26 settembre – Avigdor Lieberman

Israel's Foreign Minister Avigdor Lieberman gives a statement to the media at his Jerusalem office
foto via Salon.com

«L’Autorità Palestinese continua a incoraggiare l’omicidio degli ebrei e a glorificare e lodare gli assassini, e questo è il motivo principale dell’atmosfera di incitamento nei media e nei social network che porta ad attacchi terroristici contro i cittadini di Israele»

Avigdor Lieberman

Torna la violenza in Cisgiordania. Oggi tre israeliani sono stati uccisi da un assalitore palestinese nell’insediamento di Har Adar, nei pressi di Gerusalemme. «Un terrorista che aveva raggiunto dall’ingresso posteriore Har Adar ha aperto il fuoco contro le forze di sicurezza presenti sul posto, tre israeliani sono morti nell’attacco, un altro è rimasto ferito e il terrorista è stato neutralizzato», è stato il comunicato rilasciato da Miki Rosenfeld, il portavoce della polizia israeliana.

Le tre vittime sono il ventenne sergente della polizia Solomon Gavriya e le due guardie della sicurezza addette alla sorveglianza del checkpoint, Youssef Ottman e Or Arish, entrambi venticinquenni. Le autorità hanno identificato Nimr Mahmoud Ahmed Jamal, un palestinese di 37 anni residente nel vicino villaggio di Beit Surik, come colui che ha aperto il fuoco e ucciso gli israeliani.

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La mappa della regione (foto via Haaretz.com)

Come rileva il quotidiano isrealiano Haaretz, il fatto che l’assalitore avesse un regolare permesso di lavoro e potesse quindi superare con successo le forze di sicurezza isrealiane presenti al checkpoint è un caso del tutto inusuale; a partire dall’ottobre 2015, infatti, nonostante i ripetuti attentati, si è verificato soltanto un episodio simile.

«È un nuovo capitolo dell”Intifada di Al-Quds (Gerusalemme)», ha affermato il portavoce di Hamas, Hazzan Qassam, nella sua dichiarazione riportata dai media locali, che ha aggiunto, «Significa che ogni tentativo di ‘giudaizzare’ la città non cambia il fatto che Gerusalemme è arabo-musulmana: i suoi cittadini e la gioventù non risparmieranno alcun sforzo per redimerla con il loro spirito e sangue».

Il Ministro della Difesa di Israele, Avigdor Lieberman, ha annunciato che le forze speciali stanno svolgendo alcune operazioni presso il villaggio di residenza dell’assalitore. «Continueremo ad agire con forza e determinazione contro questo terrorismo. Perseguiremo i terroristi, quelli che li mandano e coloro che li incitano in ogni momento e in ogni luogo, e li colpiremo a nostra volta, come avviene quasi ogni notte», ha affermato Lieberman.

«L’Autorità Palestinese continua a incoraggiare l’omicidio degli ebrei e a glorificare e lodare gli assassini, e questo è il motivo principale dell’atmosfera di incitamento nei media e nei social network che porta ad attacchi terroristici contro i cittadini di Israele», ha poi proseguito il Ministro, aggiungendo, «Non c’è differenza tra il terrorismo palestinese, alimentato e sostenuto in modo istituzionale, e il terrorismo islamico radicale, che ha condotto attacchi terroristici in Europa e altrove nel mondo».

15 settembre – Sadiq Khan

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foto via Bbc.com

«I londinesi non si lasceranno mai intimidire o sconfiggere dal terrorismo, la nostra città condanna gli orribili individui che cercano di utilizzare il terrore per danneggiarci e distruggere il nostro stile di vita»

Sadiq Khan

Venerdì mattina, ore 08:20 (09:20 secondo l’ora italiana), sulla District Line della metropolitana di Londra, nei pressi della stazione di Parsons Green, quartiere di Fulham, zona ovest della città, un’esplosione semina il panico tra i passeggieri e i passanti. Ventidue persone vengono portate via in ambulanza con ferite di diverso tipo, nessuno di essi in pericolo di vita.

La polizia metropolitana ha dichiarato che si è trattato di un “atto terroristico”, confermando che l’esplosione sarebbe stata causata da una bomba, più precisamente “un ordigno costruito in modo artigianale”. Alcune fonti, smentite poi dalla Polizia, hanno anche parlato di un secondo ordigno che sarebbe stato successivamente disattivato dalle squadre speciali.

L’esplosione è partita da un cestino bianco, nascosto all’interno di una busta del supermercato lasciata in uno dei vagoni posteriori del treno. La bomba è stata attivata a distanza per mezzo di un timer. Le indagini sono state prese in consegna dall’antiterrorismo britannico. Gli esperti concordano sul fatto che l’ordigno sarebbe esploso solo in parte.

