10 novembre – Theresa May

Theresa May Meets With Prime Minister Of Israel Benjamin Netanyahu
foto via Ilpost.it

«Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo»

La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea venerdì 29 marzo 2019 alle ore 23. Ad annunciarlo ufficialmente è la premier conservatrice Theresa May, che ha deciso di mettere per iscritto, nero su bianco, il giorno e l’ora in cui avverrà la Brexit, tramite un emendamento al “Withdraw Bill” (chiamato anche “Repeal Bill”), la legge che regolerà il divorzio dall’Europa.

Il Primo Ministro britannico ha spiegato la sua decisione in un intervento pubblicato sul Daily Telegraph, intitolato “Sono determinata a dare al nostro Paese la migliore Brexit possibile”. In questo modo, la leader dei Tories ha potuto fugare tutti i dubbi e le voci che circolavano circa una spaccatura all’interno del Partito Conservatore sulla reale volontà di divorziare dall’Unione Europea. Il messaggio è chiaro: la Brexit, anche tra mille ostacoli, prosegue.

«Il governo ha pubblicato questa settimana un emendamento sostenuto trasversalmente allo “UE Withdrawal Bill” che mette in copertina la data della nostra uscita dall’Unione europea», scrive Theresa May all’inizio del suo intervento sul Telegraph, «Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo».

«Sarà visibile in bianco e nero sulla prima pagina di questo storico atto legislativo: il Regno Unito lascerà l’UE il 29 marzo 2019 alle ore 23», ha continuato il premier britannico, che della Brexit è una delle maggiori fautrici, «L'”Ue Withdrawal Bill” è il singolo provvedimento legislativo più significativo in questo Parlamento, perché è fondamentale per fornire una Brexit regolare e ordinata».

La scelta della data, in realtà, non rappresenta una sorpresa. Infatti, subito dopo il referendum dello scorso giugno, quando il “Leave” aveva vinto, seppure con scarso distacco, Theresa May aveva indicato il 29 marzo come data di uscita. Piuttosto, è singolare che l’orario scelto, le 23 sul fuso orario di Greenwich, prenda come riferimento la mezzanotte di Bruxelles, anziché quella di Londra.

15 settembre – Sadiq Khan

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foto via Bbc.com

«I londinesi non si lasceranno mai intimidire o sconfiggere dal terrorismo, la nostra città condanna gli orribili individui che cercano di utilizzare il terrore per danneggiarci e distruggere il nostro stile di vita»

Sadiq Khan

Venerdì mattina, ore 08:20 (09:20 secondo l’ora italiana), sulla District Line della metropolitana di Londra, nei pressi della stazione di Parsons Green, quartiere di Fulham, zona ovest della città, un’esplosione semina il panico tra i passeggieri e i passanti. Ventidue persone vengono portate via in ambulanza con ferite di diverso tipo, nessuno di essi in pericolo di vita.

La polizia metropolitana ha dichiarato che si è trattato di un “atto terroristico”, confermando che l’esplosione sarebbe stata causata da una bomba, più precisamente “un ordigno costruito in modo artigianale”. Alcune fonti, smentite poi dalla Polizia, hanno anche parlato di un secondo ordigno che sarebbe stato successivamente disattivato dalle squadre speciali.

L’esplosione è partita da un cestino bianco, nascosto all’interno di una busta del supermercato lasciata in uno dei vagoni posteriori del treno. La bomba è stata attivata a distanza per mezzo di un timer. Le indagini sono state prese in consegna dall’antiterrorismo britannico. Gli esperti concordano sul fatto che l’ordigno sarebbe esploso solo in parte.

Sky News, proprio questa mattina, ha diffuso la notizia che le forze dell’ordine avrebbero identificato un sospetto, che sarebbe stato individuato grazie alle immagini trasmesse dalle telecamere a circuito chiuso presenti in tutte le stazioni londinesi. Quasi contemporaneamente, il sindaco di Londra Sadiq Khan diceva alla stampa che «è in corso una caccia all’uomo», senza specificare altri dettagli riguardanti il numero dei sospetti.

Lo stesso Khan ha poi parlato ai suoi concittadini, invitandoli a resistere e a non lasciarsi sopraffare da questa minaccia. «I londinesi non si lasceranno mai intimidire o sconfiggere dal terrorismo, la nostra città condanna gli orribili individui che cercano di utilizzare il terrore per danneggiarci e distruggere il nostro stile di vita», sono state le sue parole.

