10 novembre – Theresa May

Theresa May Meets With Prime Minister Of Israel Benjamin Netanyahu
foto via Ilpost.it

«Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo»

La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea venerdì 29 marzo 2019 alle ore 23. Ad annunciarlo ufficialmente è la premier conservatrice Theresa May, che ha deciso di mettere per iscritto, nero su bianco, il giorno e l’ora in cui avverrà la Brexit, tramite un emendamento al “Withdraw Bill” (chiamato anche “Repeal Bill”), la legge che regolerà il divorzio dall’Europa.

Il Primo Ministro britannico ha spiegato la sua decisione in un intervento pubblicato sul Daily Telegraph, intitolato “Sono determinata a dare al nostro Paese la migliore Brexit possibile”. In questo modo, la leader dei Tories ha potuto fugare tutti i dubbi e le voci che circolavano circa una spaccatura all’interno del Partito Conservatore sulla reale volontà di divorziare dall’Unione Europea. Il messaggio è chiaro: la Brexit, anche tra mille ostacoli, prosegue.

«Il governo ha pubblicato questa settimana un emendamento sostenuto trasversalmente allo “UE Withdrawal Bill” che mette in copertina la data della nostra uscita dall’Unione europea», scrive Theresa May all’inizio del suo intervento sul Telegraph, «Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo».

«Sarà visibile in bianco e nero sulla prima pagina di questo storico atto legislativo: il Regno Unito lascerà l’UE il 29 marzo 2019 alle ore 23», ha continuato il premier britannico, che della Brexit è una delle maggiori fautrici, «L'”Ue Withdrawal Bill” è il singolo provvedimento legislativo più significativo in questo Parlamento, perché è fondamentale per fornire una Brexit regolare e ordinata».

La scelta della data, in realtà, non rappresenta una sorpresa. Infatti, subito dopo il referendum dello scorso giugno, quando il “Leave” aveva vinto, seppure con scarso distacco, Theresa May aveva indicato il 29 marzo come data di uscita. Piuttosto, è singolare che l’orario scelto, le 23 sul fuso orario di Greenwich, prenda come riferimento la mezzanotte di Bruxelles, anziché quella di Londra.

13 settembre – Jean-Claude Juncker

 

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foto via Ansa.it

 

«Il vento è tornato a spirare nelle vele dell’Europa. Questa è la nostra opportunità, ma non durerà per sempre. Dobbiamo cogliere l’attimo, dobbiamo farci sospingere dal vento»

Jean-Claude Juncker

Quest’oggi, Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, ha tenuto l’annuale discorso sullo stato dell’Unione Europea. Ha esordito con l’ottimismo di chi, dopo un anno “«un anno che ha colpito le nostre più profonde radici», vede che “«l’economia europea sta finalmente riprendendo slancio»” e che questa è l’occasione da cogliere.

Tra i vari temi toccati, Juncker ha marcato una netta contrapposizione con gli Stati Uniti per quel che riguarda la lotta al cambiamento climatico. L’Europa dev’essere infatti all’avanguardia, ha detto, «per rendere il nostro pianeta great again». Per quel che riguarda gli attacchi informatici, invece, Juncker ha chiesto che l’Europa migliori in tale settore, perché «i cyber attack possono essere molto più pericolosi per le democrazie e le economie che le armi e i carriarmati».

Nel novero degli ambiti su cui l’Europa dovrà lavorare nei prossimi mesi, Juncker ha posto la gestione dei flussi migratori. Lo scenario gli appare in via di miglioramento, e ha voluto menzionare l’Italia quale attrice di un «indefesso e encomiabile sforzo», con il quale «sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo». Juncker ha promesso che l’Italia continuerà a ricevere supporto finanziario per questo. Tuttavia, il presidente ha anche voluto ricordare che «l’Europa ha una responsabilità collettiva» a proposito delle «inumane condizioni di detenzione e nei centri di accoglienza» libici.

Infine, Jean-Claude Juncker ha avanzato alcune proposte per quel che riguarda le istituzioni europee. Vorrebbe istituire la figura di un ministro dell’economia e della finanza, che «coordini tutti gli strumenti finanziari dell’EU» e ne migliori l’efficienza. Sempre secondo il principio per cui «più democrazia significa più efficienza», Juncker propone di unire le presidenze dell’Unione Europea e del Consiglio dell’EU in un’unica figura. «Con un singolo presidente», ha spiegato, «verrebbe meglio espressa la vera natura dell’Unione Europea come un’Unione di Stati e un’Unione di cittadini».

 

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foto via Nytimes.com (Credit: Christian Hartmann/Reuters )

 

 

29 giugno – Dimitris Avramopoulos

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foto via Lapresse.it

«L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi delle Ong per ragioni di sicurezza nazionale»

Dimitris Avramopoulos

I Paesi europei membri del G20 si sono riuniti in questi giorni a Berlino, con lo scopo di prepararsi per l’imminente vertice di Amburgo del 7 e 8 luglio. Tra i temi principali sul tavolo delle discussioni, oltre alla questione del clima e del crescente protezionismo economico degli Stati Uniti, c’è sicuramente la questione migratoria.