Sky News, proprio questa mattina, ha diffuso la notizia che le forze dell’ordine avrebbero identificato un sospetto, che sarebbe stato individuato grazie alle immagini trasmesse dalle telecamere a circuito chiuso presenti in tutte le stazioni londinesi. Quasi contemporaneamente, il sindaco di Londra Sadiq Khan diceva alla stampa che «è in corso una caccia all’uomo», senza specificare altri dettagli riguardanti il numero dei sospetti.

Lo stesso Khan ha poi parlato ai suoi concittadini, invitandoli a resistere e a non lasciarsi sopraffare da questa minaccia. «I londinesi non si lasceranno mai intimidire o sconfiggere dal terrorismo, la nostra città condanna gli orribili individui che cercano di utilizzare il terrore per danneggiarci e distruggere il nostro stile di vita», sono state le sue parole.

La premier britannica Theresa May, prima ha espresso vicinanza per i feriti, e poi ha convocato una riunione d’emergenza del Cobra, il comitato di crisi del governo britannico. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, come di consueto, il Presidente americano Donald Trump affidava le sue reazioni a Twitter: «Un altro attacco a Londra di un terrorista perdente. Queste sono persone malate e matte, che erano nel mirino di Scotland Yard. Bisogna essere proattivi».

In un secondo tweet, sempre Trump ha aggiunto: «I terroristi devono essere affrontati in maniera molto più dura. Internet è il loro strumento di reclutamento principale che dobbiamo controllare e utilizzare meglio»; riprendendo una critica già precedentemente rivolta all’intelligence britannica.

 

14 luglio – Emmanuel Macron

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foto via News.sky.com

«Abbiamo trovato alleati affidabili, amici che sono venuti in nostro soccorso: tra questi, ci sono gli Stati Uniti d’America. Questo è il motivo per cui nulla ci potrà mai separare. La presenza di oggi del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e di sua moglie è il segno di un’amicizia che dura nel tempo. E io voglio ringraziarli, ringraziare gli Stati Uniti d’America per la scelta che hanno fatto cento anni fa»

Emmanuel Macron

Il 14 luglio è festa nazionale in Francia. Si ricorda, infatti, uno degli avvenimenti più importanti della storia francese: la presa della Bastiglia durante la Rivoluzione del 1789. La ricorrenza, che lo scorso anno è stata macchiata dall’attacco terroristico sul lungomare di Nizza, si è svolta quest’anno alla presenza di un ospite speciale: Donald Trump.

Il Presidente americano e la moglie Melania sono atterrati ieri a Parigi, dove sono stati accolti con tutti gli onori da Emmanuel Macron e dalla moglie Brigitte. Insieme hanno cenato al Jules Verne, il ristorante di lusso situato sulla Tour Eiffel; una cena che, a quanto pare, è stata molto apprezzata da Trump, che ha tweettato: «Le relazioni con la Francia sono più forti che mai».

Oggi, in Place de la Concorde, era prevista la grande parata militare a cui hanno assistito entrambi i Presidenti dal loro palco d’onore. L’evento, oltre a ricordare la presa della Bastiglia, era anche un’occasione straordinaria per celebrare un altro evento molto importante: esattamente 100 anni fa i soldati americani sbarcavano in Europa per partecipare alla Prima guerra mondiale.

Nel suo discorso ufficiale, Emmanuel Macron ha voluto, per prima cosa, omaggiare la storica amicizia e alleanza che lega la Francia agli Stati Uniti. «Abbiamo trovato alleati affidabili, amici che sono venuti in nostro soccorso: tra questi, ci sono gli Stati Uniti d’America. Questo è il motivo per cui nulla ci potrà mai separare» ha detto il Presidente francese, prima di ringraziare il suo omologo americano per la visita e il Paese che lui rappresenta, «La presenza di oggi del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e di sua moglie è il segno di un’amicizia che dura nel tempo. E io voglio ringraziarli, ringraziare gli Stati Uniti d’America per la scelta che hanno fatto cento anni fa».

I grandi segnali di amicizia tra i due leader sembrano aver appianato la spaccatura che si era creata sulla questione del clima. Nei giorni successivi al G20 di Taormina, Donald Trump aveva ritirato il proprio Paese dagli Accordi di Parigi; decisione che non era stata ben accolta dai partner europei dell’America, Francia in primis.

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Il Presidente francese Emmanuel Macron assieme al Presidente americano Donald Trump (foto via Theguardian.com/Afp)

Al termine dell’incontro bilaterale all’Eliseo, Macron ha parlato di possibili progressi sul clima, pur senza nascondere le diverse posizioni esistenti tra Francia e Stati Uniti. «Rispetto la decisione del presidente Trump, fa parte di un suo impegno preso in campagna elettorale e queste promesse vanno mantenute. Ma è irrimediabile? Il mio auspicio è continuare a discutere con gli Stati Uniti», ha detto il Presidente francese a cui Trump ha risposto in maniera meno perentoria del solito: «Vedremo quel che succede, ne parleremo ancora nei prossimi mesi. Sul clima qualcosa potrebbe accadere».