La premier britannica Theresa May, prima ha espresso vicinanza per i feriti, e poi ha convocato una riunione d’emergenza del Cobra, il comitato di crisi del governo britannico. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, come di consueto, il Presidente americano Donald Trump affidava le sue reazioni a Twitter: «Un altro attacco a Londra di un terrorista perdente. Queste sono persone malate e matte, che erano nel mirino di Scotland Yard. Bisogna essere proattivi».

In un secondo tweet, sempre Trump ha aggiunto: «I terroristi devono essere affrontati in maniera molto più dura. Internet è il loro strumento di reclutamento principale che dobbiamo controllare e utilizzare meglio»; riprendendo una critica già precedentemente rivolta all’intelligence britannica.

 

28 giugno – Jeremy Corbyn

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foto via Reuters.com

«Ciò che la tragedia della Grenfell Tower ha mostrato sono i disastrosi effetti della politica di austerità, il disinteresse verso le comunità della classe lavoratrice, le terribili conseguenze della deregolamentazione e dei tagli. Chiedo alla Prima Ministra di fornire le risorse necessarie per testare e rimuovere i rivestimenti [degli edifici], ammodernare gli impianti anti-incendio e sostenere adeguatamente i vigili del fuoco e la polizia, perché tutte le nostre comunità possano sentirsi davvero al sicuro nelle loro case. Questo disastro, dev’essere un segnale d’allarme»

Jeremy Corbyn

Quest’oggi, nel Regno Unito, nella Camera dei Comuni, si è tenuta la sessione di interrogazione da parte dei membri del Parlamento a Theresa May. È stata la prima sessione di Prime Minister’s Questions del nuovo governo, eletto lo scorso 8 giugno. L’argomento su cui si è dibattito maggiormente è stato il taglio della spesa del settore pubblico, all’ordine del giorno, in Inghilterra, dopo la tragedia della Grenfell Tower.

Jeremy Corbyn ha incalzato di domande la premier May quando quest’ultima ha affermato che deve ancora essere delineato il quadro generale che ha portato alla tragedia della Grenfell Tower. Il leader labourista, allora, ha risposto: «Penso di poter aiutare la prima ministra in proposito. Quando si tagliano i fondi delle autorità locali del 40%, noi tutti paghiamo un prezzo in sicurezza pubblica: meno ispettori, meno ispettori di edifici, meno programmazione nei controlli, noi tutti ne paghiamo il prezzo». La May ha ribattuto che furono Blair e lo stesso Partito labourista, nel 2005, a modificare la regolamentazione contro gli incendi, perché non fossero più i vigili del fuoco a svolgere i controlli. Perciò, ha concluso May, «la questione riguarda i governi di entrambi i colori» e si è augurata che i partiti possano collaborare per risolverla.

Certo è, in effetti, che l’inchiesta nazionale indetta dalla premier sta evidenziando che nessuna delle 120 le torri con gli stessi rivestimenti della Grenfell ha superato i test di sicurezza anti-incendio, e almeno 600 altri edifici li hanno adottati. La pericolosità del materiale con cui sono costruiti i pannelli era ben nota ma i costi della versione non-infiammabile più elevati, spiega il New York Times in un lungo articolo dedicato alle cause dell’incendio della Grenfell Tower.

Nel mentre, Scotland Yard ha comunicato che ci vorrà molto tempo prima che si possa diramare l’elenco definitivo delle vittime. Oltre alla difficoltà delle operazioni di recupero e di riconoscimento, si aggiunge che i distretti di Kensington e Chelsea non abbiano una lista degli inquilini della Grenfell Tower. Inoltre, gli investigatori hanno fatto sapere che l’indagine criminale ha individuato sinora sessanta imprese che hanno partecipato all’opera di rinnovamento dell’edificio.

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foto via Nytimes.com (Neil Hall/Reuters)

26 giugno – Arlene Foster

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foto via Mirror.co.uk

«Oggi abbiamo raggiunto un risultato che è positivo per il Regno Unito, positivo per l’Irlanda del Nord e che permette alla nostra nazione di andare avanti per affrontare le sfide future»

Arlene Foster

Le elezioni nazionali dell’8 giugno avevano lasciato la premier uscente Theresa May in grande difficoltà. Il suo Partito Conservatore, infatti, non soltanto aveva perso 13 seggi rispetto alle elezioni precedenti, ma si era ritrovato addirittura senza la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni. L’unico partito in grado di fornire l’apporto necessario alla creazione di un nuovo governo May era il Partito Unionista Democratico (DUP) dell’Irlanda del Nord.

