposto in modo abbastanza dettagliato».

Putin ha poi proseguito: «Credo che non sia del tutto appropriato da parte mia rivelare i dettagli della mia discussione con il signor Trump. Lui ha fatto delle domande, io gli ho risposto. Ha fatto domande precise, a cui io ho risposto. Mi sembrava che fosse soddisfatto di quelle risposte».

Da tempo si vocifera di una presunta vicinanza tra i leader delle due potenze, che tuttavia non si erano mai incontrati di persona, fino a ieri. Prima del G20 di Amburgo, infatti, Putin e Trump avevano avuto soltanto alcune conversazioni telefoniche, ma niente di più.

«Quanto ai rapporti a livello personale, credo che li abbiamo già stabiliti» ha detto Putin, che ha colto l’occasione per elogiare alcune delle qualità personali del Presidente americano, «Il Trump che appare in tv è molto diverso da quello reale. È assolutamente concreto, percepisce l’interlocutore in modo adeguato, analizza rapidamente, risponde alle domande poste e agli elementi che sorgono nel corso del dibattito».

«Mi sembra che se costruiamo i nostri rapporti nel ​​modo in cui abbiamo impostato la nostra conversazione di ieri, allora abbiamo tutti i motivi per credere che possiamo, almeno in parte, ripristinare il livello di cooperazione di cui abbiamo bisogno» ha detto in conclusione Putin.

4 luglio – Xi Jinping

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foto via Nytimes.com

«Io e il Presidente Putin condividiamo la stessa opinione che le relazioni Russia-Cina siano nelle migliori condizioni della storia. Non importa quanto possa cambiare la situazione nel mondo, la nostra determinazione e la nostra certezza nel rafforzare i nostri legami strategici rimarrà sempre la stessa»

Xi Jinping

I rapporti tra Cina e Russia si fanno sempre più stretti. Il riavvicinamento tra le due potenze, incominciato nel corso del 2014, sta iniziando a dare i suoi frutti, sia sul piano politico che sul piano economico.

Nel secondo giorno di visita a Mosca, il Presidente cinese Xi Jinping ha firmato, insieme al Presidente russo Vladimir Putin, una serie di accordi economici bilaterali del valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari. I due Paesi hanno anche firmato un accordo di cooperazione in ambito spaziale che prevede un programma congiunto di esplorazione della Luna. Infine, è stata raggiunta l’intesa tra Gazprom e CNPC (China National Petroleum Corporation) per rendere operativo il gasdotto “Power of Siberia” a partire dal 20 dicembre 2019.

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Il Presidente cinese Xi Jinping stringe la mano al Presidente russo Vladimir Putin (foto via Ansa.it)

Nella conferenza stampa congiunta, durante la quale sono stati firmati gli accordi, il Presidente Putin ha esordito ricordando che l’economia non è l’unico campo in cui Cina e Russia devono collaborare: «L’andamento dell’economia è sempre al centro della nostra attenzione ma noi non ci occupiamo solo di questo: è importante l’unione dei nostri sforzi sull’arena internazionale, nella sfera della sicurezza, nella lotta contro le minacce e le sfide moderne». In particolare, Putin faceva riferimento agli sforzi condivisi in sede Onu, nel G20 e nell’Ocs (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai).

«Il mondo di oggi non è stabile, su questo io e Putin siamo assolutamente d’accordo» ha detto, in risposta, il Presidente Xi Jinping. «Negli ultimi anni io e lei abbiamo ottenuto dei successi nei rapporti reciproci: nel corso di questa visita ho intenzione di discutere dettagliatamente tutte le questioni della nostra collaborazione nei diversi settori» ha poi continuato il leader cinese, che ha tenuto a fare sapere a Putin la peculiarità del loro rapporto: «Tra tutti i leader stranieri, con lei ho il rapporto più stretto: questo dimostra il carattere speciale della nostra cooperazione».

Russia e Cina hanno firmato anche una dichiarazione congiunta riguardante il programma nucleare nord-coreano. Nella notte, infatti, Pyongyang ha positivamente testato il nuovo Hwasong-14, il missile più potente finora mai ottenuto, che sarebbe stato lanciato verso le 03:30 del mattino e avrebbe volato a un’altitudine di 2500 chilometri per 39 minuti.

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Il lancio del missile visto da Seul (foto via Repubblica.it)

«Tra le priorità condivise a livello internazionale, abbiamo la complessa risoluzione dei problemi nella penisola coreana» ha detto Putin, leggendo la dichiarazione congiunta, «Al fine di garantire una pace duratura e la stabilità nel Nord-Est asiatico, abbiamo concordato di promuovere attivamente la nostra iniziativa bilaterale basata sul piano russo di una risoluzione graduale e sull’idea cinese di un congelamento parallelo dell’attività missilistica nucleare della Corea del Nord e delle esercitazioni congiunte su larga scala degli Stati Uniti e della Corea del Sud».