All’Eliseo si è parlato anche dell’impegno comune nella lotta al terrorismo. «Gli Stati Uniti sono molto impegnati nella guerra in Iraq e vorrei ringraziare il presidente per tutto ciò che hanno fatto gli americani in quell’area» ha affermato Macron, «Abbiamo concordato sulla necessità di continuare il nostro comune lavoro, soprattutto costruendo una roadmap per il dopoguerra», accennando anche all’altro dossier caldo sul tavolo dei due Presidenti, ossia la guerra civile in Siria.

Al termine dell’incontro, il Presidente Trump si è recato con la moglie all’aeroporto di Orly, dove li attendeva l’aereo che li riporterà negli Usa. Il Presidente Macron, invece, si è recato a Nizza, dove era atteso per la commemorazione delle vittime dell’attentato di un anno fa.

11 luglio – Rex Tillerson

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foto via Reuters.com

«Sono qui oggi in Qatar, portando con me lo stesso spirito che ha accompagnato il Presidente Trump a Riyad a maggio. Gli Stati Uniti hanno un solo obiettivo: eliminare il terrorismo dalla faccia della terra»

Rex Tillerson

Prove tecniche di disgelo tra il Qatar e gli Stati Uniti d’America. Oggi, il Segretario di Stato americano Rex Tillerson è atterrato a Doha, capitale del Qatar, per una visita ufficiale di stato che ha come obiettivo principale la risoluzione della crisi in corso tra i Paesi del Golfo Persico.

Nella giornata di ieri, Tillerson è stato in visita in Kuwait, un Paese neutrale i cui leader stanno svolgendo un ruolo di primo piano nel ricomporre la frattura in corso. Il rappresentante americano ha tenuto un incontro con l’Emiro, lo sceicco Sabah Al-Ahmad al Sabah, e un colloquio con il Ministro degli Esteri Sabah Khalid Al-Hamad al-Sabah, a cui ha partecipato anche il Consigliere per la Sicurezza britannico, Mark Sedwill.

Lo scorso 5 giugno, tre Paesi arabi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, ossia le monarchie sunnite di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein (che a differenza degli altri è uno stato a maggioranza sciita), hanno interrotto le relazioni diplomatiche con l’alleato qatarino; decisione successivamente assunta anche dall’Egitto. La duplice accusa rivolta a Doha era di sostenere materialmente alcune organizzazioni terroristiche attive in Medio Oriente, tra cui i Fratelli Musulmani, e di aver stretto rapporti troppo amichevoli con l’Iran, acerrimo nemico delle monarchie sunnite.

La lista delle richieste presentata al Qatar dai suoi ex-alleati il 22 giugno presentava alcune clausole, tra cui la fine del sostegno alla fratellanza musulmana e la chiusura dell’emittente televisiva Al-Jazeera, che sono state respinte da Doha. La scorsa settimana il Ministro degli Esteri qatarino, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ospite del think thank londinese Chattam House, ha parlato senza mezzi termini di una richiesta dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati mediorientali «di rinunciare alla […] sovranità come prezzo per la fine delle pressioni»; una cosa che «il Qatar non farà mai».

A Doha, il Segretario di Stato Tillerson ha in programma una serie di conversazioni al vertice proprio con il Ministro Mohammed bin Aldurahman, anticipato da un incontro con l’Emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.

«Spero che possiamo fare qualche progresso per cominciare a portare questa situazione verso un punto di risoluzione», ha detto Tillerson alla stampa, «Penso che il Qatar sia stato abbastanza chiaro nelle sue posizioni e credo che queste siano state molto ragionevoli».

Nel corso della conferenza stampa congiunta, il Segretario di Stato ha esordito ricordando la precedente visita di Trump nel Golfo: «Sono qui oggi in Qatar, portando con me lo stesso spirito che ha accompagnato il Presidente Trump a Riyad a maggio, che gli Stati Uniti hanno un solo obiettivo: eliminare il terrorismo dalla faccia della terra».

«Insieme gli Stati Uniti e il Qatar faranno di più per rintracciare le fonti di finanziamento, faranno di più per collaborare e condividere informazioni e faranno di più per rendere la regione e la nostra patria più sicure» ha detto Tillerson, che ha infine ringraziato l’Emiro per essere stato il primo «a rispondere alla sfida lanciata dal Presidente Trump durante il summit di Riyad di bloccare il sostegno finanziario al terrorismo».