Oggi, dopo due settimane di negoziati, al termine di una riunione svoltasi presso il numero 10 di Downing Street, l’intesa tra i due partiti è stata raggiunta. Il testo dell’accordo di governo, della lunghezza di tre pagine, firmato dal deputato conservatore Gavin Williamson e dal deputato unionista Jeffrey Donaldson, è stato successivamente pubblicato su internet.

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La premier Theresa May stringe la mano ad Arlene Foster, leader del Dup, fuori da Downing Street (foto via Theguardian.com/Carl Court)

La leader del Dup, Arlene Foster, al termine della riunione, ha parlato ai giornalisti presenti a Downing Street. «A seguito dei risultati delle elezioni generali e del mandato affidatoci dal popolo dell’Irlanda del Nord, siamo stati in trattativa con il Partito Conservatore per vedere come fosse possibile sostenere il governo conservatore di minoranza in Parlamento» ha esordito la Foster, che ha continuato: «Oggi abbiamo raggiunto un accordo con il Partito Conservatore sul sostegno al governo in Parlamento. Questo accordo opererà per fornire un governo stabile nell’interesse nazionale del Regno Unito in questo momento vitale».

Dopo questa intoduzione, la leader del Dup ha parlato dell’accordo in maniera più specifica: «Come parte del nostro accordo politico, entrambe le parti hanno convenuto che non ci sarà alcun cambiamento per le pensioni “triple lock” e la natura universale del pagamento del combustibile invernale in tutto il Regno Unito. Siamo d’accordo a rispettare l’impegno della Nato di spendere il 2% del PIL per le forze armate e siamo inoltre impegnati a rispettare il Patto delle Forze Armate e la sua implementazione in tutto il Regno Unito».

L’intesa giunge, tuttavia, a caro prezzo per Theresa May. In cambio dell’appoggio esterno al governo, il Dup ottiene un finanziamento complessivo di 1,5 miliardi di sterline (circa 1,7 miliardi di euro) a favore dell’Irlanda del Nord; soldi che dovranno essere usati per dare impulso all’economia della regione e favorire gli investimenti in nuove infrastrutture, nell’educazione e nella sanità. A darne l’annuncio è la stessa Arlene Foster: «Accogliamo con favore questo sostegno finanziario di 1 miliardo di sterline nei prossimi due anni, oltre a fornire nuova flessibilità sui quasi 500 milioni precedentemente promessi all’Irlanda del Nord».

 

«Saluto questo accordo che ci permetterà di lavorare assieme nell’interesse dell’intero Regno Unito, per darci la certezza di cui abbiamo bisogno mentre ci apprestiamo ad uscire dall’Unione Europea, e aiutarci a costruire una società più forte ed equa» è il comunicato rilasciato, invece, da Theresa May che, archiviata la trattativa per il nuovo governo, può ora concentrarsi sul negoziato ben più importante con l’Unione Europea riguardante la Brexit.

La premier britannica ha poi affermato: «L’accordo chiarisce che restiamo fermi nel nostro impegno espresso nell’accordo del Venerdì santo e nei seguenti, e nel governare negli interessi di tutte le parti della comunità in Irlanda del Nord». L’esortazione della May riguarda la necessità per le forze politiche dell’Irlanda del Nord di raggiungere un’intesa che dia a Belfast un governo locale di unità nazionale, entro la scadenza stabilita da Londra del 29 giugno.

Adesso, dopo l’accordo tra la May e la Foster, il programma politico della legislatura, pronunciato la scorsa settimana dalla Regina Elisabetta, può finalmente essere sottoposto all’esame del Parlamento. Il voto è previsto per mercoledì o giovedì.

23 giugno – Donald Tusk

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foto via Lefigaro.fr

«La mia prima impressione è che l’offerta del Regno Unito sia al di sotto delle nostre aspettative e che rischi di peggiorare la situazione dei cittadini. Ma sarà compito della nostra squadra che si sta occupando dei negoziati analizzare la proposta riga per riga, una volta ricevuta per iscritto»

Donald Tusk

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito la proposta della premier britannica Theresa May ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito «al di sotto delle aspettative».

Intervenendo durante la conferenza stampa a chiusura dei lavori del Consiglio europeo (che si sono svolti nelle giornate di ieri e oggi), Tusk ha dichiarato che, per i leader dei 27 paesi dell’Unione europea, la «priorità numero uno» è costituita dai diritti dei propri cittadini, e che la sua impressione è che la proposta della premier May corra il rischio di peggiorare la loro situazione.