«L’implementazione del THAAD causerà gravi danni agli interessi strategici di sicurezza degli stati regionali, tra cui la Russia e la Cina», si legge nel comunicato, «La Russia e la Cina si oppongono alla diffusione di tali sistemi e richiamano tutti i paesi interessati a fermare e annullare il processo di implementazione immediatamente».

15 giugno – Vladimir Putin

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foto via Rt.com

«Comey ha preso nota delle sue conversazioni con il presidente Donald Trump e poi attraverso un amico le ha passate ai media. Suona davvero strano quando il capo dei servizi di sicurezza prende nota delle conversazioni con il comandante in capo e poi le passa ai media attraverso un amico. Cosa c’è di diverso rispetto a Snowden? Questo significa che egli non è il capo dei servizi di sicurezza, ma un difensore dei diritti umani. Quindi, ancora una volta, saremmo pronti a offrire asilo politico a Comey, nel caso in cui venisse perseguitato negli Stati Uniti»

Vladimir Putin

Oggi è un giorno molto importante in Russia. Infatti, come vuole una tradizione ormai consolidata, è andato in onda il “Direct line with Vladimir Putin”, un programma televisivo, trasmesso una sola volta all’anno su diversi canali (Russia-1, Russia-24, Russia Today e Channel One Russia), in cui il presidente russo risponde in diretta per quattro ore alle domande poste da alcuni giornalisti presenti in studio e dagli utenti dei social network.

È stata una grande occasione, per Putin, di parlare di diversi argomenti scottanti, a partire dalle prospettive future di crescita della Russia, dello stato delle forze armate, della situazione in Siria, del delicato e difficile rapporto con gli Stati Uniti, fino al caso Russiagate.

«Guardando alla russofobia che si sta alimentando qui negli Stati Uniti, che tipo di consigli potrebbe darmi per rendere maggiormente chiaro ai miei compatrioti in America, che la Russia non è un loro nemico?» ha chiesto un giornalista americano. Putin ha risposto: «Prima di tutto, da capo del governo, so quali sono i sentimenti del nostro popolo e so che non consideriamo l’America come un nemico. Per due volte nella storia, in un momento di difficoltà, abbiamo unito i nostri sforzi e siamo stati alleati nelle due guerre mondiali».

«Al giorno d’oggi, assistiamo a un sentimento russofobo negli Stati Uniti e questo è colpa dell’acuirsi del confronto politico in atto […] Sappiamo che ci sono tanti amici là fuori, negli Stati Uniti, amici della Russia. Eppure, anche in questo contesto storico in cui viviamo, in cui i media hanno un certo impatto, ci sono parecchie persone qui in Russia che hanno molto rispetto per i traguardi raggiunti dal popolo americano e sperano che le nostre relazioni future ritornino alla normalità» ha poi proseguito Putin.

Il tema del riavvicinamento tra Mosca e Washington è stato ripreso anche in relazione alla guerra in Siria. «Il problema della Siria, il problema del Medio Oriente, è già chiaro a tutti che non si arriverà a niente senza un lavoro costruttivo congiunto – ha detto il presidente russo, rinnovando il proprio impegno militare – Il nostro piano è quello di innalzare il livello di addestramento delle forze armate siriane e poi con calma tornare alle basi che abbiamo nel Paese, così che le truppe siriane possano agire in modo indipendente ed efficace: se sarà necessario le sosterremo con l’aviazione».

La questione del Russiagate è stata introdotta da un giornalista russo, che ha domandato: «Al mondo intero sembrano travolgenti gli ultimi sviluppi. Mi riferisco al confronto tra il presidente Trump e l’ex-direttore dell’Fbi Comey. Nelle audizioni si parla di coinvolgimenti russi, perciò quali sono le sue considerazioni? Quali possono essere le conseguenze?» «Non conosco i dettagli delle testimonianze del sig. Comey – ha risposto Putin – ma sono a conoscenza di alcuni dettagli che ha rivelato. Qual è l’impressione che ne ho ricavato? Per prima cosa, il sig. Comey crede che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane, ma non ha prodotto alcuna prova».

Putin, però, non si è limitato a negare il coinvolgimento russo nel processo democratico americano, ma ha addirittura accusato Washington di essere la prima ad adoperarsi per influenzare la politica interna degli altri paesi, facendo pressioni non solo dall’esterno, ma anche agendo dall’interno, servendosi di alcune organizzazioni non governative (Ong).