 

19 giugno – Mohammed Mahmoud

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foto via Telegraph.co.uk

«Speriamo solo che in questi tempi di tragedie le persone stiano vicine le une alle altre e restino unite. È stato molto toccante che questa mattina i nostri vicini, i nostri vicini non musulmani, si siano alzati per offrirci il loro aiuto e dirci che erano lì per noi. È la prova che il tessuto della nostra società non è lacerato ma che dobbiamo continuare a mantenere integro il tessuto della società e della comunità di Londra e dobbiamo continuare a restare uniti»

Mohammed Mahmoud

Ieri sera, poco dopo mezzanotte, a Londra è avvenuto un nuovo episodio di terrorismo. Al momento, riassume il The Guardianrisulta che un uomo si sia lanciato con un furgone sulla folla di fedeli che uscivano dalla moschea di Finsbury Park. L’attentatore è stato fermato dalla folla e, quindi, arrestato dalla polizia; per l’uomo, inglese, quarantottenne, padre di famiglia, residente a Cardiff, l’accusa è di crimini terroristici, omicidio e tentato omicidio. Sembra che otto persone siano rimaste ferite e portate in ospedale, due di loro sono in gravi condizioni.

L’imam della moschea, Mohammed Mahmoud, ha riferito che, poco dopo la celebrazione di mezzanotte, è stato chiamato fuori dal luogo di culto e, assieme ad altri fedeli, «abbiamo circondato [l’attentatore] e lo abbiamo protetto. Abbiamo fermato tutti gli attacchi e gli abusi contro di lui finché la polizia non è arrivata a prenderlo».

Sadiq Khan, sindaco di Londra, ha pubblicato un articolo sul The Guardian in cui ha indicato Mohammed Mahmoud come un esempio «dei nostri valori, di giustizia e dell’ordine della legge, e della nostra determinazione a non farci dividere, ad essere sempre più forti dell’odio e del terrorismo degli estremisti». Per quel che riguarda l’atto terroristico, Khan ha scritto: «è stato chiaramente un deliberato attacco contro londinesi innocenti, molti dei quali stavano tornando dalla loro sera di preghiere per il Ramadan. Non sappiamo ancora tutte quante le motivazioni dietro l’attacco, ma il terrorismo è terrorismo, non importa quale sia l’obiettivo e cosa ispiri i malati e perversi assalitori che compiono questi atti criminali».

18 giugno – Kent Walker

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foto via Dailyonline.it

«Il terrorismo è un attacco alle società aperte, e affrontare la minaccia posta dalla violenza e dall’odio è una sfida fondamentale per tutti noi. Google e YouTube si impegnano ad essere parte della soluzione. Stiamo lavorando con il governo, le forze dell’ordine e le associazioni della società civile per contrastare il problema dell’estremismo violento online. Sui nostri servizi non dovrebbe esserci spazio per contenuti legati al terrorismo. Sebbene noi e altri abbiamo lavorato per anni per identificare e rimuovere i contenuti che violano le nostre politiche, la scomoda verità è che noi, come azienda, dobbiamo riconoscere che serve fare di più, adesso»

Kent Walker

Google ha introdotto delle nuove misure per contrastare la diffusione online di materiale che sponsorizza il terrorismo. Ne ha parlato Kent Walker, vicepresidente e direttore degli affari legali dell’azienda, in un post pubblicato sul Financial Times

«Il terrorismo è un attacco alle società aperte, e affrontare la minaccia posta dalla violenza e dall’odio è una sfida fondamentale per tutti noi» ha scritto Walker, «Google e YouTube [società acquistata da Google nel 2006, ndr] si impegnano ad essere parte della soluzione».

Walker ha spiegato che Google ha sviluppato una tecnologia in grado di prevenire nuovi upload di materiale terroristico già noto, grazie a tecniche di riconoscimento delle immagini. Inoltre l’azienda aumenterà il numero di esperti impiegati in Trusted Flagger, il sistema che consente di segnalare contenuti sospetti caricati su YouTube, e amplierà la propria collaborazione con gruppi antiterrorismo per migliorare il monitoraggio di materiale che potrebbe essere usato per radicalizzare le persone. In particolare, verrà presa una posizione più dura verso quei video che contengono messaggi istigatori di tipo religioso o razziale.

«Nell’insieme, questi cambiamenti faranno la differenza» ha concluso Walker. «E continueremo a lavorare sul problema finché non ristabiliremo l’equilibrio. Ci impegniamo a fare la nostra parte».

Giovedì scorso anche Facebook, altro colosso del web, ha spiegato quali sistemi sta adottando per contrastare la diffusione dei contenuti delle organizzazioni terroristiche sul proprio social network. In un lungo post, i responsabili dell’azienda hanno descritto nel dettaglio in che modo Facebook cerca di coniugare intelligenza artificiale e competenze umane per identificare i profili dei terroristi e i contenuti di propaganda.

7 giugno – Ali Khamenei

Ali Khamenei
foto via Washingtontimes.com

“La nazione iraniana sta andando avanti, e lo scherzo di oggi con i petardi non influenzerà la forza di volontà del popolo. Tutti devono rendersi conto di questo: i terroristi sono troppo deboli per influenzare la forza di volontà del popolo iraniano e delle sue autorità”

Ali Khamenei

La Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Sayyid Ali Hosseini Khamenei, ha risposto ufficialmente al duplice attentato terroristico che oggi pomeriggio ha colpito Teheran, la capitale iraniana, provocando almeno 12 morti. Il messaggio di Khamenei, rivolto ai terroristi e al mondo intero, è chiaro e deciso: «La nazione iraniana sta andando avanti, e lo scherzo di oggi a Teheran con i petardi non influenzerà la forza di volontà del popolo».