Ieri sera, al termine di una cena tra leader europei a Bruxelles, May aveva parlato di un nuovo status che verrebbe garantito ai cittadini di paesi europei che vivono nel Regno Unito da almeno cinque anni, uno status che ha definito “settled EU”. Come spiega il Post, questo status darebbe la possibilità ai cittadini europei di avere gli stessi diritti legati al welfare, alla sanità e all’istruzione di cui godono i cittadini britannici.

Secondo la proposta, una proposta che May ha definito «giusta e seria», la condizione di “settled EU” verrà garantita anche a chi, entro un certo lasso di tempo, si trasferirà nel Regno Unito dopo l’effettiva Brexit (che indicativamente avverrà nel marzo 2019), sempre a patto che vengano prima maturati i cinque anni di permanenza. Tuttavia, come riporta il quotidiano britannico The Independent, May non ha specificato la data oltre la quale ai nuovi arrivati non verrebbe più garantito lo status di “settled EU”.

Inoltre, May ha detto di volersi opporre alla richiesta dell’Ue di riconoscere la Corte di giustizia dell’Unione europea come istituzione garante dei diritti dei cittadini non inglesi, una decisione che ha sollevato le critiche delle associazioni che rappresentano i circa 3 milioni di cittadini europei nel Regno Unito.

Il presidente del Consiglio europeo ha detto che la proposta sarà analizzata «riga per riga» quando lunedì prossimo il governo inglese ne renderà ufficiali tutti i dettagli.

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Qui si può trovare il testo completo dell’intervento di Tusk al termine del Consiglio europeo.

Questo invece è l’audio di alcuni momenti dell’intervento, pubblicato su SoundCloud dal giornalista del Guardian Matthew Weaver:

21 giugno – Theresa May

foto via Buzzfeed.com

«I soccorsi alle famiglie nelle prime ore [dopo l’incendio] non sono stati sufficienti […] È stata una mancanza dello Stato, a livello locale e nazionale, nell’aiutare le persone quando ne avevano più bisogno. Come primo ministro, chiedo perdono per questa mancanza e, come primo ministro, mi sono assunta la responsabilità di fare il possibile per sistemare le cose»

Theresa May

Theresa May, primo ministro del Regno Unito, si è scusata per l’inefficienza dimostrata dallo Stato nei primi soccorsi agli inquilini della Grenfell Tower, il palazzo di Londra bruciato in un incendio nella notte dello scorso 14 giugno.

May, durante un discorso al Parlamento (oggi è stato il giorno della Cerimonia di apertura del Parlamento del Regno Unito), ha detto che gli aiuti nelle prime ore dopo la tragedia «non sono stati sufficienti» e ha promesso che a coloro che hanno perso la propria abitazione nell’incendio sarà fornito più sostegno.

Il primo ministro ha inoltre aggiunto che ai sopravvissuti sarà versata una somma di denaro grazie a un fondo per le emergenze, e ha ribadito l’impegno del governo di fornire nuove abitazioni entro tre settimane.

Intanto la polizia ha dichiarato che le vittime dell’incendio sono 79 (tra questi molti sono dispersi, ma dichiarati morti).

Da giorni May e il governo vengono criticati per la cattiva gestione dei primi soccorsi e per la poca empatia dimostrata dal primo ministro nei confronti delle persone colpite dall’incendio. Numerosi manifestanti hanno dato vita a una serie di “giornate della rabbia”, manifestazioni di protesta con cortei per le strade della capitale inglese. L’ultima di queste manifestazioni si è tenuta oggi: 500 persone hanno marciato dalla zona ovest di Londra fino a Downing Street, dove risiede la premier May.

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Alcuni partecipanti alla manifestazione di oggi (foto via Theguardian.com / Teri Pengilley)

I manifestanti hanno chiesto che agli ex inquilini della Grenfell Tower vengano assegnate nuove case nello stesso quartiere e che vengano concesse la piena amnistia e la residenza inglese permanente agli sfollati stranieri che non dispongono dei documenti di immigrazione.

