7 settembre – Wang Yi

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foto via Cnn.com

«Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie»

Wang Yi

La crisi coreana prosegue, tra parole dure, minacce più o meno velate e tentativi diplomatici. La situazione generale rimane molto grave, con il regime di Pyongyng che, sebbene risulti sempre più isolato dal resto della comunità internazionale, continua a fare la voce grossa e a progettare nuovi test missilistici. «Risponderemo ai barbarici tentativi di esercitare pressioni da parte degli Stati Uniti con le nostre forti contromisure», ha detto il Ministro delle Relazioni Economiche Esterne della Corea del Nord, Kim Yong-jae.

Dopo che nei giorni scorsi erano intervenuti sia Donald Trump che l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato a discutere di un embargo totale del petrolio nei confronti della Corea del Nord, assieme ad altre misure, quali il blocco delle esportazioni di tessuti e delle assunzioni di cittadini nord-coreani all’estero e il congelamento dei beni personali di Kim Jong-un.

Nonostante sia considerato il Paese più vicino a Pyongyang, la Cina ha confermato che sosterrà le sanzioni proposte dall’Onu. «Considerati i nuovi sviluppi nella penisola coreana, la Cina concorda sul fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe dare un’ulteriore risposta e adottare le misure necessarie», ha detto il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Lo stesso Wang ha poi affermato che la posizione della Cina non è cambiata, ma rimane fedele alla soluzione diplomatica della crisi. «Ogni nuova azione intrapresa dalla comunità internazionale contro la RPDC (Repubblica Democratica Popolare di Corea) dovrebbe servire a frenare i programmi nucleari e missilistici della RPDC, mentre allo stesso tempo favorisce il riavvio del dialogo e della consultazione», ha detto il Ministro.

Intanto, proprio nella giornata di oggi, è stata completata l’installazione del sistema di difesa anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud, uno dei Paesi maggiormente minacciati dal comportamento e della propaganda del regime di Pyongyang. «Il governo ha dispiegato provvisoriamente i lanciarazzi aggiuntivi del sistema Thaad delle forze degli Stati Uniti in Corea del Sud per proteggere la vita e la sicurezza della gente dalle sempre più intense minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord», ha affermato il Ministero della Difesa sudcoreano in un comunicato.

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L’installazione del Thaad presso Seongju, Corea del Sud (foto via Reuters.com)

La Cina, pur aprendo diplomaticamente alla risuoluzione dell’Onu, non ha affatto cambiato opinione sul sistema di difesa anti-missile in questione, che Pechino percepisce come una minaccia diretta alla propria sicurezza nella propria sfera di influenza. «Una volta ancora, domandiamo alla Corea del Sud e agli Stati Uniti di prendere in considerazione le inquietudini di sicurezza e gli interessi della Cina, di cessare il dispiegamento in corso e di ritirare le apparecchiature in questione», ha dichiarato Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

Ramoscelli d’ulivo, invece, sono giunti dall’Eastern Economic Forum di Vladivostok. Prima, infatti, il Presidente sud-coreano Moon Jae-in ha affermato: «Nella penisola coreana, come in tutta la regione, non ci sarà  una guerra. Questo posso dirlo con certezza». Allo stesso modo, il padrone di casa, il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato: «Come il mio collega della Corea del Sud, sono certo che non si arriverà a un conflitto su larga scala, soprattutto con le armi di distruzione di massa», e ha poi continuato: «Le parti in conflitto avranno abbastanza buon senso e consapevolezza delle loro responsabilità verso i popoli della regione, e saremo in grado di risolvere la questione con i mezzi diplomatici».

4 luglio – Xi Jinping

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foto via Nytimes.com

«Io e il Presidente Putin condividiamo la stessa opinione che le relazioni Russia-Cina siano nelle migliori condizioni della storia. Non importa quanto possa cambiare la situazione nel mondo, la nostra determinazione e la nostra certezza nel rafforzare i nostri legami strategici rimarrà sempre la stessa»

Xi Jinping

I rapporti tra Cina e Russia si fanno sempre più stretti. Il riavvicinamento tra le due potenze, incominciato nel corso del 2014, sta iniziando a dare i suoi frutti, sia sul piano politico che sul piano economico.

Nel secondo giorno di visita a Mosca, il Presidente cinese Xi Jinping ha firmato, insieme al Presidente russo Vladimir Putin, una serie di accordi economici bilaterali del valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari. I due Paesi hanno anche firmato un accordo di cooperazione in ambito spaziale che prevede un programma congiunto di esplorazione della Luna. Infine, è stata raggiunta l’intesa tra Gazprom e CNPC (China National Petroleum Corporation) per rendere operativo il gasdotto “Power of Siberia” a partire dal 20 dicembre 2019.

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Il Presidente cinese Xi Jinping stringe la mano al Presidente russo Vladimir Putin (foto via Ansa.it)

Nella conferenza stampa congiunta, durante la quale sono stati firmati gli accordi, il Presidente Putin ha esordito ricordando che l’economia non è l’unico campo in cui Cina e Russia devono collaborare: «L’andamento dell’economia è sempre al centro della nostra attenzione ma noi non ci occupiamo solo di questo: è importante l’unione dei nostri sforzi sull’arena internazionale, nella sfera della sicurezza, nella lotta contro le minacce e le sfide moderne». In particolare, Putin faceva riferimento agli sforzi condivisi in sede Onu, nel G20 e nell’Ocs (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai).

«Il mondo di oggi non è stabile, su questo io e Putin siamo assolutamente d’accordo» ha detto, in risposta, il Presidente Xi Jinping. «Negli ultimi anni io e lei abbiamo ottenuto dei successi nei rapporti reciproci: nel corso di questa visita ho intenzione di discutere dettagliatamente tutte le questioni della nostra collaborazione nei diversi settori» ha poi continuato il leader cinese, che ha tenuto a fare sapere a Putin la peculiarità del loro rapporto: «Tra tutti i leader stranieri, con lei ho il rapporto più stretto: questo dimostra il carattere speciale della nostra cooperazione».

Russia e Cina hanno firmato anche una dichiarazione congiunta riguardante il programma nucleare nord-coreano. Nella notte, infatti, Pyongyang ha positivamente testato il nuovo Hwasong-14, il missile più potente finora mai ottenuto, che sarebbe stato lanciato verso le 03:30 del mattino e avrebbe volato a un’altitudine di 2500 chilometri per 39 minuti.

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Il lancio del missile visto da Seul (foto via Repubblica.it)

«Tra le priorità condivise a livello internazionale, abbiamo la complessa risoluzione dei problemi nella penisola coreana» ha detto Putin, leggendo la dichiarazione congiunta, «Al fine di garantire una pace duratura e la stabilità nel Nord-Est asiatico, abbiamo concordato di promuovere attivamente la nostra iniziativa bilaterale basata sul piano russo di una risoluzione graduale e sull’idea cinese di un congelamento parallelo dell’attività missilistica nucleare della Corea del Nord e delle esercitazioni congiunte su larga scala degli Stati Uniti e della Corea del Sud».

«L’implementazione del THAAD causerà gravi danni agli interessi strategici di sicurezza degli stati regionali, tra cui la Russia e la Cina», si legge nel comunicato, «La Russia e la Cina si oppongono alla diffusione di tali sistemi e richiamano tutti i paesi interessati a fermare e annullare il processo di implementazione immediatamente».