30 luglio – Vladimir Putin

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foto via Nytimes.com (Olga Maltseva/Agence France-Presse – Getty Images)

«Da parte degli americani è stata fatta una mossa per peggiorare le relazioni Russia-USA, che non è stata provocata da alcunché, è importante notarlo. [Questa mossa] prevede restrizioni illegittime, tentativi di influenzare altri paesi del mondo, inclusi i nostri alleati, che sono interessati a sviluppare e mantenere le relazioni con la Russia. Abbiamo atteso a lungo che qualcosa migliorasse, speravamo che la situazione sarebbe cambiata. Ma sembra che non cambierà nel futuro prossimo… Ho deciso che è giunta l’ora di dimostrare che noi non lasceremo nulla senza risposta»

Vladimir Putin

In risposta alle nuove sanzioni economiche decise dagli Stati Uniti, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che l’ambasciata americana in Russia dovrà ridurre di 755 persone il suo staff. Sebbene il provvedimento fosse già stato annunciato venerdì scorso, le dichiarazioni di Putin di oggi sono state le prime a confermare il grande numero di persone che ne sarà colpito.

Durante un’intervista concessa alla rete Rossiya 1, il presidente russo ha affermato che la pazienza nei confronti degli Stati Uniti e la speranza in relazioni migliori tra i due stati si sono affievolite. «Abbiamo atteso a lungo che qualcosa cambiasse in meglio, speravamo che la situazione sarebbe cambiata. Ma sembra che non cambierà nel futuro prossimo» ha detto Putin.

«Più di mille persone lavoravano e stanno ancora lavorando» nell’ambasciata americana di Mosca e nei consolati, e «755 persone dovranno terminare le proprie attività in Russia» ha aggiunto il presidente. Oltre alle espulsioni, il governo russo metterà in atto la confisca di due immobili utilizzati dalla diplomazia americana.

I provvedimenti presi da Mosca sono il segno di un inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Russia. Questa settimana il Congresso americano ha approvato una serie di sanzioni contro la Russia con l’obiettivo di colpire, tra le altre cose, le aziende che forniscono armi al regime del presidente siriano Assad e quelle che producono strumentazioni potenzialmente dannose per la sicurezza informatica statunitense.

Nonostante l’amministrazione americana fosse contraria a sanzioni economiche contro la Russia, Donald Trump venerdì aveva acconsentito a firmare il provvedimento. Il presidente Usa sembrava avere poca scelta, scrive il New York Times, considerate le indagini che il Congresso sta conducendo sulle possibili collusioni tra la sua campagna elettorale e il Cremlino. Il provvedimento, inoltre, era stato approvato a maggioranza schiacciante sia alla Camera dei rappresentanti che al Senato, entrambi controllati dai Repubblicani, il partito di Trump.

14 febbraio – Michael Flynn

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foto via Scmp.com

“Purtroppo, a causa del rapido svolgersi degli eventi, ho inavvertitamente riferito al vicepresidente eletto e ad altri informazioni incomplete a proposito delle mie telefonate con l’ambasciatore russo. Mi sono scusato con il presidente e con il vicepresidente, e hanno accettato le mie scuse.

Nel corso degli oltre trent’anni della mia onorevole carriera militare, e del mio incarico di consigliere per la sicurezza nazionale, ho sempre compiuto i miei doveri con la massima integrità e onestà possibile nei confronti di chi ho servito, incluso il presidente degli Stati Uniti.

Presento le mie dimissioni, onorato di aver servito la nostra nazione e il popolo americano in maniera così illustre”

Michael Flynn

Con queste parole, l’ex generale Michael Flynn si è dimesso dall’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. Flynn è sotto indagine da parte dell’FBI per aver discusso, il 29 dicembre 2016, con l’ambasciatore della Russia negli Stati Uniti delle sanzioni imposte alla Russia dall’amministrazione Obama. Come spiega il Post, l’ex consigliere della Casa Bianca potrebbe aver violato il Logan Act, una legge del 1799 che vieta ai privati cittadini (come era Flynn il 29 dicembre, dal momento che a quella data l’amministrazione Trump non si era ancora insediata) di concludere accordi o di discutere di questioni diplomatiche con rappresentanti di paesi stranieri al posto del governo degli Stati Uniti.

Secondo alcuni funzionari governativi che hanno parlato col Washington Post, Flynn, durante una serie di conversazioni telefoniche avute con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak il 29 dicembre, promise a Kislyak che la futura amministrazione Trump avrebbe rimosso le sanzioni annunciate quello stesso giorno dal governo di Barack Obama in risposta al coinvolgimento della Russia negli attacchi informatici contro il Partito democratico. In diverse occasioni, il vicepresidente Mike Pence aveva negato pubblicamente che Flynn e Kislyak avessero discusso delle sanzioni. L’FBI sta cercando di capire chi, oltre a Flynn, fosse effettivamente a conoscenza del contenuto di quelle telefonate all’interno dell’attuale amministrazione degli Stati Uniti.

 

30 dicembre – Dmitry Medvedev

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foto via Government.ru

“È triste che l’amministrazione Obama, che aveva iniziato ripristinando la cooperazione, stia esaurendo il proprio mandato in un’agonia anti-Russia. RIP”

Dmitry Medvedev

Il primo ministro russo, Dmitry Medvedev, ha commentato duramente la decisione del governo americano di imporre sanzioni contro la Russia e di espellere 35 funzionari russi dagli Stati Uniti. Le sanzioni sono una risposta al presunto coinvolgimento della Russia nei tentativi di influenzare le elezioni presidenziali statunitensi dello scorso novembre attraverso attacchi informatici al Partito Democratico e ad altre organizzazioni politiche.

I 35 funzionari, definite “persone non gradite”, sono accusate di avere lavorato come spie fingendosi diplomatici di vario livello. Il presidente russo Vladimir Putin ha definito “provocatoria” la decisione dell’amministrazione Obama, ma ha annunciato che per il momento non ci saranno ritorsioni.