17 giugno – Jeremy Corbyn

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foto via Indipendent.co.uk

«L’indagine dev’essere capace di considerare tutti i passaggi che hanno (o che non hanno) portato e contribuito a questo terribile incidente. Deve anche indicare le misure più urgenti da prendere in merito ai criteri di sicurezza per altri edifici [del genere della Grenfell Tower]…  Sebbene creda che le politiche e le priorità del suo governo nei settori degli alloggi sociali e della sicurezza pubblica attirino legittimamente le mie critiche, spero che entrambi condividiamo la stessa determinazione determinazione a scoprire la verità che ha portato a questa tragedia, per scongiurare che si possa ripetere»

Jeremy Corbyn

Questa mattina, Jeremy Corbyn, leader del partito laburista inglese, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Theresa May, in merito alla decisione di indire un’indagine pubblica indipendente sull’incendio della Grenfell Tower. Sulla questione, infatti, c’è incertezza, poiché sembra che potrebbero occorrere anni prima che le inchieste vengano rese pubbliche. Intanto, la polizia ha dichiarato che il numero delle vittime è salito a trenta e che cinquantotto sono le persone disperse e presumibilmente morte.

Certo è che la tragedia della Grenfell Tower stia mostrando alcune fragilità della premier. May è stata duramente contestata sia a Dowing Street sia sui giornali, per la gestione dell’emergenza e per la scarsa empatia dimostrata, ad esempio nell’intervista televisiva alla BBC. Anche su questo ha insistito Corbyn nella sua lettera. Ha chiesto «un atteggiamento di generosità e compassione» da parte del governo, perché le famiglie delle vittime straniere possano assistere ai funerali. Il segretario del Labour ha fatto presente che i 5 milioni di sterline stanziati dal governo non saranno sufficienti per garantire «l’adeguato e locale reinserimento» delle persone colpite dall’incendio. A tal proposito, ha richiamato May a ribadire «l’ordine imperativo» che agli sfollati vengano garantite abitazioni nella stessa area, impegno che le contee di Kengsinton e Chelsea non sembrano voler rispettare.

La premier stessa, in effetti, ha ammesso che il supporto alle vittime «non è stato sufficiente».

9 giugno – Theresa May

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foto via Abc.net.au

«Quello di cui il paese ha bisogno più di tutto sono delle certezze e, avendo ottenuto il maggior numero di voti e il maggior numero di seggi alle elezioni, è chiaro che solo il Partito Conservatore e il Partito Unionista hanno la legittimazione e la possibilità di fornire quelle certezze, disponendo di una maggioranza nella Camera dei Comuni»

Theresa May

All’indomani delle elezioni politiche nel Regno Unito, in un discorso tenuto di fronte alla sua residenza di Downing Street, la prima ministra britannica Theresa May ha annunciato che proverà a formare un nuovo governo, fondato su un’alleanza politica tra il Partito Conservatore e il Partito Democratico Unionista (DUP).

Le elezioni di ieri nel Regno Unito hanno sancito la perdita della maggioranza parlamentare da parte dei Conservatori: il partito guidato da Theresa May è infatti passato dai 330 seggi di cui disponeva nella Camera dei Comuni a 318, meno del numero necessario (326) per poter governare da soli.

Nonostante il Partito Conservatore si sia confermato il primo partito del Regno Unito, il risultato elettorale rappresenta una sconfitta politica per May. Ad aprile, la prima ministra aveva indetto le elezioni anticipate nella speranza di aumentare il peso dei Conservatori nella Camera dei Comuni e di rafforzare la propria leadership all’interno del partito, per poter affrontare i trattati su Brexit con l’Unione europea da una posizione politicamente più solida. Tale speranza era confortata dall’ampio vantaggio di cui due mesi fa, secondo i sondaggi, godeva il Partito Conservatore nei confronti del secondo partito del Regno Unito, il Partito Laburista: circa +20%.

La campagna elettorale non è andata però come ipotizzato dai Conservatori: il Labour, guidato dal suo leader Jeremy Corbyn, ha ridotto di molto il distacco iniziale, conducendo una grande rimonta nel corso delle ultime settimane e arrivando ad ottenere 262 seggi e uno dei suoi migliori risultati negli ultimi 15 anni in termini di voti assoluti.

Come nota il Post, nei titoli dei giornali britannici che commentano il risultato delle elezioni ricorre molto la parola “gamble” (“azzardo”) e “fail” (“fallimento”).

«Theresa May ha indetto queste elezioni nell’interesse del suo partito, non del nostro paese» ha commentato Corbyn in un video rivolto ai suoi elettori. «Ma ha sottovalutato il Partito Laburista, e soprattutto ha sottovalutato voi».

Questo invece è il video del discorso di Theresa May.

Lo abbiamo tradotto in italiano:

«Ho appena incontrato Sua Maestà la Regina e ora formerò un governo.

Un governo che sia in grado di fornire sicurezze e di guidare la Gran Bretagna attraverso questo periodo critico per il nostro paese.