Questo pomeriggio un commando armato ha fatto irruzione nel Parlamento, mentre era in corso una seduta, avrebbero preso in ostaggio alcuni deputati e, poco dopo, uno di loro si sarebbe fatto esplodere all’interno dell’edificio. Il gruppo sarebbe entrato indisturbato, con i terroristi travestiti da donna, col chador tradizionale, ma con anche armi ed esplosivo sotto le tuniche. Stando all’genzia di stampa iraniana Mehr News, un blitz delle forze dell’ordine avrebbe liberato il Parlamento e ucciso quattro terroristi.

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Evacuazione di civili dal Parlamento di Teheran (foto via Repubblica.it)

Contemporaneamente, nella zona sud della capitale, presso il mausoleo dell’imam Khomeini, un gruppo armato ha fatto fuoco sulla folla dei pellegrini lì presenti e uno degli attentatori, forse una donna, si sarebbe fatto esplodere. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis; è la prima volta che lo Stato Islamico colpisce in Iran.

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Esplosione al mausoleo di Khomeini a Teheran (foto via Repubblica.it)

L’ayatollah Khamenei, che stava tenendo un incontro con un gruppo di studenti e di rappresentanti di associazioni di studenti universitari provenienti da tutta la nazione, ha tenuto a far sapere che l’Iran non ha paura del terrorismo e che continuerà nella sua lotta contro lo Stato Islamico. «Loro [i terroristi] sono troppo deboli per influenzare la forza di volontà del popolo iraniano e delle sue autorità. Con il volere di Dio, saranno eliminati».

Non soltanto, la Guida Suprema ha voluto anche rimarcare la solitudine dell’Iran nella lotta sul campo contro l’Isis. «Questo rivela che, se la Repubblica islamica non avesse resistito al centro di tutti questi complotti, avremmo avuto molti più problemi di questo tipo nel paese».

Khamenei non ha voluto nemmeno tacere sulle responsabilità delle altre potenze mondiali (riferendosi implicitamente agli Stati Uniti) per la situazione attuale del Medio Oriente: «Le politiche delle potenze mondiali in Asia Occidentale sono giunte al capolinea. Loro volevano portare il disordine in Iraq e in Siria, ma la Rivoluzione Islamica è riuscita a impedirlo».

Anche il presidente iraniano Hassan Rouhani ha rivolto al suo popolo un appello all’unità e alla resistenza nella lotta contro il terrorismo sunnita. «Gli attacchi a Teheran renderanno l’Iran più unito e determinato nella lotta contro il terrorismo – ha detto all’agenzia iraniana Isna News – La nazione iraniana sconfiggerà tutti i piani nemici con l’unità e con più forza».

Dopo la recente crisi diplomatica tra le monarchie del Golfo Persico e il Qatar, l’attacco terroristico odierno accentua ulteriormente la frattura tra Iran e Arabia Saudita. Infatti, la dichiarazione rilasciata dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana accusa direttamente Riyad: «Questa azione terroristica, avvenuta una settimana dopo la riunione del Presidente degli Stati Uniti con il leader di uno dei governi reazionari della regione (l’Arabia Saudita)… mostra quanto essi siano coinvolti in questa azione selvaggia».

5 giugno – Sadiq Khan

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foto via Telegraph.co.uk

“Sono arrabbiato e furioso per il fatto che questi tre uomini stiano cercando di giustificare le loro azioni, strumentalizzando la religione a cui appartengo”

Sadiq Khan

Nel primo pomeriggio, nei pressi di London Bridge, uno dei più celebri ponti di Londra, teatro sabato sera di un attacco terroristico (rivendicato dall’Isis) in cui hanno perso la vita almeno 7 persone, si è tenuta una conferenza stampa congiunta tra il sindaco di Londra, Sadiq Khan, e il capo della Polizia Metropolitana, Cressida Dick.

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L’inizio della conferenza stampa tra il capo di Scotland Yard, Cressida Dick, e il sindaco di Londra, Sadiq Kahn (foto via Thesun.co.uk)
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Cressida Dick accompagna Sadiq Khan verso il London Bridge (foto via Thesun.co.uk)

Khan ha esordito sottolineando il ruolo di Londra come città aperta e multiculturale: «Quando scopri che le vittime comprendono persone non soltanto di Londra, ma dell’Australia, Nuova Zelanda, Canada, Francia, Spagna e altre parti del mondo, ti rendi conto di quanto Londra sia veramente una città globale».