«Comey ha detto che abbiamo influenzato i loro cuori e le loro menti, ma il mondo ci dice qualcosa di completamente diverso – ha affermato Putin – Gli Stati Uniti usano sempre la loro propaganda, sostengono delle Ong che difendono i loro interessi; queste hanno un impatto sui nostri cuori e sulle nostre menti. Questo è il loro tentativo di influenzare l’opinione pubblica durante il processo elettorale. Prendete l’intero globo, potete puntare il dito su qualsiasi paese in qualsiasi regione del mondo, gli interessi degli Stati Uniti sono ovunque. Conosco queste cose perché ho parlato con leader di altri paesi, che però non lo vogliono dire apertamente perché non vogliono avere problemi con gli Usa».

Se a Mosca il presidente russo è sembrato molto a suo agio, a tratti persino divertito nel discutere del Russiagate, come quando ha affermato di essere «pronto a offrire asilo politico a Comey», a Washington il suo omologo non se la passa altrettanto bene. Dopo l’audizione dell’altroieri del Ministro della Giustizia Sessions, ieri è trapelata la notizia che il procuratore special Robert Mueller starebbe indagando Trump per “ostruzione alla giustizia”.

Il presidente americano è stato, come al solito, molto attivo e anche molto polemico su Twitter. «Si sono inventati una finta collusione con la Russia, trovato nessuna prova, perciò adesso mi accusano di ostruzione alla giustizia sulla base di una storia falsa. Ottimo» è stato il primo messaggio.

«State assistendo alla singola più grande caccia alle streghe della storia politica americana, guidata da gente molto cattiva e in conflitto» è stato il secondo messaggio. L’hashtag è sempre lo stesso: MAGA (Make America Great Again).

15 maggio – Vladimir Putin

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 foto via Telegraph.co.uk

“I malware creati dalle agenzie di intelligence possono ritorcersi contro gli stessi creatori”

Vladimir Putin

Il Presidente russo Vladimir Putin, in una conferenza stampa da Pechino, ha negato ogni possibile implicazione della Russia nel mega attacco hacker che, nel corso degli ultimi quattro giorni, ha colpito oltre 100 Paesi in tutto il mondo.

Nel corso della conferenza stampa, Putin ha tenuto a precisare che non ci sono stati danni alle istituzioni russe colpite dall’attacco informatico, compreso il sistema bancario centrale e l’assistenza sanitaria nazionale.

Il Presidente Putin, tuttavia, non si è limitato soltanto a negare il coinvolgimento russo, ma ha lanciato un’accusa pesante nei confronti degli Stati Uniti, i cui servizi segreti sarebbero secondo lui all’origine dell’attacco: “Per quanto riguarda la fonte di queste minacce, credo che la leadership di Microsoft abbia annunciato chiaramente che la fonte iniziale del virus sono i servizi di intelligence degli Stati Uniti”.

Secondo le ultime stime, sarebbero circa 200.000 mila i computer infettati da “WannaCry”, il ransomware che a partire da venerdì 12 maggio sta colpendo i computer di tutto il mondo. Il ransomware è un tipo di malware che blocca le macchine che riesce a infettare e ne cripta tutti i dati presenti. Sugli schermi dei computer colpiti appare un messaggio che avverte che il sistema non può essere riavviato e che tutti i dati presenti si cancelleranno automaticamente in un tempo prestabilito, a meno che non venga pagata una certa somma. Si tratta di un vero e proprio riscatto elettronico (ransom in inglese significa, appunto, riscatto), che deve essere pagato in bitcoin, la moneta digitale non rintracciabile.

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 foto via Corriere.it

Nella sola giornata di venerdì, WannaCry aveva colpito almeno 99 Paesi, spingendo l’Europol ad affermare: “l’attacco è a livelli senza precedenti e richiede un’indagine internazionale”.

“Ancora non sappiamo chi ci sia dietro l’attacco hacker” aveva dichiarato Amber Rudd, Ministro dell’Interno inglese. Il Regno Unito è stato uno dei Paesi più colpiti, con l’intero sistema sanitario nazionale andato in blocco completo. Le strutture sanitarie inglesi avevano invitato chiunque non avesse ferite gravi o urgenze a recarsi nei pronto soccorso, impossibilitati all’accettazione dei pazienti. Inoltre, il tilt informatico aveva provocato il dirottamento di diverse ambulanze, che erano state guidate verso indirizzi sbagliati, e la chiusura dello stabilimento Nissan di Sunderland.