Questo governo guiderà il paese nei cruciali negoziati su Brexit che cominceranno fra soli 10 giorni e prenderà decisioni in accordo con la volontà del popolo inglese portando il Regno Unito fuori dall’Unione europea.

Lavorerà per mantenere la nostra nazione al sicuro attraverso quei cambiamenti che ho annunciato in seguito ai terribili attentati di Manchester e Londra, reprimendo l’ideologia dell’estremismo islamico e tutti coloro che la condividono, e conferendo alla polizia e alle autorità i poteri di cui necessitano per difendere il nostro paese.

Il governo che guido porrà giustizia e opportunità al centro di tutto ciò che farà, in modo da mantenere, tutti insieme, la promessa di Brexit e costruire nei prossimi cinque anni un paese in cui nessuna persona e nessuna comunità sia lasciata indietro, un paese in cui prosperità e opportunità siano condivise in tutto questo Regno Unito.

Quello di cui il paese ha bisogno più di tutto sono delle certezze e, avendo ottenuto il maggior numero di voti e il maggior numero di seggi alle elezioni, è chiaro che solo il Partito Conservatore e il Partito Unionista hanno la legittimazione e la possibilità di fornire quelle certezze, disponendo di una maggioranza nella Camera dei Comuni.

Continueremo a lavorare insieme ai nostri amici ed alleati, specialmente del Partito Democratico Unionista. I nostri due partiti godono da molti anni di una relazione forte e questo mi fa ben sperare nella nostra capacità di lavorare insieme nell’interesse di tutto il Regno Unito. Ciò ci consentirà di unirci come paese e di indirizzare le nostre energie verso un ottimo accordo su Brexit che funzioni per ognuno in questo paese, garantendoci un nuovo rapporto di cooperazione con l’Unione europea che ci assicuri prosperità a lungo termine.

Questo è ciò per cui la gente ha votato lo scorso giugno, e questo è ciò che otterremo. Ora mettiamoci al lavoro»

4 giugno – Theresa May

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foto via Theguardian.uk

«Nella misura in cui la natura della minaccia che affrontiamo diventa più complessa, frammentata e nascosta, specialmente online, la strategia [anti-terrorismo] deve star al passo. Alla luce di ciò che stiamo imparando sulla mutevole strategia [dei terroristi], dobbiamo rivedere la strategia anti-terroristica britannica, per essere certi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno… Da quando è emersa la minaccia del terrorismo di matrice islamica, il nostro paese ha fatto significativi progressi nell’interruzione delle trame e nella protezione della gente, ma è tempo di dire che troppo è troppo. Tutti hanno bisogno di vivere le loro vite come farebbero normalmente. La nostra comunità continuerà a funzionare secondo i nostri valori ma per quel che riguarda la lotta all’estremismo e al terrorismo le cose han bisogno di essere cambiate»

Theresa May

A seguito dell’attacco terroristico (recentemente rivendicato dall’Isis) verificatosi ieri sera a Londra, questa mattina la premier inglese Theresa May ha tenuto una conferenza stampa. Al fondo dell’articolo proponiamo una nostra traduzione integrale del suo discorso, per il quale è stata criticata.

La premier, anzitutto, ha confermato la dinamica dell’attentato: gli assalitori erano tre, indossavano falsi giubbotti esplosivi e dopo aver lanciato il furgone sulla folla lungo London Bridge si sono recati a Borough Market dove i tre sono scesi e hanno assalito i passanti con coltelli. La polizia è intervenuta e ha aperto il fuoco contro i terroristi, uccidendoli tutti.

May ha proseguito affermando con risolutezza: «Noi non possiamo e non dobbiamo far finta che la situazione possa andare avanti così come sta e le cose hanno bisogno di essere cambiate». Ha ripetuto la frase anche alla fine del suo discorso. Quindi, ha enunciato le quattro maniere con cui intende dettare la nuova linea anti-terrorismo.