Il ruolo della Polizia Metropolitana è stato determinante e il suo operato inappuntabile, secondo Kahn, che non ha lesinato complimenti e stima nei confronti delle forze dell’ordine impegnate sabato sera durante l’emergenza. «Tutti noi dovremmo rendere omaggio per lo straordinario lavoro svolto dalla polizia e dai servizi di sicurezza. La rapidità del loro intervento ha permesso che un numero minore di vite fosse perso e che il numero dei feriti fosse minore – ha detto il sindaco, che poi ha continuato – E’ triste che alcuni agenti siano rimasti feriti molto seriamente durante l’attacco di sabato sera. Questa è la conseguenza del loro precipitarsi verso il pericolo, incoraggiando la gente a fuggire e rischiando la vita durante l’operazione».

Sadiq Khan, che è di origini pakistane ed è di religione musulmana, in quanto credente e membro della comunità islamica, ha tenuto particolarmente a condannare il terrorismo e chi contribuisce a diffonderlo: «L’attacco di sabato sera da parte di questi tre uomini è stato codardo, è sbagliato».

«Sono arrabbiato e furioso per il fatto che questi tre uomini stiano cercando di giustificare le loro azioni, strumentalizzando la religione a cui appartengo. L’ideologia che essi seguono è perversa, è dannosa e non trova alcun posto all’interno dell’islam. Condanno questo attacco terroristico, ma anche l’ideologia velenosa che questi e altri uomini seguono».

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Il sindaco Kahn visita la zona dell’attentato (foto via Thesun.co.uk)

Il sindaco ha, infine, invitato la cittadinanza intera a recarsi al Potter’s Fields Park questa sera alle 6 (ora locale) per ricordare le vittime dell’attacco di sabato sera: «Moltissime persone ci hanno chiesto come possiamo ricordare coloro che hanno perso la vita e per rendere omaggio a coloro che sono stati colpiti dall’incidente di sabato, come possiamo mostrare al mondo che la Città non verrà sconfitta dal terrorismo. Ecco che terrò una veglia nei pressi di Potter’s Fields Park stasera alle 6».

«Ricorderemo le vittime e le loro famiglie, ringrazieremo la polizia e le forze di sicurezza e dimostreremo che Londra non si farà spaventare dal terrorismo, né permetteremo che questi terroristi accrescano le divisioni e separino le nostre comunità» ha concluso Kahn.

4 giugno – Theresa May

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foto via Theguardian.uk

«Nella misura in cui la natura della minaccia che affrontiamo diventa più complessa, frammentata e nascosta, specialmente online, la strategia [anti-terrorismo] deve star al passo. Alla luce di ciò che stiamo imparando sulla mutevole strategia [dei terroristi], dobbiamo rivedere la strategia anti-terroristica britannica, per essere certi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno… Da quando è emersa la minaccia del terrorismo di matrice islamica, il nostro paese ha fatto significativi progressi nell’interruzione delle trame e nella protezione della gente, ma è tempo di dire che troppo è troppo. Tutti hanno bisogno di vivere le loro vite come farebbero normalmente. La nostra comunità continuerà a funzionare secondo i nostri valori ma per quel che riguarda la lotta all’estremismo e al terrorismo le cose han bisogno di essere cambiate»

Theresa May

A seguito dell’attacco terroristico (recentemente rivendicato dall’Isis) verificatosi ieri sera a Londra, questa mattina la premier inglese Theresa May ha tenuto una conferenza stampa. Al fondo dell’articolo proponiamo una nostra traduzione integrale del suo discorso, per il quale è stata criticata.

La premier, anzitutto, ha confermato la dinamica dell’attentato: gli assalitori erano tre, indossavano falsi giubbotti esplosivi e dopo aver lanciato il furgone sulla folla lungo London Bridge si sono recati a Borough Market dove i tre sono scesi e hanno assalito i passanti con coltelli. La polizia è intervenuta e ha aperto il fuoco contro i terroristi, uccidendoli tutti.

May ha proseguito affermando con risolutezza: «Noi non possiamo e non dobbiamo far finta che la situazione possa andare avanti così come sta e le cose hanno bisogno di essere cambiate». Ha ripetuto la frase anche alla fine del suo discorso. Quindi, ha enunciato le quattro maniere con cui intende dettare la nuova linea anti-terrorismo.

Bisogna anzitutto «far capire che i nostri pluralisti valori britannici sono superiori a qualsiasi cosa che possano offrire i predicatori e i sostenitori dell’odio». Quindi, passando  a due proposte più concrete, May ha chiesto la collaborazione con gli altri governi democratici per un accordo sul cyberspazio per difendersi anche sul fronte virtuale. Infatti, ha indicato internet come uno dei «luoghi sicuri» in cui il terrorismo pianifica i propri attacchi. Gli altri “luoghi sicuri” sono, invece, l’Iraq e la Siria, dove l’Isis si è stabilita. Qui serve l’intervento militare, ha detto, ma ha aggiunto che servono nuove azioni anche all’interno del Regno Unito, dove «c’è stata fin troppa tolleranza». Si renderanno necessari «impegnativi e imbarazzanti dialoghi» tra le comunità della società, che però devono unirsi e non rimanere «separate e segregate». In più, saranno dati alla polizia e ai servizi di sicurezza più poteri perché possano sorvegliare meglio; tra questi poteri, anche pene detentive più lunghe per i reati legati al terrorismo. Il quarto e ultimo punto è stata la spiegazione che la nuova strategia anti-terrorismo si rende necessaria in quanto la stessa minacci terroristica «è diventata più complessa, articolata e nascosta, specialmente online».