L’Italia, per via della sua posizione geografica, ricopre un ruolo di primissimo piano. La gestione dell’emergenza migratoria si sta rivelando un compito troppo gravoso da sostenere senza l’ausilio degli altri partner europei. I porti siciliani sono ormai allo stremo e, solo nella giornata di oggi, circa 2.500 persone sono sbarcate in Calabria e altre 1.200 in Campania.

Davanti agli altri leader europei, il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, ha sollevato per primo la questione migratoria, nella speranza che nel vertice dei ministri europei a Tallin si possa giungere a una svolta in chiave comunitaria. «Ho utilizzato anche questa occasione per rappresentare ai colleghi europei l’estrema preoccupazione per il rischio dell’accentuarsi dei flussi migratori negli ultimi giorni» ha detto Gentiloni, che ha poi aggiunto «l’Italia non si è mai sottratta ai propri impegni per soccorso in mare e accoglienza umanitaria e non intende farlo ma chiede di discutere del ruolo delle ong, della missione di Frontex, delle risorse a disposizione per lavorare in Libia e negli altri Paesi africani, della possibilità di allargare i nostri programmi».

«Siamo di fronte a numeri crescenti che alla lunga potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Abbiamo internazionalizzato le operazioni di salvataggio ma l’accoglienza resta di un Paese solo. Questo mette il nostro Paese sotto pressione ma noi abbiamo un aspetto umanitario, di rispetto delle leggi e lo confermeremo. Non violiamo le regole o vogliamo rinunciare a un atteggiamento umanitario: siamo sotto pressione e chiediamo il contributo concreto degli europei», ha proseguito il Presidente del Consiglio.

Durante la conferenza stampa, ha parlato di eroismo di Italia e Grecia nella gestione dei flussi migratori il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker: «Da molto tempo come Commissione siamo convinti che non possiamo abbandonare né l’Italia né la Grecia. Insieme dobbiamo compiere sforzi per sostenere queste due nazioni che sono eroiche».

Puntuale la risposta del cancelliere tedesco Angela Merkel: «Aiuteremo l’italia, ci sta a cuore. Ma dobbiamo lavorare per una soluzione politica in Libia, non possiamo accettare che in quel Paese regni l’illegalità». Il presidente francese Emmanuel Macron, invece, ha tenuto a fare un distinguo tra i rifugiati e i migranti economici: «Noi sosteniamo l’Italia e la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema di rifugiati economici, e questo non è un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere».

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Il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il Cancelliere tedesco Angela Merkel (foto via Ilmessaggero.it)

Infine, il Commissario Ue agli Affari Interni, il greco Dimitris Avramopoulos, ha aperto alla possibilità per l’Italia di chiudere i porti alle navi di Ong straniere. «L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi delle Ong per ragioni di sicurezza nazionale» ha detto Avramopoulos, riconoscendo che «la situazione dell’Italia è insostenibile. Non si può lasciare una manciata di Paesi a gestire l’emergenza».

«Sono in contatto permanente con il governo italiano, oggi e domani ci sentiremo ancora» ha detto il commissario a margine della presentazione delle prospettive migratorie Ocse, «la cosa più importante è che l’Unione europea non lasci l’Italia da sola, siamo al fianco dell’Italia, capiamo perfettamente la situazione sul terreno e sono sicuro che la risolveremo».

27 giugno – Margrethe Vestager

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foto via Blogs.ft.com

«Google ha abusato della sua posizione di dominio nel mercato come motore di ricerca favorendo nei suoi risultati il proprio servizio di confronto prezzi, facendo scalare a posizioni inferiori quelli degli avversari. Secondo le norme antitrust dell’Unione europea, ciò che Google ha fatto è illegale. Ha negato ad altre compagnie la possibilità di gareggiare nel merito e di fare innovazione. E soprattutto, ha negato ai consumatori europei una scelta autentica dei servizi e tutti i benefici dell’innovazione»

Margrethe Vestager

L’Unione europea ha multato Google per 2,42 miliardi di euro per aver abusato della propria posizione di dominio come motore di ricerca al fine di favorire i propri servizi di shopping online. Si tratta della multa più alta mai comminata ad un’azienda in un caso di antitrust, cioè in un caso che riguarda la difesa della concorrenza sul mercato.

Secondo le autorità di controllo dell’Ue, Google avrebbe promosso in modo illecito e artificioso il proprio servizio di confronto prezzi (Google Shopping, in precedenza noto come Froogle) facendo in modo che apparisse tra i primi risultati nelle ricerche effettuate attraverso il proprio motore di ricerca (Google Search). In questo modo, l’azienda californiana avrebbe negato ai consumatori una scelta autentica e avrebbe impedito ai concorrenti di competere a parità di condizioni.