Bisogna anzitutto «far capire che i nostri pluralisti valori britannici sono superiori a qualsiasi cosa che possano offrire i predicatori e i sostenitori dell’odio». Quindi, passando  a due proposte più concrete, May ha chiesto la collaborazione con gli altri governi democratici per un accordo sul cyberspazio per difendersi anche sul fronte virtuale. Infatti, ha indicato internet come uno dei «luoghi sicuri» in cui il terrorismo pianifica i propri attacchi. Gli altri “luoghi sicuri” sono, invece, l’Iraq e la Siria, dove l’Isis si è stabilita. Qui serve l’intervento militare, ha detto, ma ha aggiunto che servono nuove azioni anche all’interno del Regno Unito, dove «c’è stata fin troppa tolleranza». Si renderanno necessari «impegnativi e imbarazzanti dialoghi» tra le comunità della società, che però devono unirsi e non rimanere «separate e segregate». In più, saranno dati alla polizia e ai servizi di sicurezza più poteri perché possano sorvegliare meglio; tra questi poteri, anche pene detentive più lunghe per i reati legati al terrorismo. Il quarto e ultimo punto è stata la spiegazione che la nuova strategia anti-terrorismo si rende necessaria in quanto la stessa minacci terroristica «è diventata più complessa, articolata e nascosta, specialmente online».

La premier, infine, ha annunciato che le elezioni legislative si terranno com’era stato stabilito, giovedì prossimo, perché «la violenza non potrà mai interrompere il processo democratico».

«Ieri sera il nostro paese è stato un’altra volta vittima di un brutale attacco terroristico. Ho appena concluso un incontro con il comitato di emergenza del governo e voglio darvi le ultime informazioni a disposizione sull’attentato. Poco prima delle 22 e 10 di ieri sera, la polizia metropolitana ha ricevuto una chiamata di emergenza che riferiva che un furgone aveva investito passanti a London Bridge e da London Bridge si è diretto a Borough Market, dove tre terroristi hanno lasciato furgone e hanno attaccato, con lame e coltelli, civili innocenti e disarmati. Tutti e tre indossavano quelli che sembravano giubbotti esplosivi, ma la polizia ha stabilito che i vestiti erano falsi ed erano indossati solo per seminare panico e paura.

Come spesso è capitato in simili serie circostanze, la polizia ha risposto con grande coraggio e grande velocità. Poliziotti armati della polizia metropolitana e della polizia di Londra sono giunti sul posto in pochi momenti e hanno sparato e ucciso i tre sospetti. I tre terroristi sono stati affrontati e colpiti da poliziotti armati, entro otto minuti da quando la polizia ha ricevuto la prima telefonata di emergenza. Sette persone sono morte nell’attacco, oltre ai tre sospettati uccisi dalla polizia. Quarantotto persone stanno ricevendo cure in vari spedali di Londra, molti sono in gravi condizioni.

Noi non possiamo e non dobbiamo far finta che la situazione possa andare avanti così come sta e le cose hanno bisogno di essere cambiate e devono cambiare in quattro importanti maniere. Anzitutto, sebbene l recenti attacchi non siano legati da una rete comune, sono legati in un importante sensi: sono frutto della stessa nefasta ideologia dell’estremismo islamico che predica odio, divisione e promuove il settarismo. È un’ideologia che afferma che i nostri valori occidentali di libertà, democrazia e diritti umani siano incompatibili con la religione islamica. È un’ideologia che è una perversione dell’Islam e una perversione della verità.

Sconfiggere questa ideologia è una delle grande sfide del nostro tempo ma non può essere debellata con il solo intervento militare. Non sarà sconfitta attraverso il mantenimento della costante operazione difensiva anti-terroristica, per quanto capaci siano chi la gestisce e i professionisti del settore. Sarà sconfitta solo quando allontaneremo la mente delle persone da questa violenza e faremo loro capire che i nostri valori, i nostri pluralisti valori britannici sono superiori a qualsiasi cosa che possano offrire i predicatori e i sostenitori dell’odio.

In secondo luogo, non possiamo permettere che questa ideologia abbia gli spazi sicuri di cui ha bisogno per riprodursi. Questo è precisamente ciò che offrono internet e le grandi compagnie che offrono servizi internet. Dobbiamo collaborare con i governi democratici alleati per raggiungere accordi internazionali che regolino lo cyberspazio, per prevenire la diffusione dei terroristi e la pianificazione di attentati terroristici, e dobbiamo fare tutto ciò che è possibile a casa per ridurre i rischi di estremismo online.

In terzo luogo, dobbiamo privare gli estremisti dei loro spazi sicuri online, ma non dobbiamo dimenticare degli spazi sicuri che continuano a esistere nel mondo reale. Sì, questo significa intraprendere azioni militari per distruggere l’Isis in Iraq e in Siria, ma significa anche adottare provvedimenti qui a casa. Anche se abbiamo fatto significativi progressi negli ultimi anni, bisogna essere franchi che c’è stata fin troppa tolleranza nel nostro paese per l’estremismo, quindi dobbiamo essere molto più risoluti a identificarlo e reprimerlo nel settore pubblico e nella società. Questo richiederà qualche impegnativi e spesso imbarazzanti dialoghi, ma l’intero nostro paese deve unirsi per affrontare l’estremismo e dobbiamo vivere le nostre vite non in una serie di separate, segregate comunità, ma come un vero, unito, regno.