La premier, infine, ha annunciato che le elezioni legislative si terranno com’era stato stabilito, giovedì prossimo, perché «la violenza non potrà mai interrompere il processo democratico».

«Ieri sera il nostro paese è stato un’altra volta vittima di un brutale attacco terroristico. Ho appena concluso un incontro con il comitato di emergenza del governo e voglio darvi le ultime informazioni a disposizione sull’attentato. Poco prima delle 22 e 10 di ieri sera, la polizia metropolitana ha ricevuto una chiamata di emergenza che riferiva che un furgone aveva investito passanti a London Bridge e da London Bridge si è diretto a Borough Market, dove tre terroristi hanno lasciato furgone e hanno attaccato, con lame e coltelli, civili innocenti e disarmati. Tutti e tre indossavano quelli che sembravano giubbotti esplosivi, ma la polizia ha stabilito che i vestiti erano falsi ed erano indossati solo per seminare panico e paura.

Come spesso è capitato in simili serie circostanze, la polizia ha risposto con grande coraggio e grande velocità. Poliziotti armati della polizia metropolitana e della polizia di Londra sono giunti sul posto in pochi momenti e hanno sparato e ucciso i tre sospetti. I tre terroristi sono stati affrontati e colpiti da poliziotti armati, entro otto minuti da quando la polizia ha ricevuto la prima telefonata di emergenza. Sette persone sono morte nell’attacco, oltre ai tre sospettati uccisi dalla polizia. Quarantotto persone stanno ricevendo cure in vari spedali di Londra, molti sono in gravi condizioni.

Noi non possiamo e non dobbiamo far finta che la situazione possa andare avanti così come sta e le cose hanno bisogno di essere cambiate e devono cambiare in quattro importanti maniere. Anzitutto, sebbene l recenti attacchi non siano legati da una rete comune, sono legati in un importante sensi: sono frutto della stessa nefasta ideologia dell’estremismo islamico che predica odio, divisione e promuove il settarismo. È un’ideologia che afferma che i nostri valori occidentali di libertà, democrazia e diritti umani siano incompatibili con la religione islamica. È un’ideologia che è una perversione dell’Islam e una perversione della verità.

Sconfiggere questa ideologia è una delle grande sfide del nostro tempo ma non può essere debellata con il solo intervento militare. Non sarà sconfitta attraverso il mantenimento della costante operazione difensiva anti-terroristica, per quanto capaci siano chi la gestisce e i professionisti del settore. Sarà sconfitta solo quando allontaneremo la mente delle persone da questa violenza e faremo loro capire che i nostri valori, i nostri pluralisti valori britannici sono superiori a qualsiasi cosa che possano offrire i predicatori e i sostenitori dell’odio.

In secondo luogo, non possiamo permettere che questa ideologia abbia gli spazi sicuri di cui ha bisogno per riprodursi. Questo è precisamente ciò che offrono internet e le grandi compagnie che offrono servizi internet. Dobbiamo collaborare con i governi democratici alleati per raggiungere accordi internazionali che regolino lo cyberspazio, per prevenire la diffusione dei terroristi e la pianificazione di attentati terroristici, e dobbiamo fare tutto ciò che è possibile a casa per ridurre i rischi di estremismo online.

In terzo luogo, dobbiamo privare gli estremisti dei loro spazi sicuri online, ma non dobbiamo dimenticare degli spazi sicuri che continuano a esistere nel mondo reale. Sì, questo significa intraprendere azioni militari per distruggere l’Isis in Iraq e in Siria, ma significa anche adottare provvedimenti qui a casa. Anche se abbiamo fatto significativi progressi negli ultimi anni, bisogna essere franchi che c’è stata fin troppa tolleranza nel nostro paese per l’estremismo, quindi dobbiamo essere molto più risoluti a identificarlo e reprimerlo nel settore pubblico e nella società. Questo richiederà qualche impegnativi e spesso imbarazzanti dialoghi, ma l’intero nostro paese deve unirsi per affrontare l’estremismo e dobbiamo vivere le nostre vite non in una serie di separate, segregate comunità, ma come un vero, unito, regno.

In quarto luogo, la vigorosa strategia antiterrorismo che abbiamo adottato si è dimostrata proficua in tanti anni ma, nella misura in cui la natura della minaccia che affrontiamo diventa più complessa, frammentata e nascosta, specialmente online, la strategia deve star al passo. Alla luce di ciò che stiamo imparando sulla mutevole strategia [dei terroristi], noi dobbiamo rivedere la strategia anti-terroristica britannica, per essere certi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno, e se abbiamo bisogno che la lunghezza delle pene detentive per reati legati al terrorismo, anche per reati apparentemente meno seri, questo sarà quello che faremo.