L’accusa è stata espressa dal Commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager. «Google ha portato diversi prodotti e servizi innovativi che hanno fatto la differenza nelle nostre vite, e questa è una buona cosa» ha detto Vestager alla stampa. «Tuttavia, la strategia adottata da Google per il suo servizio di confronto prezzi non consisteva solo nell’attrarre clienti rendendo i suoi prodotti migliori rispetto a quelli della concorrenza. Google ha abusato della sua posizione di dominio nel mercato come motore di ricerca favorendo nei suoi risultati il proprio servizio di confronto prezzi, facendo scalare a posizioni inferiori quelli degli avversari».

La decisione della Commissione antitrust è il risultato di un’indagine durata sette anni, durante i quali sono state analizzate circa 1,7 miliardi di ricerche online. Ora Google ha 90 giorni di tempo per interrompere le proprie attività dichiarate illegali e spiegare come intende modificare la propria strategia. In caso contrario, l’azienda potrà ricevere multe fino a 10,6 milioni di euro al giorno, somma che corrisponde a circa il 5 per cento del fatturato giornaliero di Alphabet, la holding a cui Google fa capo.

5 maggio – Jean-Claude Juncker

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foto via Stateoftheunion.eu

“Non c’è abbastanza solidarietà in Europa, la solidarietà è la grande assente. L’Italia, fin dal primo giorno della crisi migratoria, fa tutto ciò che le è possibile, a dispetto delle mancanze dell’Europa. L’Italia ha salvato e salva l’onore dell’Europa, perciò dobbiamo essere più solidali sia con l’Italia sia con la Grecia, che non sono responsabili per l’immigrazione in Europa”

Jean-Claude Juncker

All’evento annuale “The State of Union”, apertosi quest’oggi a Firenze, a Palazzo Vecchio, e organizzato dall’European University Institute, è intervenuto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Dopo Alfano e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, Juncker ha preso la parola, dichiarandosi indeciso sulla lingua da usare, se l’inglese o il francese. Ha scelto il francese “perché poco a poco l’inglese sta perdendo importanza in Europa e perché domenica prossima ci sono le elezioni francesi e voglio che i francesi capiscano ciò che ho da dire sull’Europa”.

Ha proseguito rilevando che dell’Europa si sottolineano poco i successi, in primis la pace: “dobbiamo ciò alle generazioni dei nostri genitori e nonni, le generazioni che hanno fatto esperienza della guerra; dopo il loro ritorno dai campi di concentramento e di battaglia, sono stati in grado di trasformare la loro lotta contro la guerra in un approccio politico di cui godiamo i benefici: dopo così tanti anni di divisioni, l’Europa è stata in grado di unirsi”.

L’allargamento dei confini europei è stato, quindi, un successo e non un errore di cui pentirsi. Invece, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è una “tragedia”, un evento che non dev’essere sottovalutato. Tuttavia, Juncker avverte, “non dobbiamo in alcun modo dimenticare che è l’UK ad abbandonare l’UE e non il contrario, e questo renderà diversi i rapporti negli anni venturi”.

Tra i vari argomenti trattati, Juncker ha parlato anche della disaffezione degli europei per l’Europa, spiegando che “la [sua] dimensione sociale è sottosviluppata” e che la Commisione europea deve occuparsi di migliorarla, perché “l’Europa non è solo denaro e mercato”. In particolare, in Europa deve diffondersi la solidarietà, che Juncker definisce “la grande assente”. A tal proposito, in conclusione del suo intervento, si è  riferito all’Italia, elogiandola (assieme alla Grecia) per l’impegno nella crisi migratoria, e ha richiamato i Paesi dell’Unione a rispettare le regole che essa stessa si è data, perché “qui si tratta di mettere in pratica, e tradurre in legge, l’idea che abbiamo dell’Europa e dell’uomo”.

23 febbraio – Enda Kenny

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foto via Entertainment.ie

“Nel caso si verificasse [l’unificazione tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord], è importante che l’Irlanda del Nord possa avere l’opportunità di tornare membro dell’Unione europea.

Vogliamo che ciò venga messo per iscritto nell’accordo [su Brexit] che verrà negoziato”

Enda Kenny

Il primo ministro dell’Irlanda Enda Kenny ha chiesto che nell’accordo sulla Brexit che verrà negoziato tra Unione europea e Regno Unito venga inserita una disposizione che consenta all’Irlanda del Nord di tornare nella Ue, nel caso in cui l’Irlanda del Nord e l’Irlanda (il cui nome completo è Repubblica d’Irlanda) decidessero di tornare a far parte di un unico Stato. Kenny, che ha parlato alla stampa dopo un incontro col presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Bruxelles, ha detto che un precedente storico alla sua proposta è fornito dalla clausola che consentì alla Germania Est “in modo analogo” di entrare nella CEE in seguito alla caduta del muro di Berlino.

Enda Kenny è primo ministro della Repubblica d’Irlanda dal 2011. Il suo incarico istituzionale è più propriamente descritto dal termine Taoiseach, che in gaelico irlandese significa “capo”. È anche leader del partito politico Fine Gael (“Famiglia degli Irlandesi”), il quale è membro del Partito popolare europeo.