18 settembre – Tony Blair

1632.jpg
foto via Theguardian.com

«Più fondamentalmente, i popoli di queste nazioni hanno gli stessi nostri desideri: pace, stabilità, salute, educazione e opportunità per un lavoro gratificante. È l’unica visione del futuro che funziona, anche perché i problemi in paesi che sembrano lontani da noi potrebbero essere più vicini di quanto pensiamo»

Tony Blair

Quest’oggi, il The Guardian ha pubblicato un articolo dell’ex-premier inglese Tony Blair. «L’aiuto da solo non fermerà la fuga dei migranti verso le coste europee» recita il titolo. Blair sostiene che Europa, Stati Uniti e i paesi alleati del Golfo arabo debbano organizzare una strategia per sostenere gli Stati che compongo il G5 del Sahel, ovvero Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Nigeria.

Si tratta di stati cosiddetti «fragili», esposti a povertà, sicurezza alimentare, carenze a livello governativo, ecc. Il loro quadro, però, viene reso unico, afferma Blair, da due fattori, che sono il motivo per cui è necessario «un nuovo approccio». Anzitutto, la crescita demografica che, si stima, vedrà crescere la popolazione di questi paesi a 200 milioni di abitanti per il 2050 (dai 78 milioni attuali). Questo, spiega Blair, farà salire il tasso di disoccupazione giovanile, che incrementerà le migrazioni, e aumenterà i pericoli ecologici. In secondo luogo, i conflitti locali potrebbero attirare l’attenzione dei gruppi estremisti. Quest’anno, infatti, Boko Haram e gli altri quattro principali movimenti si sono alleati.

Perciò, «occorre un programma specifico per il Sahel», che risponda, inoltre, alle esigenze e necessità di ogni singolo stato. L’assenza di una dirigenza nazionale forte, rende inefficiente l’uso degli aiuti dei donatori e bisogna ricorrere a un aiuto non tradizionale. Infatti, «i problemi sono così tanti e così profondi che i governi ne sono sopraffatti. Questo è il motivo per cui serve un compainct che sia articolato, che copra tutti le diverse aree di sviluppo, anche la sicurezza, e dev’essere basato su una collaborazione che abbia obiettivi chiari e misurabili in cambio di aiuto». Non dovrà essere un aiuto solo finanziario bensì anche tecnico, ovvero di assistenza per la costruzione politica degli stati.

«Sono convinto», conclude Blair, «che un nuovo percorso può essere costruito. Un percorso nel quale i governi del Sahel abbiano la giusta collaborazione per costruire un governo efficace che possa affrontare da solo le proprie difficoltà e, con il tempo, fare a meno dei sostegni. Più fondamentalmente, i popoli di queste nazioni hanno gli stessi nostri desideri: pace, stabilità, salute, educazione e opportunità per un lavoro gratificante. È l’unica visione del futuro che funziona, anche perché i problemi in paesi che sembrano lontani da noi potrebbero essere più vicini di quanto pensiamo».

 

19 aprile – Tony Blair

tony-blair
foto via Rt.com

“Da sei a nove mesi da oggi, Brexit apparirà sotto una luce diversa. Quello che il primo ministro [Theresa May] arriverà a capire quando riceverà informazioni sempre più dettagliate su Brexit è che i negoziati saranno tremendamente complessi non solo in termini tecnici, ma anche politici. [Theresa May] ha bisogno di un Parlamento che difenda qualunque accordo lei presenti, o addirittura l’assenza di un accordo”

Tony Blair

In un articolo pubblicato sul sito della propria fondazione, Tony Blair, ex primo ministro del Regno Unito ed ex leader del Partito laburista inglese, ha messo per iscritto la propria opinione a proposito della decisione del governo britannico di andare a elezioni anticipate e degli scenari politici che tale decisione aprirà. Secondo Blair, il primo ministro Theresa May avrebbe chiesto al Parlamento di indire le elezioni per il prossimo giugno (anziché per la primavera del 2020, scadenza naturale della legislatura) nella speranza di sostituire l’attuale Parlamento con uno dotato di una maggioranza “più apertamente entusiasta” nei confronti di Brexit. L’articolo di Blair è stato parzialmente tradotto in italiano dal Corriere della Sera.

Se il piano di May dovesse concretizzarsi, afferma Blair, “il danno per il paese sarebbe enorme”: “Rischiamo di ritrovarci con un Parlamento squilibrato nella sua composizione, con una schiacciante maggioranza dei Tories [i membri del Partito conservatore inglese], in parte dovuta non ai meriti intrinseci di Brexit o degli stessi Tories, ma alla condizione in cui versa il Partito laburista”. Secondo Blair, il rischio che gli inglesi devono scongiurare è che May ottenga un mandato per una “Brexit ad ogni costo”. Occorre quindi che nella Camera dei comuni (la camera elettiva del Parlamento inglese) vengano eletti rappresentanti “che tengano come minimo una mentalità aperta”.

“Per questo c’è bisogno che, in ogni collegio elettorale, l’elettorato sappia qual è la posizione [su Brexit] di ogni candidato, e che la mobilitazione di migliaia di elettori in ogni collegio renda chiaro che per loro questo tema sarà determinante quando sarà il momento di votare”.