Da quando è emersa la minaccia del terrorismo di matrice islamica, il nostro paese ha fatto progressi significativi nell’interruzione delle trame e nella protezione della gente, ma è tempo di dire che troppo è troppo. Tutti hanno bisogno di vivere le loro vite come farebbero normalmente. La nostra comunità continuerà a funzionare secondo i nostri valori ma per quel che riguarda la lotta all’estremismo e al terrorismo le cose han bisogno di essere cambiate.

Come segno di rispetto i partiti politici hanno sospeso le nostre campagne politiche per quest’oggi ma la violenza non potrà mai interrompere il processo democratico e perciò domani le campagne saranno riprese appieno domani e le elezioni legislative si terranno, come previsto, giovedì.

Come un paese la nostra risposta quella che è stata sempre stata, quando ci siamo confrontati con la violenza, noi dobbiamo stare uniti, noi dobbiamo restare coesi e uniti affronteremo e sconfiggeremo i nostri nemici».

26 maggio – Paolo Gentiloni

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foto via Ilpost.it

«Sappiamo che non sarà un confronto semplice. Lo spirito di Taormina ci può aiutare nella giusta direzione»

Paolo Gentiloni

In una Taormina blindata e affollata come mai nella sua storia, si è conclusa oggi la prima sessione del G7, tenuto sotto la presidenza italiana. Quattro sono i principali temi all’ordine del giorno: l’immigrazione, il clima, il terrorismo e il commercio internazionale.

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Foto di gruppo per il G7 di Taormina, con Donald Tusk, Justin Trudeau, Angela Merkel, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Shinzo Abe, Theresa May e Jean-Claude Juncker (foto via Ilpost.it)

Un vertice che sarà assolutamente impegnativo, data le differenti posizioni che hanno i sette Paesi sulle questioni più salienti. I primi a esserne consapevoli sono proprio i leader chiamati a discuterne oggi e domani, in particolare Paolo Gentiloni. «La straordinaria storia e bellezza che ci circonda, la realtà di Taormina, della Sicilia e dell’Italia credo che può dare un contributo molto importante ai leader del G7 che si riuniscono oggi qui» ha affermato il Primo Ministro italiano.

Apprensione condivisa anche dal Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, che ha affermato: «Non c’è dubbio che questo sarà il vertice più impegnativo tra i G7 degli ultimi anni. E non è un segreto che i leader che si riuniscono qui hanno qualche volta posizioni molto diverse su temi come il clima ed il commercio».

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La riunione dei leader del G7 (foto via Ilpost.it)

Gentiloni ha aperto il vertice, parlando dell’immigrazione: «Siamo molto felici di avere questa opportunità: la Sicilia ha una posizione geografica particolare, rappresenta un ponte tra le due sponde del Mediterraneo». La bozza sottoscritta dai leader del G7, non ancora definitiva e tuttora sottoposta a un negoziato aperto, recita: «Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico».

Molto più delicato e più lontano è, invece, il consenso unanime sulla questione del commercio internazionale e del clima. Nessuna bozza è stata, infatti, prodotta durante la prima sessione di oggi. Riguardo al tema della globalizzazione, il portavoce del premier britannico Theresa May ha detto: «Il presidente Donald Trump e il primo ministro Theresa May hanno ribadito il loro impegno per aumentare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Gran Bretagna». Nessuna dichiarazione, però, da parte degli altri Paesi.

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Donald Trump e Theresa May (foto via Ilpost.it)

Similmente, riguardo al clima, la discussione è momentaneamente sospesa. Trump, in particolare, dovrà elaborare con il suo entourage una decisione sull’accordo di Parigi del 2015. «L’amministrazione Usa ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto confermando il loro impegno totale – ha detto Gentiloni – l’accordo di Parigi è un pezzo del nostro futuro, siamo fiduciosi che dopo una riflessione interna, anche gli Stati Uniti, che hanno un ruolo fondamentale, vorranno partecipare».

L’unico tema su cui oggi si è giunti a una posizione definitiva e ufficiale è il terrorismo. Del resto, dopo i fatti di Manchester, era abbastanza prevedibile che i leader del G7 considerassero la questione della sicurezza come prioritaria. Commentando la dichiarazione congiunta oggi elaborata, Paolo Gentiloni ha assicurato che essa porterà «al rafforzamento della cooperazione tra le 7 maggiori economie del mondo occidentale su diverse questioni, dalla collaborazione informativa all’impegno dei leader per far promuovere dai grandi internet service dei provider un impegno nei confronti di quello che circola in rete che spesso amplifica gli atti di terrorismo».

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I leader del G7 guardano le Frecce Tricolori (foto via Ilpost.it)