Nel resto d’Europa si era assistito al blocco dei computer di Telefonica in Spagna, di Portugal Telecom, degli stabilimenti Renault in Francia e di Deutsche Bahn, il sistema ferroviario tedesco. In Russia, invece, erano state accertate intrusioni nei computer della Banca Centrale russa e del Ministro dell’Interno.

A livello mondiale, l’attacco hacker aveva bloccato molti computer adoperati dalla polizia indiana con sistema operativo Windows, il colosso americano della logistica FedEx e alcune facoltà universitarie a Pechino e nel resto della Cina.

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 foto via Corriere.it

 


Un ricercatore di sicurezza informatica, conosciuto su Twitter come @malwaretechblog, grazie all’aiuto del collega Darien Huss, impiegato della compagnia di sicurezza californiana Proofpoint, aveva trovato il modo di bloccare l’attacco. I creatori del ransomware avevano incorporato nel virus un sistema per bloccarlo all’occorrenza.  Come riporta il Guardian, il 22enne “eroe accidentale”, studiando le caratteristiche del virus, aveva osservato che si connetteva a un dominio specifico, che però non era registrato. WannaCry verificava l’esistenza del dominio e, nel caso l’avesse trovato attivo, si sarebbe bloccato. Il ricercatore, preso atto di questa scoperta, ha acquistato il dominio per circa 10 dollari, bloccando di fatto l’attacco.

Nella giornata di oggi, con la riapertura di uffici e attività lavorative, gli esperti avevano avvertito di una possibile nuova escalation degli attacchi informatici. Se in Europa la situazione è rimasta sotto controllo, lo stesso non si può dire per l’Asia. In Cina, sono circa 18.000 gli indirizzi IP infettati, mentre in Giappone sia il colosso industriale Hitachi che quello ferroviario East Japan Railway sono finiti nel mirino del ransomware.

Nella giornata di ieri, il Presidente di Microsoft, Brad Smith, aveva rilasciato una nota per spiegare quanto accaduto, dal punto di vista della società. Infatti, tutti i sistemi operativi colpiti da WannaCry appartengono proprio a Microsoft. Il ransomware sfrutterebbe alcune vulnerabilità di questi sistemi operativi grazie a Eternal Blue, una cyber arma svluppata dalla National Security Agency (Nsa).

Secondo alcune fonti, Eternal Blue sarebbe stata sottratta ai servizi segreti americani lo scorso aprile, in coincidenza con il bombardamento dei Tomahawk alla base siriana di Shayrat, dal gruppo hacker denominato Shadow Brokers. Ed è proprio sul collegamento tra l’origine di WannaCry e i servizi di intelligence americani che Vladimir Putin ha insistito oggi nella conferenza stampa.

Nella sua nota, lo stesso Smith ha detto: “Abbiamo visto le vulnerabilità sviluppate dalla CIA apparse su Wikileaks, e ora questa vulnerabilità rubate alla NSA hanno colpito tutto il mondo. Ripetutamente, exploit nelle mani dei governi sono trapelate pubblicamente e hanno causato danni ingenti. Uno scenario equivalente con armi convenzionali sarebbe se all’esercito degli Stati Uniti venissero rubati alcuni suoi missili Tomahawk”.

In realtà, le vulerabilità dei sistemi Windows erano state corrette con un aggiornamento della sicurezza dei sistemi operativi, che conteneva una patch chiamata MS17-010, scaricabile gratuitamente. Poiché su molti computer non erano stati effettuati gli aggiornamenti suggeriti, WannaCry ha potuto colpire industurbato e danneggiare le macchine in oltre 100 Paesi.

Questa vicenda ricorda, in parte, quella di Stuxnet, il celeberrimo virus creato dall’Nsa in collaborazione con l’unità 8200 dei servizi segreti israeliani, con lo scopo di sabotare e mettere definitivamente fuori uso le centrifughe nucleari iraniane. Di fatto, Stuxnet riuscì a neutralizzare temporaneamente oltre 1.000 delle 5.000 strutture nucleari di Teheran. Tuttavia, il virus si diffuse ben oltre quanto previsto dai suoi creatori e si comportò anche in maniera più aggressiva del previsto, infettando migliaia di computer e macchine in tutto il mondo.

Oggi, sul sito della Polizia di Stato italiana, è stato pubblicato un vademecum sia su come prevenire che su come difendersi da un attacco ransomware, limitandone i danni al computer e ai dati in esso contenuti. Il pericolo maggiore è che nuove versioni del virus possano essere rilasciate a breve: si parla, infatti, già di un “WannaCry 2.0” che potrebbe essere attivo fin da oggi.