In quarto luogo, la vigorosa strategia antiterrorismo che abbiamo adottato si è dimostrata proficua in tanti anni ma, nella misura in cui la natura della minaccia che affrontiamo diventa più complessa, frammentata e nascosta, specialmente online, la strategia deve star al passo. Alla luce di ciò che stiamo imparando sulla mutevole strategia [dei terroristi], noi dobbiamo rivedere la strategia anti-terroristica britannica, per essere certi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno, e se abbiamo bisogno che la lunghezza delle pene detentive per reati legati al terrorismo, anche per reati apparentemente meno seri, questo sarà quello che faremo.

Da quando è emersa la minaccia del terrorismo di matrice islamica, il nostro paese ha fatto progressi significativi nell’interruzione delle trame e nella protezione della gente, ma è tempo di dire che troppo è troppo. Tutti hanno bisogno di vivere le loro vite come farebbero normalmente. La nostra comunità continuerà a funzionare secondo i nostri valori ma per quel che riguarda la lotta all’estremismo e al terrorismo le cose han bisogno di essere cambiate.

Come segno di rispetto i partiti politici hanno sospeso le nostre campagne politiche per quest’oggi ma la violenza non potrà mai interrompere il processo democratico e perciò domani le campagne saranno riprese appieno domani e le elezioni legislative si terranno, come previsto, giovedì.

Come un paese la nostra risposta quella che è stata sempre stata, quando ci siamo confrontati con la violenza, noi dobbiamo stare uniti, noi dobbiamo restare coesi e uniti affronteremo e sconfiggeremo i nostri nemici».

22 aprile – Guy Verhofstadt

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foto via Politico.eu

“Quelle che sono state promosse come ‘elezioni su Brexit’ sono in realtà un tentativo di presa di potere da parte dei Tories, che sperano di trarre vantaggio da un Partito laburista apparentemente in confusione per assicurarsi altri cinque anni di potere prima che la realtà di Brexit inizi a fare male. L’elezione di un numero maggiore di parlamentari conservatori offrirà a May più possibilità di ottenere un miglior accordo su Brexit? Per coloro che siedono al tavolo delle trattative di Bruxelles ciò è irrilevante. I funzionari inglesi rappresenteranno i cittadini del Regno Unito nei negoziati a prescindere dal numero dei parlamentari dei Tories”

Guy Verhofstadt

Il coordinatore del Parlamento europeo per Brexit, Guy Verhofstadt, ha attaccato duramente il primo ministro inglese Theresa May e la sua decisione di indire elezioni politiche anticipate per il prossimo 8 giugno. In un articolo intitolato “Don’t believe Theresa May. The election won’t change Brexit one bit”, pubblicato sul giornale inglese The Guardian, Verhofstadt ha definito “priva di senso” la tesi, sostenuta dallo stesso primo ministro britannico, per cui una vittoria dei conservatori alle elezioni di giugno conferirebbe maggior potere contrattuale a May nei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Con una punta di ironia, Verhofstadt, che è stato primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, ed è attualmente presidente del gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) al Parlamento europeo, ha scritto: “In quanto belga, ho da sempre una passione per il surrealismo. Il mio collega, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la scorsa settimana ha suggerito che il copione [delle ultime vicende inglesi] avrebbe potuto essere scritto da Alfred Hitchcock. Per me è più simile all’arte ultraterrena di Magritte”.

Secondo Verhofstadt, non ci sarebbe alcuna garanzia che “un pizzico di parlamentari conservatori in più sugli scranni delle seconde file del Parlamento” possa modificare l’esito delle trattative su Brexit tra il governo britannico e i rappresentanti dell’Unione. “La teoria sostenuta da alcuni, per cui May ha chiesto elezioni anticipate per assicurarsi un accordo migliore con l’Ue, è priva di senso. Possiamo concludere solo che molti politici inglesi e i mezzi di informazione ancora non afferrino come funzioni l’articolo 50”.

“Spero che queste elezioni portino a un dibattito onesto sulle conseguenze amare di Brexit”, ha concluso Verhofstadt. “Forse allora la nebbia del surrealismo che ha inghiottito i ministri del Regno Unito si sarà diradata e potremo così avere una discussione seria sui nostri rapporti, che spero siano molto stretti”.